29 gennaio, 2010
Diritti, Eventi, Pensieri
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Sotto La Panca propone una nuova interessante serata
Le intercettazioni di comunicazioni tra tutela della privacy e necessità d’inchiesta
Quanto, in passato, le intercettazioni sono state utilizzate?
In quali situazioni si sono dimostrate cruciali?
Come cambierebbe la legislazione vigente?
In che modo la proposta di legge può tutelare la privacy del cittadino ed al contempo permettere alla magistratura di svolgere regolarmente le indagini?
Questi e molti altri gli argomenti che verranno approfonditi nel corso dell’incontro con tre esperti della materia, dopo le accese prese di posizione del mondo della giustizia e dell’editoria a seguito della proposta di legge Alfano.
Lune’ 1 febbraio 2010
Ore 21 Bobino Club – Piazza Cantore angolo Via D’Annunzio – Milano
Interverranno: Armando Spataro: Magistrato, Procuratore della Repubblica aggiunto presso il tribunale di Milano, Coordinatore Gruppo specializzato nel settore Antiterrorismo; Giuliano Pisapia: Avvocato Penalista, patrocinante presso la Corte di Cassazione, Vicepresidente del Comitato scientifico della Camera penale di Milano; Massimo Meroni: Sostituto Procuratore, Pubblico Ministero, Direzione Nazionale Antimafia.
4 gennaio, 2010
Diritti, Internet, Media
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Via Globalvoices
Si sono aperte il 29 Dicembre le candidature per il Breaking Borders Award , iniziativa lanciata in partnership da Google e Global Voices Online per onorare i migliori progetti sul web avviati da singoli o gruppi che dimostrino coraggio, energia e capacità nell’uso di Internet per promuovere la libertà d’espressione. Il premio ha anche il sostegno della Thomson Reuters .
Il Breaking Borders Award si basa sui valori riportati nel Manifesto di Global Voices Online , documento redatto e condiviso su un “wiki” nel 2004 per descrivere le linee guida dell’organizzazione e della comunità destinata a diventare Global Voices. Il Manifesto si apre con queste parole:
“Crediamo nella libertà d’espressione: nella difesa del diritto a parlare, e anche ad ascoltare. Crediamo nell’accesso universale agli strumenti di discussione.
Puntando a quest’obiettivo, cerchiamo di fornire a chiunque voglia esprimersi i mezzi per farlo, e al tempo stesso cerchiamo di offrire strumenti di ascolto a chiunque voglia incontrare tali voci.”
Il Breaking Borders Award fa inoltre da complemento al lavoro portato avanti da Global Voices Advocacy, lanciato nel febbraio 2007 per focalizzare le nostre attività legate alla libertà d’espressione.
1 gennaio, 2010
Economia, Internet, Torino
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Via LoSpiffero
Le nostre (sempre documentatissime) fonti interne ci hanno riferito che “qualcuno” dei vertici di corso Unione Sovietica ha pensato di bloccare l’accesso dai pc interni al nostro sito. Sarebbe per noi comodo fare le vittime e urlare alla censura. Evidentemente le alte sfere non hanno gradito le nostre inchieste, ma questo era scontato e ampiamente messo in conto. Ancora una volta ci preme ribadire che lungi dal voler fare un giornalismo scandalistico era, è stata, è nostra intenzione mettere in luce le troppe zone grigie di una gestione sclerotizzata da trent’anni di monocolore rovarisiano.
…
Ci aspettiamo il contributo, competente e orgoglioso della struttura. Dei tecnici, dei dirigenti, dei (tanti, troppi) collaboratori, degli amministratori. Ci pare che però abbiano iniziato nel peggiore dei modi. Oscurando una flebile voce che nessun altro interesse persegue se non quello di trasformare il Csi in quel centro propulsore di innovazione e di opportunità economiche per il Piemonte che merita.
1 gennaio, 2010
Diritti, Internet, Italia
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L’onnicomprensivo decreto milleproroghe proroga anche per il 2010 la legge Pisanu Via Sergio Maistrello
Giusto per chiudere una questione aperta qualche mese fa e portata avanti insieme a un bel po’ di amici, oggi è uscito in Gazzetta Ufficiale il decreto milleproroghe che proroga di un altro anno l’articolo 7 della legge Pisanu (sì, quello che vincola il WiFi negli esercizi pubblici ad autorizzazione preventiva e identificazione degli utenti). Ora aspettiamo il percorso parlamentare di conversione del decreto, ma non sono attesi colpi di scena. Non c’è molto da aggiungere, ho già espresso abbondantemente la mia opinione. Vista l’aria che tira, il rinnovo della Pisanu era il meno che potesse accadere. Resta la sensazione di una classe dirigente che sta rallentando pesantemente l’economia legata alle reti di comunicazione. Peccato.
22 dicembre, 2009
Diritti, Internet
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Via Corriere della Sera
La Carta offre già tutte le risposte. Occorre seguire la strada del dialogo con i fornitori di servizi e con gli utenti. Libertà di comunicazione e Costituzione – La “libertà di comunicazione” è disciplinata nella nostra Costituzione in due norme: l’art. 15 e l’art. 21.
La prima norma costituzionale – l’art. 15 – riconosce e garantisce a tutti gli individui il diritto di corrispondere liberamente e segretamente, con qualsiasi mezzo disponibile e tecnicamente idoneo a garantire la segretezza della corrispondenza. La seconda norma costituzionale – l’art. 21 – riconosce a “tutti” il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo. Nonostante a prima vista possa sembrare che le due norme abbiano il medesimo oggetto in realtà ciò non è vero. Le due norme hanno, infatti, un ambito di applicazione diverso e, soprattutto, un diverso sistema di limiti.
Per quanto riguarda l’ambito di applicazione, l’art. 15 tutela la liberta e la segretezza delle comunicazioni interpersonali, solo cioè di quelle comunicazioni che avvengono tra un numero di destinatari determinato e attraverso un mezzo tecnico idoneo a garantire la segretezza della comunicazione. L’art. 21 ha, invece, come oggetto le cosiddette comunicazioni al pubblico, vale a dire le manifestazioni del pensiero rivolte ad un numero indeterminato di soggetti. La distinzione tra i due ambiti di applicazione dipende, dunque, sia dalla volontà soggettiva di chi comunica sia dal mezzo tecnico utilizzato, nel senso che se lo strumento tecnico non è idoneo a garantire la segretezza, la comunicazione rientra sempre nel paradigma dell’art. 21 ed è considerata comunicazione al pubblico.
I limiti alla censura – Per quanto riguarda il sistema di limiti, nell’art. 15, il Costituente ha previsto che la libertà e la segretezza delle comunicazioni interpersonali possa essere limitata solo dall’autorità giudiziaria con atto motivato e sulla base di una legge dello Stato. Ha cioè previsto, in ossequio al principio liberale di garanzia dei diritti, che la limitazione possa essere esclusivamente disposta dal Giudice “con le garanzie previste dalla Legge”
22 dicembre, 2009
Personale
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Via Vittorio Bertola
Tuttavia, non mi era mai successo di andare nei loro studi, anzi i loro studi avevano un che di misterioso, perché ogni volta che capitavo a Hiroshima Mon Amour mi chiedevo sempre dove diavolo fossero, visto che nei dintorni del locale non si vedeva alcun ingresso della radio.
La risposta è facile: si entra sul retro, da via Pio VII – e sottolineo che via Pio VII non va confusa con via San Pio V, cari confusori di papi! Comunque, l’ingresso in codesta antica scuola media che il Comune generosamente concesse alla Hiroshima holding non è niente di impressionante, se non per un oggetto a noi tutti caro, ovvero la Vespa nera di Dario Castelletti parcheggiata fuori. Entrando con una lacrimuccia di commozione ecco la seconda sorpresa: pensavo di essere lì per una riunione e vengo invece (peraltro con grande piacere) proiettato direttamente nello studio, dove Fabio Malagnino con Gianluca Gobbi, tutti i giovedì dalle 13,30 alle 14, si occupano di Internet: e così una coppia di blogger torinesi, VB e VP, si sono messi a commentare in diretta e senza preavviso le nefandezze maroniane contro la rete… e di questo storico evento non è rimasta traccia! (Ndb ecco la registrazione)
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18 dicembre, 2009
Diritti, Internet, Pensieri
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Per quanto da queste parti non si ami per niente Facebook, Schifani pare non conoscere troppo la Rete. In effetti da tempo l’idea che uno come Schifani sia la seconda carica dello Stato fa venire i brividi.
A dare un’idea di quel potrebbe essere il “limite” da imporre ai contenuti che viaggiano in Rete è stato il presidente del Senato, Renato Schifani, il quale ha affermato, in sostanza, che Facebook è più pericoloso dei gruppi extraparlamentari degli anni 70. La seconda carica dello Stato non sembra avere dubbi sul contenuto di alcuni messaggi che si leggono sul network americano.
“Si leggono dei veri e propri inni all’istigazione alla violenza. Negli anni 70, che pure furono pericolosi, non c’erano questi momenti aggregativi, che ci sono su questi siti. Così si rischia di autoalimentare l’odio che alligna in alcune frange”. Durante la cerimonia di auguri a Palazzo Giustiniani, Schifani ha espresso sintonia con il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, di voler usare una legge e non un decreto per mettere ordine nel web. “Una cosa è certa – ha sottolineato – qualcosa va fatto perchè non si può accettare che si pubblichino istigazioni all’odio violento”.
17 dicembre, 2009
Diritti, Internet
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Via Enzo di Frenna
Piace la mia idea di usare il corpo fermo e in silenzio, come risposta al golpe digitale pensato dal Governo piduista per imbavagliare la Internet italiana. Ieri ne parlava Repubblica on line qui.
Con Alessandro Gilioli, Pippo Civati, l’avvocato Guido Scorza e Luisa Capelli (Meltemi editore) ci stiamo coordinando per una manifestazione il 23 dicembre a Roma, ad alto impatto mediatico. Saremo tutti sdraiati a terra. Immobili e in silenzio, come ci vorrebbe il Governo Berlusconi.
Via Primaonline
“Limitare la libertà su Internet sarebbe gravissimo, anche se penso che le misure di cui si parla saranno praticamente irrealizzabili”. L’ha affermato Tito Boeri, professore di economia alla Bocconi e fondatore del sito LaVoce.info, intervendendo oggi alla tavola rotonda sull’innovazione organizzata da Telecom Italia nell’ambito del progetto Working Capital. “Non sono riusciti in Cina a fermare la Rete, figuriamoci se ci riusciranno in un Paese occidentale come l’Italia”, ha proseguito Boeri. “Il segnale che si dà, di voler ridurre gli spazi di democrazia, è comunque pesante e rischia di aggravare ulteriormente il clima molto polarizzato in cui stiamo vivendo da mesi e che paralizza il Paese”.
16 dicembre, 2009
Diritti, Internet
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La siuazione della libertà di internet in Italia si va incubendo, noi nel caso stiamo preparando souvenir torinesi per difendere l’espressione in rete.
La parola agli eretici digitali Massimo Russo e Vittorio Zambardino.
Bisogna dirlo con chiarezza: con questi propositi l’Italia si candida a raggiungere il lotto degli Ahmadinejad e dei Castro in fatto di politica della rete. Come ha detto Casini, le leggi sulla responsabilità personale già esistono e in una democrazia liberale non verrebbe in mente a nessuno di mettere le mani – in modo preventivo – sulla libertà di espressione delle persone. Anche se non escludiamo che, nel delirio generalizzato di questi anni, possa capitare ad altri governanti democratici. Ma la strada è quella: si toglie alle persone uno strumento di espressione libera a priori, in nome di un “lato oscuro” della rete che viene enfatizzato, equivocato e di cui si ignora la grave responsabilità del potere nella sua nascita. Perché è vero che in altri paesi gli utenti internet sono più pacati. Ma è altrettanto vero che i loro governanti (e alcuni oppositori) tedeschi o francesi non si sono mai promessi “palle a 300 lire l’una”, non hanno mai invitato a buttare a mare o torturare gli immigrati, non hanno mai detto di voler strozzare con le loro mani gli autori di una fiction televisiva. La rete, in fondo, da questo punto di vista non è che un ventilatore che rispara in giro il fango che hai buttato dentro.
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15 dicembre, 2009
Diritti, Internet, Italia, Torino
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La paura che il mondo della rete si pone è di tipo politico, etico e sociale, ma praticamente risolvibile in poco tempo utlizzando server dove la giuristizione birmano – italiana non abbia effetto.
Ma i timori e le paure che si cerchi davvero di imbavagliare la rete italiana. Via l’Unità
Con buona probabilità al prossimo Consiglio dei ministri sarà già pronto il giro di vite sui siti web. In realtà il tentativo di stringere sulle piazze è in corso da tempo. I primi segnali risalgono a più di un anno fa. I primi ad essere limitati furono i cittadini islamici. A Roma, ad esempio, è diventato sempre più difficile per gli organizzatori avere l’ok della questura per un vero e proprio corteo. La tendenza è di rilasciare permessi per presidi e sit in piazza. In un posto solo le persone vengono controllate meglio.
…
«Ritengo -spiega Gozi- che i tentativi della maggioranza di controllare e di dare una normativa dura ed inflessibile alla rete siano ingiustificati e dannosi per le potenzialità del web e per la società più in generale: si tratta di tentativi mirati esclusivamente a mantenere lo status quo delle cose e, elemento ancora più grave, ad imbavagliare la libertà di manifestazione del pensiero sancita dalla nostra Costituzione».
Nel dubbio nelle lande torinesi ci stiamo organizzando per difendere non solo con tutti noi stessi il diritto alla rete, ma anche con strumenti concreti che pare in questo periodo vadano decisamente di moda. (vedi foto)
12 dicembre, 2009
Diritti, Internet, Pensieri
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I risultati recenti di molti casi di singoli o di casi aziendali sono l’ennesimo successo della difesa in rete dei lavoratori. Attraverso la lotta in rete gestita da siti che fanno attivismo e informazione che non riusciva a passare attraverso i filtri perbenisti o anche solo annoiati della stampa old media si ottengono straordinari risultati di tutela dei propri diritti calpestati. La rete, i network sociali, i media fuori da un controllo bottom up sono una straordinaria arma per difendere il proprio lavoro, la dignità del proprio lavoro, la prosecuzione del proprio lavoro da sopprusi e ingiustizie o, se il caso, da datori di lavoro banalmente delinquenziali.
Le informazioni circolano veloci in rete e si è competenti e bravi per gestire la rete e il flusso informativo i risultati sono straordinari. Una volta se un singolo o un gruppo di lavoratori subivano delle vessazioni dovevano subire, rivolgersi ai sindacati, ricorrere alla giustizia ordinaria, cercare spazi non facili sui media. Spesso si doveva subire in silenzio vessati e presi per i fondelli.
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12 dicembre, 2009
Diritti, Mondo
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Il caso di Free Bronkhorst, trentenne olandese, fiorentino di adozione, rinchiuso ingiustamente dall’ottobre scorso nel carcere di Cancun in Messico, dopo aver subito un’aggressione in una discoteca della località balneare dello Yucatan, si arricchisce di un grave fatto di cronaca. Nelle scorse ore la madre del ragazzo, Ana Villaplana è stata rapita da tre malviventi mentre era alla guida di una Mustang per le vie di Cancun. La madre di Free, era stata contattata dalla fidanzata di un altro recluso messicano che aveva trascorso alcune settimane a stretto contatto con Free nell’infermeria del carcere di Cancun.
La ragazza aveva telefonato ad Ana e le aveva chiesto un appuntamento. Ma all’incontro non si era presentata e al suo posto Ana aveva trovato i suoi rapitori. Il rapimento è avvenuto in pieno centro a Cancun. Ana ha tentato di resistere agli uomini che volevano gettarla in un’auto e portarla via, ha gridato a lungo, e ha tentato di svincolarsi dalla stretta degli assalitori. La sua resistenza ha provocato la reazione di alcune persone che hanno assistito alla scena, molte di queste hanno immediatamente avvisato la polizia. L’auto con Ana a bordo è partita correndo all’impazzata per le vie della città messicana ma è stata quasi subito raggiunta dalle macchine della polizia. Ne è seguito un lungo inseguimento con ripetuti scambi a fuoco, da una parte e dall’altra.
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