{"id":20020,"date":"2010-06-29T12:35:02","date_gmt":"2010-06-29T10:35:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=20020"},"modified":"2010-06-29T14:15:16","modified_gmt":"2010-06-29T12:15:16","slug":"provate-voi-a-vivere-con-il-mesotelioma-in-casa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2010\/06\/29\/provate-voi-a-vivere-con-il-mesotelioma-in-casa\/","title":{"rendered":"Provate voi a vivere con il mesotelioma in casa"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/futura.unito.it\/blog\/2010\/06\/29\/vorrei-che-i-colpevoli-seguissero-un-malato\/#more-6428\">Via Futura<\/a><\/p>\n<blockquote><p>Ha atteso tanto prima di parlare al giudice e ieri ci \u00e8 riuscita.  \u201cValeva la pena di ingrandire in modo sproporzionato un conto in banca?  Valeva la pena che a Casale morissero 1600 persone?\u201d, si \u00e8 chiesta  davanti a magistrati, avvocati e pubblico. Al maxi-processo  Eternit, Romana Blasotti Pavesi, 81 anni,  presidente dell\u2019Associazione familiari delle vittime dell\u2019amianto, ha  testimoniato dopo tante udienze passate fuori dall\u2019aula, per via della  norma che vieta ai testimoni di assistere al processo fino al momento  del loro interrogatorio. E per lei, che per decenni si \u00e8 battuta vedendo  morire parenti e compaesani, era uno strazio stare fuori, nel  corridoio, e non poter far niente in attesa del 12 luglio, giorno in cui  era fissata la sua udienza.<\/p>\n<p>Ha ricordato i cinque parenti morti: il  marito Mario, dipendente Eternit, la sorella Libera, il nipote Giorgio  Malavasi, la cugina Anna Borsi, morta in Slovenia, dove c\u2019era un\u2019altra  fabbrica dell\u2019Eternit, e infine la figlia Maria Rosa. Di questi, solo il  marito lavorava nel cementificio, mentre gli altri sono venuti a  contatto con la fibra killer in altri modi.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Abitavano molto vicino allo stabilimento di via Oggero lei e i suoi  familiari stretti. In quello stabilimento il marito aveva cominciato a  lavorare nel 1954 e ne era uscito nel 1976 per la pensione \u201c. Poi, sei  anni dopo, la malattia, il mesotelioma, l\u2019incurabile cancro ai polmoni, e  la morte dopo un anno di cure.\u00a0 Mario \u201cera molto restio a parlare di  lavoro\u201d, ricorda \u201cla  Romana\u201d, come la conoscono tutti. Per\u00f2 che  qualcosa non andasse lei l\u2019aveva capito dall\u2019ambiente circostante:  \u201cAvevamo due figli e una figlia e quando li portavo in bicicletta a  scuola mi sembrava molto strano che i muri dello stabilimento fossero  coperti da manifesti di morte. Chiedevo a mio marito qualcosa, non  sapeva, non li conosceva, diceva che forse era un tumore, forse altro\u201d.  Dopo la scomparsa del compagno sono sopraggiunte le altre, ma le  lacrime, dice, le aveva gi\u00e0 finite quando \u00e8 deceduta la figlia Maria  Rosa, appena cinquantenne: \u201cNon ho pianto, \u00e8 stata una botta in testa\u201d.  La figlia, dopo aver visto le sofferenze del padre, \u201cpensava di non  curarsi per non deperire, per non diventare una cavia. Tutte le malattie  che il mesotelioma poteva portare le ha avute\u201d, racconta. Una \u201cpiccola  consolazione\u201d \u00e8 rimasta nei cinque mesi di agonia: \u201cnon ha perso i  capelli che erano molto belli\u201d.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Via Futura Ha atteso tanto prima di parlare al giudice e ieri ci \u00e8 riuscita. \u201cValeva la pena di ingrandire in modo sproporzionato un conto in banca? Valeva la pena che a Casale morissero 1600 persone?\u201d, si \u00e8 chiesta davanti a magistrati, avvocati e pubblico. 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