Nuove geografie europee
Via IsolaVirtuale

Una delle prime cose che faccio quando accendo il pc al mattino è fare un salto su Google per vedere se si sono divertiti a proporre un nuovo doodle segnalando anniversari e ricorrenze.
Immaginate quindi la mia sorpresa quando stamattina andando sull’home page di Google ho scoperto questo.
Come mai Google fa gli auguri al nostro premier?
Vuoi vedere che ha ragione Silvio Berlusconi quando dichiara di essere il più grande statista del mondo?Voglio dire… se anche Google si spinge a dedicargli il proprio loghetto quotidiano per festeggiare il suo compleanno…
I motivi di Torino Cronica: giornale di incrostazione locale
Torino cronica esiste per salvaguardare i fatti quotidiani locali. Per aiutare a ricordarli, prima che spariscano nell’oblio del giornale di ieri.
Ringraziamo Torino perché è una città cronica, ferma, sempre uguale, permanente, stazionaria, duratura. Non migliora e non peggiora, ma resiste, inguaribile, lanciata (piano) verso il futuro.
Dedicato a chi legge il giornale partendo dalla cronaca di Torino, forse sognando, un giorno, di guardare negli occhi un cronista locale e dirgli: “Ti facevo più vecchio”.
Collaborano con la redazione autorevoli personalità giornalistiche torinesi: Fruttosio e Lampeggini, Gianfranco Linguina, Massimo Caramellini, Paola Padano, Beppe Dovera, Francesca Taci, Gian Battista Barboncini, Beppe Grandelfo, Niccolò Zampon, Gian Paolo Ormeggiato, Bruno Gambagigia, Silvia Bela Rosin, Marcello Sorci.
E tutti quelli che come noi amano, sul serio, questa città: Torino, capitale dell’auto…ironia.
Infine, un grazie sentito, per le notizie fresche che ci regalano ogni giorno, alle redazioni torinesi di: La Stampa, Repubblica, Torino cronaca, Leggo, Metro, City, Cronacaqui.
La Padania di oggi, organo della Lega Nord (“per l’indipendenza della Padania“, giova ricordarlo). Poco sotto a un titolo da tremare, nel quale si racconta di un Luca Zaia – tempestivo nell’attendere che il colonnello s’allontanasse da Roma – tuonante contro Tripoli, la fotonotizia. Quella del giorno fa da compendio all’articolo a lato, nel quale – si legge nel richiamo in prima pagina – la Cgil viene accusata di esser lontana dal popolo e vicina agli zingari, tanto da scendere in piazza al loro fianco (che poi..). Il titolo, a sovrastare l’immagine – camper di nomadi, si presume, e confaloni rossi -, è eloquente: “La Cgil in piazza con i rom“. Come dire: i sinistri col nemico. Vatti a fidare.
Guardi la foto e qualcosa non ti quadra. A partire dalla prima bandiera a sinistra, per esempio. Due drappi rossi che sventolano, una sola asta. Ciò che fa da preludio a quella che potrebbe essere una foto contraffatta in piena regola, ma senza lo stile e le capacità del caso. Gruppo di bandiere centrali: un disastro. Tre, malgrado le due aste. Una, la prima, troppo simile a quella già analizzata – notare le pieghe nell’angolo – e probabilmente copiata e incollata per l’altro verso. Poi, il capolavoro: il “gruppo delle tre” sventola verso destra, a coprire il tronco di un albero che in realtà sarebbe in primo piano. Da girare la testa, a farci caso. “Maldestro” è ancora niente.
Poco sotto, su un camper, una banderuola. Appiccicata così com’è, rettangolare, sul retro di un veicolo in realtà parcheggiato di traverso. Zero senso della profondità, neppure un tentativo. E l’ultima, per censirle tutte, ricorda qualcosa, la prima che dovrebbe sovvenire: ma com’è che le bandiere vanno in due direzioni diverse? Incantesimo di druidi celti? Folata di vento biforcuta? Poi vabè, ci sarà dell’altro (qui per ingrandire). Photoshop disaster – e non è la prima volta. Ma già penso basti a capire il tipo di lavoro che obera la redazione della Padania. E l’idea che si sono fatti dei propri lettori – persino non sbagliando.
L’iniziativa di un gruppo di ragazzi non legati a nessun partito: «Volevamo dire che siamo stanchi di averlo come premier…». L’aereo partito da Lavinio ha sorvolato Anzio, Nettuno e altri tratti della costa laziale con lo striscione «Silvio ci hai rotto li… gommoni». «Volevamo dare un messaggio allo stesso tempo ironico ma deciso su quello che pensiamo del premier…».