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Vittorio Pasteris

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La rai di Torino in agitazione

* 5 marzo, 2010 * Economia, Torino * 0 commenti

Via Futura

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Il 5 marzo alle ore 13.30, in via Cernaia 33 a Torino, ci sarà una manifestazione dei giornalisti Rai per dire NO all’ipotesi di esternalizzazione dei settori tecnologicamente avanzati e dei settori amministrativi e finanziari dell’azienda. Sarà quindi organizzato una sorta di “girotondo” intorno al palazzo Rai, sede degli uffici amministrativi, davanti ad autorità locali e del mondo politico.

Una prima protesta era già stata organizzata due settimane fa, ma i dipendenti intendono nuovamente manifestare a tutela del proprio posto di lavoro e del loro futuro professionale, ma anche a tutela del ruolo del servizio pubblico. La Rai è presente a Torino con quattro insediamenti, 1.200 lavoratori e milioni di euro di investimenti sul territorio piemontese. Con queste iniziative i lavoratori di Via Cernaia e Corso Giambone intendono rivolgersi a tutto il mondo politico e a tutta la cittadinanza per tenere sveglio il dibattito sulla presenza e sul ruolo della Rai sul territorio piemontese.

Licenziata, in quanto sindacalista, ma il giudice le da ragione

* 4 marzo, 2010 * Diritti, Torino * 0 commenti

In certe aziende si sfrutta la crisi per restaurare le prassi del ventennio fascista

Nel salotto buono, in piazza San Carlo. Lì, negli ovattati uffici di Intesa-Sanpaolo, secondo la Cgil e anche secondo il giudice, si consuma una sorta di persecuzione antisindacale. Una giovane donna, Cristina Burato, è dipendente di una azienda, la Fidelity, che svolge in appalto servizi di portineria nel prestigioso palazzo.
Lo scorso anno decide di iscriversi alla Filcams-Cgil – la categoria che si occupa dei più deboli nel mercato del lavoro come imprese di pulizia, addetti alle vendite, guardie giurate – e incomincia a parlare con i colleghi, a mettere in discussione orari e retribuzioni, a discutere con il contratto alla mano.

Dopo qualche mese – come racconta la segretaria della Filcams Elena Ferro – apre una breccia tra i suoi compagni e ne iscrive altri sei-sette. E a sua volta diventa delegata sindacale. Dice Ferro: «Tra mille peripezie riesce a fare qualcosa. Evidentemente dà fastidio». Dopo otto anni nello stesso posto viene spostata negli uffici di via Alfieri. Lavora da sola. E così la delegata rimane senza rappresentati e i lavoratori senza delegata. Con lei viene spostata una seconda lavoratrice, anche lei iscritta alla Filcams che però fa turni inversi a quelli di Cristina.

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Chittagong: tra gli sfasciacarrozze delle navi

* 4 marzo, 2010 * Ambiente, Economia * 0 commenti

Le Iene ieri sera hanno presentato un servizio su questo incredibile luogo in Bangladesh dove vengono sminuzzate vecchie navi al di fuori di regole ambientali e della sicurezza del lavoro.


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Il governo si inventa una nuova legge contro i lavoratori

* 3 marzo, 2010 * Diritti, Pensieri * 0 commenti

Via Repubblica

Aggirare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello che tutela dal licenziamento senza giusta causa, e anche altre norme della nostra legislazione sul lavoro. Ma senza dirlo, almeno direttamente. La nuova legge sul processo del lavoro presentata dal governo è ormai a un passo dall’approvazione: questa settimana dovrebbe concluderne l’esame la Commissione Lavoro di Palazzo Madama, subito dopo sarà l’Aula a dare il via libera definitivo dopo quasi due anni di navetta tra Camera e Senato.

In quel testo (il disegno di legge 1167-B) c’è scritto che le controversie tra il datore di lavoro e il suo dipendente potranno essere risolte anche da un arbitro in alternativa al giudice: o l’uno o l’altro. Un cambiamento radicale rispetto alla tradizione giuridica italiana, dove c’è sempre stata una forte diffidenza nei confronti dei lodi arbitrali di stampo anglosassone. Un affievolimento di fatto delle tutele a favore del lavoratore, la parte oggettivamente più debole in questo tipo di controversie.

Un tentativo di lottare contro crisi e speculazione economica

* 26 febbraio, 2010 * Diritti, Economia, Torino * 0 commenti

La crisi economica viene troppo spesso usata come un alibi che permette a disinvolti e spregiudicati amministratori delegati e imprenditori di perseguire semplici finalità di lucro. Lo sanno bene i lavoratori di Agile ex Eutelia, di Omnia Network, di Phonemedia, di Accenture e di altre importanti aziende del territorio: vittime di ingiustificati licenziamenti collettivi, collocati in cassa integrazione straordinaria, spettatori involontari e incolpevoli di chiusure di reparti o interi stabilimenti.

Si tratta di operazioni realizzate attraverso un uso chirurgico delle leggi attualmente vigenti nel nostro Paese, come accade sfruttando le ampie opportunità offerte dalla Cessione di Ramo d´Azienda. Queste operazioni criminali permettono a professionisti del fallimento di ottenere il massimo profitto scaricando i lavoratori sulle spalle della collettività, sfruttando in maniera indiscriminata gli ammortizzatori sociali come mobilità, Fondo di Garanzia INPS per il TFR, impoverendo il Paese.

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Gli ex operai Thyssen in piazza contro le minacce dell’azienda

* 24 febbraio, 2010 * Torino * 0 commenti

Via Futura

I lavoratori della ThyssenKrupp di Torino hanno allestito un presidio in Piazza Castello di fronte al Palazzo della Giunta Regionale. I 30 dipendenti, costituiti parte civile contro l’azienda in seguito alla tragedia del 2007 ( primo caso in Italia), protestano contro la “provocazione” di ieri della ThyssenKrupp: sì alla cassa integrazione in deroga solo se rinunciano ad azioni legali nei confronti della multinazionale. Già due settimane fa aveva espresso dubbi sulla loro mancata ricollocazione.

“Si tratta di richieste vergognose ed inaccettabili. Siamo di fronte ad un vero e proprio ricatto ai danni di lavoratori che hanno messo la faccia in prima persona per ottenere giustizia”, ha dichiarato Vincenzo Chieppa, consigliere regionale dei Comunisti Italiani. In mattinata gli operai sono stati ricevuti dalla Bresso che ha garantito che incontrerà domani, alle ore 13, i vertici dell’azienda per chiedere il rispetto degli accordi già siglati in precedenza e il ritiro del “ricatto” imposto dalla ThyssenKrupp.

Una buona ragione per non bere neppure una goccia di Red Bull

* 22 febbraio, 2010 * Diritti * 2 commenti

Via Corriere.it

«Buongiorno dottoressa. Il direttore generale la aspetta nel suo ufficio». La voce della segretaria lasciava intuire un certo distacco. Strano. Torni dalla maternità, di solito i colleghi ti accolgono con un sorriso e mille domande. Come va la piccola? Piange? Come ti sei organizzata a casa? Stefania Boleso, 39 anni, marketing manager di Red Bull Italia (multinazionale austriaca presente in oltre 180 Paesi, ndr) non ha voluto ascoltare quel brivido di disagio. Come uno sportivo che si è preparato al meglio, dopo dieci mesi di maternità era stanca di immaginare la gara imminente. Baby sitter assunta a tempo pieno, marito pronto a dare una mano nelle emergenze: meglio scendere in campo e giocare. E allora via, dal capo. «Buongiorno Stefania. Scusa ma… Per motivi di costi la tua posizione non è più prevista». Tradotto: devi andartene. Con le buone o con le cattive. «Non dimenticherò mai quell’attimo — racconta adesso Stefania Boleso —. Erano le dieci del mattino del 30 settembre scorso. E’ stato come essere lasciata dal primo amore».

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Arancia Metalmeccanica: i lavoratori di Agile ex Eutelia di nuovo in piazza

* 16 febbraio, 2010 * Economia, Torino * 0 commenti

Via Futura

Una normativa seria sul whistleblowing, il soffiare civile nei fischietti

* 15 febbraio, 2010 * Diritti, Italia, Pensieri * 0 commenti

In questi giorni in cui si rivedono i sintomi di una corruzione pubblica e in cui la crisi permette a manager senza scrupoli e senza controlli di prendere atteggiamenti e provvedimenti al di fuori delle leggi varrebbe la pena di rispolverare uno strumento legale che ha ottenuto buoni risultati nei paesi anglosassoni: il whistleblowing

Il whistleblower (soffiatore nel fischietto) è il lavoratore che, durante l’attività all’interno di un’azienda, rileva una possibile frode, un pericolo, una irregolarità che possa danneggiare clienti, colleghi, azionisti, il pubblico o la  reputazione dell’impresa o ente pubblico o fondazione; per questo decide di segnalarla alle autorità competenti.

Il whistleblowing è uno strumento legale  collaudato con modalità diverse, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna,  per informare tempestivamente eventuali tipologie di rischio: pericoli sul luogo di lavoro, frodi all`interno, ai danni o ad opera dell’organizzazione, danni ambientali, false comunicazioni sociali, negligenze mediche, illecite operazioni finanziarie, minacce alla salute, casi di corruzione o concussione e molti altri ancora.

Indipendentemente dalla gravità o meno del fenomeno riscontrato, molto spesso i dipendenti non danno voce ai propri dubbi per paura di ritorsioni e non addirittura del licenziamento. Una legge seria per l’istituto del whistleblowing offrirebbe anche in Italia una tutela legale per i lavoratori che denunciano le irregolarità nel caso questi subiscano una ritorsione da parte del denunciato.

La crescita sotterranea del telelavoro

* 14 febbraio, 2010 * Diritti, Economia, Internet * 0 commenti

Via Ennio Martignago

La mancanza di una disciplina seria e della diffusione del telelavoro è un caso di evidente concorrenza sleale di cartello del top management nei confronti dei propri impiegati. Di fatto il telelavoro è ovunque!

A parte l’executive e lo specialista DOC che non hanno un vero ufficio e sono sempre in telelavoro, le aziende stanno sempre più spostando a lavoratori remoti, più o meno organizzati e più o meno strumentalizzati e impreparati l’attività un tempo svolta all’interno. Se togliessimo le tasse, il lavoratore italiano sarebbe uno dei meno costosi del mondo, ma se sposto il lavoro in India il risparmio è tutto di tasse. E quanto!

Una delle tante collusioni dei governi anti-bamboccioni e anti-fannulloni [non facciamoci prendere in giro: Biagi ha finito quello che cominciò Treu e Brunetta è il solista di un coro aperto da Padoa Schioppa!] con gli imprenditori globalisti! E come al solito i sindacati sono superiori a tutto ciò (li tesseriamo o no poi ’sti telelavoratori? neanche fossero classe operaia!). Morale: quando chiedete alla vostra azienda il telelavoro non fatevi fregare da quelli che dicono: “Noi non lo prevediamo!”. Lo prevedono, ah, se lo prevedono!!!

Siamo vicini al dies irae nel giornalismo italiano

* 6 febbraio, 2010 * Diritti, Economia, Pensieri * 2 commenti

Il solito prezioso Franco Abruzzo, che nel suo sito riporta notizie da ogni fonte che riguardano il giornalismo italiano, rilancia le informazioni relative a uno scontro senza precedenti fra Ordine dei Giornalisti e FNSI.

I temi del contendere sono diversi: divergenze di opinioni sul nuovo contratto,  problemi relativi a una definizione dei percorsi professionali, richieste di numero chiuso o programmato, la difesa dei diritti dei liberi professionisiti, scontri interpersonali e altro.

Il dies irae del giornalismo italiano si sta avvicinando. I problemi sono tali e tanti che forse solo una soluzione drastica potrebbe risolverli. Cerchiamo di elencarli per cercare di aprire un dibattto. Se la situazione venisse seriamente interpretata per quello che  è si potrebbero trovare delle soluzioni cercando attraverso un comitato di salute pubblica di pensare un futuro serio e possibile.

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l’Associazione Lavoratori Vittime del Precariato

* 3 febbraio, 2010 * Diritti, Economia * 0 commenti

Da sito Idv

Oggi nasce ALViP, l’Associazione Lavoratori Vittime del Precariato. Non è un’associazione. E’ l’associazione, l’unica che per la prima volta si preoccupa di tutelare tutte le categorie di lavoratori, senza distinzione alcuna. Molte volte abbiamo dei problemi che sembra siano proprie delle nostre situazioni, ma riuscendo a scambiarci le idee ed entrando in contatto con altre realtà possiamo scoprire che i nostri problemi sono gli stessi di tanti altri lavoratori.

L’associazione nasce in Lombardia, ma ha già dei riferimenti in tutte le regioni d’Italia. Ci auguriamo che la nostra rappresentatività possa aumentare, perché il nostro scopo è quello di mettere luce e porre evidenza su tutte quelle realtà che oggi sono al limite dello sfruttamento. In Italia non esiste una vera flessibilità, esiste una precarietà che è diventata lo stile di vita di tantissime persone