{"id":20801,"date":"2010-08-14T16:43:41","date_gmt":"2010-08-14T14:43:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=20801"},"modified":"2010-08-14T16:43:41","modified_gmt":"2010-08-14T14:43:41","slug":"chi-se-ne-frega-del-pakistan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2010\/08\/14\/chi-se-ne-frega-del-pakistan\/","title":{"rendered":"Chi se ne frega del Pakistan ?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.ilpost.it\/2010\/08\/13\/perche-a-nessuno-interessa-del-pakistan\/\">Via IlPost<\/a><\/p>\n<blockquote><p>Quella occorsa in questi giorni \u00e8 stata la peggiore alluvione che il Pakistan abbia mai subito. Altre inondazioni sono attese  nei prossimi giorni nella regione del Sindh. Fino a questo momento sono morte 1600 persone, 300 mila case sono state distrutte e le stime pi\u00f9 basse sul numero degli sfollati parlano di due milioni. E sono cifre che cresceranno ancora.<\/p>\n<p>Per avere un termine di paragone, basta sapere che durante il terremoto ad Haiti \u2013 che pure per l\u2019istantanea violenza della prima scossa aveva causato una quantit\u00e0 di vittime molto maggiore \u2013 gli sfollati furono molti di meno, circa un sesto. Anche le persone in qualche modo coinvolte dalla tragedia, complice la diversa vastit\u00e0 delle due aree, sono state enormemente di pi\u00f9 in Pakistan. Eppure durante questa catastrofe l\u2019attenzione del resto del mondo \u00e8 stata notevolmente minore rispetto ad Haiti. Sui media internazionali se ne \u00e8 parlato poco, su quelli italiani quasi per nulla. L\u2019unico sito d\u2019informazione ad avere dedicato un\u2019attenzione particolare alle notizie provenienti dal Pakistan \u00e8 stato al Jazeera, che alle alluvioni ha dedicato anche uno speciale.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Il motivi di questo disinteresse sono molteplici, e tutti inevitabilmente cinici: come detto, la dilazione nel tempo delle conseguenze delle alluvioni va a detrimento dell\u2019attenzione generale, che viene maggiormente colpita da calamit\u00e0 istantanee come quella di Haiti o lo tsunami nell\u2019est asiatico del 2004. Il periodo estivo non ha certo aiutato, incentivando i giornalisti a cercare di pubblicare notizie pi\u00f9 leggere, a scapito della portata dell\u2019evento. Inoltre, pu\u00f2 avere avuto un peso anche l\u2019abitudine ad associare il Pakistan a un luogo martoriato dove le sciagure sono all\u2019ordine del giorno.<\/p>\n<p>Le conseguenze del disinteresse dei media sono gravi: l\u2019afflusso di aiuti umanitari in Pakistan \u00e8 stato particolarmente ridotto rispetto ad altre recenti situazioni di emergenza, e l\u2019Independent spiega come in questo momento gli interventi di soccorso siano quasi esclusivamente nelle mani di organizzazioni notoriamente compromesse con l\u2019estremismo islamico. In particolare sembra che il lavoro pi\u00f9 alacre lo stia facendo la sedicente associazione caritatevole Jama\u2019at-ud-Da\u2019wah, un\u2019organizzazione che le Nazioni Unite considerano semplicemente la denominazione che il pi\u00f9 noto gruppo islamista Lashkar-e-Toiba avrebbe assunto dopo la messa al bando da parte del governo pakistano.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Via IlPost Quella occorsa in questi giorni \u00e8 stata la peggiore alluvione che il Pakistan abbia mai subito. Altre inondazioni sono attese nei prossimi giorni nella regione del Sindh. 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