{"id":21034,"date":"2010-08-31T18:36:10","date_gmt":"2010-08-31T16:36:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=21034"},"modified":"2010-08-31T14:39:52","modified_gmt":"2010-08-31T12:39:52","slug":"la-torino-che-piace-a-profumo-quello-del-poli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2010\/08\/31\/la-torino-che-piace-a-profumo-quello-del-poli\/","title":{"rendered":"La Torino che piace a Profumo (quello del Poli)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www3.lastampa.it\/torino\/sezioni\/cultura\/articolo\/lstp\/311552\/\">Via Lastampa.it<\/a><\/p>\n<blockquote><p>Sull\u2019ipotetica candidatura a sindaco, il rettore Francesco Profumo non parla. Neppure per commentare la gaffe dell\u2019\u00abUnit\u00e0\u00bb che l\u2019ha confuso con il banchiere Alessandro Profumo di Unicredit. Fedele al suo ruolo istituzionale osserva i dati sulle immatricolazioni a Ingegneria: 5800 ragazzi, il 16 per cento in pi\u00f9 del 2009, pi\u00f9 30 per cento in due anni. \u00abUn iscritto su tre, ormai, \u00e8 donna. Fino a pochi anni fa eravamo al 15 per cento\u00bb. Gli stranieri sono il 20 per cento, da sessanta paesi; non pochi vivono qui, seconda generazione d\u2019immigrati. Numeri in cui il rettore vede realizzarsi il sogno di quattro anni fa, le quattro \u00abT\u00bb: tolleranza, talenti, tecnologia e Torino. Un manifesto che vale per il Politecnico, certo, ma \u00e8 dura non estenderlo all\u2019intera citt\u00e0. Non un programma politico, ma un\u2019idea di Torino s\u00ec.<\/p>\n<p>Quattro anni fa lei lanci\u00f2 una parola d\u2019ordine: tolleranza. Oggi un universitario su cinque non \u00e8 italiano, ma nelle citt\u00e0 la difficolt\u00e0 di integrare non \u00e8 superata. \u00c8 un percorso incompiuto?<br \/>\n\u00ab\u00c8 un percorso che ha molti lati virtuosi. La mescolanza arricchisce tutti. I ragazzi stranieri hanno fame di riscatto e affermazione. La loro voglia, e le minori possibilit\u00e0, li spingono a dare il massimo. E noi ci guadagniamo\u00bb.<br \/>\n<!--more--><br \/>\nPerch\u00e9?<br \/>\n\u00abPerch\u00e9 viviamo al fianco di persone che danno il meglio. Ci stimolano quotidianamente a confrontarci con il diverso, imparare a rispettarlo, rincorrere chi \u00e8 pi\u00f9 bravo. \u00c8 un processo che produce valore senza che ci sia bisogno di investire\u00bb.<\/p>\n<p>Lei parla di talenti: non stiamo perdendo \u00abla meglio giovent\u00f9\u00bb, che fugge all\u2019estero perch\u00e9 qui non ci sono possibilit\u00e0?<br \/>\n\u00abIo ho una visione diversa: \u00e8 pi\u00f9 importante il rapporto tra chi se ne va e chi arriva. \u00c8 l\u00ec che siamo deboli: chi se ne va sar\u00e0 sempre un tuo ambasciatore; il nodo critico \u00e8 l\u2019incapacit\u00e0 di attrarre. Mescolare sangue, culture, idee \u00e8 un elemento che pu\u00f2 fare la fortuna di un territorio\u00bb.<\/p>\n<p>E perch\u00e9 non ci riusciamo?<br \/>\n\u00abC\u2019\u00e8 un sistema troppo rigido, salari non competitivi sul piano internazionale, infrastrutture non sempre all\u2019altezza. A un grande Paese, o una grande citt\u00e0, serve questo. E offrire una visione del futuro\u00bb.<\/p>\n<p>Come si declina a Torino questa visione?<br \/>\n\u00abInvestendo sulla tecnologia, ad esempio. Lo dissi quattro anni fa e lo ripeto ora: Torino pu\u00f2 diventare la capitale italiana della ricerca su energia, mobilit\u00e0 e tecnologie della comunicazione. La vera partita si gioca sulla capacit\u00e0 di accelerare i processi d\u2019innovazione. Oggi, una volta che i prodotti sono \u201cmaturi\u201d, c\u2019\u00e8 subito qualche angolo di mondo in cui imparano a farli come noi ma a prezzi inferiori. Solo la dinamicit\u00e0 dell\u2019innovazione e la velocit\u00e0 ci possono salvare\u00bb.<\/p>\n<p>Come possono le istituzioni favorire questi processi? Torino da tempo discute del futuro delle aree industriali dismesse: trasformarle in aree residenziali e commerciali o cercare di riconvertirle mantenendo la vocazione produttiva?<br \/>\n\u00abNon si pu\u00f2 vivere di soli servizi. La nuova fabbrica, pi\u00f9 intelligente e meno ripetitiva, resta un elemento forte di questo territorio. Qui ci sono competenze quasi uniche al mondo, sensibilit\u00e0, vocazione. Anzi, accelerando l\u2019innovazione si pu\u00f2 pensare a un dopo-fabbrica che sia ancora fabbrica. Abbandonare il tessuto produttivo sarebbe un errore\u00bb.<\/p>\n<p>La Torino di tecnologia, tolleranza e talenti fu declinata nel 2006, un\u2019epoca di forte espansione. Quella propulsione \u00e8 andata persa?<br \/>\n\u00abCi sono meno risorse, ma saper attrarre nuovi talenti, come Torino sa e pu\u00f2 fare, \u00e8 un elemento che d\u00e0 forza al futuro. Non bisogna rinchiudersi nell\u2019affrontare questi tempi, ma accogliere, sapendo che il mix di tolleranza, capacit\u00e0 di sviluppo e terreno fertile c\u2019\u00e8 in pochi altri posti d\u2019Italia\u00bb. <\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Via Lastampa.it Sull\u2019ipotetica candidatura a sindaco, il rettore Francesco Profumo non parla. Neppure per commentare la gaffe dell\u2019\u00abUnit\u00e0\u00bb che l\u2019ha confuso con il banchiere Alessandro Profumo di Unicredit. 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