{"id":10016,"date":"2009-04-19T08:14:50","date_gmt":"2009-04-19T07:14:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=10016"},"modified":"2009-04-19T08:14:50","modified_gmt":"2009-04-19T07:14:50","slug":"copiata-una-tesi-su-due","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2009\/04\/19\/copiata-una-tesi-su-due\/","title":{"rendered":"Copiata una tesi su due"},"content":{"rendered":"<p>Avevamo parlato del<a href=\"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2009\/02\/14\/la-piaga-delle-tesi-clonate\/\"> fenomeno delle tesi copiate a partire da un caso personale<\/a>.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/redazione\/cmsSezioni\/cronache\/200904articoli\/42903girata.asp\">Il fenomeno pare oramai diventato &#8220;industriale&#8221;<\/a><\/p>\n<blockquote><p>Dario S. da Pisa si era preso un bell\u2019applauso, una stretta di mano e tanti complimenti per quella tesi di laurea cos\u00ec originale. Argomento: la serie americana Family Guy e l\u2019adult animation, il modello \u00abSouth Park\u00bb, i cartoni animati per adulti, cinismo e irriverenza allo stato puro. Un bel lavoro. Peccato che l\u2019avesse copiato quasi per met\u00e0 da Wikipedia, intrecciando poi una raffica di analisi dei maggiori esperti italiani del genere. Citazioni? Macch\u00e9. Appropriazione indebita del pensiero altrui. Plagio, a dar retta al codice penale. Nessuno se ne \u00e8 accorto. E Dario si \u00e8 laureato. Il guaio \u00e8 proprio quello: quasi mai qualcuno se ne accorge. Al massimo si insospettisce. Forse c\u2019\u00e8 chi le tesi nemmeno le legge, o le scorre distrattamente. Poi c\u2019\u00e8 la rete: milioni di documenti, chiunque li pu\u00f2 agguantare e riprodurre.<\/p>\n<p>E cos\u00ec sotto il naso dei professori universitari italiani passano tesi scopiazzate, paragrafi &#8211; o interi capitoli &#8211; riprodotti senza spostare nemmeno una virgola. Finisce che, in una tesi su due, almeno il cinque per cento del testo \u00e8 la fotocopia di un documento gi\u00e0 pubblicato. Una boutade? No, un calcolo scientifico. Se ne sono accorti i francesi di Six Degres, societ\u00e0 che ha sede in Savoia e un paio d\u2019anni fa ha elaborato un software. Si chiama \u00abCompilatio\u00bb, \u00e8 un cervellone capace di passare al setaccio qualsiasi testo e individuarne le parti copiate. Prima di andare a sbirciare in casa d\u2019altri, a inizio 2008, i francesi hanno sperimentato il sistema sui loro studenti. Poi si sono spinti in Spagna e Germania. In Italia: respinti. In Francia avevano lavorato con gli istituti di Economia e Management di Nantes; in Spagna con l\u2019Universit\u00e0 di Saragozza; in Germania con l\u2019Universit\u00e0 di Stoccarda.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Da noi hanno fatto da soli. \u00abAbbiamo chiesto a quasi tutti gli atenei italiani. Non hanno voluto saperne\u00bb, racconta Frederic Agnes, il patron della societ\u00e0 francese. \u00abTanti non hanno risposto; altri ci hanno seppelliti sotto cumuli di burocrazia, richieste di autorizzazione e problemi di privacy, lasciandoci intendere che era meglio sbrigarsela da s\u00e9\u00bb. Insomma, sono andati a consultare quasi duemila tesi inserite nei database degli atenei. E hanno messo il cervellone al lavoro. Non sono rimasti delusi. Anzi: in una tesi su due la parte di testo identica a lavori gi\u00e0 esistenti superava il cinque per cento. Significa che su un lavoro di 200 pagine &#8211; dimensione minima di una tesi umanistica &#8211; 10 sono \u00abfotocopiate\u00bb da altre pubblicazioni. Nel 25 per cento dei casi la parte di testo \u00abplagiata\u00bb oltrepassava il dieci per cento.<\/p>\n<p>Il record spetta agli studenti di Medicina: il 70 per cento delle tesi contiene una robusta dose di testo copiato; e cos\u00ec accade a Economia (65 per cento), Agraria (53), Giurisprudenza (50) e via a scendere. Con un\u2019avvertenza: \u00abNon sono citazioni riportate tra virgolette e attribuite al \u201clegittimo proprietario\u201d\u00bb, racconta Elena Cavallero, ricercatrice che ha coordinato la parte italiana del test. \u00abSono idee e concetti di persone terze presentati come propri. O di frasi ricopiate parola per parola\u00bb. Tecnicamente: plagio. Il sospetto, dentro gli atenei, aleggia da un bel po\u2019. Decine di professori si dicono \u00abindifesi\u00bb, raccontano che Internet ha reso la situazione ingestibile. Tempo fa, almeno, copiare era faticoso. Anche caro.<\/p>\n<p>Per avere la tesi pronta senza aver scritto una riga di proprio pugno, si doveva pagare qualcuno che si sobbarcasse l\u2019impresa o, almeno, sudare per ricopiare. Adesso bastano Internet e un \u00abcopia e incolla\u00bb. E cos\u00ec pu\u00f2 succedere che uno studente dell\u2019Universit\u00e0 di Padova si sia laureato con una tesi sull\u2019urbanizzazione delle metropoli europee grazie al massiccio &#8211; e involontario &#8211; contributo di un \u00abpeso massimo\u00bb della sociologia come Arnaldo Bagnasco. Il cervellone francese mostra in grassetto interi paragrafi di illuminate considerazioni sulle categorie di \u00abdeurbanizzazione\u00bb e \u00abcontro-urbanizzazione\u00bb.<\/p>\n<p>Peccato che siano le stesse &#8211; persino le virgole e gli \u00aba capo\u00bb &#8211; riportate negli atti di un convegno a cui aveva partecipato il sociologo torinese. Resta una magra consolazione: quando i ricercatori di Six Degres sono andati a indagare in casa propria, o tra spagnoli e tedeschi, non \u00e8 andata molto meglio. Si copia alla grande anche l\u00ec. Nessun allarme, per\u00f2: i primi della classe siamo sempre noi. E, a differenza nostra, all\u2019estero ogni tanto sembra che qualcuno se ne accorga.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avevamo parlato del fenomeno delle tesi copiate a partire da un caso personale. Il fenomeno pare oramai diventato &#8220;industriale&#8221; Dario S. da Pisa si era preso un bell\u2019applauso, una stretta di mano e tanti complimenti per quella tesi di laurea cos\u00ec originale. 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