{"id":21106,"date":"2010-09-05T17:26:53","date_gmt":"2010-09-05T15:26:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=21106"},"modified":"2010-09-05T17:26:53","modified_gmt":"2010-09-05T15:26:53","slug":"un-diverso-approccio-al-giornalismo-digitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2010\/09\/05\/un-diverso-approccio-al-giornalismo-digitale\/","title":{"rendered":"Un diverso approccio al giornalismo digitale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/rinabrundu.wordpress.com\/2010\/09\/04\/giornalismo-online-xanadu\/\">Via Rosebud<\/a><\/p>\n<blockquote><p>Niente di pi\u00f9 sbagliato e niente di pi\u00f9 deleterio, soprattutto in  paesi come l\u2019Italia, da sempre abituati a guardare con sospetto al nuovo  che avanza. E questo mentre di tutto si avrebbe bisogno tranne che del  mettere i bastoni tra le ruote allo sviluppo di quei canali e processi  informativi che nel futuro prossimo determineranno il nostro destino.  Perch\u00e9 non vi sono dubbi che nel tempo che verr\u00e0, l\u2019equazione  informazione=potere (in senso lato e anche in senso molto pragmatico)  raggiunger\u00e0 la sua pienezza. Again, no doubt about it!<\/p>\n<p>Il problema, a mio avviso, \u00e8 dato dal fatto che i giornalisti  dovrebbero continuare a fare i giornalisti, mentre la definizione di una  carta d\u2019identit\u00e0 per queste nuove opportunit\u00e0 professionali legate a  doppio spago alle problematiche poste dalla scrittura digitale, dovrebbe  spettare a dei tecnici qualificati (giornalisti o meno) aventi  competenze specifiche. Una simile impostazione permetterebbe infatti di  giungere velocemente ad una definizione delle regole (editoriali, ma  anche deontologiche) che dovrebbero governare la professione del  giornalista digitale contribuendo a darle la dignit\u00e0 di cui \u00e8 privata al  momento. E a darle finanche rappresentanza nei luoghi dove dovrebbe  essere rappresentata e dove i giornalisti digitali dovrebbero essere  rappresentati.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Ma non solo. Cos\u00ec facendo si permetterebbe anche a dei veri  professionisti, di tornare a fare il proprio lavoro e si eviterebbe il  primo grosso misunderstanding, e cio\u00e8 l\u2019idea che per essere giornalista  digitale non occorra essere \u201cgiornalista\u201d. Questa \u00e8, a mio modo di  vedere, una posizione infausta: non basta scrivere in Rete per essere un  giornalista digitale, alla stessa maniera in cui non dovrebbe bastare  un esamino di Stato per diventare un giornalista tradizionale. Senza  considerare che le opinioni e i commenti sono una cosa, la possibilit\u00e0  di informare il cittadino in maniera competente \u00e8 un\u2019altra. Da qui la  necessit\u00e0 della creazione di regole che portino finanche ad una  identificazione di un processo formativo compatibile con le necessit\u00e0  del giornalista digitale (che, non mi stancher\u00f2 mai di ripeterlo, sono  diverse da quelle del giornalista tradizionale, per ovvie ragioni!).<\/p>\n<p>Riprendendo il giornalista a fare il suo mestiere anche in Rete, sar\u00e0  sicuramente la volta buona in cui la ricerca della notizia, quella  originale e non scopiazzata da questo o quel sito pi\u00f9 informato, torner\u00e0  ad essere il suo compito primo e imprescindibile. Le famose domande  Who? What? When? Where? Why? acquisteranno un senso nuovo, ma  accresciuto dalle straordinarie possibilit\u00e0 che offre l\u2019interazione  online. Il fare-notizia del futuro somiglier\u00e0 infatti, per forza delle  capacit\u00e0 tecniche che la sosterranno, all\u2019abitare una dimensione  brand-new e portentosa di cui oggid\u00ec possiamo forse solamente intuirne  le immense potenzialit\u00e0. Nulla pi\u00f9.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Via Rosebud Niente di pi\u00f9 sbagliato e niente di pi\u00f9 deleterio, soprattutto in paesi come l\u2019Italia, da sempre abituati a guardare con sospetto al nuovo che avanza. 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