{"id":10825,"date":"2009-05-25T10:53:53","date_gmt":"2009-05-25T09:53:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=10825"},"modified":"2009-05-25T10:53:53","modified_gmt":"2009-05-25T09:53:53","slug":"alveari-operosi-ma-senza-nome","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2009\/05\/25\/alveari-operosi-ma-senza-nome\/","title":{"rendered":"Alveari operosi ma senza nome"},"content":{"rendered":"<p>Lucia Annunziata <a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/_web\/cmstp\/tmplRubriche\/editoriali\/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=5986&amp;ID_sezione=&amp;sezione=\">interpreta a modo suo il tempa dei contenuti a pagamento<\/a><\/p>\n<blockquote><p>Oggi l\u2019editoria internazionale, in testa l\u2019imprenditore dalle uova d\u2019oro Rupert Murdoch &#8211; e, pare, anche l\u2019editoria italiana raccolta a Bagnaia &#8211; vuole passare su Internet, e vuole far pagare i contenuti. Il ragionamento funziona pi\u00f9 o meno cos\u00ec: le notizie sono pi\u00f9 o meno le stesse, prodotte da un alveare operoso ma senza nome dei vari media, e saranno dunque inevitabilmente gratis. Altro sono i contenuti e questi si faranno pagare. Dunque meno giornalisti per lavorare al corpaccione unico delle news generali, e poche pepite d\u2019oro da far pagare care. Se si aggiunge al costo finale l\u2019assenza della carta, con tutti gli enormi benefici anche per la \u00absostenibilit\u00e0\u00bb (altra parola da \u00abseminario\u00bb), voil\u00e0.<\/p>\n<p>A parte la complicata distinzione fra contenuti e notizie che ha gi\u00e0 dato vita a una disputa annosa e non meno divisiva di quella sulla essenza del corpo di Cristo fra Ario e Atanasio, la domanda rimane sempre la stessa: ma che razza di contenuti sono questi da spingere a comprare in una rete gratuita e zeppa di notizie un particolare accesso a una particolare testata?<\/p>\n<p>Fino ad oggi nel mondo ci sono vari esempi di successo online. L\u2019informazione economica, che \u00e8 assolutamente necessaria, di Bloomberg, dei servizi speciali del Ft, o di Economist o di WSJ, e che riesce, in parte, a farsi pagare. Nell\u2019informazione politico-generalista, ci sono esempi di altissimo livello, come \u00abpolitico.com\u00bb, da tutti guardato come esempio: ma anche questo sito, pur fatto da superfirme superpagate, al momento per sfidare Washington Post e New York Times rimane gratuito.<\/p>\n<p>Per farci pagare l\u2019accesso al Web avremo dunque bisogno di offrire grandi cose. Notizie esclusive (scoop, si diceva quando eravamo ingenui)? Le analisi migliori? Storie senza pari? Risate irripetibili? Informazioni senza le quali non possiamo uscire? Qualunque di queste cose sia, per essere acquistate dovranno essere, appunto, uniche, irripetibili, migliori, senza pari, impossibili da ignorare. E chi far\u00e0 questi strepitosi \u00abcontenuti\u00bb, se non strepitosi giornalisti? Ecco, cos\u00ec, tanto per indicare un dettaglio.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lucia Annunziata interpreta a modo suo il tempa dei contenuti a pagamento Oggi l\u2019editoria internazionale, in testa l\u2019imprenditore dalle uova d\u2019oro Rupert Murdoch &#8211; e, pare, anche l\u2019editoria italiana raccolta a Bagnaia &#8211; vuole passare su Internet, e vuole far pagare i contenuti. 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