{"id":17455,"date":"2010-03-07T06:01:40","date_gmt":"2010-03-07T05:01:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=17455"},"modified":"2010-03-07T20:04:10","modified_gmt":"2010-03-07T19:04:10","slug":"i-ricercatori-torinesi-in-rivolta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2010\/03\/07\/i-ricercatori-torinesi-in-rivolta\/","title":{"rendered":"I ricercatori torinesi in rivolta"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www3.lastampa.it\/torino\/sezioni\/cronaca\/articolo\/lstp\/151942\/\">Andrea Rossi su Lastampa.it<\/a><\/p>\n<blockquote><p>Adesso fanno sul serio. Altro che minaccia sbandierata per ottenere  condizioni migliori o limitare un precariato fuori controllo. Stavolta  non \u00e8 una provocazione, ma una decisione gi\u00e0 presa e messa nero su  bianco in una facolt\u00e0 dell\u2019Universit\u00e0 di Torino e che presto potrebbe  dilagare in tutte le altre: i ricercatori non vogliono pi\u00f9 insegnare.  Basta corsi, basta didattica, basta esami. Dal prossimo anno, a Scienze,  torneranno a occuparsi solo di quel che prevede la legge: fare ricerca e  seguire la didattica complementare, ad esempio le esercitazioni.<\/p>\n<p>\u00abL\u2019abbiamo deciso a malincuore\u00bb, racconta Alessandro Ferretti,  ricercatore al dipartimento di Fisica sperimentale. \u00abSmetteremo di  svolgere tutti quei compiti didattici a cui fino a oggi ci siamo  dedicati con passione, su basi volontarie, e per il bene degli atenei e  dei loro studenti. Da ottobre lavoreremo a tempo pieno al nostro compito  istituzionale\u00bb. Il motivo di questa rivolta \u00e8 tutto racchiuso nel nuovo  disegno di legge sull\u2019Universit\u00e0. \u00abSperiamo che la nostra protesta  serva ad attirare l\u2019attenzione sulle condizione disastrose che il ddl  Gelmini produrr\u00e0 dentro gli atenei, soprattutto sul fronte del  personale\u00bb, spiegano.<br \/>\n<!--more--><br \/>\nLa riforma varata dal ministero, che  presto passer\u00e0 all\u2019esame del Parlamento, per chi si occupa di ricerca  contiene infatti una rivoluzione: introduce la figura del ricercatore a  tempo determinato, con contratti di tre anni rinnovabili per altri tre,  \u00abcon il risultato che alla fine ci si potrebbe trovare senza un concorso  cui partecipare, obbligati a reinventarsi una professione fuori  dall\u2019Universit\u00e0 a 40 anni. Inoltre, se anche il concorso fosse previsto,  si scatenerebbe una \u201cguerra tra poveri\u201d: da una parte i ricercatori  strutturati, che aspirano a un avanzamento di carriera; dall\u2019altra  quelli a tempo determinato, che rischiano di uscire dall\u2019Universit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Un quadro che ha spinto i ricercatori di Scienze &#8211; sia gli strutturati  che i precari &#8211; a mobilitarsi: l\u2019anno prossimo niente didattica, con il  rischio di paralizzare la facolt\u00e0 e mettere a repentaglio lo svolgimento  di tutti i corsi. Il consiglio di facolt\u00e0, qualche giorno fa, ha  espresso solidariet\u00e0 alla protesta, ma il preside Alberto Conte non  nasconde la preoccupazione: \u00abUna scelta di quel genere metterebbe in  forte difficolt\u00e0 l\u2019organizzazione della didattica, forse addirittura  pregiudicherebbe la messa a punto dei corsi di laurea\u00bb. Non ha tutti i  torti: nella facolt\u00e0 di via Giuria i ricercatori sono 180, i docenti &#8211;  tra associati e ordinari &#8211; circa 250, i precari della ricerca oltre 300.  Facile immaginare quale sconquasso provocherebbe la ritirata dei 180  ricercatori, molti dei quali tengono interi corsi ed esaminano gli  studenti. Senza contare l\u2019esercito dei precari, i cui compiti di  didattica sono per\u00f2 ridotti.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andrea Rossi su Lastampa.it Adesso fanno sul serio. Altro che minaccia sbandierata per ottenere condizioni migliori o limitare un precariato fuori controllo. 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