Il complesso dell’informazione locale è insidiato da una gran massa di informazione online: internet, social network. Un’informazione che non da reddito, che diventa sostituiva, che molto spesso devo dirlo è un’informazione fatta da dilettanti di basso profilo anche, di qualità professionale assente
Che pero da l’impressione al pubblico di restare comunque informato anche se non accede ai tradizionali mezzi di informazione. Questa massa di informazione gratuita ovviamente mette in crisi le aziende che invece devono retribuire i loro dipendenti
Per chi credesse che tutto ciò sia impossibile: ecco a voi il filmato (andate al minuto 20)
Mercoledì 11 gennaio, alle 21, al Circolo della Stampa Sporting, in corso Agnelli 45 a Torino, nella Sala delle Carte al primo piano, si svolgerà un incontro autoconvocato tra i giornalisti pubblicisti piemontesi per discutere della riforma degli ordini professionali.
Sono stati invitati i vertici dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte e dell’Associazione Stampa Subalpina.
Buone notizie dal Consiglio Regionale del Piemonte che oggi ha approvato all’unanimità l’attesa legge sugli Open Data. In pratica da oggi i dati della Regione Piemonte saranno accessibili a tutti i cittadini e utilizzabili. La novità è una vera e propria rivoluzione nella gestione dei dati della nostra amministrazione locale.
I relatori della proposta di legge Roberto Placido (PD) e Roberto DeMagistris (Lega Nord) hanno spiegato che
“La legge dà concreta attuazione al principio secondo il quale i dati prodotti dalle istituzioni pubbliche appartengono alla collettività e, quindi, devono essere resi disponibili e riutilizzabili attraverso internet in formati definiti. In questo modo viene incrementata la trasparenza degli organismi pubblici nonché la partecipazione e la collaborazione tra pubblico e privato”
Nonostante i referendum dello scorso giugno abbiano ribadito l’indisposizione degli italiani ad avere a che fare con l’energia nucleare, sono ancora molti i rischi e i problemi legati alla radioattività: dai rifiuti radioattivi di Saluggia, nel vercellese, alle testate atomiche nelle basi americane di Ghedi e Aviano; dagli effetti del poligono del Salto di Quirra, in Sardegna, all’uranio nelle montagne della Val di Susa. Solo alcuni sono legati alle vecchie centrali atomiche, ma la maggior parte di essi restano taciuti. Lo rivela un libro-inchiesta in uscita oggi, “Scorie radioattive. Chi sa trema, ma in silenzio” (Aliberti editore), in cui oltre alla denuncia si cerca di capire l’origine di queste problematiche. Che, secondo gli autori Andrea Bertaglio e Maurizio Pallante, è riconducibile all’ossessione per una crescita illimitata dei consumi e dell’economia.
Succede anche questo in Italia. Su Facebook in questi giorni era nato Rioinpiena Alessandria un profilo in cui cittadini condividevano informazioni sul maltempo e sullo stato dei fiumi. Il gruppo era cresciuto fino a superare i 1500 iscritti. Ora Rionpiena ha scritto un messaggio con cui racconta di chiudere per “ azioni intraprese dal sindaco, prefetto e altri potenti personaggi”. Ecco tutto il messaggio:
Sulla scia di altri come nonciclopedia, RIO IN PIENA ALESSANDRIA CHIUDE QUI LA SUA ESPERIENZA di condivisione libera, a causa delle azioni intraprese dal sindaco, prefetto e altri potenti personaggi da noi contribuenti stipendiati. Questi personaggi hanno accusato Rioinpiena di aver intaccato la loro credibilità istituzionale, osando fornire e divulgare informazioni di cui si ritengono essere gli unici depositari (l’altezza del fiume è proprietà di Arpa, Aipo, Amag, Comune e Prefettura).
Nel weekend avrete probabilmente seguito gli sviluppi della difficile situazione meteo in Liguria e Piemonte. L’avrete fatto in televisione o sui siti dei giornali scegliendo il mezzo che vi è sembrato più adatto. A mio avviso avreste dovuto farlo seguendo gli aggiornamenti di Quotidiano Piemontese.
A partire da venerdì 5 novembre il giovane quotidiano online piemontese ha dedicato una serie di pagine agli aggiornamenti in tempo reale su quello che stava accadendo, rilanciando le notizie dell’Arpa, quelle del Comune di Torino, quelle della Protezione Civile e verificando sul territorio quello che stava accadendo.
Rendo pubblica questa lettera aperta allegata un esposto indirizzato al Consiglio Regionale dell’Ordine dei Giornalisti e in conoscenza al Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. L’esposto ha avuto seguito per ora una audizione presso l’ODG piemontese nella giornata di giovedì scorso
E’ arrivato il momento per parte mia di uscire dal politicamente corretto e dall’asepsi delle parole per affrontare “in campo aperto” e “senza censure” quanto accaduto alla mia persona in questi anni dal punto di vista umano e professionale.
Nell’inviarvi la documentazione e l’esposto che allego a questa mia desidero trasmettere riflessioni sulla mia vicenda che esprimo in Lettera Aperta che nei prossimi giorni renderò pubblica. La mia storia professionale giornalistica è intrisa di una serie di avvenimenti e di circostanze che quando narrate a colleghi di altre regioni producono domande del tipo “ma che succede in Piemonte ?”.
Penso che il voler lavorare in una delle regioni più mature economicamente, socialmente e culturalmente dell’Italia non possa essere un handicap per chi lo vuol fare liberamente, seriamente, con professionalità e onestà nel settore giornalistico.
Penso che la situazione di estrema difficoltà dei giornalisti in questa regione sia visibile a tutti.
Penso che coloro i quali denunciano irregolarità deontologiche e codicistiche debbano essere tutelati per l’opera che svolgono per una professione migliore e per la tutela dei colleghi.
Penso che coloro i quali violano le leggi e la deontologia professionale debbano essere giudicati correttamente e non “amnistiati”.
Giovedi ho partecipato a un’incontro presso un ente di diritto pubblico. A posteriori mi è parso, mi scuso per la metafora pugilistica che pare violenta, di di vivere un incontro di boxe in cui un pugile cerca di fare la sua onesta performance e l’altro pugile lega con le braccia la controparte per evitare di essere colpito.
I “furbetti” dei finanziamenti a fondo perduto avevano capito come ottenere un sacco di soldi pubblici senza fatica: gonfiando fatture, si poteva accedere ai contributi pubblici erogati dalla Regione attraverso Finpiemonte e ottenere rimborsi senza troppi controlli. Bastava produrre la documentazione opportunamente contraffatta per siti internet che sulla carta erano costati 50 mila euro anziché molto meno, 3000 euro, per ottenere 25 mila euro gratis di rimborso.
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