Un doveroso e necessario momento di stop
La situazione professionale e umana del titolare di questo blog continua a non migliorare, anzi volendo ci sono sintomi di peggioramento.
E’ necessario fermarsi, sospendere, ripiegarsi, riflettere e lasciare non sappiamo fino a quando, il pilota di questo blog alla sua stimata blogsitter che da giorni sta postando alacremente.
Il titolare di questo blog ha preparato una serie di post già memorizzati tanto per dimostrare una presenza in vita, e comparirà ogni tanto per raccontare cose e commentare eventi.
Potrebbe succedere di tutto, un cambiamento radicale. In questo modo di vita non ci si riconosce più.
Ci vuole una pausa lunga, uno sguardo alle persone e alle cose normali. quelle che spesso non si ricorda di guardare per trovare degli stimoli utili e combattere il malumore. Bisogna andare verso gli amici e verso le persone vere e oneste per trovare un percorso umano possibile. Grazie per la vostra pazienza e amicizia.
Pensierini per l’anno 2009
Mentre tutti temono il nuovo anno come una peste il luminare multidisciplinare Edgar Morin in una intervista a Repubblica ricorda che i momenti difficili sono portatori di mutazioni, metamorfosi, rinnovamenti, per crecere, per migliorare
Abbiamo finalmente l’occasione di ripensare alla nostra civiltà prima che sia troppo tardi. Per troppo tempo abbiamo creduto che o sviluppo tecnologico ed economico sarebbe stato la locomotiva della democrazia e del benessere. Oggi bisogna cambiare l’egemonia della quantità in favore della qualità e di beni immateriali come l’amore e la Felicità. La crisi economica è l’epifenomeno, il sintomo collaterale delle sfide che la nostra civiltà deve affrontare. Bisogna considerare i problemi come un “tutto” e non solo singole emergenze. Ci hanno insegnato a pensare per comportamenti fissi, a seconda delle specializzazioni e così manca un metodo per collegare le diverse conoscenze. Non si possono ad esempio, separare le riforme economiche da quelle sociali. Il nostro futuro si è fermato agli anni sessanta e settanta, con la fine delle ideologie. Non è il momento di tornare a vecchie ortodossie collettive: bisogna anzi avere un “pensiero complesso” capace di trovare soluzioni tagliate su misura all’esperienza dei singoli” Morin prevede la nascita di piccole e nuove utopie. Come il microcredito, il telelavoro, l’esodo da metropoli disumane verso la campagna, l’incremento della coltura biologica, la cura delle persone anziane. In una frase.
La cultura materialista, sentenzia il sociologo, avrà un declino inesorabile. Ci vorranno ancora anni, forse decenni. Ma prima o poi sarà sostituita dalla cultura dell’immateriale. “ E’ l’unico modo che ci rimane di consentire a tutti di vivere su questa Terra. Stiamo combattendo la battaglia più difficile: quella della sopravvivenza dell’umanità”.
“ Impossibile prevedere il nuovo guardando al passato. Un osservatore che fosse capitato sulla Terra quindicimila anni fa non avrebbe potuto immaginare la nostra civiltà industriale. E’ già successo che ciò che era ritenuto improbabile sia diventato realtà. Succederà ancora”.
Ora bisogna solo decidere da che parte iniziare a cambiare lo stato delle cose
Ripartenza
Fra poche ore si ritorna in redazione dopo l’operazione al naso.
Quasi 20 giorni, d’accordo dolente e malaticcio, ma a casa con la famiglia non capitavano da molto tempo.
Sono serviti per riflettere e ricaricarsi. Vediamo che succede ora …
L’arresto del giornalista Vittorio De Filippis
Per una volta giornalisti, politici e in genere la gran parte degli intellettuali francesi di diversa estrazione sono d’accordo: bisogna fare luce su quello che oltre le Alpi è stato battezzato come l’”affaire Libération”. Di che si tratta? Semplice, all’alba di venerdì 28 novembre la polizia parigina è arrivata a casa di Vittorio De Filippis, ex direttore del quotidiano Libération e lo ha trascinato prima in commissariato e poi in tribunale per interrogarlo su una vicenda legata a un banale caso di diffamazione risalente al periodo in cui in giornalista era alla guida del foglio della gauche francese (secondo semestre 2006).
(Si tratta di una diffamazione legata ad un commento postato da un lettore sul sito di Liberation N.d.B.)
Il caso di diffamazione è legato a Xavier Niel, fondatore di Free, un provider che in passato ha intentato più cause contro il quotidiano. La gran parte dei giornali locali e un’ampia fetta della classe politica transalpina ha quindi denunciato il fatto, chiedendo a gran voce chiarimenti sulla troppo “muscolosa” azione della polizia per una questione in realtà abbastanza ordinaria.
Martine Aubry, neo-segretaria del partito socialista, ha chiesto al presidente Nicolas Sarkozy di agire per far luce su un chiaro caso di violazione della libertà di stampa. Lo stesso ministro della Cultura, Christine Albanel, non ha tardato a far sentire la propria voce dichiarandosi fiduciosa che il fatto verrà chiarito. Indignazione è arrivata anche dalle file dell’UMP. Frédéric Lefebvre, esponente di spicco del partito del presidente, ha definito l’intera vicenda surreale.
I principali quotidiani, come il Le Monde, Le Figaro, il Journal de Dimanche, hanno poi dedicato ampi spazi alla vicenda, cogliendo l’occasione per denunciare ancora una volta la scarsa tutela delle fonti dei reporter transalpini.
Gli unici in Italia oltre a Panorama ad avere parlato della vicenda allucinante di violazione della libertà, non solo di stampa, sono stati Luca Sofri e Matteo Bordone a Condor che hanno chiamato più volte il povero Vittorio De Filippis con il nome di Vittorio De Pasteris. Alla fine della trasmissione Luca Sofri si è scusato con il bloggante in diretta e con un simpatica mail.
Nel frattempo il bloggante divertito stava ascoltando in diretta la trasmissione, gioioso di essere ancora libero :-)
L’email è morta, grazie a dio no !
Ieri una collega mi incontra in ascensore e mi fa “hai letto l’email che abbiamo mandato per organizzare l’esame blah blah blah?”. Ovviamente non l’avevo letta.
Ho risposto istintivamente, senza nemmeno pensarci: “l’email e’ morta, usa messenger o facebook”.
Lei si e’ messa a ridere, io ho pensato “oddio che cazzo ho detto?!?”.
A lezione di Giornalismo da Rupert Murdoch: muovendosi dietro alberi morti
A spiegare che succederà nel futuro del giornalismo ci voleva Rupert Murdoch che di mestiere fa l’editore, che non è per niente amato dai suoi giornalisti, ma che ha le idee chiarissime sul futuro dell’informazione (e non si può che dargli ragione) Trascrizione del suo intervento da Vittorio Zambardino
Today I would like to talk with you about a subject that always gets certain journalists going: the future of newspapers, and it’s a subject that has a relevance far beyond the feverish, sometimes insecure collection of egos and energy that is the journalistic profession.
Too many journalists seem to take a perverse pleasure in ruminating on their pending demise. I know industries that are today facing stiff new competition from the internet: banks, retailers, phone companies, and so on. But these sectors also see the internet as an extraordinary opportunity. But among our journalistic friends are some misguided cynics who are too busy writing their own obituary to be excited by the opportunity.
Self-pity is never pretty. And sometimes it even starts in journalism school—some of which are perpetuating the pessimism of their tribal elders. But I have a very different view.
La carta resta, l’online no: culture progressiste nelle pr
Via Alessandro Longo
Trovo su Vittorio un gustosissimo aneddoto che riguarda una pr. E’ di recente capitato anche a me, con una pr che l’esclusiva la voleva dare a Repubblica e non a Repubblica.it, senza curarsi del fatto che ormai sono due realtà integrate.
Pochi giorni fa mi chiama un ufficio stampa e mi invita a seguire una presentazione. Mi pare una cosa interessante, rispondo che andrò e ne farò un pezzo su Repubblica.it. Segue silenzio dell’addetta, un cinque-sei secondi. Avevo già capito di che si trattava, ma poi mi arriva una mail che, educatissima e gentile, mi spiega che insomma un pezzo su Repubblica.it magari lo legge pure un milione di persone ma “conta più il pezzo sul giornale di carta” (e la mia anima giornalista esulta, perché al prestigio e al nome e alla forza del giornale, che non è di carta ma è il giornale e basta, io ci tengo). Poi sono andato a quel convegno, e ho sentito un sociologo che ha dato per morto non solo il mezzo di carta, ma pure il mezzo elettronico sul quale avrei messo il pezzo. Insomma i giornali sono morti però vogliamo andarci sopra quando presentiamo qualcosa.
Che vuol dire “conta di più”? Credo che per lei significhi che fa una migliore figura (o pensa di farla) con i suoi capi. A me quella pr disse, parafrasando un motto “la carta resta, l’online no”. Anche se ovviamente alla prova dei fatti è tutto l’opposto.
Historical gadgets for sale
Finita vittoriosamente la campagna presidenziale lo shop del sito di Obama ha iniziato le svendite

13 novembre, 2009


























