7 marzo, 2010
Scienza, Tecnologia, Torino
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Andrea Rossi su Lastampa.it
Adesso fanno sul serio. Altro che minaccia sbandierata per ottenere condizioni migliori o limitare un precariato fuori controllo. Stavolta non è una provocazione, ma una decisione già presa e messa nero su bianco in una facoltà dell’Università di Torino e che presto potrebbe dilagare in tutte le altre: i ricercatori non vogliono più insegnare. Basta corsi, basta didattica, basta esami. Dal prossimo anno, a Scienze, torneranno a occuparsi solo di quel che prevede la legge: fare ricerca e seguire la didattica complementare, ad esempio le esercitazioni.
«L’abbiamo deciso a malincuore», racconta Alessandro Ferretti, ricercatore al dipartimento di Fisica sperimentale. «Smetteremo di svolgere tutti quei compiti didattici a cui fino a oggi ci siamo dedicati con passione, su basi volontarie, e per il bene degli atenei e dei loro studenti. Da ottobre lavoreremo a tempo pieno al nostro compito istituzionale». Il motivo di questa rivolta è tutto racchiuso nel nuovo disegno di legge sull’Università. «Speriamo che la nostra protesta serva ad attirare l’attenzione sulle condizione disastrose che il ddl Gelmini produrrà dentro gli atenei, soprattutto sul fronte del personale», spiegano.
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8 febbraio, 2010
Diritti, Economia
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Via Lastampa.it
È stata una sbornia d’inizio millennio, drogata dall’esplosione delle lauree brevi e dal proliferare degli atenei sotto casa. È durata poco. E adesso il mito delle «élite per merito» sembra destinato a restare tale. Altro che avvicinarci alla media Ocse per tasso di universitari e laureati; abbiamo ricominciato a distanziarci. E l’Università sta diventando affare per pochi. Sempre meno e sempre più ricchi. E l’alta formazione di massa? Si sta lentamente affievolendo, stritolata tra disillusione, crisi economica e tagli ai finanziamenti.
La tendenza sembra consolidarsi da qualche anno, quando – dopo il boom a cavallo del 2000 – le immatricolazioni hanno inesorabilmente cominciato a scendere. In cinque anni abbiamo perso 40 mila matricole: erano 324 mila del 2005; 286 mila a ottobre 2009. Il calo demografico, si dirà. E invece no. O, almeno, non solo. Cinque anni fa 56 ragazzi di 19 anni su cento (il 73 per cento dei diplomati) si iscrivevano all’università. Oggi siamo sprofondati in basso: all’ultimo anno accademico si sono iscritti il 47 per cento dei ragazzi dei 19enni e nemmeno il 60 per cento di chi ha superato l’esame di maturità.
22 gennaio, 2010
Diritti, Pensieri, Torino
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Via Leggo
Lei voleva entrare in specialità, lui era il docente che aveva preparato le domande per il concorso. Peccato che convivessero e che lei alla fine abbia superato il test arrivando prima in graduatoria, creando così più che un sospetto che l’esame per accedere al corso di laurea specialistica in Scienze delle professioni sanitarie tecniche-diagnostiche fosse stato truccato in suo onore.
I sospetti ieri si sono trasformati in condanna: il giudice per l’udienza preliminare Immacolata Iadeluca ha inflitto in abbreviato otto mesi di carcere a Maurilio Bessone, coordinatore del corso di laurea in Tecniche di radiologia medica, che secondo l’accusa del pm Andrea Padalino avrebbe predisposto le domande di radiologia del quiz pur sapendo che la sua convivente partecipava al concorso.
Otto mesi sono stati inflitti anche a Silvio Diego Bianchi, professore di radiologia dell’università di Medicina di Torino e membro della commissione esaminatrice, che pur sapendo della relazione tra la studentessa e il docente, aveva dato l’incarico a Bessone di scegliere le domande. La difesa (avvocati Alberto Cochis e Nicola Bruno) ha spiegato che i quiz predisposti dal medico erano solo una piccola parte del test complessivo, e che comunque la candidata era preparata per superare il test di ammissione.
11 gennaio, 2010
Pensieri, Torino
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Via Repubblica
Addio agli scritti, ma soprattutto alla prova orale nei concorsi per diventare ricercatori universitari. Debutta il modello taglia raccomandazioni. Un sistema, quello della segnalazione, che nel mondo dei baroni universitari è abbastanza praticato per dare un aiuto al pupillo. Il Politecnico, mettendosi al passo con la nuova normativa del ministro Mariastella Gelmini, ha varato il primo bando per 17 posti a tempo indeterminato che prevede solo la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni. Niente scritti e nessun colloquio con punteggio, come in passato. Un esame freddo. Solo carte che vengono valutate in base ai criteri già definiti al momento del lancio del concorso.
Due gli obiettivi: trasparenza e oggettività. Tenendo il più possibile fuori dai giochi i giudizi soggettivi, come quelli dei membri della commissione, soprattutto dopo una prova orale. Un sistema apprezzato dall’Apri, l’associazione precari della ricerca italiana, che nel suo blog scrive: “Si tratta di un caso del tutto inedito nel panorama italiano, che pone il Politecnico di Torino come esempio virtuoso per tutte le altre università e per lo stesso ministero”. Il Poli ha infatti interpretato alla lettera la nuova normativa varata dalla Gelmini sui concorsi universitari. “Esiste un colloquio – spiega il prorettore Marco Gilli – ma da questo non può scaturire un punteggio. Serve solo per discutere le pubblicazioni presentate, per rendersi conto, ad esempio, se il candidato è il vero autore. La commissione deve valutare i titoli e gli articoli. Se si attribuisse un risultato al colloquio sarebbe come giudicare due volte le pubblicazioni. Un doppione. Non avrebbe senso”.
11 dicembre, 2009
Torino
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L’11 dicembre 1979 due nuclei di Prima Linea fecero irruzione nella Scuola di Amministrazione Aziendale dell’Università di Torino, ai tempo Scuola di Formazione Aziendale, occupando militarmente la scuola. Tennero un un discorso nell’auditorium in cui vennero riuniti circa 190 studenti, Nello stesso tempo in un’aula vicina 5 dirigenti Fiat ed Olivetti e 5 studenti furono gambizzati.
3 dicembre, 2009
Torino
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Gent.mo Direttore, Le scriviamo in merito al servizio comparso il 3/12/09 su La Stampa a pag.74 a firma del giornalista Raphael Zanotti.Non entriamo nel merito della sentenza del Tar che verrà impugnata nelle sedi opportune. Non ci riconosciamo, tuttavia, in alcun modo nella forma e nella sostanza del servizio in questione.
Nello specifico, negli articoli emerge con evidenza l’insinuazione secondo cui la graduatoria sarebbe stata composta per raccomandazione e non per merito. A questa ricostruzione, noi contrapponiamo la nostra assoluta buona fede e correttezza. A tale proposito siamo disposti a pubblicare i nostri curricula dai quali emergerebbe chiaramente che:
1) nessuno di noi è “figlio di colleghi”
2) le nostre esperienze, provenienze e formazioni sono del tutto diverse fra loro.
Inoltre la prima graduatoria prevedeva la partecipazione di studenti che hanno poi preferito sedi diverse dal Master di giornalismo di Torino. Questo ha fatto sì che ben 9 studenti siano stai ripescati successivamente.
Avremmo desiderato che questi particolari emergessero dall’articolo oltre alle legittime dichiarazioni di Mazzocca, cosa che sarebbe accaduta se il giornalista ci avesse interpellato. Teniamo a sottolineare che nella vicenda noi siamo parte lesa.
3 dicembre, 2009
Torino
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Via Lastampa.it
Una commissione fantasma nominata a babbo morto, quando già aveva corretto le prove e svolto gli orali. Un solo verbale firmato dal presidente in cui non compare né il numero dei commissari né il loro nome. Un candidato che riceve un’e-mail con l’esito del suo esame il giorno prima che sia terminata la correzione.
Se non c’è qualcos’altro dietro, si tratta forse del peggior concorso pubblico che l’Università di Torino abbia bandito negli ultimi anni. Un disastro amministrativo tale non solo da costringere il Tar ad annullarlo, ma addirittura a invocare l’intervento della procura della Repubblica per ben tre volte.
La selezione incriminata è quella del Master in Giornalismo del settembre 2008: centoventi candidati per venti borse di studio del valore di 10.000 euro l’una. Soldi messi a disposizione da Compagnia di San Paolo, Fondazione Crt e Ordine dei Giornalisti del Piemonte.
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30 novembre, 2009
Economia, Torino
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Il preside della prima Facoltà Ingegneria Politecnico di Torino paventa un grave problema
Le università italiane avevano avuto assicurazione che alla fine del 2009 ci sarebbe stata un’erogazione di circa 2000 nuovi posti di ricercatore, la terza e più importante porzione del pacchetto dei cosiddetti “ricercatori Mussi”, gli ultimi che saranno assunti senza un impiego a tempo determinato. Sul finanziamento di tale pacchetto è cominciato il balletto degli emendamenti alla Finanziaria 2010. Gli atenei hanno bisogno di nuove forze strutturate, indipendentemente dai forti problemi esistenti di precariato universitario, sui quali bisognerebbe aprire un’onesta e approfondita discussione dentro e fuori l’Accademia.
Nei prossimi anni arriveranno alla pensione tutti i docenti che hanno preso servizio negli Anni 70 a seguito dell’elevato incremento di iscritti avvenuto durante gli Anni 60. La diminuzione dei docenti conseguente a tali molteplici ineluttabili anzianità e al blocco degli ingressi disposto dalle ultime leggi porterà a un’impossibilità di formazione adeguata nelle università pubbliche italiane, a beneficio sia di quelle private, sia delle università straniere verso le quali già si avviano, spesso solo per moda, molti appartenenti alle classi censuarie più elevate.
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29 novembre, 2009
Torino
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Andrea Rossi via Lastampa.it
Gli emissari della facoltà di Lettere da qualche settimana si sono messi alle loro calcagna. Li cercano, li chiamano: «Lei è iscritto all’Università da oltre un decennio e non si è ancora laureato. Da anni non sostiene un esame. Che cosa intende fare?». L’obiettivo non dichiarato è accompagnarli gentilmente verso l’uscita, il più presto possibile.
A Lettere gli universitari di lungo corso sono circa trecento, iscritti alla laurea a ciclo unico, prima ancora della riforma del «3+2» del 1999. Di quasi tutti, l’Università ha perso le tracce da tempo. Fino a poco fa nessuno se ne curava: pagavano le tasse e non si facevano mai vedere, l’ateneo incassava senza dover offrire loro alcun servizio. Adesso, però, quei trecento – e quelli delle altre facoltà di Università e Politecnico – rischiano di trasformarsi in una zavorra. La riforma voluta dal ministro Gelmini parla chiaro: gli atenei saranno premiati anche in base alla «produttività», cioè la percentuale di iscritti che poi si laureano, e lo fanno senza essere fuori corso.
Il guaio è che i fuori-corso di lungo periodo sono solo la punta dell’iceberg. Sotto c’è una massa di universitari che risulta iscritta ma di fatto non esiste: non va a lezione, non dà esami, e se li dà non li supera. Il dato – elaborato dal Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario – è desolante: nel 2008 quasi uno su cinque, a Torino, non ha ottenuto nemmeno un credito formativo. Significa che non ha superato esami né laboratori.
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9 novembre, 2009
Scienza, Torino
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Via Lastampa.it
Il documento è essenziale, stringato, e porta la firma del direttore amministrativo Loredana Segreto: «Informazioni sulla nuova influenza A (H1N1)». Cinque pagine in cui l’Università di Torino si rivolge a dipendenti e studenti: informa, spiega, consiglia, prescrive. Un vademecum, insomma, per evitare il maxi contagio. Del resto, l’ateneo di via Po ha dimensioni imponenti: quasi 100 mila persone tra studenti, docenti, ricercatori e tutto il personale.
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