Juventus Channel chiude. Il canale sportivo affittato dalla Rai sotto la gestione della Blind Turn Srl e visibile sulla piattaforma Sky, sospende la messa in onda di tutti i programmi previsti. Le difficoltà economiche dell’azienda, che dallo scorso maggio non paga gli stipendi ai suoi dipendenti, sono diventate insostenibili e, come comunica una nota sindacale la Cgil, “sino a nuova comunicazione, il personale è esonerato dal recarsi sul posto di lavoro“.
I 25 dipendenti torinesi della società che ha sede a Milano precisano, con la medesima nota, di non aver dichiarato la mancata retribuzione degli stipendi e aver comunque continuato a prestare servizio fino al volere della stessa azienda, che da oggi comunica l’impossibilità di continuare e dunque sospende “l’erogazione del servizio di produzione e messa in onda del canale”.
Il Comune di Torino rifiuta la richiesta di Alessandro Del Piero di avere sette permessi per circolare con le sue auto nella Ztl (Zona a traffico limitato) della città; lui scrive all’assessore alla viabilità per sostenere le sue ragioni e prende le bacchettate del Sap, il sindacato autonomo di polizia che lo accusa di aver avuto «una evidente caduta di stile».
La storia è cominciata con la richiesta del capitano dei bianconeri di avere sette permessi per entrare nella Ztl. Al “no” degli uffici, Del Piero si è rivolto direttamente all’assessore Maria Grazia Sestero, spiegando di avere bisogno «sempre di un’auto a disposizione in centro per sfuggire al calore» dei suoi sostenitori.
L’assessore, però, ha informato l’intera giunta municipale spiegando che qualsiasi richiesta di questo tipo, anche se di personaggi famosi, non è mai stata presa in considerazione, nè – ha aggiunto – lo sarà mai. Il Sap ha rincarato la dose, sostenendo le posizioni del Comune e dell’assessore che – a suo parere – si «sono comportati con serietà e sobrietà, cosa che invece – ha sostenuto Massimo Montebove, consigliere nazionale del sindacato di Polizia – non possiamo dire di un campionissimo da tutti noi ammirato e stimato».
Il punto non è sapere di chi sia la colpa, perché ognuno ha il proprio colpevole e un carico di responsabilità da addossargli (per la cronaca, la maggioranza dei tifosi se la prende con l’allenatore Gigi Delneri). Il punto non è nemmeno sapere se è una questione di soldi, perché è chiaro a tutti che lo è, ma bisogna pure sapere che in due stagioni la dirigenza ha investito oltre 100 milioni di euro, rientrando di meno della metà (per la cronaca, i più intransigenti accusano John Elkann di tenere chiusa la cassa ai bisogni del cugino Andrea).
Il punto non è neppure stabilire quali siano stati gli errori più grossi, perché prima li ha fatti Blanc (quand’era uno e trino) e adesso li sta facendo Andrea Agnelli (per la cronaca, è presidente da otto mesi, però la necessità di avallare le scelte altrui, Marotta e Delneri per intenderci, non gli sta giovando).
Il punto, infine, è che dall’estesissima Piazza Italia, dove soggiorna in servizio permanente effettivo almeno uno juventino di provata fede, non c’è più nessuno che sappia a chi votarsi: questa non è più la Juve, ma la squadra di Fantozzi.
Una roba da ridere se non ci fosse da piangere. Perché si può scherzare su tutto (Santi e sicofanti), ma non sul calcio e su Centofanti, dal nome di un non proverbiale terzino di quando l’Inter sembrava la Juve di adesso.
La Juventus ha deciso di chiedere alla istituzioni federali la revoca dello scudetto del 2006, assegnato a tavolino all’Inter. Lo rende noto la stessa società bianconera, comunicando di aver presentato un esposto al Coni, la cui premessa è: “Il movimento sportivo si basi e si fondi sulla lealtà tra e nei confronti di affiliati, nonché parità ed equità di trattamento”. L’esposto è stato ratificato dal Cda bianconero svoltosi questa mattina a Torino.
La società di Corso Galileo Ferraris ricorda che “Nel comunicato del 26 luglio 2006, nel quale il Commissario Straordinario della Federcalcio motivava la decisione di assegnare lo scudetto 2005-2006 si leggeva che ‘”gi organi federali possono intervenire con un apposito provvedimento di non assegnazione quando ricorrono motivi di ragionevolezza e di etica sportiva, ad esempio quando ci si renda conto che le irregolarità sono state di numero e portata tale da falsare l’intero campionato ovvero che anche squadre non sanzionate hanno tenuto comportamenti poco limpidi. Come noto, le ragioni che portarono alla condanna in sede sportiva della Juventus riguardavano principalmente i rapporti tra gli allora dirigenti della società ed esponenti della classe arbitrale oltre che della Federazione”.
Il presente blog ha una posizione definitiva e radicata sullo scudetto del 2006: non se lo meritò chi imbrogliò, non se lo meritò chi arrivò secondo e approfittò degli imbrogli per fare la vittima e il prepotente allo stesso tempo. Da quel giorno là, l’Inter è largamente in credito immeritato.
I lavoratori di Termini Imerese avevano chiesto ai giocatori del Palermo di battere la Juventus.
Fabrizio Miccoli, capitano dei rosanero, aveva risposto “Il nostro impegno non è mai mancato per tutta la stagione e non mancherà certamente ora ma stavolta avremo uno stimolo in più, dopo che gli operai di Termini ci hanno chiesto di vincere per loro. A prescindere dall’esito del campo, noi daremo tutto quello che abbiamo. Come squadra e come società siamo loro vicini, è gente che ha trascorso tutta la vita in quegli stabilimenti, che ha famiglia, dei bambini da sfamare, che deve continuare ad avere un lavoro”.
Il Palermo ha vinto 2-0 contro la Juventus allo Stadio Olimpico di Torino.
Lunedì 8 febbraio alle ore 18, presso Il Circolo della Stampa a Torino in Corso Stati Uniti 27, Gigi Moncalvo presenta il suo libro I lupi & gli Agnelli. All’incontro interviene Luciano Moggi, ex Direttore Generale della Juventus.
Oggi Ciro Ferrara viene dimesso dal suo ruolo di allenatore della Juventus. Le colpe non sono sue e almeno lui lascia con dignità da vero signore e da grande uomo. Lui. L’unica è riderci sopra.
Gentile ingegner John Elkann, detto Jaki.
Sono abbastanza vecchio per poterle raccontare come si comportò suo nonno, Gianni Agnelli detto l´Avvocato, in una situazione nella quale la Juventus si trovava ad affrontare difficoltà molto simili a quelle odierne.
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Suo nonno, ne siamo convinti, non l´avrebbe pensata allo stesso modo e neppure suo prozio, il dottor Umberto. Entrambi (lo fecero prima con Boniperti e poi con Giraudo e Moggi) avrebbero capito che, prima di tutto, il vero problema della Juventus è rappresentato dalla sua gestione societaria piuttosto che soltanto dalla sua guida tecnica. Ed entrambi, ne sono altrettanto sicuro, non avrebbero esitato a intervenire, in una struttura dove quasi nessuno capisce qualcosa di calcio, dove Blanc adesso assomma i poteri sia di presidente e di amministratore delegato e dove la campagna acquisti è stata affidata, negli ultimi anni, all´ex ragazzo di fatica di Luciano Moggi. Serve qualcuno che sia in grado di non sprecare 50 milioni di euro per due buoni giocatori che non sono però dei fuoriclasse (Diego e Melo) e soprattutto qualcuno che sappia distinguere un regista (Xabi Alonso, D´Agostino) da una pletora di mediani (Sissoko, Melo, Marchisio e Poulsen). Poi, forse, servirà anche un allenatore.
Sono riusciti a trasformare la Juventus in una cosa qualunque, anzi in una ben piccola cosa, e ci hanno messo soltanto tre anni. Non era facile. Ma quello che è successo nelle ultime settimane, e soprattutto nella tremenda partita contro il Bayern, supera ogni passato fallimento, nefandezze di Calciopoli a parte. Tanto che la Torino bianconera si sta chiedendo se non sia un problema di inadeguatezza. L´ha detto anche il povero Ferrara: «Siamo responsabili tutti». Verissimo, ma qualcuno di più.
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«Non sia amico dei giocatori e non ascolti nessuno», gli aveva consigliato Tardelli. «Alla Juve, Ciro è l´unico che capisca di calcio». Eppure, più che una squadra, questo sembra un gruppo di persone tenute insieme dal caso. Gente sopravvalutata (Melo), in declino (Cannavaro, Grosso, Del Piero, Legrottaglie, Trezeguet), spaesata (Diego), anarchica (Camoranesi), inadatta (Poulsen, Grygera), acerba (Caceres, che perlomeno lotta), scomparsa (Amauri), fragile (Giovinco), inguardabile (Tiago). Non si può sperare sempre in Buffon, Chiellini e Marchisio, l´unico giovane campione per il futuro. L´unico. Perché la Juventus 2010-2011 è già una squadra da rifare.