{"id":10284,"date":"2009-04-30T04:07:43","date_gmt":"2009-04-30T03:07:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=10284"},"modified":"2009-04-30T04:14:03","modified_gmt":"2009-04-30T03:14:03","slug":"mario-calabresi-i-giornalisti-sono-al-servizio-dei-giornali-e-i-giornali-dei-lettori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2009\/04\/30\/mario-calabresi-i-giornalisti-sono-al-servizio-dei-giornali-e-i-giornali-dei-lettori\/","title":{"rendered":"Mario Calabresi: i giornalisti sono al servizio dei giornali e i giornali dei lettori"},"content":{"rendered":"<p>Il primo editoriale da direttore di Mario Calabresi: <em>L&#8217;esempio di Torino nel mondo in crisi<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2009\/04\/lastampa-30aprile-2009.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-10285\" title=\"lastampa-30aprile-2009\" src=\"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2009\/04\/lastampa-30aprile-2009.png\" alt=\"lastampa-30aprile-2009\" width=\"235\" height=\"337\" srcset=\"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2009\/04\/lastampa-30aprile-2009.png 235w, https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2009\/04\/lastampa-30aprile-2009-209x300.png 209w\" sizes=\"auto, (max-width: 235px) 100vw, 235px\" \/><\/a>Viviamo tempi inaspettati: l\u2019automobile italiana va in soccorso di quella americana, un giovane afroamericano guida la nazione pi\u00f9 potente del mondo, in pochi mesi \u00e8 stata bruciata pi\u00f9 ricchezza che in due guerre mondiali. L\u2019incertezza \u00e8 la cifra delle nostre vite e anche i giornali sono divisi tra la passione di raccontare una stagione eccezionale e la paura per una crisi che non li risparmia. Nel mondo occidentale c\u2019\u00e8 chi chiude i quotidiani, chi scommette sulla loro scomparsa\u00a0 chi si ostina a credere, tenacemente, che proprio in mezzo alle difficolt\u00e0 si debba guardare lontano. Immaginare sfide completamente nuove. \u00abNon \u00e8 importante quante volte cadi ma quanto in fretta ti rialzi\u00bb, recita un motto popolare negli Stati Uniti: farlo proprio significa cercare di vedere possibilit\u00e0 e occasioni nelle avversit\u00e0.<\/p>\n<p>Cos\u00ec nella crisi globale della carta stampata, davanti alla necessit\u00e0 di ripensare i modelli tradizionali di giornalismo, Torino, casa di questo giornale, pu\u00f2 esserci di esempio: si era persa nella fine della citt\u00e0 fabbrica, ma ha trovato la forza di ripensarsi e di rinascere diversa, piena di fermenti e di energie nuove. Si parla molto del declino dei giornali e non possiamo negare che la tecnologia moltiplica le possibilit\u00e0 di ricevere informazioni e riduce i tempi dedicati alla lettura, ma poi ogni mattina oltre trecentomila persone ripetono il gesto di comprare La Stampa. A tutto questo dobbiamo provare a dare risposte: il flusso quotidiano su Internet, le notizie pi\u00f9 fresche sui cellulari e le e-mail, mentre il senso della giornata trover\u00e0 ancora il suo approdo naturale nella carta stampata.<\/p>\n<p><!--more-->Diversi i supporti, identici i valori di fondo, quelli che si sono tramandati per quasi un secolo e mezzo: l\u2019amore per il lavoro fatto con cura, l\u2019etica della responsabilit\u00e0, i fatti, non le ideologie. Cos\u00ec come la fedelt\u00e0 alla tradizione laica, da intendersi come rispetto delle posizioni, delle idee, delle fedi. La Stampa continuer\u00e0 ad essere un giornale con le sue radici in Piemonte, in Liguria e in Valle d\u2019Aosta, ma che non rinuncia a parlare al resto dell\u2019Italia e a raccontare cosa accade a Napoli e a New York, a Parigi e a Pechino. Il segreto di questo giornale \u00e8 di non essersi mai chiuso nel suo territorio ma di aver raccolto gli stimoli migliori che venivano da tutto il Paese e dall\u2019altra parte delle Alpi.<\/p>\n<p>Ho avuto la fortuna di seguire Barack Obama, Presidente da cento giorni, in giro per gli Stati Uniti negli ultimi due anni e al di l\u00e0 delle sue parole d\u2019ordine, \u00abSperanza\u00bb e \u00abCambiamento \u00bb, trovo che la sua vera forza sia la capacit\u00e0 di guardare avanti, di non farsi ingabbiare dentro schemi ideologici che appartengono ad un altro secolo. \u00abSono convinto &#8211; ha scritto nel suo libro pi\u00f9 famoso &#8211; che ogni volta che esageriamo, demonizziamo o siamo arroganti, siamo condannati alla sconfitta. Sono la caccia alla purezza ideologica, l\u2019ortodossia rigida e l\u2019eterna prevedibilit\u00e0 del dibattito che ci impediscono di vedere le sfide che abbiamo davanti\u00bb. Lasfida per i giornali \u00e8 oggi quella di riuscire a decifrare la complessit\u00e0 offrendo chiavi di lettura. \u00c8 di essere credibili, affidabili, corretti e curiosi. Il giornalismo non \u00e8 intrattenimento, tanto menol\u2019inseguimento dell\u2019ultima stranezza: mi sta a cuore che si spieghi se la febbre suina \u00e8 davvero pericolosa, senza cadere in un sensazionalismo fine a se stesso, o se un terremoto pu\u00f2 essere previsto senza farsi condizionare dalle convenienze politiche.<\/p>\n<p>Adesso per me comincia un\u2019avventura nuova come direttore di questo giornale, e ho un doppio debito di gratitudine verso Giulio Anselmi non solo per avermi lasciato un giornale bello e autorevole, ma anche per aver creduto in me quando mi assunse all\u2019Ansa diventando il mio primo direttore. Il direttore che invece non ho mai avuto \u00e8 stato IndroMontanelli. Quando vent\u2019anni fa mi chiese se volevo fare il praticante, non ne avevo l\u2019et\u00e0 e stavo iscrivendomi all\u2019universit\u00e0, per\u00f2 poi mi regal\u00f2 una passeggiata nei giardini di Porta Venezia, a Milano. Di quella camminata mi piace ricordare la sola cosa che secondo lui avrei dovuto stamparmi in testa: \u00abI giornalisti sono al servizio dei giornali e i giornali dei lettori. Chi pensa il contrario farebbe bene a cambiare mestiere\u00bb.<\/p>\n<p>mario.calabresi@lastampa.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo editoriale da direttore di Mario Calabresi: L&#8217;esempio di Torino nel mondo in crisi Viviamo tempi inaspettati: l\u2019automobile italiana va in soccorso di quella americana, un giovane afroamericano guida la nazione pi\u00f9 potente del mondo, in pochi mesi \u00e8 stata bruciata pi\u00f9 ricchezza che in due guerre mondiali. 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