{"id":15816,"date":"2010-01-09T13:11:27","date_gmt":"2010-01-09T12:11:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=15816"},"modified":"2010-01-09T13:11:27","modified_gmt":"2010-01-09T12:11:27","slug":"quante-rosarno-ditalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2010\/01\/09\/quante-rosarno-ditalia\/","title":{"rendered":"Quante Rosarno d&#8217;Italia?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/_web\/cmstp\/tmplRubriche\/editoriali\/gEditoriali.asp?ID_blog=25&#038;ID_articolo=6834&#038;ID_sezione=&#038;sezione=\">Cesare Martinetti su Lastampa.it<\/a><\/p>\n<blockquote><p>La rivolta di Rosarno \u00e8 scoppiata nelle stesse ore in cui il ministro dell\u2019Interno, a distanza di pochi chilometri, discuteva con i responsabili dell\u2019ordine pubblico in Calabria la risposta dello Stato alla bomba esplosa contro la procura. Una coincidenza casuale ma davvero simbolica che nella saldatura tra l\u2019emergenza cronica chiamata mafia (&#8216;ndrangheta, camorra, ecc.) e la nuova emergenza che si chiama immigrazione ci consegna all\u2019inizio di questo 2010 un\u2019agenda sociale drammatica. Quello che sta accadendo a Rosarno in queste ore ci riguarda tutti: il nostro quartiere, le nostre periferie, a Sud e a Nord, interroga la nostra coscienza di cittadini, sfida l&#8217;intelligenza e mette alla prova quello che si chiamava il sentimento democratico. Non \u00e8 un problema solo italiano. Una rivolta del tutto analoga a quella di Rosarno \u00e8 scoppiata qualche mese fa a Calais, nel Nord della Francia, da dove le bianche scogliere di Dover appaiono come un miraggio alle migliaia di migranti (soprattutto afghani, pakistani, iracheni) che premono per sbarcare in Gran Bretagna. Gli ammiratori acritici di quanto avviene al di l\u00e0 delle frontiere vadano al cinema a vedere \u00abWelcome\u00bb di Philippe Lioret: avranno di che meditare su come la questione rappresenti un rompicapo per ogni governo, compreso quello del muscolare Sarkozy che ha trasformato in reati anche i piccoli gesti di solidariet\u00e0 verso i clandestini senza aver disinnescato le polveriere sociali disseminate nelle banlieues francesi. \u00c8 anche per questo che appare particolarmente irritante la litania tutta italiana del rinfaccio di responsabilit\u00e0 tra destra e sinistra, governo e non governo perch\u00e9 le responsabilit\u00e0 vanno equamente distribuite nel corso degli anni. Altra cosa \u00e8 il confronto su quanto sta accadendo a Rosarno: accusare di clandestinit\u00e0 dei poveracci che accettano condizioni di vita disumane per svolgere lavori che gli italiani non vogliono pi\u00f9 fare non ci sembra la strada migliore.<br \/>\n<!--more--><br \/>\nA Rosarno (un comune da anni senza amministrazione sciolta per mafia) va in scena la duplice sconfitta della classe dirigente italiana: un Sud abbandonato alla propria incapacit\u00e0 di uscire dal medioevo della \u2019ndrangheta, l&#8217;afflusso incontrollato di masse migranti. Il paradosso, inaccettabile, \u00e8 che tutto ci\u00f2 \u00e8 noto ma tollerato per il sistema, quel sistema che in Calabria (ma anche in Sicilia, Puglia, Campania e nei frutteti del Nord) si regge su una manodopera invisibile e clandestina. Bisogna compiere un viaggio tra paesaggi improbabili e allucinati che avrebbero fatto da sfondo ideale al film tratto da \u00abLa strada\u00bb di Cormac McCarthy (che pare non vedremo mai in Italia perch\u00e9 troppo desolato e deprimente) per scovare l\u2019accampamento dei \u00abribelli\u00bb di Rosarno: un vecchio stabilimento industriale abbandonato, dove senza nessun servizio e in condizioni igieniche inimmaginabili vivono stagionalmente, da anni, centinaia di persone. Quante Rosarno ci sono in Italia? Quanti cittadini italiani, nella maggioranza deboli ed essi stessi \u00ababbandonati\u00bb, come quelli che in Calabria in queste ore si confrontano e si scontrano con i migranti in una disperata guerra tra poveri? Per il governo, a distanza di pochi giorni, si apre una seconda, urgente sfida calabrese: rendere dignitose le condizioni di vita di centinaia di lavoratori stranieri, permettere loro di lavorare nella legalit\u00e0, perseguire le mafie grandi o piccole che li sfruttano, non consentire che in nessun\u2019altra Rosarno sparsa in Italia si aggreghino masse di clandestini inevitabilmente destinate a urtarsi con le popolazioni locali. Misure urgenti e difficili a cui bisogna affiancare prima possibile la regolazione di un percorso italiano alla cittadinanza per gli immigrati. Giovanna Zincone il 2 gennaio scorso ha illustrato su la Stampa quanto sia problematica la composizione delle varie proposte nel dibattito che si sta facendo in Parlamento. \u00c8 essenziale dare certezze di legge a una materia cos\u00ec incandescente. Ed \u00e8 importante che non siano le emozioni e le facili demagogie del momento a prevalere sulla ragione o anche su un banale calcolo utilitaristico: degli immigrati il sistema italiano non pu\u00f2 fare a meno. Dare sicurezze a loro significa dare sicurezze agli italiani ed evitare altre Rosarno.\n<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cesare Martinetti su Lastampa.it La rivolta di Rosarno \u00e8 scoppiata nelle stesse ore in cui il ministro dell\u2019Interno, a distanza di pochi chilometri, discuteva con i responsabili dell\u2019ordine pubblico in Calabria la risposta dello Stato alla bomba esplosa contro la procura. 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