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Vittorio Pasteris

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Italian Gothic Bankers

* 13 dicembre, 2008 * Economia, Ironia * 0 commenti

american-gothic

A che serve l’Internet via satellite ?

* 2 dicembre, 2008 * Senza categoria * 0 commenti

Via Lino Mollo

In questo articolo si parla dell’intesa firmata dalla Regione Piemonte con la società “Eutelsat”, che prevede l’installazione entro fine anno di apparecchiature per dare segnale internet, utilizzando parabole che consentiranno di raggiungere le zone non ancora servite da Internet “veloce”. Quali sarebbero i vantaggi? A detta di qualcuno, le realtà produttive delle aree interessate trarrebbero giovamento per le attività legate soprattutto all’esportazione, senza tralasciare gli enti pubblici e i semplici privati. Peccato che la fruizione di questa tecnologia preveda due anni di lavoro prima che il dispositivo da impiegare venga mandato in orbita direttamente dagli Stati Uniti. I mezzi del Wi-fi invece sono già presenti, attuali e migliorabili in ogni momento.

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Libero Brunetta (nel Software)

* 13 novembre, 2008 * Senza categoria * 0 commenti

Via Associazione Software Libero
On.le Ministro Renato Brunetta,
il 16.08.08 Le abbiamo spedito una lettera (ricevuta il 03.09.08) con la quale domandavamo di avere accesso a due protocolli d’intesa da Lei sottoscritti con Microsoft Italia S.r.l.: quello “per lo sviluppo di soluzioni d’eccellenza tecnologiche e organizzative, in particolare nel settore della scuola” , e quello (sottoscritto anche dal Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia) “per la realizzazione di un progetto pilota di ammodernamento e dematerializzazione della gestione documentale degli uffici” (…).

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Cambio di paradigma needed

* 12 ottobre, 2008 * Senza categoria * 0 commenti

Un grandissimo al solito Vittorio Zambardino per aver riassunto in poche parole tutto quello che ci serve

Oggi (ieri) e domani a Urbino c’è il Festival dei blog. Non è la prima edizione. Ma quest’anno c’è più di un motivo per dire che sarebbe il caso di sconvolgere l’agenda e rinunciare a rituali di recente formazione ma già molto consolidati e che si prendono maledettamente sul serio.

Tesi: il giro di boa

La tesi che si sostiene qui è molto semplice: una crisi che brucia in pochi giorni l’equivalente del PIL statunitense di un anno non è una bolla che scoppia. E’ un giro di civiltà, una boa che si tocca per invertire la direzione di marcia, un fatto che rende non assurda l’affermazione che il web 2.0 si avvia alla sua fine.

Fine, ma intesa non come esaurimento dell’attività di blogging, della condivisione, della “vita sociale” in rete. A meno di uno sconvolgimento davvero apocalittico, quell’aspetto continuerà a vivere. E qui, come persone e come sito, ci sarà sempre visibilità e sostegno.

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Profumo di Passera

* 30 settembre, 2008 * Senza categoria * 0 commenti

Erano mesi che il titolo era stato studiato a tavolino.

Un titolo ad effetto nel caso Unicredit fosse stato inglobato in San Paolo Intesa.

Dopo gli ultimi eventi dei mercati finanziari, la realtà è ancora lontana e fanta-economica.

Ma il titolo ad effetto scalpitava nella tastiera.

Alitalia, le insidie di un percorso

* 27 agosto, 2008 * Senza categoria * 0 commenti

Francesco Giavazzi su Corriere.it

Ci sono quattro buoni motiviper cui il piano per Alitalia predisposto da Banca Intesa desta dubbi e perplessità, inducendo, pare, anche qualche membro del governo a suggerire che venga riconsiderata l’offerta di Air France sdegnosamente rifiutata quattro mesi fa. 1) Il piano rischia di costare ai contribuenti oltre un miliardo di euro, un terzo dei tagli alla scuola previsti dalla Finanziaria; 2) Gli imprenditori che dovrebbero acquisire il controllo della Nuova Alitalia corrono rischi seri: sono stati a lungo minimizzati, ma venuti al dunque non è più possibile nasconderli. Vogliamo davvero rischiare di trasferire su alcune nostre imprese, oltre che sui contribuenti, il costo del disastro di Alitalia? 3) Il piano verrebbe immediatamente impugnato dalla Ue e da quel contenzioso temo usciremmo perdenti; 4) Il piano richiede che vengano sospese le regole anti-trust, creando un precedente pericoloso per la politica della concorrenza.

La Nuova Alitalia che è nata ieri sarà un’azienda senza debiti e con molti dipendenti in meno. Gli imprenditori privati che ne sono i nuovi azionisti apportando un miliardo di euro di capitale fresco apparentemente non corrono rischi: non ereditano debiti né dipendenti in eccesso, e soprattutto hanno la quasi certezza — questa infatti è la condizione necessaria, che essi hanno giustamente preteso—di rivendere fra un anno o poco più l’azienda a Lufthansa o a un’altra compagnia internazionale, recuperando così il miliardo speso oggi, magari con qualche profitto. Quest’operazione così ben congeniata nasconde però un’insidia a mio parere non valutata in modo adeguato dai nuovi azionisti. La Nuova Alitalia acquisterà aerei, slot e altri contratti dalla vecchia azienda della Magliana che domani il Consiglio dei ministri porrà in liquidazione. I prezzi ai quali la Nuova Alitalia acquisterà queste attività determineranno se la Vecchia Alitalia sarà in condizione di far fronte ai debiti che le rimarranno. Ad esempio, due anni fa gli aerei valevano 2,2 miliardi di euro: se i nuovi azionisti accettassero di acquistarli a quel prezzo, la Vecchia Alitalia potrebbe agevolmente pagare i propri debiti e poi chiudere.

La nuova Alitalia penalizzerà consumatori e aziende

* 27 agosto, 2008 * Senza categoria * 0 commenti

L'arrivoLa notizia: è sta costituita la newco dalla denominazione degna di una erboristeria (Compagnia Aerea Italiana) che dovrebbe essere la base della nuova Alitalia. La conseguenza positiva è che dovremmo essere la fine della emorraggia di denaro pubblico che ha sorretto la morente compagnia aerea italiana.

La cronaca via Corriere.it

Il capitale ammonta a un miliardo di euro. Il nome della compagnia aerea rimane invece Alitalia. Debiti ed esuberi (la cifra esatta è da definire ma potrebbero essere 5-6mila) dell’attuale Alitalia saranno trasferiti invece a un’altra società. Ma perchè ciò accada è necessario un intervento del governo. E la scelta possibile non è ancora chiara.

Un incontro a Palazzo Chigi tra i ministri Tremonti (Economia), Matteoli (Trasporti) e Scajola (Sviluppo Economico) non ha ancora risolto la situazione. Secondo una fonte riservata citata Reuters, “le strade su cui si sta lavorando sono due. La prima prevede una modifica della Marzano, l’affidamento di Alitalia ad un commissario, che dividerebbe le attività buone dalle cattive per poi cedere alla cordata italiana le prime e avviare al fallimento le seconde. L’altra ipotesi invece è che sia il cda di Alitalia a deliberare la divisione della società. In questo caso la bad company andrebbe a finire a Fintecna, società al 100% del Tesoro, che si assumerebbe l’onere della liquidazione”. Il punto è che nessuna delle due soluzioni piacerà all’Unione europea. In più la strada della modifica della legge Marzano non è semplice perchè dovrebbe “ampliare il campo di applicazione della norma alle società senza crediti come Alitalia, perchè è tecnicamente fallita”. In questa situazione appare un po’ difficile prevedere una procedura concorsuale.

I tempi sono strettissimi, questione di ore. Per venerdì infatti è prevista l’approvazione dei conti da parte del cda di Alitalia, la conseguente dichiarazione di insolvenza e la contestuale richiesta di accesso alla nuova procedura dal momento che le perdite al 30 giugno, stimate in 400 milioni, rendono impossibile la prosecuzione dell’attività. Se sarà nominato il commissario straordinario è probabile che l’incarico vada all’ex ministro Fantozzi. Subito dopo la presentazione del piano della newco messa in piedi da Intesa Sanpaolo.

Restano sul tavolo una serie di problemi di vario tipo. I problemi di metodo ci sono e notevoli, una nuova distorsione della legge Marzano che potrebbe creare ulteriori pasticci, una serie di operazioni dell’azionista di maggiornanza (il Tesoro) che dovranno essere sottoposte a lente d’ingrandimento UE, una privatizzazione” dell’azienda fatta alla cavolo e alla veloce per ragioni d’urgenza imposte che ricorda lo sventurato caso Telecomiitalia, la presenza nel dream team dei salvatori della patria, capitanato da Roberto Colannino (a volte ritornano) di personaggi come lo stesso Colaninno, Ligresti,  Caltagirone, Gavio, Tronchetti Provera, Passera &c.  che fanno pensare ad operazioni finanziarie di speculazione di medio periodo, piuttosto che a piani industriali finalizzati all’espansione dell’azienda.

Il timing dell’operazione con passo alla bersagliera, sicuramente anche legato all’encefalogramma piatto dei conti Alitalia, sembra voler arrivare al “fatto compiuto” in tempi brevissimi, in modo che poi gli eventuali appellanti trovino lungo a dover fa sentire le loro ragioni: una tattica che paga sciuramente quelli che vogliono creare denaro dalle loro azioni speculative

I soggetti, meglio dire oggetti, di cui tutti ci si dimentica in questo baillamme futuristico-creativo-imprenditoriale sono i cittadini, i consumatori e le aziende italiane. Spieghiamoci: la creazione di una nuova compagnia attraverso il progetto Fenice (un nome una certezza) porterà alla fusione di Air One e Alitalia in una unica compagnia aerea che poi “espellerà” o darà in outsurcing” dipendenti, risorse e rami di business, per poi cercare partner (o compratori) nel traballante business globalizzato del viaggio aereo ad oggi strangolato dal caro petrolio.

Questo banalmente farà confluire in un unico vettore quelli che sono i maggiori attori del mercato aereo interno italiano e farà sparire Air One che aveva avuto il ruolo di “aprire” proprio questo mercato a una sanissima concorrenza che aveva permesso agli italiani e alle aziende italiane di volare con una buona qualità del servizio e a costi interessanti.Senza dimenticare che nel mercato italiano il fenomeno low cost non è ancora decollato come all’estero con il sinergico risultato che volare in Italia costa sempre decisamente troppo.

E questo confluire di voli in un unico marchio perderà per strada un concetto importante che si chiama concorrenza che vuol dire banalmente minori costi e un buon standard operativo per chi vola per piacere o per lavoro. Il confluire di Air One nell’operazione è un vero disastro per italiani e stranieri che voleranno nel nostro paese, sperando che in breve tempo operatori diversi o stranieri arrivino in forze e con serietà nel nostro mercato a fornire un una nuova offerta sulle tratte nazionali in concorrenza con la futuribile nuova Alitalia.

E tristemente si rischia di ritrovarsi di fronte a un caso simil Telecom con il risultato finale che il sistema Italia alla fine si troverà non favorito, ma penalizzato dalla nuova situazione

Bye bye Yahoo

* 4 maggio, 2008 * Senza categoria * 0 commenti

Microsoft ha ritirato l’offerta di acquisto per il portale internet Yahoo, presentata in febbraio. Il passo indietro del colosso del software è dovuto alla mancanza di un accordo sul costo dell’operazione: troppi 53 miliardi di dollari per sfidare Google sulla pubblicità online. Ad annunciare la decisione è stato un portavoce della società di Redmond, che ha presentato i contenuti di una lettera inviata ieri dall’amministratore delegato Steve Ballmer ai vertici di Yahoo!. Microsoft – ha scritto l’ad – non è disposta a pagare 47,5 miliardi di dollari, vale a dire 33 dollari per azione.

Secondo Ballmer i vertici del portale internet sono disposti a dare il via libera solo a un’operazione da 53 miliardi, 37 dollari per titolo. Per rilevare Yahoo! in febbraio Microsoft aveva offerto 31 dollari per azione, per un totale di 44,6 miliardi. Nei giorni scorsi, il New York Times aveva scritto che i vertici della società fondata da Bill Gates erano pronti ad aumentare l’offerta «di molti dollari per azione». A causa delle difficoltà di un’intesa, in settimana si erano diffusi rumors su una possibile opa ostile da parte di Microsoft. Secondo alcuni analisti, tuttavia, una soluzione negoziata resta nell’interesse del colosso del software: una battaglia per il controllo di Yahoo! potrebbe trascinarsi a lungo e causare la perdita di dipendenti chiave.

Il comunicato di Microsoft

La risposta di Yahoo

Perchè Facebook è IL social network definitivo

* 10 novembre, 2007 * Senza categoria * 0 commenti

Via Giovy‘s

La risposta può essere contemporaneamente semplice e complessa.
Su FB ci mettete la faccia, intesa come “nome e cognome”; ci sono anche persone che appaiono con un nick, ma sono un’esigua minoranza. Questo fa si che dietro ogni profilo di Facebook sappiate esattamente chi c’è e come raggiungere tale persona. In un profilo trovate indicato (parlo genericamente) se la persona in questione ha un blog, il suo indirizzo di e-mail (sotto forma di immagine, NON utilizzabile da spam-bot ed impossibile da utilizzare con un copia&incolla), i suoi IM, dove lavora ed eventualmente dove vive. Quanto siano preziosi questi dati, per un social networker, è facilmente immaginabile.
Se volete, in FB potete indicare le vostre attività e i vostri interessi (che musica ascoltate, i video che vedete, i libri che leggete o le cose che vi piacciono), utilizzandoli come base per scoprire persone con interessi simili.

Per la cronaca il bloggante sta qui

San Paolo – Intesa: meno 6500

* 23 aprile, 2007 * Senza categoria * 0 commenti

Sono 6.500 gli esuberi del piano di impresa di Intesa-Sanpaolo come descritto dall’amministratore delegato Corrado Passera al Lingotto.

Per ora hanno accettato il prepensionamento 2.404 dipendenti e a cui si aggiungono i 179 già pronti per la pensione.

Moncalieri salva, la Bancona userà procedure San Paolo

* 21 febbraio, 2007 * Senza categoria * 1 commenti

Un innominabile (per sua serenità) pusher informativo segnala la Radiocor

Se’ concluso in anticipo sui tempi previsti lo studio, portato avanti con il supporto di Accenture, finalizzato alla scelta del sistema informativo unico per il gruppo Intesa Sanpaolo. così un portavoce della banca a conclusione dell’odierno consiglio di sorveglianza.

Nonostante i due sistemi oggetto dello studio soddisfacessero entrambi i requisiti normativi e di compliance – prosegue il portavoce – si è deciso di orientare la scelta, per un sistema unico di gruppo, il sistema informativo ex-san paolo, che garantisce una miglior copertura del modello di banca dei territori.

Tale sistema – conclude il portavoce – verrà integrato con l’operatività di sportello di intesa, che supporta in modo più completo il modello target delle operations  e con la piattaforma finanza e l’amministrazione risorse umane e procurement sempre ex- intesa.

Che vuol dire tra le righe che il sistema informativo prescelto per la Bancona sarà quello di San Paolo, e quindi il centro di Moncalieri è salvo, su cui si innesterà una porzione di quello di Intesa.

La fusione Intesa San Paolo è oramai reale

* 30 dicembre, 2006 * Senza categoria * 0 commenti

Oramai la fusione è cosa reale e l’inizio del 2007 sarà caratterizzato dai costi sociali di una fusione forse un po’ affrettata.

http://www.intesasanpaolo.com/