{"id":18180,"date":"2010-04-09T10:16:40","date_gmt":"2010-04-09T08:16:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=18180"},"modified":"2010-04-09T09:24:17","modified_gmt":"2010-04-09T07:24:17","slug":"iad-e-la-nuova-vera-sfida-di-apple","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2010\/04\/09\/iad-e-la-nuova-vera-sfida-di-apple\/","title":{"rendered":"Iad \u00e8 la nuova vera sfida di Apple"},"content":{"rendered":"<p>Via Macity<\/p>\n<blockquote><p>Con iAd Apple muove i  primi passi nel mercato del mobile advertising, proponendo un servizio  di mobile advertising specificatamente studiato per il software dei  dispositivi multitouch della Mela.<\/p>\n<p>Il concetto che sta alla base di iAd \u00e8  strettamente legato alle applicazioni e al loro significato  nell&#8217;utilizzo giornaliero di un utente. Secondo Steve Jobs, a differenze  dall&#8217;esperienza desktop, l&#8217;attivit\u00e0 ricerca \u00e8 meno importante sui  device mobili; la parte delle leone \u00e8 fatta dalle applicazioni e dal  tempo che l&#8217;utente trascorre in loro compagnia. Il ragionamento di Jobs \u00e8 semplice: cos\u00ec  come su desktop il centro nevralgico dell&#8217;attivit\u00e0 web \u00e8 rappresentata  dal motore di ricerca, su cellulare invece tutto parte della  applicazioni.<\/p>\n<p>Da questo assunto (pi\u00f9 o meno  condivisibile) prende le mosse la filosofia di iAd: i messaggi  promozionali sono integrati direttamente nelle applicazioni e tentano di  offrire un servizio che dovr\u00e0 coniugare l&#8217;impatto emozionale &#8211; tipico  degli spot televisivi &#8211; con l&#8217;interattivit\u00e0 del web. Come dimostrato  nella presentazione, la pubblicit\u00e0 offerta da iAd assomiglia molto di  pi\u00f9 ad una mini-applicazione interna alle app stessa, capace di offrire  giochi integrati o opzioni interattive.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 consentendo all&#8217;utente di non  abbandonare l&#8217;applicazione, che continuer\u00e0 ad essere attiva sullo sfondo  ed accessibile una volta chiuso lo spot. Questa \u00e8 forse la  caratteristica peculiare di iAd: cliccando su un messaggio promozionale,  l&#8217;utente non abbandona mai l&#8217;applicazione; la pubblicit\u00e0 \u00e8 interna al  software. Un conceto radicalmente differente da quello di altre proposte  pubblicitarie. Se ad esempio osserviamo i messaggio promozionali tipici  del network di AdMob, noteremo che solitamente il click costringe  l&#8217;utente ad abbandonare l&#8217;applicazione in uso, per raggiungere ad  esempio l&#8217;iTunes Store, l&#8217;App Store, le Mappe  oppure una pagina del browser. Con iAd non sar\u00e0 pi\u00f9 cos\u00ec.<\/p>\n<p>Non sono ancora chiari i dettagli sulla  gestione del marketplace e su come verranno gestito il network  pubblicitario; si sa solo che il modello applicato da Apple sar\u00e0 un  condivisione del ricavato: l 40% andr\u00e0 alla Mela mentre il restante 60%  dagli inserzionisti. Non \u00e8 chiaro per\u00f2 se tale ricavato sar\u00e0 calcolato  sui click, oppure sulle vendite effettuate attraverso le pubblicit\u00e0,  oppure semplicemente ad impression.<\/p>\n<p>A prescindere dai dettagli pi\u00f9  specifici, iAd rappresenta muove in una direzione molto precisa: cos\u00ec  come il sistema operativo cui fa capo, il network pubblicitario mobile  della Mela evidenzia un&#8217;anima tendenzialmente chiusa e autoreferenziale,  limitando le escursioni dell&#8217;utente all&#8217;interno delle app in uso, ed  escludendo la possibilit\u00e0 di espandere l&#8217;esperienza promozionale verso  lidi esterni concorrenziali, come ad esempio le pagine web o i contatti  telefonici.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di quel che sar\u00e0 e di come si  configura questo sistema, quello che \u00e8 certo \u00e8 che Apple sta cambiando  lo scenario del mondo delle app e degli sviluppatori che dipenderanno  strettamente da Cupertino per una fetta che in alcuni potrebbe anche  essere rilevante se non totale, del loro fatturato visto che il primo  target sono coloro che creano programmi a costo zero o da 79 centesimi.  Questa classe di programmatori potrebbe ad un certo punto trovare  difficile se non impossibile lasciare App Store a meno di trovare altre  piattaforme che offrano le stesse opportunit\u00e0 non tanto in termini di  profitto (Google con Android, ammesso che vada in porto l&#8217;affare AdMob  potrebbe creare un sistema similare), quando nel rapporto tra numero di  applicazioni distribuite e numero di banner serviti. Apple al momento  con i suoi 85 milioni di dispositivi venduti, le quasi 200mila  applicazioni e i 4 miliardi di download \u00e8 imbattibile.<\/p>\n<p>iAd cambia anche il business di Apple o,  meglio, continua a modificarlo sempre pi\u00f9 in termini di un ecosistema  che dalla semplice vendita di hardware e software, punta per il  fatturato anche sui servizi. Nel caso di iAd siamo di fronte ad un  modello che parte dalle percentuali sulla vendita di applicazioni (30%  del costo) e sconfina su un profitto che deriva dalla concessione  pubblicitaria con margini del tutto simili a quelle di un&#8217;agenzia.  Ovviamente per Apple, come hanno fatto notare alcuni analisti, anche  ammesso di fare il tutto esaurito con le inserzioni, si tratterebbe di  &#8220;argent de poche&#8221;, ma qui il valore \u00e8 nel concetto che sta alla base di  questa svolta strategica.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Via Macity Con iAd Apple muove i primi passi nel mercato del mobile advertising, proponendo un servizio di mobile advertising specificatamente studiato per il software dei dispositivi multitouch della Mela. Il concetto che sta alla base di iAd \u00e8 strettamente legato alle applicazioni e al loro significato nell&#8217;utilizzo giornaliero di un utente. 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