Dopo la nuova figura ridicola del calcio italiano è bellissimo vedere i giocatori del volley portare sul podio la maglia di Vigor Bovolenta (via il Post)
Durante la premiazione del torneo olimpico di pallavolo maschile, in cui l’Italia ha vinto il bronzo battendo la Bulgaria, i giocatori italiani hanno mostrato una maglia Vigor Bovolenta, il pallavolista morto il 24 marzo scorso, a 37 anni, durante la partita di serie B2 che stava giocando con la sua squadra, la Volley Forlì, contro la Lube Macerata.
Nell’attesa che i media italiani finiscano di tartassare Alex Scwhazer e inizino a fare analisi degli accadimenti come ha fatto Stefano Tesi
Se crediamo all’atleta, che dice (inverosimilmente) di aver fatto tutto da solo, dallo scandalo escono tutti a pezzi: non solo la Federazione e il Coni, ma anche l’entourage di Alex, perché è da non credere che un tesserato-personaggio di quel livello venga lasciato libero di agire in solitudine (in tutti i sensi: possibile che a un olimpionico, a tre settimane dalla gara della vita, sia consentito di allenarsi per lunghi periodi all’estero senza avere al seguito un allenatore, un preparatore, un tecnico e uno staff dedicati, un manager, un assistente, qualcuno insomma per non dire della fidanzata-pattinatrice e campionessa mondiale che cade dal pero? Mah… Se invece gli è consentito, è anche peggio). E ovviamente ne esce distrutto, come ne è uscito, lo stesso marciatore: tanto per la disonestà quanto per l’ingenuità, visto che è inspiegabile il motivo per il quale un campione esperto possa solo concepire di iniettarsi sostanze illecite che sa perfettamente essere individuabili al primo banale controllo. A meno di non pensare alla volontà di un suicidio sportivo.
Cambia il modo di parlare delle persone sul calcio, ma anche il modo in cui i calciatori si misurano con i propri fan. L’indiscrezione da spogliatoio, lo stato di salute o qualsiasi altro particolare può uscire in qualsiasi momento con un tweet. Senza contare che non basta essere su un social network per essere “socievoli”, quindi anche questo mondo ha la sua particolare classifica di persone che è bello seguire anche fuori dal campo e senza la mediazione di nessuno.
Borat al posto dell’inno nazionale kazako. E’ successo in Kuwait, durante la cerimonia di premiazione di un trofeo internazionale di tiro a segno. La medaglia d’oro Maria Dmitrienko non ha potuto trattenere il sorriso quando dagli altoparlanti sono partite le note dell’inno-parodia, colonna sonora del famoso film demenziale interpretato dal comico britannico Sacha Baron Cohen, al posto di quello originale. Secondo l’allenatore kazako, che ha chiesto le scuse ufficiali, gli organizzatori hanno scaricato per errore la canzone da internet, sbagliando anche l’inno serbo.
Anche se non vi interessa solo il calcio potete farvi un giro a oggi a Coverciano per le scimmie che vinceranno il Pulitzer, se va bene anche su Twitter
“La scimmia vincerà il Pulitzer?’’ E’ il titolo di un convegno su giornalismo sportivo e innovazione tecnologica in programma lunedì 14 novembre al Museo del Calcio di Coverciano, a Firenze.
E proprio uno dei due autori del saggio, Raffaele Mastrolonardo, aprirà il convegno con un intervento sugli principali esperimenti di nuovo giornalismo avviati sulla base delle possibilità offerte dallo sviluppo delle piattaforme e degli strumenti digitali.