{"id":20144,"date":"2010-07-05T12:30:19","date_gmt":"2010-07-05T10:30:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=20144"},"modified":"2010-07-05T13:31:29","modified_gmt":"2010-07-05T11:31:29","slug":"la-classe-media-va-in-paradiso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2010\/07\/05\/la-classe-media-va-in-paradiso\/","title":{"rendered":"La classe media va in paradiso"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/economia\/2010\/07\/05\/news\/inchiesta_redditi-5392064\/?ref=HREC1-2\">Via Repubblica.it<\/a><\/p>\n<blockquote><p>La ricchezza \u00e8 saldamente nelle mani di pochi e l\u00ec ci rimane, impedendo la mobilit\u00e0 sociale, condizionando le carriere, costruendo pezzo per pezzo una parte della nostra gerontocrazia. Secondo l&#8217;ultimo dato della Banca d&#8217;Italia contenuto nella periodica indagine su &#8220;I bilanci delle famiglie italiane&#8221;, il 10 per cento delle famiglie pi\u00f9 ricche possiede quasi il 45 per cento dell&#8217;intera ricchezza netta delle famiglie. Un livello rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi quindici anni. Partecipiamo non sempre consapevolmente a un processo di divaricazione che spinge la classe media verso il basso, i super-ricchi verso l&#8217;alto e affonda i pi\u00f9 poveri. &#8220;Che oggi sono anche in giacca e cravatta, basta guardare come sono cambiate le persone che almeno una volta al giorno vengono a mangiare alla Caritas&#8221;, racconta Don Paolo da quello che \u00e8 un osservatorio strategico anche perch\u00e9 Roma \u00e8 fondamentale nell&#8217;attribuire al Lazio il primato negativo della regione pi\u00f9 diseguale d&#8217;Italia con il 33,9 di coefficiente Gini. Pesano, nella Capitale, ma non solo qui, il caro-casa e la precariet\u00e0 del lavoro. In alto, la regione italiana dell&#8217;eguaglianza \u00e8 il Friuli Venezia Giulia, regione a statuto speciale, laboriosa e dal benessere diffuso. L&#8217;eguaglianza \u00e8 anche questo.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>E, probabilmente, \u00e8 anche uno dei fattori che porta la provincia di Trieste a un triplo primato: l&#8217;et\u00e0 media pi\u00f9 elevata tra le province del nord-est, la pi\u00f9 alta percentuale di anziani oltre il 65 anni (30,2 per cento), e l&#8217;incidenza pi\u00f9 elevata di residenti con 80 anni e pi\u00f9 (11,2 per cento). Anche nel 2028 &#8211; secondo la Fondazione Nord-Est &#8211; Trieste manterr\u00e0 i primati. Perch\u00e9 l&#8217;eguaglianza &#8211; \u00e8 la tesi originale che Richard Wilkison e Kate Pickett illustrano nel loro &#8220;La misura dell&#8217;anima&#8221; (Feltrinelli) &#8211; migliora &#8220;il benessere psicologico di tutti noi&#8221;. Di pi\u00f9, secondo i due studiosi: &#8220;Tanto la societ\u00e0 malata quanto l&#8217;economia malata hanno le proprie origini nell&#8217;aumento della diseguaglianza&#8221;. E infatti due economisti come Jean-Paul Fitoussi e Joseph Stiglitz pensano che all&#8217;origine della grande crisi provocata dai mutui subprime ci sia proprio l&#8217;aumento delle diseguaglianza che, ad un certo punto, ha fatto implodere il sistema finanziario.<br \/>\n<!--more--><br \/>\nDi certo tra i frutti di questa &#8220;economia malata&#8221; ci sono i working poor, i lavoratori poveri, pi\u00f9 tute blu che colletti bianchi, ma ci sono anche &#8211; lo abbiamo visto &#8211; gli impiegati, la classe di mezzo. Un fenomeno che in Italia non avevano ancora conosciuto in queste dimensioni ma che \u00e8 anch&#8217;esso conseguenza di una diseguaglianza crescente. Tra gli operai i &#8220;poveri&#8221; sono il 14,5 per cento. Percentuale che si impenna fino a sfiorare il 29 per cento nelle regioni meridionali. Il &#8220;caso Pomigliano&#8221; ha fatto riscoprire la classe operaia e anche la distanza abissale di reddito tra l&#8217;amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, e i suoi turnisti: il primo guadagna 435 volte di pi\u00f9 dei secondi.<\/p>\n<p>Nemmeno la recessione \u00e8 stata, ed \u00e8, uguale per tutti. I giovani stanno pagando pi\u00f9 caro. \u00c8 l&#8217;Istat che lo certifica nel suo Rapporto annuale: &#8220;La crisi ha determinato nel 2009 una significativa flessione dei giovani occupati (300 mila in meno rispetto all&#8217;anno precedente), i quali hanno contribuito per il 79 per cento al calo complessivo dell&#8217;occupazione&#8221;. Un giovane su tre \u00e8 senza lavoro. Un giovane &#8211; ricordano Tito Boeri e Vincenzo Galasso nel loro &#8220;Contro i giovani&#8221; (Mondadori) &#8211; guadagna il 35 per cento in meno di chi ha tra i 31 e i 60 anni (era il 20 per cento negli anni Ottanta). Ecco: cos\u00ec, partendo dal basso, si costruisce un paese diseguale.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Via Repubblica.it La ricchezza \u00e8 saldamente nelle mani di pochi e l\u00ec ci rimane, impedendo la mobilit\u00e0 sociale, condizionando le carriere, costruendo pezzo per pezzo una parte della nostra gerontocrazia. 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