Urbano Cairo ha deciso di mettere in vendita il Torino dopo un sondaggio commissionato per scandagliare gli umori dei tifosi. Che io sappia, non era mai successo nella storia del calcio. Un presidente, se ha le antenne, gli umori li sonda non facendo intervistare 300 girandoloni, ma capendo come il tifoso soffre, partecipa, aiuta la squadra. Cosa vuol dire che il 55,3% (poco più di 150 persone) si è schierato contro la cessione del club? È significativo sapere che il 35,7% attribuisce ai giocatori la responsabilità della situazione? Sondaggi? C’ è qualcun altro in Italia che agisce in base ai sondaggi. E infatti l’ istituto cui è stata commissionata la ricerca è Euromedia Research di Alessandra Ghisleri, la sondaggista del Premier, la donna che nell’ entourage del Cavaliere ha preso il posto di Luigi Crespi.
«Chi vuole comprare deve avere qualcosa più di me in tutti i campi: più ricco, più capace, più organizzato e più tifoso, anche se esserlo troppo può diventare un problema… Meglio se piemontese, e se è torinese meglio ancora, visto che mi è stato rinfacciato di aver tolto torinesità al Toro».
Questo è dunque il momento di usare la testa. Da Cairo non si pretendono miracoli, ma serietà; che la smetta di millantare progetti e investimenti che non ci sono, di ingigantire ogni stupidaggine fatta per il Toro, di minimizzare le difficoltà e le critiche. Che si dedichi invece a ricostruire lo spirito del Toro, che faccia saltar fuori quei soldi per rifare il Filadelfia e con esso l’anima della società (son poi lo stipendio annuo di quattro o cinque giocatori) e che davvero dimostri di capire e di amare ciò che il Toro dovrebbe essere.
Nemmeno la serie C sarebbe un’onta, ma lo è vedere il Toro trasformato in una brutta corporation di terza categoria, di quelle che ti vendono un servizio fallato e poi, quando presenti un reclamo, ti lasciano per ore al telefono in attesa di un call center che ti fornirà ogni volta una spiegazione diversa e sempre meno credibile, senza mai nemmeno provare a risolvere il problema.
Questa è la vera colpa di Cairo: usi la testa e lo capisca, e i tifosi useranno la testa per lasciarsi alle spalle questo brutto momento.
Auguroni ai granata di ritornare presto in serie A, peggio di quest’anno è difficile Via Antonio Cracas
Meno male che è finita. Vedere giocare il Toro quest’anno era soltanto una noia. Sarebbe superfluo elencare adesso le colpe di questo o di quello. Il Torino non è retrocesso contro la Roma, era retrocesso già da tempo. Oggi si sperava soltanto in un altro miracolo, ma i miracoli non arrivano per caso o su comando.
Per quanto mi riguarda, questo «torello» merita davvero la serie B: per progetto, gioco e carattere. Ed è bene, fin da subito, rendersi conto che non sarà facile tornare in A.
La dirigenza dovrà essere onesta verso i tifosi, senza facili proclami, rinvii, illusioni. Perché, come si è visto, prima o poi, i nodi vengono al pettine. I tifosi del Toro hanno sempre saputo che con l’attuale presidenza non si sarebbe potuto competere con le grandi «sorelle»: Inter, Milan e Juventus. Ai tifosi sarebbe bastata una squadra dignitosa, da metà classifica, con tanto orgoglio, grazie ad un progetto serio a lungo termine. Invece i granata hanno persino perso la loro storica prerogativa: la grinta, il carattere, «il tremendismo».
Dopo infiniti allenatori, dopo un campionato al contrario, dopo l’incontro di boxe di oggi nel dopo Genoa, non resta che una gita sui Pirenei nel luogo della Madonna.
Oppure chiedere a Cairo di mettere i denari, ma di non prendere decisioni sportive
Il Consiglio comunale, con una mozione approvata stasera all’unanimità , vuole quindi verificare la possibilità di vendere a un’asta internazionale il nome dello Stadio Olimpico, nonché altri diritti promozionali e di sponsorizzazione legati alla struttura, con il sostegno delle due società calcistiche torinesi. Data la grande esposizione mediatica delle squadre, della Juventus in particolare, il Comune di Torino prevede di introitare una notevole somma dalla cessione del “naming right” dell’Olimpico, al momento non ancora quantificata.