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Vittorio Pasteris

ParoleFattiPensieri

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Apple censura il Dalai Lama

* 2 gennaio, 2010 * Personale * 0 commenti

E avanti una nuova azienda che all’etica e alla civiltà preferisce il vil dollarone cinese. (via Rainews 24)

Dopo Google e Yahoo anche la Apple, impresa icona del ‘politically correct’ americano, cede alla censura cinese. La società di Cupertino in California, attraverso la China Unicom che da due mesi distribuisce nel Paese asiatico i prestigiosi modelli I-Phone del gruppo, ha di fatto bloccato l’acceso a cinque programmi software relativi al leader spirituale tibetano Dalai Lama e alla leader degli uiguri Rebiya Kadeer.

Se quindi si mette su un I-Phone made in China la ricerca su ‘Dalai’, il risultato è nulla, al contrario invece di quello che invece succede allo stesso apparecchio in un’altra parte del mondo che non sia la Cina.

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Se non è wargames poco ci manca

* 29 marzo, 2009 * Computer, Mondo * 0 commenti

Ricercatori univerrsitari di Toronto hanno scoperto una operazione di spionaggio internazionale su vasta scala finalizzata a infiltrare 1295 computer per derubarli di importanti documenti.
Molti di questi appartenevano ad aziende e ad enti governativi localizzati in Asia

Il fatto che il sistema di controllo dell’operazione fosse per la maggior parte in Cina e che la ricerca sia partita da una richiesta dei diplomatici tibetani,a cui non quadravano i conti su una eccessiva frequenza di infezioni informatiche, fa pensare che il governo di Pechino non sia proprio “del tutto al di fuori della vicenda”, anche se sul tema i ricercatori canadesi sono cauti.

La mappa dei computer attaccati

John Markoff sul NYT

A vast electronic spying operation has infiltrated computers and has stolen documents from hundreds of government and private offices around the world, including those of the Dalai Lama, Canadian researchers have concluded.

In a report to be issued this weekend, the researchers said that the system was being controlled from computers based almost exclusively in China, but that they could not say conclusively that the Chinese government was involved.

The researchers, who are based at the Munk Center for International Studies at the University of Toronto, had been asked by the office of the Dalai Lama, the exiled Tibetan leader whom China regularly denounces, to examine its computers for signs of malicious software, or malware.

Their sleuthing opened a window into a broader operation that, in less than two years, has infiltrated at least 1,295 computers in 103 countries, including many belonging to embassies, foreign ministries and other government offices, as well as the Dalai Lama’s Tibetan exile centers in India, Brussels, London and New York.

La Cina chiude di nuovo Youtube

* 24 marzo, 2009 * Diritti, Internet, Mondo * 0 commenti

youtubeYou Tube è inaccessibile dalla Cina.
Le ragioni della censura non sono note.
In passato i controllori delle rete cinese hanno bloccato singoli video.
Una lunga serie di blog cinesi ed americani sono inaccessibili, cosi’ come quelli filo-tibetani e qualsiasi altro sito sia ritenuto dannoso.
Il portavoce del ministero degli esteri Qin Gang ha affermato di non essere al corrente della chiusura del sito.

UPDATE: Secondo la Bbc, Youtube sarebbe stato oscurato dopo la messa in rete di video che mostrano soldati cinesi pestare monaci tibetani indifesi.

Mezzo secolo di sofferenze

* 10 marzo, 2009 * Diritti * 0 commenti

Il Dalai Lama su Repubblica.it

Oggi è il cinquantesimo anniversario della pacifica rivolta del popolo tibetano contro la repressione della Cina comunista in Tibet. Dallo scorso marzo si sono diffuse pacifiche proteste in tutto il Tibet. La maggior parte dei partecipanti erano giovani nati e cresciuti dopo il 1959, i quali non hanno mai vissuto né visto un Tibet libero. Questi cinquanta anni hanno portato indescrivibili sofferenze e distruzioni alla Terra del popolo tibetano.

Anche oggi i tibetani in Tibet vivono con una paura costante e le autorità cinesi sospettano costantemente di loro. Oggi la religione, la cultura, la lingua e l’identità, che le successive generazioni di tibetani hanno considerato più preziose che le loro vite, sono a rischio d’estinzione; in breve, il popolo tibetano, è stato considerato come un criminale meritando soltanto di essere messo a morte.

Noi abbiamo bisogno di guardare al futuro e lavorare per i nostri benefici. Rivolgiamo il nostro sguardo verso una legittima e concreta autonomia che abiliterebbe i tibetani a vivere entro la struttura della Repubblica Popolare Cinese. Soddisfacendo le aspirazioni del popolo tibetano consentirebbe alla Cina di ottenere stabilità e unità. Per quanto ci riguarda, noi non stiamo avanzando nessuna richiesta basata sulla storia. Guardando indietro alla storia, non c’è nessun paese oggi, Cina inclusa, il cui status territoriale è rimasto immutato, né che possa essere soggetto a modifica.