{"id":19547,"date":"2010-06-03T16:10:16","date_gmt":"2010-06-03T14:10:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=19547"},"modified":"2010-06-03T10:18:08","modified_gmt":"2010-06-03T08:18:08","slug":"neuroni-del-cervello-di-einstein-in-un-barattolo-di-maionese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2010\/06\/03\/neuroni-del-cervello-di-einstein-in-un-barattolo-di-maionese\/","title":{"rendered":"Neuroni del cervello di Einstein in un barattolo di maionese"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/_web\/cmstp\/tmplRubriche\/giornalisti\/grubrica.asp?ID_blog=43&amp;ID_articolo=1696&amp;ID_sezione=58&amp;sezione=\">Maurizio Molinari su Lastampa.it<\/a><\/p>\n<blockquote><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"albert einstein\" src=\"http:\/\/static.guim.co.uk\/sys-images\/Technology\/Pix\/site_furniture\/2007\/02\/07\/einstein128.jpg\" alt=\"\" width=\"128\" height=\"128\" \/>Tre brandelli di tessuto del cervello di Albert Einstein finirono a met\u00e0 degli anni Ottanta in un barattolo di maionese e gli studi che ne sono scaturiti hanno portato a identificare la verosimile genesi dell&#8217;intelligenza della mente pi\u00f9 celebre del Novecento. A svelare quanto avvenuto \u00e8 l&#8217;appena pubblicato \u00abThe Other Brain\u00bb (Simon &amp; Schuster) dello scienziato Doulg Fields completando la ricostruzione degli eventi fatta nel 2000 in \u00abDriving Mr Albert\u00bb (Random House) dallo scrittore Michael Paterniti.<\/p>\n<p>A spedire i tre tessuti provenienti dal cervello che mise a punto la teoria della relativit\u00e0 fu Thomas Harvey, il patologo che il 18 aprile 1955 prese parte all&#8217;autopsia del corpo di Einstein nell&#8217;ospedale di Princeton in New Jersey e decise di non rimettere a posto il cervello del defunto che, come da prassi, aveva prelevato per poterlo esaminare. Harvey ripose il cervello in una scatola di formaldeide convinto di salvare un patrimonio della scienza universale e lo port\u00f2 con s\u00e9 attraverso l&#8217;America per oltre 30 anni &#8211; facendo tappa anche nella casa di un eroinomane in Kansas &#8211; fino a quando una scienziata dell&#8217;Universit\u00e0 di California a Berkeley, Marian Diamond, non gli chiese in maniera assai schietta di poterne esaminare quattro parti. Per tre anni non avvenne nulla, poi un mattino il postino recapit\u00f2 alla scienziata il barattolo di maionese con i tessuti, che erano solo tre.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p>E&#8217; questo il momento della staffetta fra i due libri perch\u00e9 se Paterniti arriva fino alla consegna del barattolo, Fields parte da qui per raccontare cosa fece Diamond, le cui ricerche all&#8217;epoca si concentravano sulle cellule \u00abglial\u00bb ovvero \u00abdi colla\u00bb perch\u00e9 capaci di tenere assieme il cervello. La scienziata volle testare i tessuti per verificare se vi si trovavano le \u00abglial\u00bb denominate astrociti e oligodendrociti e la scoperta fu nel trovarle in tessuti di un&#8217;area del cervello da cui si originano immaginazione e pensieri complessi. \u00abFu una scoperta che incurios\u00ec ma nessuno in quel momento pens\u00f2 che potesse avere a che fare con il genio di Einstein\u00bb scrive Fields.<\/p>\n<p>La svolta avvenne nel 1990 quanto il ricercatore Stephen Smith, dell&#8217;Universit\u00e0 di Stanford, pubblic\u00f2 su \u00abScience\u00bb lo studio sulla capacit\u00e0 dei neuroni di comunicare attraverso segnali chimici e scariche elettriche. Fields, nel suo laboratorio, ha ripetuto l&#8217;esperimento di Smith puntando a dimostrare un&#8217;intuizione che lo stesso Smith aveva avuto: gli astrociti hanno la capacit\u00e0 di \u00abascoltare\u00bb le \u00abconversazioni chimiche fra neuroni\u00bb ritrasmettendole in altre parti del cervello. Quando l&#8217;esito \u00e8 stato positivo Fields ha deciso di scrivere \u00abThe Other Brain\u00bb (L&#8217;altro cervello) concludendo che il genio di Einstein era dovuto \u00aballa presenza insolitamente alta di astrociti\u00bb perch\u00e9 gli consentivano di avere una inconsueta capacit\u00e0 di \u00abascoltare i neuroni\u00bb aumentando le potenzialit\u00e0 dell&#8217;intelletto nella parte del cervello impegnata a immaginare e dunque anche nell&#8217;abilit\u00e0 matematica.<\/p>\n<p>La conclusione di Fields premia la scommessa che fece Harvey trafugando il cervello di Einstein ma il dottore-ladro non \u00e8 riuscito a saperlo perch\u00e9 mor\u00ec nel 2007, dopo aver restituito quanto ancora possedeva al dipartimento di Patologia dell&#8217;Universit\u00e0 di Princeton. Resta tuttavia da chiarire che sorte abbiano avuto i tre tessuti che attraversarono l&#8217;America nel barattolo di maionese. Di sicuro non sono in possesso dell&#8217;unica bisnipote di Einstein che ha sempre rifiutato ogni coinvolgimento nelle peregrinazioni dei tessuti.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Maurizio Molinari su Lastampa.it Tre brandelli di tessuto del cervello di Albert Einstein finirono a met\u00e0 degli anni Ottanta in un barattolo di maionese e gli studi che ne sono scaturiti hanno portato a identificare la verosimile genesi dell&#8217;intelligenza della mente pi\u00f9 celebre del Novecento. 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