{"id":11859,"date":"2009-07-15T00:01:53","date_gmt":"2009-07-14T23:01:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=11859"},"modified":"2009-07-15T00:38:56","modified_gmt":"2009-07-14T23:38:56","slug":"editoria-in-tempi-di-crisi-la-lezione-di-economist-e-bild","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2009\/07\/15\/editoria-in-tempi-di-crisi-la-lezione-di-economist-e-bild\/","title":{"rendered":"Editoria in tempi di crisi: la lezione di Economist e Bild"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/economia\/09_luglio_14\/economist_e_bild_mucchetti_91dcc082-7058-11de-9fc1-00144f02aabc.shtml\">Via Corriere.it<\/a><\/p>\n<blockquote><p>La vita \u00e8 curiosa. Nel 2006 The Economist profetizzava, con pi\u00adglio provocatorio, la scompar\u00adsa dalle edicole dell\u2019ultimo quotidia\u00adno nel 2043. Ora la recessione accele\u00adra i processi. Molti quotidiani e setti\u00admanali, travolti dal calo della pubbli\u00adcit\u00e0, vanno male. Ma The Economist Group no. Anzi, il 31 marzo 2009 ha chiuso il suo bilancio record. Quando diede l\u2019allarme al resto dell\u2019informa\u00adzione, la Cassandra londinese dichia\u00adrava ricavi per 218 milioni di sterline con un utile netto di 22. Adesso, gua\u00addagna 38 milioni su 313 fatturati. L\u2019al\u00adfiere della globalizzazione &#8211; lettura obbligata dell\u2019iperclasse che trasvola sulle patrie &#8211; miete i suoi successi. Vende quasi 1,4 milioni di copie, il doppio di 10 anni fa, il quintuplo ri\u00adspetto agli anni Ottanta. Dell\u2019autorevolezza della testata, fondata nel 1843 da James Wilson, un sostenitore del free trade, si sa tutto. Rupert Pennant-Rea, gi\u00e0 direttore ne\u00adgli anni Ottanta, \u00e8 stato vicegoverna\u00adtore della Banca d\u2019Inghilterra e ora presiede l\u2019editrice. Negli anni Trenta, Luigi Einaudi, esule volontario dal Corriere espugnato dal fascismo, era il corrispondente dall\u2019Italia. Si sa me\u00adno, invece, dell\u2019azienda.<\/p>\n<p>The Econo\u00admist Group riunisce, attorno alla sto\u00adrica ammiraglia, mensili specializza\u00adti, siti internet, l\u2019Economist Intelli\u00adgence Unit e il notiziario del Congres\u00adso Usa, Roll Call, cui si \u00e8 aggiunto Ca\u00adpitol Advantage, comprato l\u2019anno scorso per 21 milioni di sterline forni\u00adti senza battere ciglio dalle banche bench\u00e9 &#8211; circostanza insolita a oc\u00adchi italiani &#8211; il gruppo abbia un pa\u00adtrimonio netto negativo e l\u2019acquisita abbia solo avviamenti. La verit\u00e0 \u00e8 che, dopo oltre un secolo di bilanci contenuti, la societ\u00e0 ha co\u00adminciato a fare tanti soldi. E a distribui\u00adre agli azionisti perfino un po\u2019 di pi\u00f9 di quanto guadagni. Negli ultimi 4 esercizi, ha pagato dividendi per 152 milioni avendo realizzato 126 milioni di profitti. Una scelta non rara nel Re\u00adgno Unito: il London Stock Exchange si regola allo stesso modo. E resa possi\u00adbile dal flusso di cassa abbondante. Ai soci interessa meno, evidentemente, il valore della societ\u00e0. In base al prezzo indicativo dell\u2019azione a bilancio, il gruppo vale 500 milioni di sterline, ma la societ\u00e0 non conferma perch\u00e9 non tutte le azioni sono uguali e The Econo\u00admist Group non \u00e8 quotato. Anzi, una struttura proprietaria curiosa. Il capitale \u00e8 infatti formato da 4 ca\u00adtegorie di azioni: 100 azioni senza di\u00adritti patrimoniali ai trustees, 22,68 mi\u00adlioni di ordinarie pressoch\u00e9 senza di\u00adritti di voto (gli Agnelli ne hanno ap\u00adpena comprate 50 mila, parecchie so\u00adno destinate ai dipendenti), 1,26 mi\u00adlioni di azioni speciali A in mano a una novantina di soci tra i quali Lynn Forester de Rothschild con il 19%, e poi i Cadbury e gli Schroeders, e altret\u00adtante di classe B di propriet\u00e0 del Fi\u00adnancial Times, gruppo Pearson, che le ha acquistate nel 1928. I 4 trustees controllano i passaggi azionari e le no\u00admine al vertice del giornale e della so\u00adciet\u00e0.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p>&#8230;<br \/>\nSe The Econo\u00admist Group pu\u00f2 essere paragonato a una fregata, con i suoi 1.234 addetti, Springer \u00e8 una corazzata con una ca\u00adpitalizzazione di Borsa di 2,2 miliar\u00addi, due volte i mezzi propri, 10.600 di\u00adpendenti, ricavi per 2,7 miliardi di eu\u00adro, un utile di 571 milioni, che sareb\u00adbe stato record anche senza la vendi\u00adta della partecipazione nella tv Prosie\u00adbensat. Come l\u2019inglese, anche il gruppo te\u00addesco non \u00e8 scalabile. Ma solo perch\u00e9 la maggioranza assoluta del capitale \u00e8 in mano a Friede Springer, la vedo\u00adva del fondatore. Qui, per\u00f2, la succes\u00adsione al carismatico Axel \u00e8 stata diffi\u00adcile: dal 1985 al 2002 il timone \u00e8 pas\u00adsato pi\u00f9 volte di mano. La stabilit\u00e0 \u00e8 stata raggiunta solo 7 anni fa quando la signora Springer ha individuato nell\u2019allora trentanovenne Mathias Doepfner, che aveva iniziato come giornalista, la guida operativa del gruppo e in Giuseppe Vita il presiden\u00adte. Diversamente dall\u2019Economist, te\u00adstata globale, Springer edita giornali legati al territorio che, sull\u2019esempio della Bild, figliano periodici specializ\u00adzati esasperando l\u2019uso del marchio. In Europa orientale ha posizioni pre\u00adminenti, anche se nel difficile 2008 non ne ha ricavato profitti. Springer d\u00e0 dividendi alti, ma meno degli in\u00adglesi, ed \u00e8 generoso con i manager.<\/p>\n<p>I suoi 4 top hanno ricevuto complessi\u00advamente 13,1 milioni nel 2008, 48 vol\u00adte il costo pro capite dei dipendenti. L\u2019Economist non d\u00e0 notizie comple\u00adte, ma sembra largheggi meno. Il gruppo Springer \u00e8 attento ai co\u00adsti operativi. Annuncia nuovi tagli per 40 milioni dopo aver gi\u00e0 fatto tre grandi ristrutturazioni: il trasferimen\u00adto della sede da Amburgo a Berlino che comport\u00f2 le dimissioni di circa il 15% dei dipendenti; la condivisione delle tipografie dei periodici con l\u2019al\u00adtro big tedesco, Bertelsmann; la rior\u00adganizzazione delle redazioni in un flusso continuo online-carta-online. Pari attenzione ai costi finanziari. Pur avendo tanto investito, il debito netto \u00e8 pari a 335 milioni, assai meno del margine operativo. Ma il vero punto di forza sono le vendite e la di\u00adpendenza dalla pubblicit\u00e0 inferiore al\u00adla concorrenza: il 43% dei ricavi con\u00adtro il 54% degli altri media tedeschi; e ancor pi\u00f9 lo \u00e8 la dipendenza dai pic\u00adcoli annunci (18% dei ricavi pubblici\u00adtari) che invece procurano ancora ol\u00adtre la met\u00e0 del fatturato in Germania e Regno Unito. Detto tutto questo, \u00e8 certo merito della Bild se il suo pub\u00adblico \u00e8 pi\u00f9 vasto di quello di ogni pro\u00adgramma tv tedesco. Ma, forse, anche della lobby degli editori che \u00e8 riuscita in Germania a contenere le risorse della tv commerciale cos\u00ec da avere un rivale meno potente e capace della tv italiana.\n<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Via Corriere.it La vita \u00e8 curiosa. Nel 2006 The Economist profetizzava, con pi\u00adglio provocatorio, la scompar\u00adsa dalle edicole dell\u2019ultimo quotidia\u00adno nel 2043. Ora la recessione accele\u00adra i processi. Molti quotidiani e setti\u00admanali, travolti dal calo della pubbli\u00adcit\u00e0, vanno male. Ma The Economist Group no. Anzi, il 31 marzo 2009 ha chiuso il suo bilancio record. &#8230; <a title=\"Editoria in tempi di crisi: la lezione di Economist e Bild\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2009\/07\/15\/editoria-in-tempi-di-crisi-la-lezione-di-economist-e-bild\/\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Editoria in tempi di crisi: la lezione di Economist e Bild\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[17,6,30],"tags":[2162,121,2155],"class_list":["post-11859","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-economia","category-internet","category-media","tag-economia","tag-editoria","tag-internet"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11859","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11859"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11859\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11863,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11859\/revisions\/11863"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11859"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11859"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11859"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}