{"id":10347,"date":"2009-05-04T05:15:07","date_gmt":"2009-05-04T04:15:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=10347"},"modified":"2009-05-04T05:55:11","modified_gmt":"2009-05-04T04:55:11","slug":"ha-vinto-torino-di-una-volta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2009\/05\/04\/ha-vinto-torino-di-una-volta\/","title":{"rendered":"Ha vinto Torino (di una volta)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/economia\/09_maggio_03\/aldo_cazzullo_ha_vinto_torino_di_una_volta_19a2ab02-37b1-11de-8d05-00144f02aabc.shtml\">Aldo Cazzullo su Corriere.it<\/a><\/p>\n<blockquote><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"torino\" src=\"http:\/\/i12.tinypic.com\/4fxdtt2.jpg\" alt=\"\" width=\"337\" height=\"239\" \/>Alla fine non \u00e8 stata la nuova Torino a conquistare l\u2019America, ma l\u2019antica. A vincere non \u00e8 la citt\u00e0 neogozzaniana mai stata cos\u00ec bella, con le mostre sul barolo e sul cioccolato, i caff\u00e8 restaurati, le signorine sempre pi\u00f9 graziose che mangiano le paste nelle confetterie.<\/p>\n<p>\u00c8 la sapienza tecnica della metropoli industriale aspra e sobria, squadrata come la citt\u00e0 dell\u2019Apocalisse, l\u2019abilit\u00e0 dei capisquadra che sapevano fe\u2019 i barbis a le musche, rifilare i baffi agli insetti, e dei geni ignoti come Dante Giacosa che disegnavano le auto pi\u00f9 belle al mondo e nel contempo sapevano progettare un carburatore. Non la citt\u00e0 delle Olimpiadi e del turismo e neppure quella inquietante dell\u2019occulto (tutte frottole in verit\u00e0 come i torinesi sanno benissimo) e della movida notturna che ispira l\u2019ultimo preoccupato romanzo di Culicchia: lo sballo all\u2019ombra dei Murazzi del Po, feste, alcol e giovent\u00f9 bruciata. Bens\u00ec la Torino dell\u2019Avvocato, che ovviamente \u00e8 molto cambiata ma dev\u2019essere ancora parente di quella che Giovanni Agnelli raccontava come \u00abuna citt\u00e0 di guarnigione, in cui i doveri vengono prima dei diritti, l\u2019aria \u00e8 fredda e la gente si sveglia presto e va a letto presto, l\u2019antifascismo \u00e8 una cosa seria, il lavoro anche e anche il profitto\u00bb.<\/p>\n<p>La Torino di oggi ha un clima pi\u00f9 mite e non solo. La vita sociale \u00e8 pi\u00f9 ricca, come testimonia l\u2019antico centro storico, il quadrilatero romano, un tempo deserto gi\u00e0 alle sette di sera e divenuto ora una Brera torinese. L\u2019economia si \u00e8 diversificata. \u00c8 cominciata l\u2019era terziaria, se \u00e8 vero che a Torino ci sono pi\u00f9 dipendenti comunali (comprese le aziende controllate) che operai Fiat. Non si tratta ovviamente di mettere in contrapposizioni due citt\u00e0 e due epoche. Ma forse adesso si capisce meglio che la nuova Torino \u00e8 figlia di quella antica. Che le eccellenze di oggi \u2014il design, il Politecnico, la ricerca, la comunicazione, il cinema, l\u2019arte contemporanea, financo le Olimpiadi \u2014non ci sarebbero state senza la grande industria, insomma senza quella Fiat con cui la borghesia torinese ha sempre avuto un rapporto ambivalente: da un lato, era spaventata dall\u2019immigrazione e dalle trasformazioni imponenti; dall\u2019altro, orgogliosa per ci\u00f2 che la Fabbrica Italiana Automobili Torino rappresentava nel resto del Paese.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Lo si vide, quell\u2019orgoglio, quando i torinesi sfilarono di giorno e anche di notte, con i ritmi di una citt\u00e0 che la notte \u00e8 abituata a lavorare, davanti alla bara di Giovanni Agnelli. Fu proprio il funerale dell\u2019Avvocato il vero punto di svolta. Torino, che nei mesi precedenti appariva come paralizzata dalle incognite che la sovrastavano, seppe reagire. Prima con l\u2019omaggio a un personaggio insostituibile, che ovviamente le manca. Poi con la coscienza di potercela ancora fare, di avere davanti un periodo difficile ma non impossibile da superare. Eventi come la fusione Sanpaolo-Intesa e la retrocessione della Juventus, che un tempo sarebbero stati letti come l\u2019ennesimo scippo di Milano e l\u2019ultimo segno di declino, sono stati interpretati per quel che erano: l\u2019occasione di restare agganciati alle trasformazioni finanziarie e di aprire una nuova stagione anche nel calcio. Oggi Torino \u00e8 una citt\u00e0 che ha cambiato umore.<\/p>\n<p>E assomiglia al suo museo pi\u00f9 noto, l\u2019Egizio, cos\u00ec com\u2019\u00e8 uscito dal recente restauro: una parte nuovissima e avveniristica, allestita da Dante Ferretti lo scenografo di Hollywood, che ha immerso le statue di Seth e Osiride nel buio illuminandole con sciabolate di luce; e la parte storica, con le teche ottocentesche molto meno scintillanti, ma che custodiscono attraverso le generazioni i veri tesori della collezione. Un secolo fa, il viaggio a Detroit di un altro Agnelli, il Senatore, apr\u00ec in Italia la stagione fordista. Fare come in America divenne il motto di Torino. Che oggi siano la tecnologia e il lavoro italiani a essere esportati a Detroit \u00e8 segno che Torino, la citt\u00e0 che nell\u2019800 e nel \u2019900 ha fatto l\u2019Italia due volte\u2014 a San Martino e a Mirafiori, con il Risorgimento e con il boom industriale \u2014non ha abdicato al suo ruolo storico. Anche perch\u00e9 questo non \u00e8 il successo di una sola citt\u00e0. In Italia ci sono molte Torino.<\/p>\n<p>Poco conosciute, talora prive di accesso ai circuiti della pubblicit\u00e0 e della comunicazione, ma concentrate sul prodotto, sull\u2019innovazione, sulla conquista dei mercati. Eccellenze che non si sono lasciate spaventare dalla mondializzazione ma ne hanno colto le opportunit\u00e0, che hanno approfittato della concorrenza per migliorarsi, che non hanno inseguito le sirene del disimpegno e del bel vivere ma hanno continuato a far affluire linfa vitale al cuore dell\u2019economia italiana: il sistema manifatturiero. Le notizie che vengono dall\u2019America ci raccontano anche di quella \u00abTorino diffusa\u00bb che affronta in silenzio la crisi e ce la sta facendo.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aldo Cazzullo su Corriere.it Alla fine non \u00e8 stata la nuova Torino a conquistare l\u2019America, ma l\u2019antica. 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