{"id":10850,"date":"2009-05-26T18:39:12","date_gmt":"2009-05-26T17:39:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=10850"},"modified":"2009-05-27T04:57:07","modified_gmt":"2009-05-27T03:57:07","slug":"giornali-e-crisi-istruzioni-per-luso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2009\/05\/26\/giornali-e-crisi-istruzioni-per-luso\/","title":{"rendered":"Giornali e crisi: istruzioni per l&#8217;uso"},"content":{"rendered":"<p>Via <a href=\"http:\/\/www.ejo.ch\/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1891&amp;Itemid=168\">EJO<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.lsdi.it\/2009\/05\/26\/giornali-e-internet-come-uscire-dalla-crisi\/#more-2481\">LDSI<\/a><\/p>\n<blockquote><p>\u201cPer cogliere le opportunit\u00e0 del nuovo mondo editoriale, tutti devono cambiare approccio: giornalisti, editori, pubblicitari&#8221;.\u00a0 La nuova ricerca dell&#8217;Osservatorio europeo di giornalismo, condotta da Piero Macr\u00ec con la supervisione di Marcello Foa, parte da una constatazione paradossale: i giornali non sono mai stati letti come ora. Tuttavia l\u2019editoria \u00e8 in una crisi che non \u00e8 passeggera, ma strutturale. Per capire come affrontarla bisogna considerare diversi aspetti.<\/p>\n<p>Di seguito la sintesi analitica della ricerca.<br \/>\n1) Nonostante il notevole aumento dei lettori online, la pubblicit\u00e0 non aumenta proporzionalmente. Anzi, gli incrementi sono poco significativi e la migrazione della pubblicit\u00e0 dalla carta all\u2019online \u00e8 molto contenuta: il valore dell\u2019investimento pubblicitario su web mediamente non supera il 10% dei ricavi complessivi dei giornali.<br \/>\n2) Il tentativo di imporre accessi a pagamento sembra avere poche possibilit\u00e0 di successo: i lettori sono abituati a ottenere gratis le informazioni e tendono a rif\u00ecutare qualsiasi forma di abbonamento o micropagamento. Un cambiamento di tendenza potrebbe essere possibile solo in presenza di una strategia condivisa dai principali gruppi editoriali. In questa prospettiva vanno considerate le mosse di\u00a0 Rubert Murdoch, che si \u00e8 detto intenzionato a estendere la formula a pagamento, oggi attiva sul Wall Street Journal, ad altri siti web dei giornali di propriet\u00e0 di News Corporation. Baster\u00e0 il traino di Murdoch a cambiare le dinamiche?<br \/>\n<!--more--><br \/>\n3) Il modello di business dei giornali online soffre la concorrenza di Google.\u00a0 Ma\u00a0 se i giornali si privassero del traffico generato dai motori di ricerca vedrebbero diminuire immediatamente il proprio audience di oltre il 50%. La critica nei confronti di Google appare quindi strumentale e mira pi\u00f9 che altro a ricercare un compromesso economico vantaggioso.<br \/>\n4) I costi di una struttura editoriale di tipo tradizionale sono assorbiti per un 25%-35% da carta e stampa, per un 30%-40% dalla distribuzione e per un 15%-25% dal costo del personale di redazione. In buona sostanza si pu\u00f2 affermare che un 60% sia rappresentato da costi industriali, costi, evidentemente, che si riducono sensibilmente nel momento in cui si decide di passare all&#8217;online, in quanto il valore della spesa di infrastruttura tecnologica per un&#8217;attivit\u00e0 esclusivamente su web corrisponde circa a un 10% dei costi complessivi, sei volte inferiore a quello della carta. Tuttavia il modello solo online non \u00e8 economicamente sostenibile, se non in\u00a0 circostanze eccezionali, e ci vorranno tra i 5 e gli 8 anni, secondo una valutazione ottimistica, prima che lo diventi. Un periodo di tempo in cui molte testate saranno costrette a chiudere o a ridimensionarsi fortemente.<br \/>\n5) Gli interventi statali a sostegno dell\u2019editoria servono ad attenuare le difficolt\u00e0 del settore, ma non sono sostenibili sul lungo periodo; proprio perch\u00e9 sta cambiando il modo in cui il pubblico si informa.<\/p>\n<p>Che cosa fare?<br \/>\nLa capacit\u00e0 di sopravvivenza dei gruppi editoriali dipender\u00e0 dal ritmo di migrazione dei lettori dalla carta stampata al web. Pi\u00f9 \u00e8 lento, pi\u00f9 i giornali avranno tempo di adeguarsi. Gli annunci di morte dei giornali sono pertanto prematuri, il sistema ibrido online-off line risulter\u00e0 nel breve periodo il modello economico pi\u00f9 valido. Tuttavia il volume della pubblicit\u00e0 su carta tende ad essere decrescente. Da qui la necessit\u00e0 di adottare un nuovo approccio editoriale.<\/p>\n<p>A) L&#8217;idea attorno alla quale l&#8217;industria della carta stampata si \u00e8 coagulata \u00e8 la convinzione che si possa preservare la vecchia forma organizzativa, che la logica di un contenuto generalista sia sostanzialmente valida e che sia necessario un semplice lifting digitale. Niente di pi\u00f9 sbagliato. Solo pochi grandi gruppi potranno permettersi di offrire un\u2019informazione generalista di qualit\u00e0; la grande maggioranza dei giornali dovr\u00e0 puntare sulla focalizzazione ovvero su una serie di elementi informativi che rappresentano i punti di forza della testata. A livello locale ci\u00f2 significa che le testate dovranno diventare iperlocali. La sfida, semmai, sar\u00e0 quella della connettivit\u00e0 ovvero proporre percorsi di lettura e spunti che, attraverso link ad altre testate, permettano di accedere alle informazioni pi\u00f9 qualificate in rete sugli argomenti che la testata non tratta o affronta sommariamente.<br \/>\nB) Con il passare del tempo, il termine stampa \u00e8 diventato sinonimo di giornalismo, la cui stessa parola \u00e8 ereditata, appunto, dal giornale. Nulla di pi\u00f9 anacronistico: il giornalismo del futuro sar\u00e0 multimediale e fortemente interattivo; ma ci\u00f2 richiede un cambiamento di mentalit\u00e0 che i giornalisti tendono a rifiutare e che nel lungo periodo rischia di essere fortemente autolesionista.<br \/>\nC) Il web favorir\u00e0 la moltiplicazione delle testate, accompagnate, per\u00f2, da redazioni pi\u00f9 snelle e flessibili. Solo cos\u00ec infatti l\u2019informazione online pu\u00f2 essere economicamente sostenibile. Ci\u00f2 rappresenta una chance per i nuovi siti giornalistici e una sfida per quelle\u00a0 tradizionali che dovranno risolvere o attenuare le criticit\u00e0 di indebitamento ereditate dagli investimenti compiuti in passato, come quelli immobiliari o l\u2019ammortamento degli investimenti nelle rotative full color. Gli asset del passato si sono trasformati rapidamente in passivit\u00e0: la capacit\u00e0 di gestire queste ultime sar\u00e0 molto importante per determinare le possibilit\u00e0 di adeguamento delle societ\u00e0 editoriali esistenti.<br \/>\nD) La logica di adattamento riguarda anche la pubblicit\u00e0. Se da un lato emergono seri dubbi sull\u2019affidabilit\u00e0 del criterio basato sugli accessi unici, oggi prevalente, dall\u2019altro gli editori sembrano non aver capito le potenzialit\u00e0 di Internet. E se \u00e8 innegabile che un modello di business non \u00e8 stato ancora trovato, \u00e8 vero che i tentativi di trovare nuove fonti di reddito sono stati limitati o comunque fatti, una volta ancora, seguendo le vecchie logiche. Perch\u00e9, ad esempio, non reagire alla concorrenza di Google adottando le sue stesse logiche e dunque puntando su forme di aggregazione pi\u00f9 evolute tra i giornali stessi?<br \/>\nE) Il vecchio mondo editoriale era basato sul concetto di esclusivit\u00e0 della testata, quello nuovo invece, proprio per il ruolo dei motori di ricerca e i tempi brevissimi di permanenza sul sito (tre minuti), favorisce la logica opposta: quella della condivisione dei contenuti e della complementariet\u00e0 fra le testate. Ma per coglierle tutti devono cambiare approccio: giornalisti, editori, pubblicitari.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.ejo.ch\/files\/EJO_Research%202009.pdf\">Download versione integrale della ricerca<\/a><\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Via EJO e LDSI \u201cPer cogliere le opportunit\u00e0 del nuovo mondo editoriale, tutti devono cambiare approccio: giornalisti, editori, pubblicitari&#8221;.\u00a0 La nuova ricerca dell&#8217;Osservatorio europeo di giornalismo, condotta da Piero Macr\u00ec con la supervisione di Marcello Foa, parte da una constatazione paradossale: i giornali non sono mai stati letti come ora. 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