{"id":17471,"date":"2010-03-08T11:04:47","date_gmt":"2010-03-08T10:04:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=17471"},"modified":"2010-03-08T11:04:47","modified_gmt":"2010-03-08T10:04:47","slug":"cera-una-volta-la-new-economy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2010\/03\/08\/cera-una-volta-la-new-economy\/","title":{"rendered":"C&#8217;era una volta la New Economy"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/economia\/2010\/03\/08\/news\/new_economy-2550110\/\">Federico Rampini Su repubblica.it<\/a><\/p>\n<blockquote><p>L&#8217;euforia e poi il crollo della New Economy sembrano vicende lontanissime, tanto profondamente siamo cambiati da allora. Il periodo che si chiude in quel marzo 2000 \u00e8 una sorta di Et\u00e0 dell&#8217;Oro che oggi appare quasi irreale. L&#8217;America di allora sta entrando nell&#8217;ottavo anno di presidenza Clinton, ha un bilancio pubblico in attivo, e incassa i dividendi politico-economici di un primato mondiale che sembra inattaccabile, irraggiungibile. La disoccupazione \u00e8 praticamente scomparsa, scesa al di sotto del 4% che \u00e8 considerato il minimo fisiologico. La Cina in quegli anni \u00e8 solo un prezioso fornitore a basso costo, l&#8217;industria informatica californiana vi delocalizza le produzioni manifatturiere ma si tiene il controllo di tutte le funzioni strategiche come la ricerca. Al Qaeda \u00e8 una sigla pressoch\u00e9 sconosciuta al grande pubblico. I protagonisti di quella fase oggi sono scomparsi o ridimensionati. C&#8217;\u00e8 America Online (Aol), un portale Internet che dall&#8217;alto della sua quotazione stratosferica conquista il controllo di un gruppo multimediale pi\u00f9 &#8220;maturo&#8221;, Time Warner. C&#8217;\u00e8 Yahoo che sembra avviato a sfruttare come luogo di scambio le nuove abitudini degli utenti Internet. C&#8217;\u00e8 Cisco, gigante virtuale dell&#8217;era in cui il mondo intero insegue l&#8217;America nel cablaggio a fibre ottiche. E c&#8217;\u00e8 Microsoft, il Golia che sovrasta tutti, l&#8217;unico gruppo a cui si attribuisce la capacit\u00e0 di dominare il cyber-spazio. \u00c8 ai confini di quel mondo che appaiono le prime patologie gravi. Enron sta in Texas anzich\u00e9 in California, \u00e8 un gigante giovane che ha moltiplicato le sue fortune situandosi all&#8217;incrocio di tre fenomeni: la deregulation energetica, la deregulation finanziaria, e Internet. Ha creato un immenso mercato virtuale di futures e derivati per speculare sull&#8217;energia, di cui fa le spese la California stremata dai blackout elettrici. Worldcom \u00e8 un altro colosso creato su una bolla, quella dei sovrainvestimenti nelle fibre ottiche, nati da proiezioni assurde sull&#8217;aumento dell&#8217;uso delle telecom. (Enron e Worldcom saranno i pi\u00f9 gravi crac fraudolenti nel post-crac della New Economy, nel dicembre 2001 e aprile 2002).<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nChe cosa provoca esattamente l&#8217;inizio della fine, a partire dal 10 marzo di dieci anni fa? Come tutte le crisi anche quella nasce da un concatenarsi di cause. Alcune hanno analogie con la situazione attuale. Un singolo evento che il 10 marzo 2000 sembra giocare il ruolo del detonatore, \u00e8 l&#8217;avvio da parte della giustizia americana dell&#8217;esame antitrust su Microsoft, che fa vacillare la &#8220;regina&#8221; dell&#8217;epoca. Pi\u00f9 importante a posteriori risulta essere il progressivo giro di vite nella politica monetaria. Tra la fine del 1999 e l&#8217;inizio del 2000 la Federal Reserve \u00e8 costretta ad alzare i tassi d&#8217;interesse per ben sei volte, nel tentativo di tamponare gli eccessi di liquidit\u00e0 e la bolla speculativa creata dal denaro facile. Ma presto le azioni di risanamento della banca centrale saranno vanificate da altre emergenze: con l&#8217;11 settembre 2001 l&#8217;America \u00e8 sotto la duplice minaccia di un attacco terroristico senza precedenti, insieme con una recessione. La Fed deve tornare a pompare liquidit\u00e0 nel sistema, facilitando cos\u00ec la nascita di una nuova bolla (al posto del Nasdaq, subentra il mercato immobiliare). La nuova Amministrazione Bush &#8220;cura&#8221; la recessione con tagli d&#8217;imposte indiscriminati, che assieme alle guerre in Afghanistan e Iraq contribuiscono a creare deficit pubblici travolgenti. Nel frattempo l&#8217;attenzione agli eccessi speculativi ha partorito rimedi troppo limitati &#8211; i dirigenti di Enron sono in galera e la legge Sarbanes Oxley impone pi\u00f9 trasparenza ai bilanci societari &#8211; ma lascia intatto e sregolato tutto l&#8217;universo della finanza derivata.<\/p>\n<p>In dieci anni molto sembra cambiato, ma lo \u00e8 davvero? Al posto di Bill Gates, nel ruolo di aspirante monopolista mondiale oggi c&#8217;\u00e8 il chief executive di Google, Eric Schmid, ascoltato consigliere di Barack Obama e protagonista del pi\u00f9 clamoroso incidente &#8220;ideologico&#8221; con la Cina. Il magnete catalizzatore dell&#8217;innovazione che \u00e8 la Silicon Valley resta vivace. Lo dimostra la storia dell&#8217;indiano Vinod Khosla fondatore di Sun Microsystems, che da una costola di questo colosso informatico ha creato Calera, una delle societ\u00e0 pi\u00f9 avanzate nelle nuove fonti energetiche. O la miracolosa resurrezione di Steve Jobs: il pianeta del consumo digitale attende con impazienza il lancio il 3 aprile dell&#8217;iPad, la nuova creatura di un mago che indovina o pi\u00f9 spesso suggerisce tutti i nostri bisogni. Ma basta uscire dai campus futuristici della Apple (Cupertino) e di Google (Mountain View) per vedere subito dietro l&#8217;angolo le crepe vistose che si stanno aprendo nel sistema. Proprio la California ha un tasso di disoccupazione ancora pi\u00f9 alto della media nazionale, un record storico al 12,5% della forza lavoro. Studenti e docenti sono sul piede di guerra per i massicci tagli all&#8217;istruzione; perde colpi proprio quel sistema universitario che in passato fu il punto di forza dell&#8217;America nella gara con l&#8217;Asia. La malafinanza ha esteso la sua metastasi nei gangli di tutti gli enti locali. I Credit default swaps, quei micidiali derivati che sotto l&#8217;apparenza di contratti assicurativi hanno gi\u00e0 rischiato di affossare la Grecia, hanno invaso e inquinato i bilanci dello Stato californiano e di molte municipalit\u00e0 degli Stati Uniti. Avanza il rischio di bancarotta se non si riducono drasticamente i servizi sociali essenziali. Intanto la Federal Reserve ha iniziato in sordina &#8211; proprio come dieci anni fa &#8211; a prosciugare gradualmente quell&#8217;eccesso di liquidit\u00e0 con cui aveva dovuto tamponare il collasso creditizio del 2008. In mancanza di una via d&#8217;uscita credibile per pilotarci fuori dai maxideficit statali, in assenza di vere riforme nelle regole di mercati (languono sia a Washington sia a Bruxelles) l&#8217;ombra di una futura stretta monetaria diventa un castigo inevitabile. Dopo le dot. com di Internet nel 2000, dopo la Enron nel 2001 e la Worldcom nel 2002, dopo Bear Stearns, Lehman Brothers e Aig nel 2008, il prossimo &#8220;souffl\u00e8&#8221; che rischia di sgonfiarsi \u00e8 quello dei debiti pubblici. Con i fondi sovrani dei paesi asiatici nella parte dei creditori e quindi degli arbitri della partita successiva. A un decennio dal crac della New Economy, il libro che coglie meglio il bilancio di quest&#8217;epoca lo ha appena scritto l&#8217;ex direttore del Fondo monetario internazionale, Kenneth Rogoff. \u00c8 la ricostruzione di otto secoli di follie finanziarie. S&#8217;intitola, provocatoriamente, This Time is Different, questa volta \u00e8 diverso: \u00e8 la frase che riassume l&#8217;eterna illusione che si possano ripetere gli errori senza pagarne il conto, \u00e8 il sogno di fuga che ogni generazione di speculatori vuole carezzare, per sottrarsi alla resa dei conti. Per ora resiste impavido Zuckerberg, il ragazzino di Facebook che aveva 15 anni nel 2000, e che di fronte alle lusinghe di Wall Street si ostina a ripetere: vade retro.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Federico Rampini Su repubblica.it L&#8217;euforia e poi il crollo della New Economy sembrano vicende lontanissime, tanto profondamente siamo cambiati da allora. Il periodo che si chiude in quel marzo 2000 \u00e8 una sorta di Et\u00e0 dell&#8217;Oro che oggi appare quasi irreale. 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