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Vittorio Pasteris

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Una analisi correttamente dura della blogosfera molle

* 25 novembre, 2009 * Blog, Pensieri * 3 commenti

Via Luca Sofri

Sta proseguendo ormai da qualche giorno un dibattito – un nodo venuto al pettine, diciamo – sulla scarsa qualità della produzione intellettuale e di contenuti nella parte italiana della rete: io almeno ci leggo questo, ma ci sono molte sfumature. Benché in molti ci avessimo girato intorno, Giuseppe Granieri ha coniato il termine “blogosfera molle”, e altri hanno detto la loro, più o meno condividendo. Forse la sintesi più facile è quella per cui la mollezza di un paese non può che generare mollezze, anche in rete: ma è una sintesi molto preoccupante, perché fino a poco fa ci eravamo raccontati che a risollevare il paese dalle sue mollezze potesse essere solo un luogo nuovo come la rete. E che riporta all’ipotesi che la retroguardia si mangi le avanguardie, piuttosto che venirne trascinato avanti.

Blog italiani, portali governativi per il turismo e fuochi di paglia

* 6 novembre, 2009 * Internet, Italia, Pensieri * 7 commenti

Seguendo la tendenza lanciata da Massimo Mantellini e Luca Sofri di confrontare i dati di Alexa del proprio blog con quelli del pluriresuscitato italia.it meglio noto come  Sito ufficiale del turismo italiano ci si sente per un po’ prestigiosi. Anche questo blog regge la sfida con il portale iper spomsorizzato da mezzo governo italiano e costato milioni e milioni di euro. Che può vantare in home page lo smagliante sorriso del premier Berlusconi. Il grafico rappresenta l’audience in un mese, l’ultimo.
pasteris.it in blu, italia.it in rosso

1mese-pasteris-italia

Lo stesso grafico sui sei mesi racconta la storia dell’ennesimo fuoco di paglia del Governo

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Il sano ritorno alle origini: il futuro dei media è fare le cose bene

* 22 ottobre, 2009 * Media, Pensieri * 1 commenti

Via Luca Sofri

Quindi per capire cosa saranno i media del futuro, vediamo di capire cosa sono i media del presente, e provo a spiegare perché ho chiamato questo mio intervento “il darwinismo applicato ai media”. Inciso: sì, dico “midia”, nella pronuncia inglese. Un po’ per abitudine e perché penso che le pignolerie linguistiche siano una delle grandi pigrizie che sostituiamo a impegni più ambiziosi, e un po’ perché la natura dei media di cui parliamo ha molto più a che fare con la cultura americana che con quella degli antichi romani.
Mi interessa fare un discorso che abbia a che fare peculiarmente con l’Italia, perché penso che il nostro paese meriti maggiori chances di partecipazione all’innovazione tecnologica e culturale di quelle in cui lo hanno rintanato le mediocrità umane che ne hanno governato politiche e cultura negli ultimi decenni. E credo che ci siano gigantesche opportunità di miglioramento in questo senso.

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Serious fact checking all’opera: l’Obama pensiero sui blog

* 22 settembre, 2009 * Blog, Economia, Internet, Media * 1 commenti

Luca Sofri risponde ordinatamente e passo a passo all’attacco frontale de Lastampa contro blogger, blogxxx ecc… . Disclaimer: come noto il bloggante titolare non lavora più da due mesi in redazione.

A dimostrazione di quanto scrivevo ieri, oggi sulla Stampa si fanno dire a Obama cose che non ha mai detto contro i blog e i blogger, ma che stanno evidentemente nelle teste di molti giornalisti in stato d’assedio psicologico e in distratta rimozione di quali siano le più grandi fonti di notizie che non lo erano: le stesse per cui scrivono. Nella brevissima intervista ai due giornali di Toledo e Pittsburgh – che avevo linkato ieri – Obama dice solo queste cose.

“Journalistic integrity, you know, fact-based reporting, serious investigative reporting, how to retain those ethics in all these different new media and how to make sure that it’s paid for, is really a challenge”
“I am concerned that if the direction of the news is all blogosphere, all opinions, with no serious fact-checking, no serious attempts to put stories in context, that what you will end up getting is people shouting at each other across the void but not a lot of mutual understanding”
“What I hope is that people start understanding if you’re getting your newspaper over the Internet, that’s not free and there’s got to be a way to find a business model that supports that.”

Attenzione: che Obama abbia una diffidenza rispetto all’affidabilità delle discussioni che circolano in rete l’aveva già detto lui stesso in un’intervista al New York Times a marzo, ma niente più di questo. E come vedete, in questi passaggi di Obama ci sono solo due opinioni sulla rete: che si perda il “serious fact checking” (perso da tempo nelle redazioni dei giornali italiani) e che si debba trovare un modello di business per l’informazione online. Non discuto queste opinioni, anche se ce ne sarebbe: sono comprensibili e fondate, benché generiche, molto sintetiche e dimentiche del fatto che gli stessi difetti si trovino nei media tradizionali, che anzi li hanno insegnati e legittimati.

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PD Feed

* 26 giugno, 2009 * Italia * 0 commenti

Luca Sofri liveblogga sul suo blog e via FriendFeed la direzione nazionale del PD

L’insolubile caso dei giornali

* 15 marzo, 2009 * Internet, Media * 0 commenti

Via Luca Sofri

Improvvisamente tutto il dibattito sul futuro dei giornali è stato travolto da un intervento di Clay Shirky.
Clay Shirky è un professore alla New York University che si occupa da tempo di internet e di condivisione di contenuti in rete. Martedì esce in Italia per Codice il suo libro, e nel nuovo numero di Wired italiano che esce la prossima settimana c’è una sua intervista, fatta dal titolare, qui. Aveva avuto una maggiore notorietà anche qui da noi l’anno scorso quando Internazionale tradusse un suo articolo che rifletteva sul diverso approccio di chi guarda la tv e chi fa le cose su internet: il titolo era “Stiamo cercando il mouse” e si riferiva all’aneddoto di una bambina che Shirky aveva visto armeggiare misteriosamente dietro un televisore, e che alla domanda su cosa stesse facendo aveva risposto “sto cercando il mouse”.

Oggi Shirky ha pubblicato sul suo blog un’analisi sul presente – non il futuro, e questo è già un punto – dei giornali, ed è un’analisi formidabile. Per diverse ragioni.
Intanto perché conduce a un tipo di conclusione che non è mai tenuto abbastanza presente quando si discute su come affrontare dei problemi o che soluzione trovare: ovvero l’ipotesi che alcune cose non abbiano una soluzione individuabile. È una capacità di visione che a me interessa molto e che penso sia spesso rimossa ciecamente dall’orizzonte di analisi le più varie: certe cose cambiano e non sono più come prima, certe cose hanno un prezzo, certe cose non si risolvono senza perdite. Certe cose non si sa come andranno a finire: e chi pretende di indovinarlo non ha nessuna attendibilità.

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Dissezione anatomica del primo Wired Italia

* 19 febbraio, 2009 * Economia, Internet, Media * 1 commenti

Via Blog Webnews

L’attesa era molta, alimentata da lungo tempo in rete e paradossalmente dissoltasi dall’inizio dell’anno. La premiere italiana e cartacea di Wired era attesa da molti addetti ai lavori per capire come si sarebbe reincarnato nella edizione made in Italy il mitico giornale nato nella West Coast americana. Un giornale che per anni è stato un mito o una Bibbia che dir si voglia. Un mito che nel corso degli anni si è un po’ svaporato per incapacità di rinnovarsi, ma che molti ancora raccolgono e conservano con feticismo nelle decadi buone come fosse un vino d’annata.

L’operazione Wired era partita da tempo. Dopo la scelta del direttore Riccardo Luna e dopo la selezione di una piccola ma combattiva redazione era stato prodotto un numero zero presentato in giro come prototipo, ma l’attesa era per vedere come sarebbe stato superato il “test edicola”.

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Cronache dal Palazzo

* 20 dicembre, 2008 * Blog, Italia, Pensieri * 0 commenti

Luca Sofri ha fatto ieri un ottimo liveblogging dall’interno della direzione nazionale del PD. Consiglio metodologico, leggetelo al contrario ovvero secondo il senso cronologico degli eventi per capire il work in progress e il clima in corso d’opera.

L’arresto del giornalista Vittorio De Filippis

* 2 dicembre, 2008 * Senza categoria * 1 commenti

Via Panorama

liberation

Per una volta giornalisti, politici e in genere la gran parte degli intellettuali francesi di diversa estrazione sono d’accordo: bisogna fare luce su quello che oltre le Alpi è stato battezzato come l’”affaire Libération”. Di che si tratta? Semplice, all’alba di venerdì 28 novembre la polizia parigina è arrivata a casa di Vittorio De Filippis, ex direttore del quotidiano Libération e lo ha trascinato prima in commissariato e poi in tribunale per interrogarlo su una vicenda legata a un banale caso di diffamazione risalente al periodo in cui in giornalista era alla guida del foglio della gauche francese (secondo semestre 2006).

(Si tratta di una diffamazione legata ad un commento postato da un lettore sul sito di Liberation N.d.B.)

Il caso di diffamazione è legato a Xavier Niel, fondatore di Free, un provider che in passato ha intentato più cause contro il quotidiano. La gran parte dei giornali locali e un’ampia fetta della classe politica transalpina ha quindi denunciato il fatto, chiedendo a gran voce chiarimenti sulla troppo “muscolosa” azione della polizia per una questione in realtà abbastanza ordinaria.

Martine Aubry, neo-segretaria del partito socialista, ha chiesto al presidente Nicolas Sarkozy di agire per far luce su un chiaro caso di violazione della libertà di stampa. Lo stesso ministro della Cultura, Christine Albanel, non ha tardato a far sentire la propria voce dichiarandosi fiduciosa che il fatto verrà chiarito. Indignazione è arrivata anche dalle file dell’UMP. Frédéric Lefebvre, esponente di spicco del partito del presidente, ha definito l’intera vicenda surreale.

I principali quotidiani, come il Le Monde, Le Figaro, il Journal de Dimanche, hanno poi dedicato ampi spazi alla vicenda, cogliendo l’occasione per denunciare ancora una volta la scarsa tutela delle fonti dei reporter transalpini.

Gli unici in Italia oltre a Panorama ad avere parlato della vicenda allucinante di violazione della libertà, non solo di stampa, sono stati Luca Sofri e Matteo Bordone a Condor che hanno chiamato più volte il povero Vittorio De Filippis con il nome di Vittorio De Pasteris. Alla fine della trasmissione Luca Sofri si è scusato  con il bloggante in diretta e con un simpatica mail.
Nel frattempo il bloggante divertito stava ascoltando in diretta la trasmissione, gioioso di essere ancora libero :-)

Le proprie ambizioni non in secondo, ma in quinto piano

* 4 ottobre, 2008 * Senza categoria * 0 commenti

Via Luca Sofri

Bene, non pretendo di spiegare a persone molto più esperte e competenti di me quali contenuti dare al presente e al futuro del Partito Democratico. Non sto parlando di contenuti, come vedete, e non sarei all’altezza di discussioni molto approfondite ed elaborate che avvengono dentro questo partito. E dichiaro che quando una cosa mi pare particolarmente assurda e incomprensibile, tendo a pensare sempre che mi sfugga qualcosa, prima di dire “è assurdo!”. Dove non vedo spiegazione, la chiedo, prima di volermene creare una che mi piaccia. Sull’anacronistica pigrizia e inadeguatezza della classe dirigente italiana – non parlo di quella di destra, che è al di là delle possibilità di analisi – per esempio ho chiesto molto in giro, e solo in assenza di altre giustificazioni o valide obiezioni ho dovuto convincermi che si spiega solo con pigrizie, vanità, mediocrità, egoismi e presunzioni umane. Normale, le abbiamo tutti, anch’io e parecchie: e infatti ho evitato di fare un lavoro che dovesse mettermi al servizio degli altri, come la politica. Per fare politica, soprattutto di questi tempi, ci vuole la capacità di mettere se stessi e le proprie ambizioni non in secondo, ma in quinto piano: o la capacità di soddisfarle, le proprie ambizioni, fingendo di non averne. E temo che se ce ne andiamo da qui, tutti noi che non soddisfiamo questo requisito, restano davvero in pochi.