{"id":1861,"date":"2007-06-27T17:04:37","date_gmt":"2007-06-27T15:04:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2007\/06\/27\/veltroni-live-dal-lingotto\/"},"modified":"2007-06-28T07:34:33","modified_gmt":"2007-06-28T05:34:33","slug":"veltroni-live-dal-lingotto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2007\/06\/27\/veltroni-live-dal-lingotto\/","title":{"rendered":"Veltroni al Lingotto"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2007\/06\/veltroni1.jpg\" alt=\"veltroni1.jpg\" \/><\/p>\n<p>Update: il testo intregrale del discorso di Veltroni<\/p>\n<p>Molte citazioni del discorso nel <a href=\"http:\/\/twitter.com\/WVeltroni\">Veltroni Twitter<\/a><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Un&#8217;Italia unita, moderna e giusta<\/p>\n<p>&#8220;Fare un&#8217;Italia nuova. E&#8217; questa la ragione, la missione, il senso del Partito democratico.<\/p>\n<p>Riunire l&#8217;Italia, farla sentire di nuovo una grande nazione, cosciente e orgogliosa di s\u00e9.<\/p>\n<p>Unire gli italiani, unire ci\u00f2 che oggi viene contrapposto: Nord e Sud, giovani e anziani, operai e lavoratori autonomi.<\/p>\n<p>Ridare speranza ai nuovi italiani, ai ragazzi di questo Paese convinti, per la prima volta dal dopoguerra, che il futuro faccia paura, che il loro destino sia l&#8217;insicurezza sociale e personale.<\/p>\n<p>Per questo nasce il Partito democratico. Che si chiamer\u00e0 cos\u00ec. A indicare un&#8217;identit\u00e0 che si definisce con la pi\u00f9 grande conquista del Novecento: la coscienza che le comunit\u00e0 umane possono esistere e convivere solo con la libert\u00e0 individuale e collettiva, con la piena libert\u00e0 delle idee e la libert\u00e0 di intraprendere. Con la libert\u00e0 intrecciata alla giustizia sociale e all&#8217;irrinunciabile tensione all&#8217;uguaglianza degli individui, che oggi vuol dire garanzia delle stesse opportunit\u00e0 per ognuno.<\/p>\n<p>Il Partito democratico, il partito di chi crede che la crescita economica e l&#8217;equa ripartizione della ricchezza non siano obiettivi in conflitto, e che senza l&#8217;una non vi potr\u00e0 essere l&#8217;altra.<\/p>\n<p>Il Partito democratico, il partito dell&#8217;innovazione, del cambiamento realistico e radicale, della sfida ai conservatorismi, di destra e di sinistra, che paralizzano il nostro Paese.<\/p>\n<p>Il Partito democratico, il partito che dovr\u00e0 dare l&#8217;ultima spallata a quel muro che per troppo tempo ha resistito e che ha ostacolato la piena irruzione della soggettivit\u00e0 femminile nella decisione politica e nella vita del Paese. La rivoluzione delle donne ha affermato in tutte le culture politiche il principio del riconoscimento della differenza di genere come elemento costitutivo di una democrazia moderna. E&#8217; questa esperienza che dovr\u00e0 essere decisiva, fin dal momento della fondazione del nostro partito.<\/p>\n<p>Il Partito democratico, un partito che nasce dalla confluenza di grandi storie politiche, culturali, umane. Che nasce avendo dentro di s\u00e9 l&#8217;eredit\u00e0 di quelle formazioni che hanno restituito la libert\u00e0 agli italiani, di quelle donne e di quegli uomini che hanno pagato con il carcere e con la propria vita il sogno di dare ad altri la libert\u00e0 perduta. Quelle formazioni che hanno fatto crescere l&#8217;Italia e gli italiani, che hanno portato il nostro Paese a trasformarsi da una comunit\u00e0 sconfitta a una delle nazioni che siedono a pieno titolo al tavolo dei grandi della Terra: quanta strada \u00e8 stata fatta, da quando Alcide De Gasperi, alla Conferenza di Pace di Parigi, si rivolgeva al mondo che lo ascoltava dicendo: &#8220;Tutto, tranne la vostra personale cortesia, \u00e8 contro di me&#8221;. Quelle formazioni che hanno combattuto il terrorismo e l&#8217;hanno sconfitto.<\/p>\n<p>Ma il Partito Democratico non \u00e8 la pura conclusione di un cammino. Se lo fosse, o se si raccontasse cos\u00ec, inchioderebbe se stesso al passato.<\/p>\n<p>Invece, ci\u00f2 di cui l&#8217;Italia ha bisogno \u00e8 un partito del nuovo millennio. Una forza del cambiamento, libera da ideologismi, libera dall&#8217;obbligo di apparire, di volta in volta, moderata o estremista per legittimare o cancellare la propria storia. Un partito che non nasce dal nulla, e insieme un partito del tutto nuovo.<\/p>\n<p>E&#8217; quello a cui ha pensato, a cui ha lavorato, per cui si \u00e8 speso con coerenza e determinazione il fondatore dell&#8217;Ulivo, Romano Prodi.<\/p>\n<p>Il Partito democratico, un partito aperto che si propone, perch\u00e9 vuole e ne ha bisogno, di affascinare quei milioni di italiani che credono nei valori dell&#8217;innovazione, del talento, del merito, delle pari opportunit\u00e0. Quei milioni di italiani che nelle imprese, negli uffici e nelle fabbriche dove lavorano, nelle scuole dove insegnano, sentono di voler fare qualcosa per il loro Paese, per i loro figli. Quei milioni di italiani che si impegnano nel volontariato, che fanno vivere esperienze quotidiane e concrete di solidariet\u00e0. Quei milioni di italiani che trovano la politica chiusa, e che se provano ad avvicinarsi ad essa \u00e8 pi\u00f9 facile che si imbattano nella richiesta di aderire ad una corrente o ad un gruppo di potere, piuttosto che a un&#8217;idea, ad un progetto.<\/p>\n<p>Sono convinto che il 14 ottobre sar\u00e0 un giorno importante per la democrazia italiana. Nasce, in forma nuova, un partito nuovo. Nasce consentendo a chiunque creda in questo progetto di iscriversi, naturalmente e direttamente, e di candidarsi. Associazioni e gruppi, comitati e movimenti, singole persone potranno, nello stesso momento, formare un nuovo partito e decidere gli organi dirigenti e il leader nazionale.<\/p>\n<p>E&#8217; un fatto mai accaduto prima. E&#8217; stato sempre pi\u00f9 facile che nuovi partiti nascessero da scissioni o da proiezioni personali di leader carismatici.<\/p>\n<p>Nel Partito democratico ognuno sar\u00e0 e dovr\u00e0 essere, fin dal primo momento, alla stessa stregua dell&#8217;altro. Per questo abbiamo voluto il principio &#8220;una testa, un voto&#8221;.<\/p>\n<p>Ds e Margherita, e per primi Piero Fassino e Francesco Rutelli che hanno saputo guidarli all&#8217;appuntamento decisivo, insieme a Romano Prodi che non ha mai smesso di crederci e di lavorare per questo, hanno avuto l&#8217;enorme merito di cogliere quella che era davvero l&#8217;ultima occasione, hanno avuto il grande coraggio di accettare la sfida. Di mettere in gioco se stessi, con una generosit\u00e0 che non ha precedenti in una lunga storia politica abituata alle separazioni pi\u00f9 che agli incontri, alla valutazione del tornaconto di parte pi\u00f9 che degli interessi generali. Le forze politiche che hanno deciso con i loro congressi di andare oltre se stesse, hanno compiuto una scelta che rester\u00e0 nella storia politica del Paese. Il mio pensiero, in questo momento, \u00e8 rivolto al coraggio e alla passione politica di tanti italiani che in questi anni hanno tenuto vive le idee della sinistra e dei democratici.<\/p>\n<p>Unire le culture e le forze riformiste del nostro Paese. Superare la parzialit\u00e0 e l&#8217;insufficienza di ognuna di esse, di ognuno di noi. Dar vita a una forza plurale attraverso non il semplice accostamento, ma una creazione nuova. Far nascere, finalmente, il Partito democratico, la grande forza riformista che l&#8217;Italia non ha mai avuto.<\/p>\n<p>Il cammino inizi\u00f2 nel 1995, per iniziativa di Romano Prodi. Cominci\u00f2 facendo nascere, in tutta Italia, comitati di cittadini. Comitati che univano le forze politiche e la societ\u00e0 civile. Cos\u00ec vincemmo elezioni che sembravano perdute e cos\u00ec governammo l&#8217;Italia assumendoci responsabilit\u00e0 alte e difficili. Cos\u00ec raggiungemmo l&#8217;obiettivo dell&#8217;Europa. E non posso, qui, non rendere omaggio a un grande artefice di quel cammino, ad un protagonista della vita del Paese e delle nostre istituzioni: Carlo Azeglio Ciampi.<\/p>\n<p>In quegli anni assumemmo anche, con Massimo D&#8217;Alema, il compito di interpretare un ruolo attivo dell&#8217;Italia nei momenti pi\u00f9 aspri delle violazioni dei diritti umani nei Balcani. Un&#8217;Italia che non voltava lo sguardo dall&#8217;altra parte. Un&#8217;Italia che accettava e sosteneva la lotta, riuscita, per sconfiggere la logica della superiorit\u00e0 etnica che stava riportando il cuore dell&#8217;Europa nel baratro delle fosse comuni. Per sostenere che la pace, dove non c&#8217;\u00e8, non pu\u00f2 essere difesa, ma va ricostruita. Dalla comunit\u00e0 internazionale, lasciando da parte inerzie colpevoli e presunzioni di unilateralismo. Ponendosi agli antipodi di quella aberrazione concettuale che \u00e8 la &#8220;guerra preventiva&#8221; e di quella follia che \u00e8 stato l&#8217;intervento in Iraq.<\/p>\n<p>Personalmente ho creduto alla prospettiva del Partito democratico anche quando pareva difficile, quando era considerata lontana e impossibile. Mi sembrava che con l&#8217;abbattimento del Muro, con la vittoria della libert\u00e0 sulle dittature comuniste, potesse aprirsi un tempo nuovo. Un tempo di libert\u00e0, un tempo di ricerca fuori dai recinti ideologici, un tempo di curiosit\u00e0 intellettuale e di incontro con l&#8217;altro. Un tempo di ponti e non pi\u00f9 di fili spinati.<\/p>\n<p>Mi sembrava che si aprisse la possibilit\u00e0 di costruire un campo ampio e pluralista, capace di comprendere chi pensava che con la fine degli &#8220;ismi&#8221; non fosse finito il bisogno di giustizia sociale, di riscatto degli ultimi, di difesa dei diritti umani e civili. Il bisogno di una sinistra moderna e innovativa, per chi ad essa sentiva di appartenere e vedeva aprirsi opportunit\u00e0 inedite per rispondere, in modo nuovo, ai propri compiti di sempre.<\/p>\n<p>Ora, dopo un percorso inevitabilmente travagliato, questo sogno si sta realizzando, e si sta facendo strada, credo non solo in Italia, l&#8217;idea che occorra far vivere un nuovo campo del pensiero democratico, delle idee di libert\u00e0, di giustizia sociale e di innovazione.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa \u00e8 andata a destra, in questi anni, perch\u00e9 la sinistra \u00e8 apparsa imprigionata, salvo eccezioni, in schemi che l&#8217;hanno fatta apparire vecchia e conservatrice, ideologica e chiusa. Ad una societ\u00e0 in movimento, veloce, portatrice di domande e bisogni del tutto inediti, si \u00e8 risposto con la logica dei &#8220;blocchi sociali&#8221; e della pura tutela di conquiste la cui difesa immobile finiva con il privare di diritti fondamentali altri pezzi di societ\u00e0.<\/p>\n<p>Il Partito democratico dovr\u00e0 saper corrispondere alle nuove domande. Al bisogno di libert\u00e0 e di fluidit\u00e0 sociale di ceti sempre pi\u00f9 mobili, coniugando queste esigenze con la ragione della sua stessa esistenza, e cio\u00e8 la costruzione di una societ\u00e0 in cui le capacit\u00e0 di ciascuno possano essere messe alla prova indipendentemente dalle condizioni di partenza. Di una societ\u00e0 che &#8220;si prenda carico&#8221;, che non sia cinica o egoista, che si ponga il problema che l&#8217;Istat ci ha appena detto essere intatto: la distanza tra chi sta molto bene e chi sta molto male, in Italia, non accenna a diminuire.<\/p>\n<p>Una societ\u00e0 dove la precariet\u00e0 non sia la regola, dove non sia l&#8217;incertezza a segnare, a ferire, la vita delle persone.<\/p>\n<p>E&#8217; la precariet\u00e0 soprattutto dei giovani, dei nostri ragazzi, delle nostre ragazze. In un tempo fantastico della vita viene chiesto loro solo di &#8220;aspettare&#8221;. Aspettare di avere un lavoro certo, un mutuo per la casa e, con questi, la possibilit\u00e0 di mettere su famiglia e avere dei figli. La vita non pu\u00f2 essere saltuaria. La vita non pu\u00f2 essere part-time. Un imprenditore pu\u00f2 assumere cos\u00ec, all&#8217;inizio, ma poi spetta alla comunit\u00e0 rendere certo l&#8217;incerto, per il ragazzo e per l&#8217;impresa.<\/p>\n<p>E&#8217; la lotta alla precariet\u00e0, la grande frontiera che il Partito democratico ha davanti a s\u00e9.<\/p>\n<p>Io qui oggi parlo non da uomo di partito e neanche da uomo di parte. Parlo da italiano.<\/p>\n<p>Da persona che ama il suo Paese e pensa che il destino dell&#8217;Italia venga davvero prima di ogni altra ragione o considerazione particolare.<\/p>\n<p>Guardo il mio Paese e se vedo segni di profondi cambiamenti, vedo anche indizi di un declino possibile: la precariet\u00e0, appunto. E poi l&#8217;invecchiamento della popolazione, la scarsa istruzione, la debolezza della ricerca, l&#8217;inefficienza di molti servizi collettivi, un sistema fiscale in cui convivono sacche di evasione ed una pressione troppo alta. Vedo la tendenza all&#8217;illegalit\u00e0 diffusa, a rifugiarsi in difese corporative o in settori di rendita, a difendere con le unghie e con i denti grandi e piccoli privilegi, a evitare ogni possibile apertura alla concorrenza.<\/p>\n<p>E nella nostra societ\u00e0, a fianco di una grande ricchezza a volte nascosta in termini di &#8220;capitale sociale&#8221;, sento esserci uno stato d&#8217;animo fatto di smarrimento, di stanchezza, di pessimismo, persino di forme di intolleranza, di incattivimento, di omofobia, di diffidenza e chiusura verso tutto ci\u00f2 che appare estraneo, diverso.<\/p>\n<p>Sono tutti segni del rischio di declino segnalato in un bel saggio da Michele Salvati, che qui, in questo momento, vorrei ricordare insieme a Pietro Scoppola e ad altri come coloro che hanno stimolato con pi\u00f9 determinazione e coerenza la nascita di questo partito nuovo.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia ha bisogno di crescita. Il governo Prodi sta lavorando per questo, e le cifre, i risultati, stanno confortando lo sforzo e le scelte fatte. In una situazione di straordinaria difficolt\u00e0 e con una eredit\u00e0 pesante sulle spalle, in un anno il governo ha portato avanti una grande opera di risanamento finanziario che oggi fa rispettare all&#8217;Italia i parametri europei, ha rotto un lungo immobilismo con le liberalizzazioni e l&#8217;apertura dei mercati, ha restituito credibilit\u00e0 all&#8217;Italia sia in sede politico-istituzionale che in sede economica.<\/p>\n<p>E sia chiaro che il primo compito del nascente Partito democratico \u00e8 il pieno, coerente e deciso sostegno all&#8217;azione del Governo Prodi, al cui successo sono legate molte delle prospettive dei democratici.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia deve crescere, deve crescere e investire sulla sua competitivit\u00e0, sul talento e sulla creativit\u00e0 dei suoi ceti produttivi, sull&#8217;unicit\u00e0 della sua bellezza e della sua cultura. La cultura, il nostro patrimonio ambientale, monumentale, artistico: \u00e8 qualcosa che certo non teme delocalizzazioni, che \u00e8 legato alla nostra storia e al nostro territorio, che \u00e8 una delle nostre pi\u00f9 grandi risorse, un elemento della nostra identit\u00e0 e della nostra forza nel mondo.<\/p>\n<p>Crescere e competere \u00e8 possibile, si \u00e8 dimostrato. Il sistema bancario italiano non \u00e8 pi\u00f9 quella frammentazione di soggetti che \u00e8 stato per molto tempo. Oggi banche e industrie nazionali acquistano, conquistano ed entrano a far parte di reti e gruppi europei. La nazionalit\u00e0 non si difende con le barriere, ma con una maggiore competitivit\u00e0, con un&#8217;ampia disponibilit\u00e0 all&#8217;innovazione, con la capacit\u00e0 del sistema Paese di promuovere e di accompagnare.<\/p>\n<p>Penso ad esempio alle medie imprese. Il Paese vive di questo. Sono il cuore dell&#8217;Italia che produce, a cominciare dal Nord, anche perch\u00e9 ciascuna di esse porta con s\u00e9 nella competizione globale un gran numero di micro-imprese. Stanno creando sviluppo, sono una delle carte pi\u00f9 alte che abbiamo in mano per raggiungere possibili futuri successi. Vanno sostenute, vanno aiutate a diventare grandi, a non cadere in una spirale esclusivamente finanziaria, a spingere verso l&#8217;innovazione.<\/p>\n<p>E&#8217; pi\u00f9 di una scelta. Deve essere nella natura del Partito democratico, fare questo. Dobbiamo saperlo: senza crescita, gli obiettivi di una grande forza dell&#8217;equit\u00e0 e delle opportunit\u00e0 sono destinati a soccombere.<\/p>\n<p>La battaglia da sostenere, diceva Olof Palme, &#8220;non \u00e8 contro la ricchezza, \u00e8 contro la povert\u00e0&#8221;. Ricordiamole sempre, tutte e due le cose.<\/p>\n<p>Superiamo allora gli odi, i rancori e le divisioni che impediscono di guardare con lucidit\u00e0 alla situazione economica. La ripresa economica non \u00e8 n\u00e9 di destra n\u00e9 di sinistra: \u00e8 un bene per tutto il Paese, e tutti abbiamo il dovere di fare ci\u00f2 che \u00e8 necessario per prolungarla, rafforzarla, estenderla ai settori e ai territori che ancora non l&#8217;hanno agganciata. Un duraturo e moderno sviluppo economico non si ottiene se ciascun soggetto, ciascuna impresa, ciascuna categoria, si rinchiude in s\u00e9 stessa come una monade isolata dal contesto esterno. Non si fa sviluppo con l&#8217;egoismo. E nemmeno con l&#8217;egoismo nazionale.<\/p>\n<p>Ogni nostalgia nazionalistica \u00e8 del tutto anacronistica. In un&#8217;Europa debole e divisa, nessuno Stato nazionale, grande o piccolo che sia, \u00e8 in grado di assicurare ai suoi cittadini prosperit\u00e0, sicurezza, libert\u00e0, pace. E&#8217; solo l&#8217;Unione, che non cancella identit\u00e0 e culture nazionali, che pu\u00f2 riuscire a far questo. Pu\u00f2 riuscire solo un&#8217;Europa politica e democratica, che abbia pi\u00f9 peso e pi\u00f9 responsabilit\u00e0, che segua il principio guida fissato all&#8217;inizio dell&#8217;avventura europea, quello della limitazione delle sovranit\u00e0 nazionali.<\/p>\n<p>L&#8217;azione che il governo italiano sta portando avanti, il ruolo che lo stesso Presidente Napolitano svolge, sono la prova di quanto sia importante che i Paesi pi\u00f9 convintamente europeisti, come il nostro, non lascino che l&#8217;Unione venga sospinta al largo dal vento dell&#8217;euroscetticismo, che in questo momento soffia forte. Che non rinuncino all&#8217;idea di far procedere speditamente l&#8217;Europa con il principio della doppia maggioranza e con lo strumento della cooperazione rafforzata. L&#8217;Europa ha bisogno di un&#8217;Italia stabile, forte, che cresce.<\/p>\n<p>La nuova Italia nasce dalla riscrittura di almeno quattro grandi capitoli della nostra vicenda nazionale: ambiente, nuovo patto fra le generazioni, formazione e sicurezza.<\/p>\n<p>I mutamenti climatici sono il primo banco di prova di questa vera e propria sfida. Dobbiamo convincerci tutti che l&#8217;aumento dell&#8217;effetto serra causato dal modo tradizionale di produrre e consumare energia non \u00e8 un problema di astratta e accademica ecologia. I cambiamenti del clima sono ormai un drammatico dato di fatto: fermarli non \u00e8 solo un dovere etico verso le future generazioni, \u00e8 un interesse tremendamente concreto di noi contemporanei. In cima alle priorit\u00e0 della politica e dell&#8217;azione pubblica deve stare il futuro ambientale del nostro Paese e dell&#8217;intero pianeta. Affrontare i cambiamenti climatici. Realizzare gli obiettivi di Kyoto, e i successivi che sar\u00e0 necessario darsi per ridurre le emissioni. Potenziare le azioni di risparmio energetico. Espandere l&#8217;uso delle fonti rinnovabili. Investire in dosi massicce sulle infrastrutture e sulle tecnologie per la mobilit\u00e0 ecosostenibile. Mettere l&#8217;apparato industriale e di ricerca italiano in linea con quelli dei paesi che prima di noi hanno investito sulle nuove tecnologie per l&#8217;ambiente.<\/p>\n<p>La strada \u00e8 quella indicata dai tre &#8220;20%&#8221; fissati come obiettivo al 2020 dall&#8217;Unione Europea: +20% di fonti rinnovabili, -20% di consumi energetici, -20% di emissioni di gas serra. Che vuol dire consumare molta meno energia per ogni euro di Pil prodotto, diffondere l&#8217;uso dell&#8217;energia solare ed eolica, promuovere il risparmio energetico nell&#8217;industria, nei trasporti, nei consumi civili.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia deve giocare da protagonista questa partita recuperando il terreno perduto, oppure non solo avremo mancato di dare il contributo che ci tocca a fermare i mutamenti climatici, ma ci ritroveremo pi\u00f9 arretrati, meno dinamici e competitivi degli altri grandi paesi europei. Anche in termini di investimenti, la riconversione ambientale del Paese pu\u00f2 diventare un traino per l&#8217;intera economia, come \u00e8 stato in passato per il settore delle telecomunicazioni. Per farlo, si pu\u00f2 utilizzare anche il sistema dei prezzi e del mercato, per favorire una grande allocazione di risorse a favore delle politiche ambientali. Si pu\u00f2 pensare ad esempio a tasse di possesso automobilistico legate alla qualit\u00e0 delle emissioni, alla detassazione degli investimenti in ricerca e sviluppo ambientale, alla previsione di inasprimenti fiscali per tutti coloro che si sottraggono alle sfide dell&#8217;ecocompatibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Quello a cui pensiamo \u00e8 l&#8217;ambientalismo che proponendosi di diventare politica generale, informatrice di ogni scelta, rifiuta la logica del no a tutto. Non si pu\u00f2 dire no all&#8217;alta velocit\u00e0 se poi l&#8217;alternativa \u00e8 il traffico che inquina e la qualit\u00e0 della vita che peggiora perch\u00e9 per spostarsi ci vuole il doppio del tempo e il doppio dei consumi, il doppio dell&#8217;energia. Non si pu\u00f2 dire di no al ciclo di smaltimento dei rifiuti moderno ed ecologicamente compatibile e lasciare che l&#8217;unica l&#8217;alternativa siano discariche a cielo aperto ed aria irrespirabile e nociva.<\/p>\n<p>Quello a cui pensiamo \u00e8 l&#8217;ambientalismo dei s\u00ec. S\u00ec a utilizzare le immense possibilit\u00e0 della tecnologia per difendere la natura. L&#8217;ambientalismo \u00e8 l&#8217;unico campo in cui l&#8217;obiettivo pi\u00f9 radicale \u00e8 conservare: conservare un equilibrio naturale. Ma \u00e8 anche l&#8217;unico campo in cui l&#8217;unico modo per conservare \u00e8 innovare: dal ciclo di smaltimento dei rifiuti, appunto, alla possibilit\u00e0 di muoversi usando infrastrutture su ferro; dall&#8217;uso dell&#8217;energia solare all&#8217;idrogeno. Sono le conquiste scientifiche e tecnologiche a consentire, oggi, di difendere l&#8217;aria, l&#8217;acqua, la Terra.<\/p>\n<p>Un nuovo patto generazionale. Per fortuna &#8211; o meglio, per merito di quello stato sociale che i nostri padri hanno costruito per far fronte al rischio della malattia e della vecchiaia &#8211; l&#8217;et\u00e0 media si allunga. Nella sua recente Relazione il governatore Mario Draghi lo ha sottolineato con estrema chiarezza: nel 2005 vi erano 42 ultrasessantenni per ogni 100 cittadini. Ve ne saranno 53 nel 2020 e ben 83 nel 2040.<\/p>\n<p>\u00c8 una buona notizia. Non \u00e8 una disgrazia che ci cade tra capo e collo. Una disgrazia la pu\u00f2 diventare solo se noi saremo conservatori, pretendendo di fare fronte alle nuove insicurezze e ai nuovi problemi &#8211; almeno in parte connessi ai nostri stessi successi &#8211; con le vecchie ricette.<\/p>\n<p>Pensate alla portata straordinaria dell&#8217;innovazione introdotta pi\u00f9 di trent&#8217;anni fa nella previdenza pubblica dall&#8217;adozione del sistema cosiddetto a ripartizione, che sostituiva quello a capitalizzazione, nel quale ognuno versava i contributi &#8220;per s\u00e9&#8221;: io lavoratore in attivit\u00e0 pago oggi i miei contributi, che vengono usati per pagare le pensioni ai pensionati di oggi, in nome del patto, garantito dallo Stato, che prevede che i lavoratori attivi di domani pagheranno a loro volta la mia pensione&#8230; e cos\u00ec via, in un sempre rinnovato rapporto di solidariet\u00e0 tra le generazioni.<\/p>\n<p>\u00c8 solo un esempio di metodo, che faccio per dimostrare come il dinamismo economico e sociale &#8211; ed un pi\u00f9 elevato grado di giustizia sociale &#8211; possa essere sorretto da un patto tra generazioni che sappia ispirarsi ai valori eterni di solidariet\u00e0 ed eguaglianza, ma anche modificare profondamente gli strumenti e le politiche per attuarli.<\/p>\n<p>\u00c8 su quest&#8217;ultimo terreno che abbiamo accumulato un ritardo. Perch\u00e9 non siamo stati sempre fedeli interpreti di quel principio di distinzione tra destra e sinistra che enunci\u00f2 tanti anni fa il pi\u00f9 giovane vecchio della sinistra italiana, Vittorio Foa, quando rispose: destra e sinistra? La prima, \u00e8 figlia legittima degli interessi egoistici dell&#8217;oggi. La seconda, \u00e8 figlia legittima degli interessi di quelli che non sono ancora nati.<\/p>\n<p>Ecco. Non si pu\u00f2 dire meglio. Ma dobbiamo poi essere conseguenti, anche &#8211; mi si passi la pedanteria &#8211; nell&#8217;uso del nostro tempo: da molti anni dedichiamo almeno un&#8217;ora al giorno del nostro tempo a discutere se si deve andare in pensione a 57, a 58 o a 60 anni, ma solo qualche secondo a progettare una risposta al fatto che continua ad aumentare il numero dei bambini che vivono in famiglie al di sotto della linea di povert\u00e0 relativa; lo stesso esiguo tempo che dedichiamo a cercare soluzioni per le famiglie che, dovendo improvvisamente fare fronte alla cura di un anziano non autosufficiente, vedono la qualit\u00e0 della loro vita e il livello del loro reddito precipitare verso il basso, spesso in modo insostenibile.<\/p>\n<p>Ecco quale Partito democratico io vorrei: un partito che lavori al buon esito del confronto sull&#8217;ammorbidimento dello &#8220;scalone&#8221;, certo, ma concentri la gran parte dei suoi sforzi di elaborazione e di iniziativa sugli odierni fattori fondamentali di disagio e di disuguaglianza, proprio a partire dalle principali vittime del mancato adeguamento dello Stato Sociale alla nuova realt\u00e0 della societ\u00e0 e dell&#8217;economia: bambini poveri nei primi anni di vita e persone molto anziane non autosufficienti.<\/p>\n<p>Il Partito democratico che vorrei deve darsi, a questo proposito, obiettivi anche quantitativamente verificabili, in un orizzonte di medio-lungo periodo. Noi sappiamo che questa mattina, in Italia, nello stesso ambito territoriale, sono nati due bambini: uno \u00e8 figlio di genitori entrambi laureati, l&#8217;altro \u00e8 figlio di genitori con diploma di scuola media inferiore. Il primo ha sette volte le probabilit\u00e0 del secondo di laurearsi: un abisso di dispari opportunit\u00e0, una immobilit\u00e0 sociale che \u00e8 causa non ultima dello scarso dinamismo economico.<\/p>\n<p>L&#8217;insieme degli obiettivi per cui nasce il Partito democratico potrebbe dunque riassumersi in uno solo: noi vogliamo che, entro dieci anni, questo divario di opportunit\u00e0 &#8211; di vita, di successo e di felicit\u00e0 &#8211; si riduca del 30%, facendo ripartire quella mobilit\u00e0 sociale che, forte dai primi anni &#8217;60 fino alla met\u00e0 degli anni &#8217;70, ha progressivamente frenato, fino ad arrestarsi del tutto.<\/p>\n<p>La nostra societ\u00e0 deve muoversi. Oggi, in una societ\u00e0 immobile, a pagare il prezzo pi\u00f9 alto sono i nostri ragazzi, che prima dei venticinque-trent&#8217;anni non entrano nel mondo del lavoro, e che non possono pi\u00f9 contare su quella sequenza certa &#8211; studio, lavoro, pensione &#8211; che abbiamo conosciuto noi. E&#8217; come se oggi la vita dei giovani italiani fosse scandita da un orologio sociale ormai sfasato, messo a punto per un tempo che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 mai oggi un ragazzo non deve poter avere le garanzie, le tutele sociali e le opportunit\u00e0 che esistono per i suoi coetanei inglesi? Perch\u00e9 non pu\u00f2 contare su un efficace sistema di ammortizzatori sociali &#8211; quello verso il quale il governo si sta incamminando &#8211; di fronte al rischio di perdere il lavoro, di doverlo cambiare o anche solo alla voglia di farlo? Perch\u00e9 in questi casi non pu\u00f2 fare affidamento su indennit\u00e0 di disoccupazione e su opportunit\u00e0 di formazione utilizzabili lungo l&#8217;intero arco della vita? E perch\u00e9 se vuole metter su famiglia e ha il problema della casa non deve poter contare su un vasto insieme di interventi che vanno dal rilancio dell&#8217;edilizia popolare, alla sperimentazione di un nuovo housing sociale, alla messa in campo di strumenti finanziari che sblocchino il mercato degli affitti o di interventi che rendano disponibili con meccanismi di mercato le tantissime abitazioni oggi vuote?<\/p>\n<p>Mi ripeto, so di farlo: la lotta alla precariet\u00e0 \u00e8 la grande frontiera che il Partito democratico ha davanti a s\u00e9. Non si vince questa lotta senza riscrivere un patto generazionale tra gli italiani. Senza spostare le ingenti risorse oggi impegnate per far fronte agli squilibri del sistema pensionistico verso i giovani e la loro inclusione.<\/p>\n<p>Il sindacato, che nel corso della nostra storia ha pi\u00f9 di una volta saputo difendere i diritti e gli interessi dei lavoratori assumendosi con coraggio responsabilit\u00e0 generali, sta dimostrando, deve dimostrare, di poter essere protagonista della scrittura di questo nuovo patto. Il Governo, che ha saputo praticare nuovamente quel metodo della concertazione che nel recente passato ha permesso all&#8217;Italia di raggiungere traguardi che a prima vista sembravano impossibili, ha iniziato a scriverne pagine importanti. Come quella che finalmente, in queste ore, sta portando ad un aumento delle pensioni pi\u00f9 basse.<\/p>\n<p>Altri passi dovranno seguire: azioni per l&#8217;invecchiamento attivo, perch\u00e9 gli anziani esprimono tante energie non solo per le loro famiglie, ma anche per la collettivit\u00e0; flessibilit\u00e0 di uscita e part-time in uscita, perch\u00e9 deve essere garantita ai lavoratori una vera libert\u00e0 di scelta; maggiore sicurezza sul lavoro, perch\u00e9 su questo ogni giorno c&#8217;\u00e8 un terribile bollettino che nega la civilt\u00e0 del nostro Paese.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un capitolo, del patto fra le generazioni, che dobbiamo avere il coraggio di non dimenticare. A carico di noi tutti, ormai da vent&#8217;anni, pesa un ingente debito pubblico, conseguenza dei conflitti sociali degli anni &#8217;70 e dell&#8217;irresponsabilit\u00e0 degli anni &#8217;80. Anche questo, rischiamo di trasferire alle generazioni pi\u00f9 giovani e ai nostri figli.<\/p>\n<p>Con l&#8217;ingresso nell&#8217;euro abbiamo fatto il primo grande passo per permettere al Paese di andare oltre, di proiettarsi verso il futuro. Ma dobbiamo oggi progettare il passo ulteriore. Come spiegheremmo, in caso contrario, una simile inadempienza ai nostri figli?<\/p>\n<p>Una politica finanziaria rigorosa, quindi, non \u00e8 figlia dell&#8217;ideologia, ma della necessit\u00e0. La necessit\u00e0 di generare risorse per abbattere gradualmente il debito pubblico.<\/p>\n<p>Il cammino del risanamento delle pubbliche finanze \u00e8 ricominciato, grazie agli sforzi del Governo Prodi. Il deficit pubblico, che aveva raggiunto il 4,4% del Pil nel 2005 scender\u00e0 al 2,3% nel 2007. Il positivo ciclo economico ha aiutato l&#8217;azione del Governo, e dobbiamo fare ogni sforzo per far funzionare ancora per alcuni anni il circolo virtuoso fra crescita e risanamento. Ogni frutto aggiuntivo che il meccanismo potr\u00e0 generare dovr\u00e0 poi equamente essere utilizzato per la riduzione della pressione fiscale e per il sostegno alle nuove politiche del patto intergenerazionale.<\/p>\n<p>La pressione fiscale. So che l&#8217;artigiano, il commerciante, il piccolo imprenditore quando \u00e8 leale col fisco &#8211; e lo sono i pi\u00f9 &#8211; paga molto, troppo. So che trova insopportabili i costi che deve affrontare per rispondere ai mille adempimenti burocratici che sono la premessa del pagamento delle tasse. So che, ad esasperarlo, \u00e8 la distanza tra ci\u00f2 che paga e ci\u00f2 che riceve in cambio, in termini di infrastrutture, di efficienza della Pubblica Amministrazione, di buon funzionamento del servizio giustizia e sicurezza. E so infine che questo imprenditore si trova spesso di fronte ad un&#8217;Amministrazione Finanziaria che chiede a lui puntualit\u00e0 e precisione per ogni adempimento, ma \u00e8 tutto meno che puntuale e precisa quando deve ridare al contribuente quei crediti che &#8211; specie nel caso dell&#8217;Iva &#8211; si fanno invece attendere per anni.<\/p>\n<p>Non \u00e8 con gli odi di classe che si sconfigge l&#8217;evasione. E&#8217;, al contrario, attraverso il convincimento e l&#8217;adesione ad un comune progetto per la societ\u00e0. E&#8217; attraverso la semplificazione del sistema tributario e dei suoi adempimenti. E&#8217; con la trasformazione dell&#8217;amministrazione fiscale in soggetto che offre un servizio ai cittadini e alle imprese utilizzando condizioni il pi\u00f9 possibile amichevoli e poco invadenti.<\/p>\n<p>Da questa consapevolezza, faccio derivare un impegno preciso: io penso ad un Partito democratico che in tema di lotta all&#8217;evasione fiscale bandisca dalla sua cultura politica ogni pregiudizio classista, considerando altrettanto esecrabili quell&#8217;imprenditore che evade, quel pubblico dipendente che percepisce lo stipendio e non fa quello che dovrebbe e chi offre lavoro in nero.<\/p>\n<p>E poi, penso ad un Partito democratico che lavori duramente alla riqualificazione della spesa pubblica: ogni anno, ci si scatena in una lotta durissima per limare ai margini i capitoli di spesa, in pi\u00f9 o in meno, senza mai gettare lo sguardo sulla parte pi\u00f9 consistente della spesa, quella che si ripete ogni anno, senza che ci si chieda se serve davvero a qualcosa. Le pubbliche amministrazioni devono invece giustificare l&#8217;utilit\u00e0 di tutte le somme che richiedono, non solo di quelle aggiuntive: giustificare fin dal primo euro ogni richiesta di stanziamento, valutare fino all&#8217;ultimo euro come sono stati utilizzati i soldi dei contribuenti.<\/p>\n<p>Qui c&#8217;\u00e8 il nodo cruciale delle infrastrutture: hai un bell&#8217;innalzare la produttivit\u00e0 del lavoro in azienda, hai un bel curare l&#8217;innovazione costante del prodotto e del processo, quando poi il tuo competitore straniero ti batte perch\u00e9 la sua merce viaggia verso i mercati ad una velocit\u00e0 tripla, o quadrupla, rispetto alla tua. O quando il tuo competitore tedesco, per ricavare quel che si pu\u00f2 dal fallimento di un suo creditore, in sede giudiziaria, deve aspettare meno della met\u00e0 del tempo che devi aspettare tu, qui in Italia.<\/p>\n<p>Non \u00e8 solo questione di soldi. Per il servizio giustizia, in rapporto al Pil, spendiamo come gli altri partners europei. Ma otteniamo tanto di meno.<\/p>\n<p>E per le infrastrutture materiali, almeno al Nord, i soldi si potrebbero trovare sul mercato finanziario. \u00c8 questione di riforme non fatte. Nella Legge Finanziaria per il 2007, ad esempio, c&#8217;\u00e8 un primo segnale, a proposito di infrastrutture: l&#8217;intesa Governo centrale-Regione Lombardia, che attribuisce il potere di decidere per le concessioni stradali e autostradali a una societ\u00e0 creata dalla Regione e dall&#8217;Anas. Un primo passo verso un vero federalismo in campo infrastrutturale. Un&#8217;esperienza che pu\u00f2 essere estesa ad altre Regioni, cos\u00ec creando le condizioni per responsabilizzare cittadini e istituzioni, aggredire i diritti di veto, chiamare i capitali privati a concorrere a migliorare la dotazione infrastrutturale del Paese, con uno schema che preveda una quota di risorse pubbliche superiore per il Mezzogiorno.<\/p>\n<p>Tutto bene, si dir\u00e0. Ma la pressione fiscale complessiva, secondo il Partito democratico, deve diminuire o no?<\/p>\n<p>Se la domanda venisse posta solo da quelli che hanno promesso di &#8220;abolire l&#8217;Irap&#8221; e di ridurre la pressione fiscale, che hanno governato per cinque anni e hanno lasciato l&#8217;Irap intatta e la pressione fiscale (somma di tutti i contributi pi\u00f9 tutti i tributi, in rapporto al Pil) di quasi un punto pi\u00f9 alta di quella del 2001, non varrebbe la pena di rispondere. Ma questo non ci esime dal dire con chiarezza che per troppi anni la sinistra si \u00e8 accomodata nella logica del &#8220;tassa e spendi&#8221;. \u00c8 nostro interesse e dovere, dunque, dar conto della svolta che dobbiamo operare.<\/p>\n<p>Parliamoci chiaro: con un volume globale del debito pubblico quasi doppio rispetto a quello dei nostri principali partners europei, il livello della pressione fiscale non potr\u00e0 essere drasticamente ridotto, nei prossimi anni. Ripeto: hanno dovuto prenderne atto, nei cinque anni trascorsi, anche quanti avevano irresponsabilmente proposto di diminuirlo di un punto di Pil all&#8217;anno per cinque anni. \u00c8 invece assolutamente realistico prevedere una consistente riduzione della pressione complessiva nei prossimi tre anni: la rende possibile proprio quella stabilizzazione della finanza pubblica che \u00e8 uno dei migliori risultati di questo primo anno di governo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec &#8220;aggiustato&#8221; nell&#8217;immediato futuro il livello complessivo della pressione fiscale, dovremo finalmente aggredire due nodi di ben altra difficolt\u00e0: l&#8217;evasione fiscale da un lato e l&#8217;equilibrio tra le diverse forme di imposizione dall&#8217;altro.<\/p>\n<p>L&#8217;evasione \u00e8 il cancro che corrode il rapporto di fiducia tra cittadino e Stato: se il livello della pressione fiscale italiana \u00e8 ormai paragonabile a quello dei grandi paesi dell&#8217;Europa continentale, il pi\u00f9 elevato livello di evasione ci dice che &#8211; sui contribuenti onesti e leali &#8211; siamo giunti a un carico elevatissimo, da record europeo. Il rischio \u00e8 che si precipiti in un circolo vizioso: le innovazioni legislative funzionali alla lotta all&#8217;evasione mettono nuovi compiti burocratici e nuovi costi a carico dei contribuenti che gi\u00e0 pagano; altre innovazioni legislative innalzano le aliquote o allargano le basi imponibili, mentre quelli che evadono tutto o quasi restano al riparo dalle une e dalle altre.<\/p>\n<p>Mi chiedo se non si debba lavorare a un profondo ripensamento di tutto questo, per entrare in una spirale virtuosa: man mano che lo Stato abbassa le aliquote e semplifica gli adempimenti, i contribuenti accrescono il livello di fedelt\u00e0 delle loro dichiarazioni, e la loro recuperata fiducia nello Stato crea quel clima di condanna sociale dell&#8217;evasione che oggi manca.<\/p>\n<p>Non sto proponendo, vorrei che fosse chiaro, la flat tax, tanto cara alla destra in Europa e nel mondo. Sto parlando di un&#8217;iniziativa che &#8211; nel contesto di un sistema fiscale che obbedisce al principio costituzionale della progressivit\u00e0 e, anzi, al fine di meglio applicarlo &#8211; rinnovi il patto fiscale che \u00e8 alla base di una ben organizzata comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Pagare meno, pagare tutti: in questi lunghi anni che ci stanno alle spalle, questo indirizzo \u00e8 stato interpretato nel senso che solo quando tutti avranno preso a pagare tutto, secondo le aliquote elevate oggi in vigore, solo allora si potr\u00e0 far pagare meno, cio\u00e8 ridurre le aliquote, ottenendo un gettito pari. Mi pare di poter dire che i risultati delle diverse stagioni politiche non depongono a favore di questa strategia. Proviamo allora ad adottarne una che agisca contemporaneamente sui due tasti, attraverso un approccio graduale.<\/p>\n<p>Pensiamo ad esempio alla tassazione degli affitti. Oggi, l&#8217;evasione dilaga: chi percepisce l&#8217;affitto, dovrebbe pagarci sopra le tasse con l&#8217;aliquota marginale dell&#8217;Irpef. Chi lo paga &#8220;in bianco&#8221;, non detrae nulla. Proviamo a fare il contrario: aliquota del 20% sull&#8217;affitto percepito, uguale per tutti (l&#8217;aliquota pi\u00f9 bassa dell&#8217;Irpef \u00e8 il 23%) e significativa detrazione per chi lo paga, uscendo dal &#8220;nero&#8221;. Nei primi anni la caduta del gettito sarebbe troppo pesante? Cominciamo allora dalle case prese in affitto dalle giovani coppie e dagli studenti universitari e poi, se funziona, estendiamo la riforma a tutti gli affitti.<\/p>\n<p>Quanto alle forme dell&#8217;imposizione fiscale, non c&#8217;\u00e8 dubbio che oggi esista un grave squilibrio tra pressione sulla rendita da un lato e pressione sul lavoro e sull&#8217;impresa dall&#8217;altro. Anche in questo caso, vorrei bandire ogni equivoco: un ben funzionante mercato finanziario \u00e8 una delle condizioni dello sviluppo. E il mercato finanziario funziona bene se \u00e8 aperto. E, per aprirsi, non pu\u00f2 sopportare forme di prelievo fiscale sulle rendite incompatibili con quelle prevalenti nell&#8217;area economico-finanziaria e monetaria di riferimento.<\/p>\n<p>Ma proprio questo \u00e8 il punto: il prelievo fiscale sulla rendita \u00e8 in Italia decisamente pi\u00f9 basso di quello medio in Europa, cos\u00ec da provocare evidenti distorsioni. Cito quella che mi pare la pi\u00f9 clamorosa: un manager, sulle plusvalenze delle sue stock options, paga con un&#8217;aliquota del 12,5%; un operaio che versa il suo salario in banca paga sugli interessi un&#8217;aliquota del 27%. Dobbiamo dunque operare per l&#8217;armonizzazione delle aliquote di prelievo, prendendo tutte le precauzioni, ma senza timidezze. Fra l&#8217;altro, i mercati finanziari, a fine 2006, gi\u00e0 hanno scontato gli effetti dell&#8217;armonizzazione, in forza degli annunci fatti dall&#8217;Unione in campagna elettorale.<\/p>\n<p>Se la nostra \u00e8 la societ\u00e0 della conoscenza, l&#8217;educazione e la formazione sono al centro di tutto. Non possiamo pi\u00f9 trovarci costantemente agli ultimi posti tra i paesi a cosiddetto sviluppo avanzato, non \u00e8 pi\u00f9 accettabile che i diplomati tra i 25 e i 64 anni, ossia nella fascia di et\u00e0 dove si concentra il tasso di occupazione, siano solo il 37,5%, otto punti in meno della media Ocse. Non \u00e8 possibile che i laureati in Italia siano appena il 12% della popolazione, poco pi\u00f9 di uno ogni dieci italiani, la met\u00e0 della media Ocse.<\/p>\n<p>Abbiamo bisogno di un piano nazionale per la scuola e l&#8217;Universit\u00e0. E&#8217; una priorit\u00e0 assoluta. Dobbiamo dare credito alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi. Renderli sicuri che alla fine del loro percorso formativo, sia nelle scuole secondarie che nelle Universit\u00e0, potranno avere accesso ad una prima esperienza di lavoro, sotto forma di stage, di master, di apprendistato tradizionale o di alto apprendistato. Dobbiamo offrire a tutte e tutti un&#8217;opportunit\u00e0, con meccanismi di selezione trasparenti, che premino i pi\u00f9 meritevoli. E valorizzare, soprattutto, il sistema dell&#8217;istruzione tecnica e professionale, per il quale il sistema delle imprese italiane esprime una domanda di circa 200 mila giovani qualificati all&#8217;anno, che spesso, e soprattutto al Nord, c&#8217;\u00e8 difficolt\u00e0 a reperire. Dobbiamo attrarre studenti e docenti nelle nostre universit\u00e0: per questo abbiamo bisogno di un sistema di campus universitari, come i tre che abbiamo in cantiere a Roma, che permettano di calmierare il mercato degli affitti e di offrire ospitalit\u00e0 a costi accessibili.<\/p>\n<p>E poi anche nel nostro sistema formativo c&#8217;\u00e8 una &#8220;questione meridionale&#8221;. Vorrei citare ancora il governatore Draghi, la sua Relazione: &#8220;La bassa collocazione del nostro sistema scolastico nelle graduatorie internazionali ha una caratterizzazione territoriale che merita attenzione. Al Sud i divari nei livelli di apprendimento sono significativi gi\u00e0 a partire dalla scuola primaria, tendono ad ampliarsi nei gradi successivi: un quindicenne su cinque nel Mezzogiorno versa in una condizione di &#8216;povert\u00e0 di conoscenz\u00e0 anticamera della povert\u00e0 economica. Il ritardo si amplia se si tiene conto dei pi\u00f9 elevati tassi di abbandono scolastico. L&#8217;esistenza di un divario territoriale cos\u00ec marcato mostra che il problema non sta solo nelle regole, ma anche nella loro applicazione concreta&#8221;. E conclude: &#8220;Per cambiare la scuola italiana si deve muovere dalla constatazione dei circoli viziosi che la penalizzano, disincentivano gli insegnanti, tradiscono le responsabilit\u00e0 della scuola pubblica&#8221;.<\/p>\n<p>La sicurezza. Cominciamo con l&#8217;essere chiari: nessuno scrolli le spalle o definisca razzista un padre che si preoccupa di una figlia in un quartiere che non riconosce pi\u00f9. La sicurezza \u00e8 un diritto fondamentale che non ha colore politico, che non \u00e8 n\u00e9 di destra n\u00e9 di sinistra. Chi governa ha il dovere di fare di tutto per garantirla.<\/p>\n<p>Avendo ben presente il presupposto: integrazione e legalit\u00e0, multiculturalit\u00e0 e sicurezza, vivono insieme. Insieme stanno. Insieme cadono. Chi viene da lontano per scappare dalla fame e dalla guerra non pu\u00f2 che essere almeno accolto da un Occidente egoista e avido. Ma per chi ruba ai cittadini quel bene prezioso che \u00e8 la serenit\u00e0 c&#8217;\u00e8 solo una risposta, ed \u00e8 la severit\u00e0 e la fermezza con cui pretendere che rispetti la legge e che paghi il giusto prezzo quando questo non accade, quale che sia la sua nazionalit\u00e0. Chi viene qui per fare male agli altri o per sfruttare donne o bambini deve essere assicurato alla giustizia, senza se e senza ma.<\/p>\n<p>Dalla mia esperienza di questi anni ho imparato che la visione nazionale di un problema fondamentale come questo diventa concreta quando viene calata nella realt\u00e0 del territorio. Quando la cooperazione forte tra governo e amministratori \u00e8 una scelta non episodica ma strategica. Perch\u00e9 noi continuiamo a basarci su un modello che \u00e8 sempre lo stesso da quarant&#8217;anni, mentre nel frattempo l&#8217;Italia \u00e8 cambiata, sono cambiati gli insediamenti urbani e il territorio da governare \u00e8 diventato pi\u00f9 ampio ed eterogeneo, sono cambiati gli stili di vita delle persone.<\/p>\n<p>Le politiche sociali, i processi di inclusione, sono importanti, lo sappiamo bene. Ma insieme, e siamo noi a poter coniugare le due esigenze, dobbiamo pensare ad un modo nuovo di assicurare e aumentare la presenza dello Stato sul territorio. C&#8217;\u00e8 un problema di efficacia e c&#8217;\u00e8 un problema di rassicurazione, perch\u00e9 ci sono i reati che tolgono la sicurezza reale e c&#8217;\u00e8 la percezione dell&#8217;insicurezza. Anche questa merita risposte.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 gente per strada, di questo c&#8217;\u00e8 bisogno. Pensiamo solo a quale salto nei livelli di tutela della sicurezza delle persone e delle imprese si otterrebbe se tutto il personale che veste una divisa delle forze dell&#8217;ordine venisse liberato, tramite un processo di mobilit\u00e0, dalle attivit\u00e0 amministrative per essere impiegato a presidio del territorio, laddove i cittadini onesti &#8211; e anche i delinquenti &#8211; possano &#8220;sentirne&#8221; la presenza fisica.<\/p>\n<p>Insomma, una nuova Italia richiede un cambiamento profondo, in molti casi radicale.<\/p>\n<p>Il Partito democratico, la sua stessa nascita, pu\u00f2 contribuire ad accelerare, a introdurre un forte elemento di coesione politica e programmatica.<\/p>\n<p>Il Partito Democratico, ognuno lo intende, serve anche a &#8220;fissare&#8221; i riformisti al principio del bipolarismo e della alternanza. Quel principio che in varie forme, e con vari modelli elettorali, vive in ogni paese europeo. Bipolarismo, in alcuni casi bipartitismo, appaiono il modo in cui, per virt\u00f9 politiche e\/o istituzionali, si succedono al governo forze diverse, in un clima di stabilit\u00e0 e di rappresentanza non frammentata.<\/p>\n<p>Le elezioni legislative francesi sono state un modello di funzionamento istituzionale perfetto: i cittadini hanno scelto con il loro voto e hanno selezionato, in due turni, un Parlamento compatto in un contesto democratico equilibrato. E cos\u00ec per le presidenziali: chi ha perduto ha riconosciuto pochi minuti dopo le prime proiezioni il successo del vincitore. Il Presidente eletto ha invitato all&#8217;Eliseo il contendente per discutere i lineamenti della posizione che la Francia avrebbe portato al Consiglio europeo. Tra cinque anni i cittadini misureranno se gli impegni presi dalla maggioranza e dall&#8217;opposizione sono stati rispettati.<\/p>\n<p>Vediamo, nel caso francese, due aspetti. Uno \u00e8 il funzionamento della legge elettorale e dei meccanismi istituzionali. L&#8217;altro \u00e8 il senso di responsabilit\u00e0 nazionale delle forze politiche. Da noi tutto \u00e8 frammentazione. Abbiamo, in questa legislatura, ben quattordici gruppi parlamentari. I partiti di governo sono dieci, pi\u00f9 o meno altrettante sono le formazioni politiche che stanno all&#8217;opposizione. Ci vuole davvero poco per vedere quanto la legge elettorale irresponsabilmente approvata nella scorsa legislatura abbia favorito l&#8217;ingovernabilit\u00e0 del Paese.<\/p>\n<p>Non \u00e8 possibile, voglio dirlo con chiarezza, che in un sistema democratico moderno un senatore possa avere nelle mani il destino di una legislatura. Non \u00e8 possibile che il suo voto possa contare pi\u00f9 del voto di milioni di persone chiamate a scegliere chi governa.<\/p>\n<p>La democrazia invece \u00e8 proprio questo: &#8220;decisione&#8221;. E&#8217; ascolto, \u00e8 condivisione. Ma alla fine, \u00e8 decisione.<\/p>\n<p>Un governo che abbia i poteri per essere tale, un Parlamento che controlli severamente e indirizzi l&#8217;azione dell&#8217;esecutivo, ma che non pretenda di essere, esso stesso, governo assembleare.<\/p>\n<p>Nei Comuni e nelle Regioni c&#8217;\u00e8 stata, in questi anni, stabilit\u00e0. E c&#8217;\u00e8 stato cambiamento. I Sindaci rispondono ai cittadini e non, come era un tempo, alle correnti dei partiti. E i poteri locali sono divenuti un motore prepotente dello sviluppo italiano e dell&#8217;incremento del Pil. Con una costante crescita, specie per i Comuni, nel gradimento dei cittadini verso le istituzioni.<\/p>\n<p>La legge elettorale deve essere cambiata. Si trovi un meccanismo, non bisogna guardare lontano, che garantisca quattro obiettivi: contrasto della frammentazione, stabilit\u00e0 di legislatura, rappresentativit\u00e0 del pluralismo, scelta del governo da parte dei cittadini.<\/p>\n<p>La legge \u00e8 urgente e necessaria. E&#8217; una condizione della vita democratica del Paese. Solo chi non \u00e8 responsabile pu\u00f2 pensare di trascinare l&#8217;Italia verso altre elezioni, che con questo sistema produrrebbero solo altra instabilit\u00e0 e altro caos. Cambiare, in un confronto parlamentare serio e aperto. E se il Parlamento non riesce a farlo sar\u00e0 allora il referendum a spingere, sulla base dell&#8217;abrogazione, verso la definizione di un nuovo sistema.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia ha bisogno di stabilit\u00e0. Quella stabilit\u00e0 che \u00e8 stata tanto pi\u00f9 vicina, in quest&#8217;ultimo decennio, tanto pi\u00f9 ci siamo incamminati lungo la strada del bipolarismo, iniziata con la riforma in senso maggioritario del vecchio sistema elettorale proporzionale. Quello, sarebbe bene ricordarlo sempre, delle crisi di governo pressoch\u00e9 continue e degli esecutivi non scelti dai cittadini con il loro voto, ma formati dopo lunghe e a volte non troppo chiare trattative che duravano settimane, se non mesi.<\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 della scelta: questo \u00e8 il principio da affermare e da far vivere. Questa \u00e8 la chiave da consegnare all&#8217;Italia.<\/p>\n<p>Agli italiani, che devono poter scegliere in modo lineare, pieno e consapevole chi dovr\u00e0 governarli per cinque anni. A chi governa, che deve avere gli strumenti necessari per guidare il Paese, per attuare il programma con il quale \u00e8 stato eletto, per decidere.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la forza della democrazia, di una &#8220;democrazia che decide&#8221;. Delega e responsabilit\u00e0. Equilibrio tra potere di decisione e potere di controllo. Con lo scettro affidato a coloro ai quali spetta in democrazia: i cittadini, il popolo che vota e che dopo cinque anni approver\u00e0 o boccer\u00e0 l&#8217;operato di chi li ha governati.<\/p>\n<p>Ma la crisi del nostro sistema democratico, pi\u00f9 volte richiamata dal Presidente Napolitano con l&#8217;amore per le istituzioni e il Paese che tutti gli riconoscono, non \u00e8 solo legata alla legge elettorale.<\/p>\n<p>E&#8217; il sistema istituzionale, che in molti aspetti, deve cambiare. E&#8217; ormai matura, sulla spinta della sollecitazione dell&#8217;opinione pubblica e della consapevolezza degli stessi gruppi parlamentari, una profonda riforma della politica.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 se i parlamentari eletti direttamente sono 577 in Francia, 646 in Gran Bretagna, 614 in Germania e 435 negli Stati Uniti, in Italia ci devono essere mille tra deputati e senatori? Perch\u00e9 una legge deve passare, per essere approvata, una o due volte in due rami del Parlamento? Perch\u00e9 il governo non pu\u00f2 vedere approvate o respinte le sue proposte di legge in un tempo certo? Perch\u00e9 il Presidente del Consiglio non ha il diritto di proporre lui al Presidente della Repubblica la nomina e la revoca dei ministri? Perch\u00e9 non ridurre, a tutti i livelli, la numerosit\u00e0 di tutti gli organismi elettivi? Perch\u00e9, una volta sviluppato tutto il necessario confronto nelle Commissioni, non approvare la legge finanziaria senza lo stillicidio degli emendamenti in Aula?<\/p>\n<p>Il Parlamento sta andando in questa direzione. Ma bisogna fare presto. La risposta alle domande retoriche che ho posto \u00e8 una sola, purtroppo. Perch\u00e9 molti, in questo Paese, vogliono una democrazia debole, poteri istituzionali fragili, una politica al tempo stesso flebile e invadente.<\/p>\n<p>Non possono passare anni per una decisione. Non possono essere decine di organismi a dare pareri, mettere veti, condizionare scelte. Non ci possono essere decine di istituzioni da cui un cittadino, un imprenditore o un amministratore deve passare prima di vedere realizzato un progetto.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia \u00e8 diventata il Paese in cui tutti, a tutti i livelli, hanno il diritto di mettere veti e nessuno ha il diritto di decidere.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 \u00e8 lunga e sfilacciata la filiera delle decisioni, pi\u00f9 si fa strada il fenomeno, che temo riemergere, della corruzione. Uno Stato semplice, non barocco, \u00e8 uno Stato moderno. Quello che la storia e la pratica ci consegnano \u00e8 invece una eredit\u00e0 confusa e vecchia. Se di fronte ad ogni problema urgente gli amministratori e i cittadini sono costretti a chiedere poteri straordinari, \u00e8 perch\u00e9 evidentemente quelli ordinari non funzionano.<\/p>\n<p>E torniamo al tema: senza poteri democratici funzionanti, \u00e8 tutto il sistema che si allenta, si smaglia, apre la strada a poteri illegittimi. Un Paese pu\u00f2 perdere la sua democrazia per &#8220;eccesso&#8221; di decisione, ma pu\u00f2 anche perderla per &#8220;difetto&#8221; di decisione. Gli italiani vogliono che il governo che guida il Paese possa assumere su di s\u00e9 decisioni e responsabilit\u00e0, e che e ne risponda. E vogliono sceglierlo. Come in altre democrazie, che funzionano.<\/p>\n<p>E&#8217; cos\u00ec, con un&#8217;alta capacit\u00e0 di risposta, che si combatter\u00e0 l&#8217;antipolitica. Occorre qui distinguere: un cittadino che critica sprechi e irrazionalit\u00e0, che chiede alla politica sobriet\u00e0 e rigore, non coltiva l&#8217;antipolitica, dice qualcosa di giusto. Come qualcosa di giusto dice chi vuole siano sempre rispettati i paletti tra sfera della politica e autonomia della societ\u00e0. Chi invece indica qualunquisticamente la politica come il nemico, chi soffia demagogicamente sul fuoco dell&#8217;insoddisfazione, ha il dovere di dire cosa si dovrebbe sostituire alla politica e alle istituzioni.<\/p>\n<p>E lasciatemi dire: fa sorridere amaramente che chi ha governato l&#8217;Italia per complessivi sei anni cavalchi l&#8217;antipolitica con toni populistici quasi fosse un passante qualsiasi, facendo finta di non esserci mai stato.<\/p>\n<p>Io credo nella insostituibilit\u00e0 della politica come strumento di regolazione, come capacit\u00e0 di evitare che una societ\u00e0 smarrisca il senso di s\u00e9 e rifluisca in ogni possibile forma di particolarismo. Ma la politica, per far questo, deve sapere mostrare il suo volto migliore. Bisogna stare meno nei talk-show televisivi, non pensare di avere ogni giorno una cosa speciale da dire. Bisogna che le leadership politiche si misurino con la vita reale dei cittadini. Bisogna che il potere sia sobrio, che rinunci pi\u00f9 che chiedere, che non si faccia corpo separato, lontano. Penso al senso dello Stato e all&#8217;impegno civile di uomini come Massimo D&#8217;Antona e come Marco Biagi, solo e senza scorta.<\/p>\n<p>Penso che spetter\u00e0 al Partito democratico presentare in Parlamento una organica legge per la riforma degli istituti della politica. Una legge per la politica. Per favorire il carattere necessariamente lieve e ambizioso che la politica moderna deve assumere.<\/p>\n<p>Una politica che sappia condividere: la vita dei cittadini, la quotidianit\u00e0 di persone che iniziano la loro giornata senza leggere gli editoriali dei giornali n\u00e9 domandandosi a quale dei vecchi partiti italiani si sentono legati.<\/p>\n<p>No, non fanno e non si chiedono questo, l&#8217;anziana che fatica a pagare l&#8217;ultima bolletta del mese con quello che resta della sua pensione, l&#8217;operaio che deve mettere insieme un lavoro che non lo soddisfa e il dovere di mandare avanti una famiglia, l&#8217;imprenditore che sbatte la testa contro la burocrazia o l&#8217;artigiano e il commerciante che ha il dovere di pagare le tasse ma ha anche il diritto di avere uno Stato che gli renda pi\u00f9 semplice la vita e lo consideri non un peso ma una risorsa.<\/p>\n<p>Una politica sincera, pragmatica, ancorata ai suoi valori, non ideologica. E che contribuisca a voltare pagina in Italia.<\/p>\n<p>La politica \u00e8, e deve essere, contrapposizione aperta, netta e trasparente tra programmi e soluzioni diverse. Ma c&#8217;\u00e8 un confine di sobriet\u00e0 e di rispetto dei problemi reali delle persone che non pu\u00f2 consentire di proseguire oltre su una strada sbagliata.<\/p>\n<p>Sbagliato \u00e8 che ogni nuovo governo si senta in diritto di smantellare sempre e comunque tutte le leggi varate dal governo precedente e in particolare le regole pi\u00f9 importanti, quelle da cui dipende il funzionamento e lo sviluppo del Paese. Non \u00e8 possibile che tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato fatto da chi c&#8217;era prima di te, se era dello schieramento avverso, sia sempre sbagliato. E con questo voglio dire, per essere chiaro, che una cosa sono le leggi &#8220;ad personam&#8221;, che vanno cancellate, e una cosa \u00e8 ad esempio una legge come quella sul risparmio, che non \u00e8 stata negativa.<\/p>\n<p>Basta. Dobbiamo farla finita con lo scontro feroce e con i veleni, con le polemiche che diventano insulto. Il Paese di tutto questo \u00e8 stanco, non ne pu\u00f2 pi\u00f9. E da tempo non perde occasione per dirlo. Per dire che non vuole una politica avvolta dall&#8217;odio, dove l&#8217;altro \u00e8 un nemico, dove i problemi reali finiscono in un angolo o vengono affrontati con soluzioni temporanee.<\/p>\n<p>Voltiamo pagina. Gettiamoci alle spalle un modo di intendere i rapporti tra maggioranza e opposizione che non porta a nulla. A nulla, se non a far male all&#8217;Italia.<\/p>\n<p>Voltiamo pagina. La politica pu\u00f2 essere diversa. Non c&#8217;\u00e8 niente, tranne la nostra volont\u00e0, che impedisca la costruzione di un modo di intendere i rapporti basato sulla civilt\u00e0, sul riconoscersi reciprocamente.<\/p>\n<p>Mi \u00e8 stato pi\u00f9 volte dato atto di non aver mai partecipato a questa degenerazione del confronto. In ogni caso continuer\u00f2 cos\u00ec, anche unilateralmente. Continuer\u00f2 a pensare che non c&#8217;\u00e8 un titolo di giornale che valga pi\u00f9 del rispetto di un avversario. Non una battuta volgare che possa essere accettata come normale da un paese non volgare.<\/p>\n<p>Voltiamo pagina. Facciamo in modo, per la prima volta da quindici anni, che non si formino pi\u00f9 schieramenti &#8220;contro&#8221; qualcuno, ma schieramenti &#8220;per&#8221; affrontare le grandi sfide dell&#8217;Italia moderna.<\/p>\n<p>Che la nostra diventi la societ\u00e0 del rispetto, dell&#8217;apertura, del dialogo. Si pu\u00f2 essere in disaccordo senza essere nemici. Si pu\u00f2 far vivere una politica in cui si ammetta serenamente la possibilit\u00e0 che l&#8217;altra parte possa anche aver ragione. Una politica in cui ci si scontri duramente su programmi e valori, ma capace di convivenza e rispetto istituzionale. Nessuno occupi, mai pi\u00f9, il Parlamento repubblicano sventolando giornali e striscioni.<\/p>\n<p>Sei anni come Sindaco di Roma mi hanno convinto, e credo di poter dire abbiano convinto soprattutto i cittadini romani, al di l\u00e0 delle naturali e legittime convinzioni di ognuno, che \u00e8 possibile confrontarsi in modo civile e trasparente senza che nulla venga tolto alle rispettive idee. Avendo come unico ed esclusivo interesse il bene della propria comunit\u00e0, la qualit\u00e0 della vita delle persone.<\/p>\n<p>E&#8217; con questo stesso spirito che continuer\u00f2 a tenere fede all&#8217;impegno assunto con i miei concittadini. Con la stessa passione che mi ha fatto stare ogni giorno in mezzo a loro, tra i loro problemi e le loro speranze: un&#8217;esperienza unica di ascolto e di condivisione, che proseguir\u00e0 e che mi accompagner\u00e0 sempre in ogni momento, in ogni scelta, in ogni decisione. Al patto che ho stretto con Roma non posso e non voglio venir meno, e d&#8217;altro canto l&#8217;amore per la mia citt\u00e0, per le mie radici, per il lavoro che sto portando avanti, mi impedisce di fare diversamente.<\/p>\n<p>Il Partito democratico che immagino e che spero si rivolge a tutti gli italiani.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia deve recuperare in pieno, e il Partito democratico anche a questo deve servire, il senso di un&#8217;appartenenza comune, il senso profondo di essere una nazione.<\/p>\n<p>Una nazione unita. Un solo popolo. Una sola comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Non ci sono due Italie, c&#8217;\u00e8 un&#8217;Italia sola.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 un &#8220;noi&#8221; e non ci sono &#8220;gli altri&#8221;, quando si parla degli italiani.<\/p>\n<p>E non ci pu\u00f2 essere &#8220;noi&#8221; e &#8220;gli altri&#8221; nemmeno quando si tratta del rapporto tra fede e laicit\u00e0. La cosa peggiore che il Paese potrebbe avere in sorte \u00e8 la contrapposizione esasperata tra integralismo religioso e laicismo esasperato. E&#8217; un paradosso insostenibile: il bipolarismo politico e istituzionale deve ancora diventare compiuto mentre a dominare la scena ci sarebbe un dannoso e paralizzante &#8220;bipolarismo etico&#8221;.<\/p>\n<p>No, non pu\u00f2 essere. La risposta \u00e8 nella sintesi. Nel punto di equilibrio, che \u00e8 dovere della politica e delle istituzioni cercare, tra il valore pubblico delle scelte religiose delle persone e la laicit\u00e0 dello Stato. A nessun cittadino che abbia fede, quale essa sia, si chieder\u00e0 di lasciare fuori dalla porta della politica il proprio percorso spirituale e i propri valori. Anche i non credenti devono rispettare e tener di conto le opinioni di chi, mosso dalla fede, pu\u00f2 portare alimento alla vita pubblica. Al tempo stesso, ognuno \u00e8 tenuto a rispettare quel che la nostra Costituzione afferma e salvaguarda: la laicit\u00e0 dello Stato Repubblicano.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 la democrazia stessa a imporre, a chi \u00e8 legittimamente mosso da considerazioni religiose, di tradurre le sue preoccupazioni in valori universali e in proposte concrete ispirate alla ragionevolezza, e non specifici della sua religione. In una democrazia pluralista non c&#8217;\u00e8 altra scelta.<\/p>\n<p>La politica, come \u00e8 stato giustamente detto, dipende dalla nostra capacit\u00e0 di persuaderci vicendevolmente della validit\u00e0 di obiettivi comuni sulla base di una realt\u00e0 comune. E&#8217; qualcosa che vale in particolare per temi come questi, come la tutela della famiglia, come la difesa dei diritti civili di ognuno. A guidarci c&#8217;\u00e8 una Costituzione che indica principi comuni a tutti noi. A guidarci deve essere quel senso della misura, e dell&#8217;amore per la coesione della propria comunit\u00e0, che deve spingere a cercare sempre un punto di incontro virtuoso che non mortifichi i convincimenti degli uni o degli altri.<\/p>\n<p>E&#8217; questo spirito di ricerca e di confronto che sta alla base della proposta di legge sui Dico. Se \u00e8 certamente vero ci\u00f2 che Savino Pezzotta ha detto, circa il valore costituzionale della famiglia fondata sul matrimonio, \u00e8 altrettanto vero che, come hanno fatto tutte le altre grandi democrazie, anche in Italia \u00e8 giusto riconoscere i diritti delle persone che si amano e convivono.<\/p>\n<p>Il Partito democratico deve avere in s\u00e9 un&#8217;ambizione, al tempo stesso, non autosufficiente ma maggioritaria. Deve sapere che il suo messaggio di innovazione e di comunit\u00e0 pu\u00f2 motivare il suo campo e conquistare consensi anche diversi. L&#8217;elettorato \u00e8 razionale, mobile, orientato a scegliere la migliore proposta programmatica e la migliore visione.<\/p>\n<p>Fiducia in questa vocazione maggioritaria significa oggi lavorare per rafforzare l&#8217;attuale maggioranza. Io rispetto e stimo i nostri partner della coalizione. I sondaggi di queste ore dicono che insieme ad una forte crescita del consenso al Partito democratico si manifesta il ritorno dell&#8217;Unione in testa nelle preferenze degli italiani. Cos\u00ec deve essere. Un Partito democratico pi\u00f9 forte pu\u00f2 sostenere il governo e la sua azione, e insieme fare pi\u00f9 forte l&#8217;Unione. E pu\u00f2 chiedere a tutte le forze di governo, cominciando da se stesso, pi\u00f9 coesione, pi\u00f9 spirito di squadra, pi\u00f9 ascolto reciproco.<\/p>\n<p>Il partito che immagino \u00e8 un luogo aperto. Aperto, in primo luogo, ai giovani. Il gruppo dirigente dovr\u00e0 essere composto, a tutti i livelli, dai nuovi ragazzi che nei partiti come nella societ\u00e0 hanno voglia di spendersi per il loro futuro e per quello del Paese.<\/p>\n<p>Aperto ai cittadini, a quei movimenti che nel corso di questi anni hanno interpretato meglio la domanda di cambiamento, di rinnovamento della politica, che veniva dalla societ\u00e0 italiana.<\/p>\n<p>Aperto a livello regionale, dove insieme a coloro che vengono da storie e da appartenenze di partito dovranno partecipare, contare e decidere, associazioni, gruppi, comitati e singoli cittadini. Cos\u00ec daremo vita ad un partito federale, dove il principio dell&#8217;autonomia guider\u00e0 le scelte riguardanti le persone che vivono e lavorano in quel determinato territorio.<\/p>\n<p>E un partito nuovo pu\u00f2 dirsi davvero nuovo solo se sar\u00e0 composto, a tutti i livelli, almeno per met\u00e0, da donne. Negli organismi, nei governi. Quelle donne che hanno realizzato conquiste fondamentali per s\u00e9 e per la societ\u00e0 intera. Le liste che saranno collegate ai candidati alla segreteria abbiano, ad esempio, un&#8217;alternanza di genere anche tra i capolista.<\/p>\n<p>E credo debbano nascere liste che non siano mai espressione dei singoli partiti che hanno accettato la sfida. E&#8217; giusto cos\u00ec. Ed \u00e8 il modo per accendere nei cittadini la voglia di partecipare al voto del 14 ottobre. Che siano in tanti, in tantissimi, a sentirsi chiamati in causa, ad essere protagonisti gi\u00e0 da quel momento della costruzione del Partito democratico e della scelta del suo leader.<\/p>\n<p>Questa la data, e questo il ruolo che verr\u00e0 assegnato quel giorno. Niente altro sar\u00e0 in alcun modo predefinito: altre primarie, che coinvolgeranno tutto il popolo dell&#8217;Unione e tutte le anime della coalizione, stabiliranno a chi spetter\u00e0 competere come candidato premier alle prossime elezioni politiche, visto che Romano Prodi, con un gesto raro in questa nostra politica, ha gi\u00e0 fatto sapere che il suo lavoro terminer\u00e0 alla fine della legislatura.<\/p>\n<p>Insomma, ognuno di noi entra nel Partito democratico con la propria storia e la propria identit\u00e0, nessuno pu\u00f2 chiedere a nessun altro di rinunciarvi. Anche sul tema dell&#8217;appartenenza internazionale, diciamoci la verit\u00e0: ci\u00f2 di cui non solo noi, ma l&#8217;Europa ha bisogno, \u00e8 un nuovo campo, che racchiuda dentro di s\u00e9 la straordinaria esperienza del socialismo e la molteplicit\u00e0 delle culture democratiche e dell&#8217;innovazione che esistono in tanta parte del mondo. Non credo si possa pensare ad una grande organizzazione mondiale delle forze di progresso che non racchiuda dentro di s\u00e9 i democratici americani o il Partito del Congresso indiano e tante nuove forze che in Africa, in Asia e in Europa nascono dalle sfide del nuovo millennio. Rimango dell&#8217;idea che ho sostenuto in questi anni: una grande casa dei democratici e dei socialisti.<\/p>\n<p>A contare, pi\u00f9 di tutto, \u00e8 il fatto che ogni giorno che passer\u00e0 far\u00e0 circolare e mescolare un po&#8217; di pi\u00f9 le nostre idee, le nostre convinzioni, il nostro modo di guardare al di fuori di noi stessi. Un libero scambio che sempre di pi\u00f9 far\u00e0 sentire ad ognuno di essere non una sola cosa, ma pi\u00f9 d&#8217;una insieme. E cio\u00e8, semplicemente, un &#8220;democratico&#8221;.<\/p>\n<p>Continuo a sperare che ad un partito cos\u00ec, con questi tratti, con questa connotazione, possano guardare in modo diverso anche molti tra coloro che fin qui sono stati, nei suoi confronti, scettici o critici. E non posso, personalmente, fare a meno di pensare in particolare a tanti con i quali ho condiviso una lunga storia, momenti importanti di vita non solo politica, e che a Firenze hanno deciso di prendere un&#8217;altra strada. E con i quali spero si possa riprendere un dialogo e un confronto. Come spero si possa fare con quelle culture del riformismo socialista che vogliono andare oltre un&#8217;ambizione che rischia di essere nobilmente identitaria.<\/p>\n<p>Ora bisogna fare &#8220;l&#8217;ultimo miglio&#8221;. Bisogna incrociare le storie e aprirsi. Bisogna arrivare ad una &#8220;indistinguibilit\u00e0&#8221; organizzativa di ciascuno. Il Partito democratico non sar\u00e0 un partito di ex. Sar\u00e0, finalmente, la casa dei &#8220;democratici&#8221;. La pi\u00f9 bella definizione di s\u00e9 che un essere umano possa dare.<\/p>\n<p>&#8220;Pensando e ripensando &#8211; \u00e8 stato detto &#8211; non trovo altro fondamento della democrazia che questo: il rispetto di s\u00e9. La democrazia \u00e8 l&#8217;unica forma di reggimento politico che rispetta la mia dignit\u00e0, mi riconosce capace di discutere e decidere sulla mia vita pubblica. Tutti gli altri reggimenti non mi prestano questo riconoscimento, mi considerano indegno di autonomia fuori della cerchia delle mie relazioni puramente private e familiari. La democrazia \u00e8, tra tutti, l&#8217;unico regime che si basa sulla mia dignit\u00e0 in questa sfera pi\u00f9 ampia&#8230; Essere democratici vuol dire assumere nella propria condotta la democrazia come ideale, come virt\u00f9 da onorare e tradurre in pratica&#8221;.<\/p>\n<p>Sono parole di Gustavo Zagrebelsky, uno degli uomini di questa Torino, citt\u00e0 che ha dentro di s\u00e9 passione e ed etica del lavoro, una vera e propria cultura del lavoro. Citt\u00e0 in trasformazione, citt\u00e0 che ha una grande storia. Citt\u00e0 del Nord, di quel Nord Italia dove si misura tutta la portata dei cambiamenti sociali e culturali del nostro tempo. Citt\u00e0 simbolo dei lavoratori e della modernit\u00e0, della societ\u00e0 industriale che diventa societ\u00e0 dei servizi, della grande impresa che affronta e vince nuove sfide e della piccola e media impresa che cresce, del confine che nella nuova Europa diventa connessione, di culture diverse che si confrontano e si intrecciano parlando del futuro.<\/p>\n<p>Torino, prima Capitale d&#8217;Italia, a quasi centocinquant&#8217;anni di distanza \u00e8 un richiamo alla nostra unit\u00e0 nazionale, all&#8217;unit\u00e0 del Paese. Le cose migliori di Torino hanno avuto un significato per il Paese, sono diventate valori nazionali, spesso elementi concreti costituenti della storia d&#8217;Italia. Ecco perch\u00e9 Torino \u00e8 il Nord che non si vuole mai contrapporre allo Stato.<\/p>\n<p>Torino citt\u00e0 degli inizi, che d\u00e0 avvio ai grandi processi, che sa mettere in cammino le cose, che guarda e proietta le idee oltre di s\u00e9. E il Lingotto, luogo operaio che attraverso Renzo Piano diventa luogo della cultura, simbolo della capacit\u00e0 della citt\u00e0 di non rinunciare, di reinventarsi. Della citt\u00e0 che investe negli anni difficili, che china la testa ma non si arrende, e senza mai rinnegare le radici cambia pelle, riparte. Per tutto questo ho voluto essere proprio qui, oggi. Essere qui con te, sindaco Chiamparino.<\/p>\n<p>Non sono state ancora precisate le regole della elezione della Assemblea Costituente, n\u00e9 quelle per il segretario. Quando ci\u00f2 sar\u00e0 stato definito si potr\u00e0 formalizzare o meno una candidatura. Se ce ne sar\u00e0 pi\u00f9 d&#8217;una potr\u00e0 essere un bene. L&#8217;importante \u00e8 che siano espressione di piattaforme politiche chiaramente diverse. Altrimenti apparterrebbero, come logica, ad un tempo che tutti vogliamo superare.<\/p>\n<p>Io per oggi non posso che registrare con grande responsabilit\u00e0 e gratitudine che attorno al mio nome si sta manifestando un consenso molto ampio. Lo considero il risultato della generosit\u00e0 degli altri e forse il riconoscimento della coerenza con la quale ho sostenuto questa idea politica in tutti questi anni.<\/p>\n<p>E&#8217; per me un onore grande e una grande responsabilit\u00e0. Il mio programma di vita \u00e8 un altro e so che ci sono dei luoghi del mondo e del mio cuore nei quali dovr\u00f2 tornare, che mi chiamano. Ma non ho mai pensato che la vita e la politica fossero un territorio per vedere esclusivamente realizzate le proprie ambizioni e i propri disegni. La politica non \u00e8 una passeggiata solitaria nella quale puoi scegliere i percorsi e le soste che pi\u00f9 ti piacciono. E&#8217; un meraviglioso viaggio collettivo. Vorrei che lo facessimo per una volta in allegria, con la serenit\u00e0 che in questa casa pi\u00f9 grande, con amici nuovi, tutti possiamo essere diversi.<\/p>\n<p>Se questo partito, infatti, dovesse iniziare il cammino con i difetti della politica preesistente, con i gruppi e le correnti chiuse e in conflitto, sarebbe quanto di pi\u00f9 lontano dallo spirito che in queste ore sento attorno a noi, dalla nuova fiducia per una possibilit\u00e0 che si apre. Non si comincia un nuovo viaggio con un equipaggio dilaniato da vecchi rancori e preoccupato di gettare dalla nave chi ad essa si affaccia per la prima volta.<\/p>\n<p>Si \u00e8 scelto un metodo, quello dell&#8217;elezione diretta, certamente sapendo che cosa esso postula come modello di vita interna. Io avevo e mantengo molte perplessit\u00e0 ma cos\u00ec \u00e8. Una leadership forte deve esercitare tutte le prerogative, nessuna esclusa, e deve saperlo fare ascoltando e condividendo. Il partito dispone gi\u00e0 oggi di tante personalit\u00e0 e altre ancora ne verranno, altre ne conosceremo. Le opinioni di tutti saranno importanti.<\/p>\n<p>Ora appare gi\u00e0 credibile e possibile una nostra ripresa, e credo che i nostri avversari avvertano che molto sta cambiando e che essi stessi non potranno restare fermi.<\/p>\n<p>Il Partito democratico al quale pensiamo, voglio dirlo ancora una volta, \u00e8 uno strumento per i nuovi italiani.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una generazione che rischia di subire il furto pi\u00f9 terribile, quello del futuro, e di essere catturata dal sentimento pi\u00f9 negativo e paralizzante che ci sia, la paura. Ed \u00e8 un paradosso inaccettabile che questo avvenga in un tempo che come mai \u00e8 proiettato nel domani, che come mai \u00e8 ricco di opportunit\u00e0, che offre possibilit\u00e0 di conoscenza, di formazione, di comunicazione e di scambi una volta impensabili, di relazioni umane e culturali una volta impossibili.<\/p>\n<p>E se qualcuno dice che c&#8217;\u00e8 chi vuole &#8220;rendere uguali il figlio del professionista e il figlio dell&#8217;operaio&#8221;, noi rispondiamo s\u00ec: vogliamo che siano uguali. Uguali non nel punto di arrivo. Ma in quello di partenza. Vogliamo che il figlio dell&#8217;operaio abbia tutte le opportunit\u00e0 cui ha diritto. Vogliamo che siano le sue capacit\u00e0, i suoi sacrifici, la sua intelligenza a dire dove arriver\u00e0, e non che il suo posto nella societ\u00e0 di domani sia stabilito a priori dal salario che suo padre porta a casa dopo una giornata passata davanti a una pressa. Vogliamo che il figlio del professionista non debba trovare pi\u00f9 comodo o pi\u00f9 realistico seguire il sentiero gi\u00e0 tracciato, che possa scommettere su se stesso e seguire ci\u00f2 che lo affascina, e diventare un ricercatore, uno scienziato, se \u00e8 questo che desidera.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 troppa &#8220;ereditariet\u00e0&#8221; nella societ\u00e0 italiana. Se c&#8217;\u00e8 una cosa, tra tanto parlare degli Stati Uniti, che dovremmo far nostra \u00e8 quel principio di mobilit\u00e0 verso l&#8217;alto che \u00e8 il cardine del modello americano. Chi \u00e8 in basso deve poter salire. Chi vuol cambiare deve poterlo fare. Deve avere la speranza di poterlo fare e le opportunit\u00e0 per farlo. Deve poter credere che il futuro \u00e8 nella sua mente, nel suo cuore, nella sua determinazione. E in pi\u00f9, se cade, deve poter trovare una rete che lo salvi e gli consenta di ricominciare a sperare.<\/p>\n<p>Una societ\u00e0 chiusa, rigida, burocratica, provoca e alimenta rabbia e frustrazione. Non \u00e8 questa la via giusta. Dobbiamo decidere che Paese essere. Il Paese dell&#8217;egoismo sociale e del corporativismo, dell&#8217;incattivimento populista e dell&#8217;odio. Oppure un Paese che pensa positivo, volta pagina, guarda al futuro.<\/p>\n<p>Permettetemi di concludere leggendovi poche righe. Parole di una nuova italiana. Di una ragazza della mia citt\u00e0, una ragazza di quindici anni. I suoi genitori hanno acconsentito che io usassi i pensieri raccolti in una sua lettera, perch\u00e9 lei non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. Era una ragazza che doveva venire con noi in uno dei viaggi che facciamo in Africa con gli studenti delle scuole romane. Sono parole che mi tornano alla mente ogni volta che vedo emergere i segni di una societ\u00e0 chiusa in una rabbia e in un egoismo cieco. Sono parole pensate e scritte solo due mesi prima di morire, in una lettera indirizzata ai suoi genitori nei giorni di Natale. &#8220;Durante la malattia, devo ammetterlo, ho pensato spesso e volentieri di essere la persona pi\u00f9 sfortunata del mondo, e per questo mi vergogno di me stessa e mi considero cattiva ed egoista. Non ho pensato che ci sono persone nel mondo che, oltre alla malattia, devono combattere contro fame e povert\u00e0. Per questo ho deciso di regalarvi (anzi, regalarci) un&#8217;adozione a distanza. Spero di avervi fatti felici. Mi dispiace di non avere un regalo che possiate scartare, ma spero cos\u00ec di lasciarvi sorpresi&#8221;.<\/p>\n<p>Eccoli, i nuovi italiani. Sono cos\u00ec. Sono i nostri figli, sono i nostri nipoti. A loro abbiamo il dovere di consegnare un&#8217;Italia unita, moderna, giusta&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Update: il testo intregrale del discorso di Veltroni Molte citazioni del discorso nel Veltroni Twitter<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[],"tags":[2160],"class_list":["post-1861","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","tag-torino"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1861","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1861"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1861\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1861"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1861"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1861"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}