{"id":19850,"date":"2010-06-21T10:50:45","date_gmt":"2010-06-21T08:50:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=19850"},"modified":"2010-06-21T10:50:45","modified_gmt":"2010-06-21T08:50:45","slug":"storie-di-strategie-di-mobbing-in-rai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2010\/06\/21\/storie-di-strategie-di-mobbing-in-rai\/","title":{"rendered":"Storie di strategie di mobbing in Rai"},"content":{"rendered":"<p>Beatrice Borromeo suIl Fatto Quotidiano via <a href=\"http:\/\/discutere.wordpress.com\/2010\/04\/02\/minacciare-epurare-demansionare-ecco-il-mobbing-rai\/\">discutere<\/a><\/p>\n<blockquote><p>\u201cAmmetto che la pesantezza delle ultime vicende, nonostante il ricordo ancora vivo dell\u2019editto bulgaro, \u00e8 senza precedenti\u201d. L\u2019avvocato Domenico D\u2019Amati, legale di alcuni degli \u201cepurati\u201d dal direttore Augusto Minzolini, da anni segue casi di mobbing, specialmente in Rai, subiti da giornalisti non accondiscendenti. E racconta al Fatto le tecniche pi\u00f9 comuni per punire chi non si allinea\u2026<\/p>\n<p>Epurare &#8230;<br \/>\n\u201cNel mondo dell\u2019informazione, spiega D\u2019Amati, quello che conta non \u00e8 la professionalit\u00e0 n\u00e8 le idee del giornalista, ma solo l\u2019appoggio del segretario di partito. Il tesseramento: sia a sinistra che a destra. Puro potere. Era cos\u00ec in passato e non \u00e8 molto diverso oggi. Il caso pi\u00f9 noto \u00e8 quello di Michele Santoro, cacciato dalla Rai nel 2002 in seguito all\u2019editto bulgaro, anche perch\u00e8 non godeva di appoggi politici. Il tribunale per\u00f2 ha annullato tutte le sanzioni disciplinari che gli erano state comminate.In questi giorni \u00e8 emersa la vicenda dei conduttori del Tg1 che non andranno pi\u00f9 in onda: sono gli stessi che non avevano firmato la lettera di sostegno al direttore Minzolini. Il conduttore di un tg cos\u00ec importante ha una professionalit\u00e0 molto specifica che richiede determinate qualit\u00e0 ed esperienza: bisogna saper interagire col pubblico, guadagnarsi la loro stima e fiducia. Se il volto di un tg viene rimosso, bisogna dargli un altro incarico che consenta di mettere a frutto l\u2019esperienza accumulata. La lottizzazione dell\u2019informazione \u00e8 stata anche oggetto di una pronuncia della Cassazione secondo la quale \u00e8 illecito gestire il personale con la politica, perch\u00e8 ne lede i diritti\u201d.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Demansionare \u2026<br \/>\nIl tipico provvedimento con connotazione ritorsiva \u00e8 il demansionamento. D\u2019Amati spiega come funziona: \u201cSi sposta un professionista da un ruolo chiave a un binario morto. Un esempio noto \u00e8 quello di Oliviero Beha. Il giornalista \u00e8 stato demansionato dopo aver protestato. Il punto \u00e8 che aveva protestato perch\u00e9 era stato sanzionato. Quindi un circolo vizioso. Anche il caso di Massimo De Strobel, il caporedattore centrale del Tg1 destituito dopo 18 anni di servizio, \u00e8 emblematico: non andava nemmeno in onda, quindi la scusa del ricambio generazionale dei conduttori non regge. Lo scopo: sostituire chi ti critica con un uomo di fiducia. Ma ai dipendenti va garantita una mansione alternativa equivalente, che rispetti la specifica professionalit\u00e0 del lavoratore e solitamente questo non succede, oppure avviene con enorme ritardo. Queste punizioni avvengono spesso e a tutti i livelli, anche con persone meno in vista: ho avuto un cliente che, per via delle sue idee politiche, \u00e8 passato dall\u2019essere il coordinatore centrale di un giornale radio a fare le brevi di cronaca. In questi casi l\u2019unica strada percorribile \u00e8 ricorrere a un giudice\u201d.<\/p>\n<p>Sanzionare\u2026<br \/>\nPrendiamo il caso di Loris Mazzetti, il dirigente sospeso per aver scritto sul Fatto articoli critici verso la Rai. D\u2019Amati lo commenta cos\u00ec: \u201cIl problema, per chi sanziona, \u00e8 che in Italia esiste lo Statuto dei lavoratori. L\u2019articolo 13 tutela la professionalit\u00e0 e l\u2019articolo 15 la libert\u00e0: non sono concesse discriminazioni, tantomeno politiche. Proprio ieri la conduttrice del Tg1 Maria Luisa Busi ha denunciato le \u201crappresaglie\u201d di Minzolini. La Busi, giuridicamente, non rischia nulla: ha esercitato correttamente il diritto di critica, e se verr\u00e0 punita, ne patir\u00e0 le conseguenze chi la sanzioner\u00e0. Per Mazzetti il discorso \u00e8 analogo: ha espresso una critica lecita. La Rai ha una strana concezione della libert\u00e0 dei suoi dipendenti di manifestare il loro pensiero: devono chiedere l\u2019autorizzazione prima di ogni dichiarazione. Ma si tratta di un\u2019evidente impronta censoria preventiva. Se un dipendente critica l\u2019azienda non ne lede l\u2019immagine, questo \u00e8 un concetto che nel diritto non esiste. Nello Statuto dei lavoratori, all\u2019articolo 1, \u00e8 prevista la libert\u00e0 di manifestare opinioni sulla propria azienda\u201d.<\/p>\n<p>Minacciare \u2026<br \/>\nPoi ci sono le minacce esplicite che secondo D\u2019Amati sono ancora pi\u00f9 gravi del mobbing non dichiarato: \u201cHo una certa et\u00e0, e di giornalisti minacciati ne ho visti tantissimi. Nulla di nuovo. Riguardo i casi pi\u00f9 recenti, un giudice potrebbe ravvisare diversi profili di illecito. Dire a un dipendente: \u2018Se non fai questo con me hai chiuso\u2019, non \u00e8 lecito. Si potrebbe configurare una situazione ancora pi\u00f9 grave della semplice inadempienza dell\u2019obbligo di lavoro\u201d.<\/p>\n<p>(Beatrice Borromeo, Il Fatto Quotidiano,<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Beatrice Borromeo suIl Fatto Quotidiano via discutere \u201cAmmetto che la pesantezza delle ultime vicende, nonostante il ricordo ancora vivo dell\u2019editto bulgaro, \u00e8 senza precedenti\u201d. L\u2019avvocato Domenico D\u2019Amati, legale di alcuni degli \u201cepurati\u201d dal direttore Augusto Minzolini, da anni segue casi di mobbing, specialmente in Rai, subiti da giornalisti non accondiscendenti. 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