{"id":10719,"date":"2009-05-19T17:02:20","date_gmt":"2009-05-19T16:02:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=10719"},"modified":"2009-05-19T17:18:26","modified_gmt":"2009-05-19T16:18:26","slug":"business-model-possibili-per-i-giornali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2009\/05\/19\/business-model-possibili-per-i-giornali\/","title":{"rendered":"Business model possibili per i giornali"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lsdi.it\/2009\/05\/15\/chi-salvera-i-giornali-ecco-i-business-model-possibili\/\">Andrea Fama via LSDI<\/a><\/p>\n<blockquote><p>Secondo <a href=\"http:\/\/www.mondaynote.com\/2009\/04\/05\/advertising-real-change-must-happen\/\">Fr\u00e9d\u00e9ric Filloux<\/a> di Monday Note, la pubblicit\u00e0  on-line \u201cfa schifo\u201d e la maggior parte delle campagne sono solo un incentivo ad  installare un AdBlock software. Vista cos\u00ec, non c\u2019\u00e8 da meravigliarsi se il  <em>business<\/em> <em>model<\/em> fondato solo sulla pubblicit\u00e0 (che finora ha  imperato su Internet) stia gradualmente disgregandosi lasciando emergere dubbi  strategici, errori di valutazione e nuove prospettive di business. E che  l\u2019advertising on-line sia in crisi (sebbene in Italia il trend sia ancora  positivo) lo dicono i numeri.<\/p>\n<p><strong>&#8211; La crescita dei volumi pubblicitari<\/strong>, se ci sar\u00e0, sar\u00e0  minima. Negli U.S.A., ad esempio, si \u00e8 registrata una crescita del 10,6% (il  peggior risultato dal 2002), e secondo le previsioni Nielsen il 2009 vedr\u00e0 una  contrazione drammatica, portando il volume di crescita\u00a0 al  4,6%.<\/p>\n<p><strong>&#8211; I prezzi sono in caduta libera.<\/strong> In Francia, molti grandi  siti sono passati da 10\u20ac CPM (cost per thousand impression)\u00a0 a 7 o 8\u20ac.\u00a0  L\u2019azienda di marketing PubMatic prevede una contrazione del 48% del CPM tra  l\u2019ultimo trimestre 2008 e il periodo corrispettivo nel 2009.<\/p>\n<p>&#8211; <strong>Pi\u00f9 crescono gli spazi<\/strong>, pi\u00f9 scendono i prezzi. Quest\u2019anno  molti siti svenderanno circa il 50% dei propri spazi pubblicitari invenduti ai  network pubblicitari.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>&#8211; Il <em>click-through-rate<\/em><\/strong> non cresce, superato dalla  formula <em>pay-for-performance<\/em> che abbatte ulteriormente le entrate.<\/p>\n<p>Anche i principali modelli di advertising (vedi grafico \u2013 fonte IAB) sono a  rischio o stanno subendo sostanziali cambiamenti.<\/p>\n<p>&#8211; <strong>Banner<\/strong>: diminuiscono sempre pi\u00f9 (per mancanza di budget  adeguati, creativit\u00e0, trageting) a tutto vantaggio del search advertising;<\/p>\n<p>&#8211; <strong>Classified Ads<\/strong> (o piccoli annunci\/annunci classificati):  segnati dal rallentamento economico, nel 2008 hanno registrato un \u2013 4%, con  previsioni al ribasso per il 2009.<\/p>\n<p><strong>&#8211; Search<\/strong>: \u00e8 il formato che incassa (oltre il 50% quest\u2019anno)  e cresce di pi\u00f9 (+20% nel 2008, crescita doppia rispetto all\u2019intero settore), ma  tali performance comportano prezzi in caduta e un tornaconto economico che  penalizza i siti a favore di Google (leader incontrastato con il 70% del mercato  secondo eMarketer<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andrea Fama via LSDI Secondo Fr\u00e9d\u00e9ric Filloux di Monday Note, la pubblicit\u00e0 on-line \u201cfa schifo\u201d e la maggior parte delle campagne sono solo un incentivo ad installare un AdBlock software. 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