{"id":18556,"date":"2010-04-28T20:18:27","date_gmt":"2010-04-28T18:18:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=18556"},"modified":"2010-04-28T20:18:27","modified_gmt":"2010-04-28T18:18:27","slug":"lo-sporco-che-cola-del-giornalismo-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2010\/04\/28\/lo-sporco-che-cola-del-giornalismo-italiano\/","title":{"rendered":"Lo sporco che cola del giornalismo italiano"},"content":{"rendered":"<p>Sarebbe importante che si iniziassero a fare i nomi degli stfuttatori, che sono ad oggi molto pi\u00f9 frequenti nei media tradizonali e che spesso restano impuniti per le omert\u00e0 di giornalisti o sindacalisti complici. E cos\u00ec la credibilit\u00e0 di giornalisti ed editori finisce ai minimi storici. Si potrebbe dire l&#8217;omicidio di massa per ingordigia del sistema dell&#8217;informazione italiana. <a href=\"http:\/\/www.repubblicadeglistagisti.it\/article\/testimonianza-pubblicista\">Via Larepubblicaceglistagisti<\/a><\/p>\n<blockquote><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"repubblica degli stagisti\" src=\"http:\/\/www.repubblicadeglistagisti.it\/static\/images\/logo_main.png\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"72\" \/>Ho  26 anni e il giornalismo \u00e8 la mia grande passione: compro cinque-sei  quotidiani ogni giorno, leggo di tutto e mi informo su qualsiasi  argomento. Se potessi lavorare per Report vedrei avverarsi un sogno. Per diventare pubblicista, ho accettato  di pagarmi da sola i contributi scrivendo per un blog online con  incarichi da freelance ufficialmente retribuiti. In realt\u00e0, il mio  direttore mi rilascia le ritenute d\u2019acconto e io gli restituisco i soldi  in contanti. Ovviamente non ho nessuna retribuzione: di fatto, pago in  tasse circa 160 euro ogni sei mesi e in pi\u00f9 lavoro gratuitamente per scrivere gli 80 articoli in 2 anni richiesti dall\u2019Ordine del Lazio<\/p>\n<p>Come sono  arrivata a questo punto? La mia storia \u00e8 semplice: mi sono laureata nel  2007 alla facolt\u00e0 di Scienze umanistiche della Sapienza di Roma. Avevo  gi\u00e0 in mente l\u2019obiettivo del giornalismo, ma ho voluto evitare la laurea  in scienze delle comunicazioni perch\u00e9 \u00e8 considerata un po\u2019 un  \u201cparcheggio\u201d e perch\u00e9 qui a Roma c\u2019erano gi\u00e0 migliaia e migliaia di  iscritti con lezioni tenute nei cinema. I miei sono della provincia,  quindi ho anche i problemi e le spese di chi vive fuori sede. Dopo  la laurea mi sono messa in cerca di annunci da parte di giornali  disposti a pagare le ritenute d\u2019acconto per diventare pubblicista. Ho  trovato soltanto un quotidiano che per\u00f2 non pagava gli articoli, neanche  in nero: ne ho approfittato per fare pi\u00f9 o meno un anno di pratica in  redazione, a titolo totalmente gratuito, e nel frattempo mi sono cercata  uno stage. Sono stata tirocinante in una grande emittente  televisiva per circa 6 mesi, dove mi sono occupata dell\u2019ufficio stampa  di una trasmissione d\u2019informazione, poi sono stata per qualche altro  mese in una radio della capitale, e infine ho iniziato uno stage in  un\u2019agenzia stampa. Me ne sono andata subito, per\u00f2, perch\u00e9 ormai  avevo capito l\u2019andazzo ed ero proprio stufa: anche qui facevano  moltissima leva sul lavoro dei ragazzi, chiedendoci di lavorare per nove  ore al giorno, il tutto senza nessuna retribuzione o rimborso spesa,  neanche i ticket per la mensa.<\/p>\n<p><!--more-->La buona notizia \u00e8 che, grazie ai  contatti che mi ero procurata nei mesi di stage, sono riuscita ad avere  un contratto a progetto (retribuito!) per fare rassegna stampa. La  cattiva notizia \u00e8 che l\u2019agenzia che mi aveva impiegato, dopo un po\u2019, ha  rischiato di fallire e ha dovuto fare tagli al personale. Mi sono  ritrovata di nuovo disoccupata, ma nel frattempo avevo preso contatti  con il direttore del blog sul quale ancora scrivo.<\/p>\n<p>\u00c8 andata  cos\u00ec: ho trovato l\u2019ennesimo annuncio, ho risposto, e il direttore mi ha  chiesto di fare un servizio di prova. Sono andata a seguire un evento di  cronaca bianca presso il Municipio di Roma, provvista di registratore e  pc \u2013 il tutto acquistato ovviamente di tasca mia. Ho inviato l\u2019articolo  in redazione e il direttore \u00e8 rimasto contento: \u201cc\u2019\u00e8 qualcosa da  migliorare\u201d, mi ha detto, \u201cper\u00f2 penso che tu possa imparare bene come si  scrive di cronaca e politica\u201d. Alla fine l\u2019ho incontrato, il direttore:  un ragazzo giovane, ben ammanicato in certi ambienti politici. Mi ha  fatto un discorso che in parte capisco anche: per mantenere  l\u2019indipendenza del blog, ha rifiutato di avere qualsiasi finanziamento e  adesso se la deve cavare con le sue forze. \u201cQuindi, per la  pratica da pubblicista non c\u2019\u00e8 problema, purtroppo per\u00f2 non posso  pagarti. Facciamo cos\u00ec: io ti faccio le ritenute d\u2019acconto, e tu mi dai i  soldi per pagarle\u201d.<\/p>\n<p>Cosa avrei dovuto fare? Ho accettato.  Non \u00e8 che mi aspetti che cambi molto nella mia situazione, una volta  diventata pubblicista. Il tesserino rappresenta pi\u00f9 un punto saldo,  un\u2019ancora simbolica che voglio raggiungere come obiettivo personale. Nel  frattempo mi guadagno da vivere come segretaria part-time o come  hostess nei ricevimenti: ci sono mesi in cui non ho nessuna  retribuzione. Ho, per\u00f2, il supporto dei miei genitori che  ovviamente sono preoccupati per il mio futuro. Cerco di vivere la vita  coltivando le mie passioni: sto imparando a usare una macchina da presa,  perch\u00e9 credo che dia davvero un valore aggiunto a un giornalista e che  un reportage sia in grado di trasmettere fatti ed emozioni in maniera  pi\u00f9 efficace della semplice carta stampata. Quando ho un weekend libero  mi do all\u2019equitazione o al canyoning, una specie di arrampicata al  contrario in cui ci si cala da pareti scoscese. E ovviamente penso a  come pagare il prossimo articolo che dovr\u00f2 scrivere.<\/p><\/blockquote>\n<p>Sempre <a href=\"http:\/\/www.repubblicadeglistagisti.it\/article\/pianeta-praticanti-i-giornalisti\">LaRepubblicaDeglistagisti<\/a> fotografa la situazione<\/p>\n<blockquote><p>Quanti sono i giornalisti. Secondo  i dati ufficiali dell&#8217;Ordine dei Giornalisti, a settembre 2009  risultano in Italia\u00a0 108.437 giornalisti. Di questi per\u00f2 meno di 27mila  sono professionisti (22.629 in attivit\u00e0 e 4022 in pensione). Vi  sono poi circa 70mila pubblicisti (62.155 in attivit\u00e0, 7408 in  pensione) e 10mila tra elenco speciale e stranieri.<br \/>\nQuanti sono i praticanti. Nonostante la crisi dell\u2019editoria, circa  1000 &#8211; 1200 persone all\u2019anno sostengono l\u2019esame  di Stato: soltanto  il 10% dei candidati (100-120 persone) proviene da un contratto di  praticantato (art. 35 del contratto nazionale), e un 20% (200-240) dalle  scuole di giornalismo o dai master. La  maggior parte dei praticanti sono \u201cd\u2019ufficio\u201d: 700-800 persone  ogni anno che non hanno avuto un contratto di praticantato, ma hanno  ottenuto il riconoscimento per l\u2019abilitazione a sostenere l\u2019esame  direttamente dal proprio Ordine  regionale. Ogni anno all&#8217;albo &#8220;professionisti&#8221; dell\u2019Ordine dei  giornalisti si aggiungono 800-1000 nuovi iscritti: a  fronte di questi ingressi vi sono in media 300 professionisti che ogni  anno vanno in pensione o sospendono l\u2019attivit\u00e0. Insomma, per ogni posto  che (teoricamente) si libera ci sono due o tre new entry che ambiscono a  occuparlo. Nel corso del 2010 la situazione potrebbe cambiare: le  aziende che dichiarano lo stato di crisi prevedono dei pre-pensionamenti  e molti professionisti si ritireranno dall\u2019attivit\u00e0. Allo stesso tempo,  per\u00f2, le assunzioni saranno bloccate per un periodo di circa due anni.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sarebbe importante che si iniziassero a fare i nomi degli stfuttatori, che sono ad oggi molto pi\u00f9 frequenti nei media tradizonali e che spesso restano impuniti per le omert\u00e0 di giornalisti o sindacalisti complici. E cos\u00ec la credibilit\u00e0 di giornalisti ed editori finisce ai minimi storici. 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