L’attacco alla Freedom Flotilla
Quello che succedeva nellle navi prima dell’assalto
L’attacco
La diretta della situazione
Gli aggiornamenti di Infopal
Quello che succedeva nellle navi prima dell’assalto
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Gli aggiornamenti di Infopal
Si richiede un parere così per dire sul caso Santoro vs Annunziata. Qualche considerazione veloce veloce.
L’appello di Rania di Giordania e dell’Unicef per difendere i bambini di Gaza

Di male in peggio:
Le forze di terra israeliane sono a pochi chilometri da Città di Gaza. Violenti scontri. Decine di morti. Hamas: “Uccisi nove soldati israeliani”. Ma Israele smentisce e dà notizia di 30 militari feriti. Al Consiglio di sicurezza dell’Onu gli Usa bloccano un documento della Libia che chiedeva la cessazione immediata dell’offensiva
Via Sos computer
Come previsto la guerra fra Israele e i palestinesi sta entrando anche nella sua versione elettronica.
I siti di Maariv e Yediot Ahronot i due maggiori quotidiani israeliani in lingua ebraica sono stati attaccati nelle scorse ore da cyber terroristi simpatizzanti della causa palestinese.Un gruppo islamico che si fa chiamare la Squadra del Crimine, terroristi cibernetici e squadra del diavolo, ha violato il sito del quotidiano Yediot Ahronot inserendo un audio che diffondeva canti in arabo in sostegno della popolazione di Gaza, sulla pagina dove solitamente vengono riportare le notizie tradotte in inglese dall’ebraico
Insieme all’audio i cyber terroristi hanno scritto su sfondo nero insieme a foto cruente del conflitto e di ebrei ortodossi: ”la peggiore storia si ripete, con ‘le vittime che vengono definite ‘terroristi.’La sola ragione è che lo stato in offensiva e assassino è una forza piu’ forte, ma non è la fine. I criminali finiranno all’inferno e non potranno fuggire dal giudizio di Dio”.
Il sito di Maariv ha subito enormi rallentamenti del suo funzionamento per diverse serie di attacchi.
Via Gad Lerner
Di nuovo Israele riesce a mettersi dalla parte del torto anche quando ha ragione, e perfino il mondo arabo circostante si scrollerebbe volenteri di dosso la minaccia costituita da Hamas. La politica israeliana, in vista delle elezioni del 10 febbraio, s’è lasciata trascinare nella coazione a ripetere cui pure l’ultimo Sharon aveva tentato disperatamente di sfuggire. L’illusione è che la distruzione della forza militare visibile di Hamas regali tranquillità alle città meridionali dello Stato ebraico e rafforzi la componente moderata del movimento palestinese. Un secolo di guerra ci dice in anticipo che sarà vero il contrario: Israele rivivrà l’incubo del terrorismo e la leadership di Abu Mazen vacillerà anche in Cisgiordania, dopo l’umiliazione subita a Gaza.
Illusoria è anche l’unità che per qualche giorno Israele pare ritrovare nell’autodifesa, dopo che Hamas l’ha provocato con la rottura della tregua e con i lanci missilistici. Già scritto è il copione dell’imbarazzo e del dissenso interno, col dubbio angoscioso che il disonore sia l’anticamera della perdizione.
Quel sangue versato non servirà a nulla.
Il carissimo Raul Chiesa racconta realisticamente gli secnari delle guerre elettroniche
Allarme informatico dalla conferenza su sicurezza, Internet ed intelligence in Estonia: le guerre del domani saranno digitali. E sono già iniziate. Il 10 e l’11 settembre un centinaio di persone, provenienti dal mondo delle Forze dell’Ordine, dell’intelligence, della sicurezza informatica e del mondo accademico, si sono incontrati a Tallinn, capitale dell’Estonia, per partecipare al quinto workshop ISOI, Internet Security Operations and Intelligence. Una platea estremamente particolare per un evento a porte chiuse, cui solo chi era stato esplicitamente invitato ha avuto la possibilità di assistere.
L’uditorio – proveniente da Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Portogallo, Estonia, Lituania, Israele e Australia – era composto di direttori tecnici e capi-ricerca di realtà internazionali, spesso molto vicini al mondo dei servizi segreti. I relatori invece erano persone che operano in aziende e organizzazioni come Trend-Micro, ESET, AVG, Support Intelligence, NATO, Anti-Phishing Working Group, l’Università del New South West (Australia), AusCERT, CERT Estonia, COLT Telecom, Verizon, Yahoo!, oltre ad alcune agenzie di intelligence (FBI, CIA) e di lotta al terrorismo.
Filo conduttore del workshop sono stati proprio i legami, sempre più profondi, tra la sicurezza delle informazioni e la sicurezza nazionale. L’allarme principale è rappresentato dal connubio tra hacking, criminalità organizzata e un nuovo modo di «fare la guerra». La raccolta di informazioni (a scopo di profitto economico o per azioni di intelligence), la distruzione di file e archivi digitali, l’impossibilità di accedere a sistemi informativi di rilevante importanza, la possibilità sempre più concreta di seri attacchi verso le «Infrastrutture Critiche Nazionali» dei diversi Paesi costituiscono uno degli incubi peggiori per chi si occupa di sicurezza nazionale.
E’ una vera e propria guerra, intrapresa da Paesi come Cina, Corea del Nord, Israele, Russia e, naturalmente, Stati Uniti, Canada, Australia e Regno Unito. Una guerra digitale, combattuta a suon di vulnerabilità informatiche, attacchi elettronici, codice maligno, intercettazioni digitali, hacker e servizi segreti.