Timori e incertezze caratterizzano l’attesa per le elezioni politiche ita liane. A preoccupare, anche i mercati e la comunità internazionale, è soprattutto la possibilità che dalle urne possa uscire un Parlamento frammentato, non in grado di esprimere un Governo stabile. Sul risultato delle consultazioni pesa inoltre l’incognita di quanti sono ancora indecisi e di quanti preferiranno astenersi. La sfiducia nella capacità della politica di emendarsi e di mettere mano alle riforme è un elemento che è destinato ad avere un forte peso nella scelta dei cittadini.
Tuttavia, nei programmi e soprattutto negli slogan, non tutti i partiti sembrano aver tenuto conto dei ambiamenti in corso nella società italiana, fra i quali la crisi del ruolo tradizionale dei partiti intesi come titolari esclusivi della mediazione politica. Eppure, fra gli elementi di novità della campagna elettorale si segnalano i milioni di elettori che hanno partecipato alle consultazioni primarie e alle “parlamentarie” così come pure le piazze colme per alcuni comizi. È una massa sul punto di diventare critica, fatta di persone che vogliono partecipare direttamente alla ricostruzione del Paese. Nella loro percezione, anche le proposte meno realistiche diventano strumentali al rovesciamento di un sistema da rifondare.
L’ultima puntata di domenica scorsa di Report ha sollevato il velo vergognoso su tutta una serie di pietose connivenze economico – bancario – politiche in Italia. Per non dimenticare …
Per i politici del Pdl e i loro parenti alla Banca Popolare di Milano l’aria è cambiata dopo la rimozione dell’ex presidente Massimo Ponzellini, finito poi agli arresti domiciliari nel maggio del 2012. Dopo la pubblicazione delle intercettazionidell’indagine sui fidi facili della Bpm, nelle quali si svelavano le raccomandazioni di Daniela Santanché, Ignazio La Russa, Paolo Romani e le pressioni per le pratiche di Paolo Berlusconi e Michela Vittoria Brambilla, nessuno ha verificato cosa sia successo ai crediti di politici, amici e familiari. La posizione di Paolo Berlusconi per esempio è rimasto un caso singolare. Il fratello dell’ex premier vanta una concessione personale di un milione di euro per cassa e gode sulla sua holding Pbf Srl di una linea di credito di ben 5 milioni di euro, interamente utilizzati, il cui rientro scade solo il 30 settembre del 2013. Una posizione generosa da parte di Bpm che si è garantita solo con una fideiussione personale di Paolo Berlusconi e con l’impegno della società di Paolo Berlusocni a usare i soldi che le deriveranno da un incasso futuro per un’operazione immobiliare: la Cascinazza. Solo il 26 settembre scorso, visto il protrarsi dei termini per la chiusura dell’operazione Cascinazza, Pbf ha rilasciato una garanzia ulteriore a Bpm. Nessuna ipoteca però ma solo un’altra lettera di Paolo Berlusconi che stavolta si impegna a cedere non solo i proventi dell’operazione Cascinazza, se mai si chiuderà, ma anche gli utili o i proventi della cessione delle quote sociali
La lettura domenicale dei quotidiani ci regala tre interviste. Ovviamente, come sapete, le interviste sui grandi giornali ai cosiddetti leader non sono frutto di improvvisazioni, sono concordate. E “uscire” di domenica è frutto di un ragionamento, di una scelta meditata. L’obiettivo, come si dice in gergo giornalistico, è cercare di dare respiro ai ragionamenti svolti.
Ebbene, analizziamolo questo respiro. Tre sono le interviste. Due su La Stampa, a Gianfranco Fini e a Massimo D’Alema, e una su la Repubblica a Pier Ferdinando Casini. Tre interviste in politichese più o meno stretto, che non vanno mai oltre questo terreno, così sintetizzate da titoli, catenacci e sommari.
“Fini: il bipolarismo tutto muscoli è già in archivio. Basta con le formule, contano le proposte. Daremo vita a un progetto a vocazione maggioritaria, ma che parta dalle riforme. Il terzo polo? Goegrafia vecchia, non ha più senso, tanto più che gli altri due si sono dissolti. Spero si voti nella prossima primavera. Sarebbe grave interrompere ora l’azion di governo”.
“D’Alema: in crisi è andato il modello dei leader populisti. Non è il ’92, oggi sono travolti i non partiti. L’antipolitica? Il rimedio non è liquidare i partiti ma ridare loro trasparenza e la capacità di decisione. Vanno approvate la legge elettorale e le riforme che restituiscano efficienza al sistema”.
“Casini: nel 2013 c’è Monti, non è una parentesi. Saremo alleati solo con chi lo sostiene. Chi pensa che siamo fuori dall’emergenza o è un matto o è un irresponsabile. Il governo andrà avanti ancora un anno, fino al termine della legislatura. Montezemolo con Berlusconi? Sono amici di vecchia data. Il partito della nazione sarà il primo partito? Non metto limiti alla provvidenza, l’ambizione di crescere è propria della politica”.
Nel 2012 dopo la solita serie di scandali sui conti dei partiti italiani ABC (Alfano, Bersani e Casini) hanno sostenuto che: ” Cancellare del tutto i finanziamenti pubblici destinati ai partiti, gia’ drasticamente tagliati dalle manovre finanziarie del 2010-2011, sarebbe un errore drammatico, che punirebbe tutti allo stesso modo e metterebbe la politica completamente nelle mani di lobbies, centri di potere e di interessi particolare. Il finanziamento pubblico dei partiti presuppone regole certe che garantiscano la trasparenza ed il controllo sui bilanci. Questa e’ la strada e bisogna intervenire rapidamente”.
E poi ci si lamenta che gli italiani perdono fiducia nella politica: ma per favore.
Questa foto caricata sull’account Twitter di PierferdiCasini prima del vertice fra Mario Monti e ABC (Alfano, Bersani, Casini) è un piccolo pezzo di Italia che cambia (speriamo in meglio).
Il dottor Socrates, oggi, a San Paolo del Brasile, gioca a pallone soltanto con gli amici («sempre più rari, sempre più cari», per dirla con Giovanni Arpino): si dedica, piuttosto, a curare i bambini poveri e a mettere alla gogna il pallone degli affari e degli scandali dalle colonne della prestigiosa rivista «Placar». Socrates è stato, nel variegato circo calcistico, un personaggio unico. Un libero pensatore, un filosofo, un uomo schierato a sinistra. Quando giocava nel Corinthians paulista fu il principale artefice della “democrazia corintiana”: il primo tentativo di gestire una squadra in maniera sindacale, collettiva. A decidere la formazione erano i giocatori, riuniti in assemblea. Socrates giocava al football in maniera strepitosa: alto, magro, aveva nel colpo di tacco la sua specialità. Un quotidiano brasiliano titolò a nove colonne: “Ecco il tacco che la palla chiese a Dio”. Nel mundial di Spagna dell’82, nella fatidica sfida del Sarrià contro gli azzurri del rinato Pablito Rossi, realizzò una rete a Zoff. Alla fine, disse soltanto: «E’ una sconfitta, non un dramma. I drammi nella vita sono altri». E parlò delle favelas, dei bambini e delle bambine di strada, del “sertao” (la zona incoltivabile del Nordeste).
Obblighi molto più “leggeri” e soprattutto meno pubblicità. Cioè meno trasparenza. Ecco il segreto delle fondazioni politiche. Niente di illegale, lo ripetiamo. Le fondazioni devono essenzialmente depositare il loro atto costitutivo e il loro statuto in Prefettura. Non esiste alcuna forma di pubblicità per i finanziamenti ottenuti. I cittadini e la stampa non hanno quindi alcuna possibilità di conoscere i bilanci, né l’elenco di chi contribuisce economicamente al sostentamento della fondazione. Tantomeno i nomi dei membri. A livello fiscale, soprattutto le fondazioni onlus che ricadono nella legge 460 del 1997, godono poi di altre agevolazioni, sia per le imposte dirette che per quelle indirette (sulle donazioni). Tra i sostenitori delle fondazioni italiane, molti ricordano che soggetti simili sono presenti in altri Paesi. Soprattutto Stati Uniti e Germania.
I poliziotti di servizio presso l’ufficio di polizia all’interno di Palazzo Montecitorio ci sono ormai abituati.Ogni giorno c’è sempre un deputato che denuncia il furto del suo costosissimo computer portatile , così come non disdegnano alcune giovani deputate dal denunciare il furto della propria pelliccia di valore.
Ma come mai, malgrado i rigidi controlli all’ingresso di montecitorio, continuano ad agire indisturbati questo manipolo di ladri nel transatlantico e delle aule di Montecitorio?
Forse perchè probabilmente i ladri sono coloro i quali entrano ed escono dall’ingresso principale quando vogliono: i deputati infatti sono gli unici esentati dai controlli. Ma perchè i deputati dovrebbero denunciare furti a montecitorio?????
Semplicemente perchè c’è una polizza assicurativa che copre qualsiasi furto di qualsiasi entità che avviene all’interno di Palazzo Montecitorio.
Poi si offendono se uno parla di quel palazzo come un covo di ladri!
Ora sarebbe interessante crearne altre su tutte le infimità italiane: io preparo le mie …
Supponiamo che l’Italia stufa per la situazione insorga in parte per dare vita a una rivolta contro l’attuale status quo
Supponiamo che ci sia ovvio grande confusione, guerriglia, morti … cose tipo africa del nord per capirci.
Supponiamo che il Governo usi l’esercito per difendersi.
Che farebbe la comunità internazionale ?
Un ottimo libro per i politici che vogliono conoscere la Rete.
Scritto da Stefano Epifani, Alessio Jacona, Roberto Lippi e Magda Paolillo per l’Istituto di Studi Politici San Pio V, descrive la realtà della Rete mostrando come questa non sia più appannaggio di un ristretto gruppo di esperti. Racconta e tenta di spiegare come invece l’avvento di Internet abbia profondamente mutato le regole di base della comunicazione in generale, e della comunicazione politica in particolare.