{"id":15977,"date":"2010-01-15T10:05:29","date_gmt":"2010-01-15T09:05:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=15977"},"modified":"2010-01-16T23:20:39","modified_gmt":"2010-01-16T22:20:39","slug":"laggregatore-per-le-crisi-viene-dallafrica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2010\/01\/15\/laggregatore-per-le-crisi-viene-dallafrica\/","title":{"rendered":"L&#8217;aggregatore per le crisi viene dall&#8217;Africa"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/esteri\/2010\/01\/14\/news\/dall_africa_a_palo_alto_crisis_mappers_per_haiti-1951861\/\">Via Repubblica<\/a><\/p>\n<blockquote><p>Tweet, post, mail, sms. Feriti intrappolati sotto le macerie, ospedali crollati, scuole rase al suolo. La rete \u00e8 inondata di notizie che provengono da Haiti. Ma come renderle facilmente accessibili alle organizzazioni umanitarie e agevolare cos\u00ec i soccorsi? Una risposta arriva dall&#8217;Africa. <a href=\"http:\/\/www.ushahidi.com\/\">Ushahidi<\/a>, la piattaforma di crowdsourcing che permette di raccogliere informazioni dalla folla attraverso sms, tweets, mail, nata nel 2008 per raccontare le violenze post-elettorali in Kenya, e usata anche da Al Jazeera per la copertura dell&#8217;ultima guerra a Gaza, <a href=\"http:\/\/haiti.ushahidi.com\/\">ha messo online una pagina dedicata alla crisi haitiana<\/a>. In meno di 12 ore sono gi\u00e0 stati raccolti quasi 3000 messaggi, in gran parte via Twitter .<\/p>\n<p><object classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" width=\"400\" height=\"225\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"http:\/\/vimeo.com\/moogaloop.swf?clip_id=7838030&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1\" \/><embed type=\"application\/x-shockwave-flash\" width=\"400\" height=\"225\" src=\"http:\/\/vimeo.com\/moogaloop.swf?clip_id=7838030&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"true\"><\/embed><\/object><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vimeo.com\/7838030\">What is Ushahidi?<\/a> from <a href=\"http:\/\/vimeo.com\/ushahidi\">Ushahidi<\/a> on <a href=\"http:\/\/vimeo.com\">Vimeo<\/a>.<\/p>\n<p>Una volta verificate, le informazioni vengono visualizzate su una mappa, divise per categorie: strutture crollate, scuole e ospedali danneggiati, strade bloccate, persone intrappolate sotto le macerie, incendi e zone senza acqua potabile. La piattaforma, rilasciata in beta come applicazione open source, \u00e8 scaricabile gratuitamente. (Il New York Times, secondo quanto riferisce l&#8217;Huffington post, sta cercando il modo di integrarla per seguire gli sviluppi della situazione ad Haiti).<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nPer mettere a punto il software, il team di Ushahidi, composto da sviluppatori africani (da Kenya, South Africa, Malawi, Ghana) ma anche olandesi e americani, ha cominciato a\u00a0 lavorare gi\u00e0 poche ore dopo la notizia della prima scossa (qui il racconto di Ory Okolloh, avvocatessa e blogger keniana che dirige il progetto, coordinandosi attraverso l&#8217;International Network of Crisis Mappers (CM*Net). &#8220;Abbiamo un numero di telefono internazionale\u00a0 &#8211;\u00a0 scrive Okolloh\u00a0 &#8211;\u00a0 ma stiamo lavorando con i nostri colleghi di CM*Net e dell&#8217;Insteadd per avere anche numeri locali&#8221;.<\/p>\n<blockquote><p>L&#8217;InStedd di Palo Alto (Innovative support to emergencies, diseases and distaster) \u00e8 specializzata in gestione delle informazioni in situazioni di emergenza. Ha gi\u00e0 testato nel Sud Est asiatico il software GeoChat, open source, pensato per le organizzazioni umanitarie e no-profit, che consente a chiunque sia dotato di telefonino o di computer di segnalare immediatamente la propria posizione, i bisogni sanitari\/umanitari e le strutture pi\u00f9 vicine in grado di soddisfarli, comunicarli a chi \u00e8 nella stessa zona e localizzare gli altri su una mappa.<\/p><\/blockquote>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Via Repubblica Tweet, post, mail, sms. Feriti intrappolati sotto le macerie, ospedali crollati, scuole rase al suolo. La rete \u00e8 inondata di notizie che provengono da Haiti. Ma come renderle facilmente accessibili alle organizzazioni umanitarie e agevolare cos\u00ec i soccorsi? Una risposta arriva dall&#8217;Africa. 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