{"id":15340,"date":"2009-12-18T23:10:56","date_gmt":"2009-12-18T22:10:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=15340"},"modified":"2009-12-18T23:10:56","modified_gmt":"2009-12-18T22:10:56","slug":"giornalismo-partecipativo-di-gennnaro-carotenuto-il-libro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2009\/12\/18\/giornalismo-partecipativo-di-gennnaro-carotenuto-il-libro\/","title":{"rendered":"Giornalismo Partecipativo di Gennnaro Carotenuto: il libro"},"content":{"rendered":"<p>E&#8217; uscito il libro di <a href=\"http:\/\/www.gennarocarotenuto.it\/\">Gennaro Carotenuto <\/a> dal titolo <a href=\"http:\/\/www.gennarocarotenuto.it\/11875-giornalismo-partecipativo-storia-critica-del-giornalismo-al-tempo-di-internet-il-libro\/\">Giornalismo partecipativo. Storia critica dell\u2019informazione al tempo di Internet<\/a>. <a href=\"http:\/\/www.gennarocarotenuto.it\/?wp_ct=5\">Per acquistarlo online<\/a><\/p>\n<p>Dall&#8217;introduzione del testo<\/p>\n<blockquote><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"giornalismo partecipativo\" src=\"http:\/\/www.gennarocarotenuto.it\/immagini\/Gio.Storiacriticadelgiornalismoaltempodi_82DE\/copertinawebGiornalismopartecipativo_thumb.jpg\" alt=\"\" width=\"223\" height=\"327\" \/>Tema di questo saggio \u00e8 la crisi che da trent\u2019anni colpisce il giornalismo in parallelo con lo sviluppo dei \u201cmedia personali di comunicazione di massa\u201d quali Internet o il telefono cellulare. Questi nuovi media stanno segnando un vero punto di svolta nella storia dell\u2019informazione, nella misura in cui permettono a un numero di persone ampio come non mai di comunicare verso molti interlocutori, mettendo in dubbio la centralit\u00e0 stessa del mainstream.<\/p>\n<p align=\"justify\">Internet, l\u2019Internet dell\u2019informazione, la Rete come mezzo di comunicazione di massa, \u00e8 mutevole e in continua trasformazione, cangiante fino a mostrarsi iridescente a seconda di dove e da dove la si guardi, ma resta fedele ad alcune linee di fondo della cultura digitale tratteggiata fin dagli anni \u201980. Studiandone la storia, emerge la precisa peculiarit\u00e0 del mezzo: lo sviluppo di una comunicazione fondata sull\u2019orizzontalit\u00e0 rispetto alla verticalit\u00e0 della diffusione tradizionale. Per sua natura tale comunicazione orizzontale \u00e8 in grado di confrontarsi, a volte scontrarsi, ma pi\u00f9 spesso lavorare in sinergia con i mass media tradizionali.<\/p>\n<p align=\"justify\"><!--more--><\/p>\n<p align=\"justify\">In Rete la comunicazione avviene da molti a molti. Anche chi \u00e8 esclusivamente recettore di informazione pu\u00f2 scegliere tra un numero di alternative la cui ampiezza non conosce precedenti nella storia, instaurando confronti tra i vari media, valicando i confini, superando la temporalit\u00e0 e creandosi una propria agenda informativa ad assetto variabile. Inoltre, l\u2019utente attivo della Rete ha mille modi per interagire, commentare, partecipare. Negli ultimi 15 anni il modello broadcast che vedeva i pochi deputati a comunicare ai molti, incarnato dai media tradizionali, ha potuto fare ben poco per scalfire l\u2019orizzontalit\u00e0 di un medium rivelatosi pressoch\u00e9 impermeabile alla concentrazione editoriale. Anzi, le moltitudini che comunicano in orizzontale \u2013 la cosiddetta \u201ccoda della cometa\u201d o \u201ccoda lunga\u201d teorizzata da Chris Anderson, direttore della rivista <em>Wired<\/em>, il mensile simbolo dell\u2019era digitale \u2013 sembrano avere la capacit\u00e0 di controbilanciare il persistente peso del nucleo rappresentato dai pochi che comunicano a molti.<\/p>\n<p align=\"justify\">Con \u201ccoda della cometa\u201d in questo contesto si intende lo sciame di agenti informativi, di medie, piccole o piccolissime dimensioni, in genere nati con la Rete, la forma pi\u00f9 conosciuta dei quali (ma non l\u2019unica) \u00e8 quella dei blog. La multinazionale Google, con il motore di ricerca omonimo, ha avuto un ruolo fondamentale nel valorizzarli, innanzitutto indicizzandoli e poi attribuendo loro un valore economico grazie alla sua pubblicit\u00e0 contestuale. Si \u00e8 formato cos\u00ec un ambiente tecnologico ma anche economico nel quale, con i \u201cmass media\u201d propriamente detti, convivono milioni di \u201cmedia personali di comunicazione di massa\u201d. Vengono cos\u00ec abbattuti gli steccati tra le diverse forme di comunicazione in una convergenza che non \u00e8 solo quella immaginata dalle grandi imprese del settore (ad esempio, il <em>triple play <\/em>tra TV, Internet e telefonia); allo stesso modo, cadono anche le barriere tra produttori e consumatori di informazione. Le implicazioni di tutto questo per il mondo dei media e non solo per quella fetta di popolazione che gi\u00e0 si informa soprattutto con la Rete sono di vasta portata. L\u2019elezione di Barack Obama, gli attentati di Madrid dell\u201911 marzo 2004 e la loro influenza sul voto avvenuto tre giorni pi\u00f9 tardi, l\u2019industria discografica, il modello di Wikipedia sono solo alcuni esempi che aiutano a comprendere meglio le caratteristiche antimonopolistiche della Rete.<\/p>\n<p align=\"justify\">All\u2019edicola dietro l\u2019angolo troviamo da sempre le stesse 15 o 20 testate nazionali e locali. Queste, pur non agendo in regime di monopolio, non temono in alcun modo la concorrenza dell\u2019<em>Asahi Shinbun <\/em>di Tokio, come questo, in Giappone, non si fa influenzare da <em>Il Resto del Carlino<\/em>. Sul telecomando della TV via etere, nonostante il digitale terrestre, le cose sono lente a cambiare e ai primi posti si assestano stabilmente le stesse reti, in particolare in Italia i tre canali RAI e i tre Mediaset, Orazi e Curiazi oramai pienamente pacificati e omologati sia sul piano del modello comunicativo che degli interessi politici ed economici rappresentati. Nonostante le modalit\u00e0 di fruizione della televisione, soprattutto da parte dei giovani, negli ultimi anni abbiano subito profondi cambiamenti, occorre andare sul satellite per trovare alternative alla concentrazione monopolistica del messaggio.<\/p>\n<p align=\"justify\">Anche in Italia molti grandi media hanno puntato in maniera convinta sul formato online, a partire da <em>La Repubblica <\/em>che dichiara circa 1,2 milioni di lettori unici al giorno. Lo hanno fatto tuttavia senza sciogliere due nodi fondamentali: innanzitutto, l\u2019informazione prodotta per Internet dal mainstream \u00e8 peggiore, pi\u00f9 sciatta, pi\u00f9 corriva di quella destinata alle testate tradizionali. \u00c8 un\u2019informazione a basso costo, in cui la precariet\u00e0 dei rapporti di produzione \u00e8 centrale e va a totale detrimento dell\u2019indipendenza dei giornalisti. Il secondo nodo \u00e8 rappresentato dal fatto che il modello di business della stampa digitale rafforza il rapporto perverso con la pubblicit\u00e0 senza cercare il consenso dei lettori rappresentato dal pagamento dei contenuti.<\/p>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; uscito il libro di Gennaro Carotenuto dal titolo Giornalismo partecipativo. Storia critica dell\u2019informazione al tempo di Internet. 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