{"id":22430,"date":"2010-11-18T13:10:53","date_gmt":"2010-11-18T12:10:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=22430"},"modified":"2010-11-18T21:11:23","modified_gmt":"2010-11-18T20:11:23","slug":"rileggere-la-storia-della-giornalista-paola-caruso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2010\/11\/18\/rileggere-la-storia-della-giornalista-paola-caruso\/","title":{"rendered":"Rileggere la storia della giornalista Paola Caruso"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"piazza Tiananmen\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/thumb\/d\/d8\/Tianasquare.jpg\/300px-Tianasquare.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"194\" \/>Paola Caruso, una giornalista, una donna, sabato scorso ha iniziato uno sciopero della fame e della sete, che prudentemente si \u00e8 trasformato in un solo sciopero della fame.<\/p>\n<blockquote><p>Sciopero della fame e della sete, le prime 24 ore. ?Mi sento un po\u2019 debole, ma sto bene.<br \/>\n&#8230;<br \/>\nLa storia \u00e8 questa: da 7 anni lavoro per il Corriere e dal 2007 Sciopero della fame e della sete, dopo le prime 24 ore. La novit\u00e0 \u00e8 che ho bevuto. Mi hanno convinto gli amici, ma vado avanti con lo sciopero della fame.<br \/>\nPer chi mi ha chiesto i motivi della protesta ecco qualche dettaglio. Spero di essere chiara: al momento sono un po\u2019 cotta e parecchio stanca. ?sono una co.co.co. annuale con una busta paga e Cud. Aspetto da tempo un contratto migliore, tipo un art. 2. Per raggiungerlo l\u2019iter \u00e8 la collaborazione. Tutti sono entrati cos\u00ec. E se ti dicono che sei brava, prima o poi arriva il tuo turno. Io stavo in attesa.<br \/>\nLa scorsa settimana si \u00e8 liberato un posto, un giornalista ha dato le dimissioni, lasciando una poltrona (a tempo determinato) libera. Ho pensato: \u201cEcco la mia occasione\u201d. Neanche per sogno. Il posto \u00e8 andato a un pivello della scuola di giornalismo. Uno che forse non \u00e8 neanche giornalista, ma passa i miei pezzi.<br \/>\nHo chiesto spiegazioni: \u201cPerch\u00e9 non avete preso me o uno degli altri precari?\u201d. Nessuna risposta. L\u2019unica frase udita dalle mie orecchie: \u201cNon sarai mai assunta\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p><a href=\"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2010\/11\/13\/diario-dello-sciopero-della-fame-e-della-sete-di-una-precaria-del-corriere\/\">Il suo gesto \u00e8 andato avanti per cinque giorni.<\/a> <a href=\"http:\/\/paolacars.tumblr.com\/post\/1599212477\/sciopero-della-fame-quinto-giorno-fine-oggi\">Ieri, mercoled\u00ec, Paola ha sospeso il suo sciopero.<\/a><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Nel pomeriggio di ieri ha anche incontrato il direttore e i vertici del Corriere e ha ripreso a lavorare con il suo contratto che scade a fine aprile. La scelta di Paola \u00e8 stata subito intercettata dalla Rete italiana che ha iniziato con la velocit\u00e0 dei blog e dei social network a diffondere e commentare la notizia. Domenica e luned\u00ec scorsi era indubbiamente la notizia pi\u00f9 discussa dalla rete di lingua italiana. Se pensiamo che siamo in tempi di quasi crisi di governo, l\u2019effetto del gesto di Paola \u00e8 stato deflagrante.<\/p>\n<p>Dopo i primi commenti emotivi ed empatici, spesso rabbiosi, altrettanto spesso razionali, le discussioni in rete si sono divise. La maggioranza degli abitanti della rete italiana hanno approvato, difeso e spalleggiato lo sciopero di Paola. Si \u00e8 creato una specie di pronto soccorso morale e pratico che ha aiutato \u201ca domicilio\u201d Paola che contemporanemente doveva badare alla sua salute e rispondere a decine di telefonate e mail.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra parte della rete ha criticato la scelta di Paola. Qualcuno con ragioni razionali, documentate e volendo condivisibili. Altri in maniera meno chiara e dettagliata. Alcuni l\u2019anno accusata di furbizia, altri di protagonismo, altri ancora di arrivismo. I media tradizionali italiani non hanno praticamente raccontato in nessuna maniera la vicenda di Paola. Le <a href=\"http:\/\/www.agi.it\/milano\/notizie\/201011151859-cro-rt10368-giornalista_corriere_sciopero_fame_gesto_frutto_disperazione\">agenzie<\/a> <a href=\"http:\/\/www.ansa.it\/\">hanno<\/a> fatto dei lanci sulla vicenda, nel caso le redazioni dei giornali e delle tv avessero tutte avuto internet sconnessa in questi giorni. I media nativi digitali hanno invece spazio alla notizia seguendone le evoluzioni principali. <a href=\"http:\/\/www.odg.it\/content\/nuove-schiavit%C3%B9-il-gesto-di-dignit%C3%A0-di-paola-caruso\">Ordine dei Giornalisti<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.fnsi.it\/Esterne\/Pag_vedinews.asp?AKey=12400\">sindacato dei giornalisti<\/a> fin da subito hanno dato visibilit\u00e0 alla storia di Paola delineandone correttamente gli ambiti e le motivazioni.<\/p>\n<p>Paola Caruso \u00e8 cos\u00ec lontana dalla foggia estetica di certi giornalisti\/e rampanti: magra, carina, di modi educati e gentili. E\u2019 una giornalista preparata, competente ed etica. Cos\u00ec diversa da certe virago aggressive, o da certi uomini che si aggirano per certe redazioni italiane. Paola ha per\u00f2 dimostrato una forza e un coraggio non comune. Ha deciso di tentare di cambiare le cose. Di ribellarsi a un sistema che troppi e troppe volte hanno tollerato.<br \/>\nIl suo gesto ha portato nuovamente a galla, in questo periodo complicato, il problema dei precari. Un mare grande di persone che cercano sicurezza e per lo meno riconoscimento delle regole. Altri avevano gi\u00e0 fatto gesti analoghi per cercare tutele al loro posto di precari. Nessuno aveva fatto azioni eclatanti nel settore giornalistico.<br \/>\nPaola ha messo in gioco la sua salute in un gesto disperato, forse impulsivo, forse ragionato. Di certo non si \u00e8 accorta che il suo gesto potrebbe essere uno spartiacque. Ci sar\u00e0 un prima e un dopo lo sciopero della fame di Paola Caruso. Che piaccia o meno ai giornalisti italiani.<\/p>\n<p>Per capire il coraggio di Paola Caruso e l\u2019importanza del suo atto occorre prendersi un po\u2019 di tempo e cercare di capire come come funziona il mondo del giornalismo italiano. I casi della vita hanno voluto che recentemente co<a href=\"http:\/\/www.lsdi.it\/ebook\/giornalismo-il-lato-emerso-della-professione\/\">n l\u2019amico e maestro Pino Rea abbiamo realizzato e pubblicato un ebook sull\u2019analisi dei numeri della professione giornalistica<\/a> in Italia. La sua lettura pu\u00f2 servirci per iniziare a capire il contesto in cui ha operato Paola Caruso. Una delle cose che balzano evidenti dalla lettura dell\u2019ebook \u00e8 che in Italia ci siamo molti, troppi giornalisti. Il mestiere ha il suo fascino, forse la sua eccessiva personalizzazione o mediatizzazione lo rende troppo ambito, trascurando il fatto che per un Santoro o un Mentana, che hanno grande successo ci sono moltissimi che faticano e fanno onestamente il loro civile e serio. Fanno il loro lavoro senza avere soldi e visibilit\u00e0 che hanno altri, pochi altri.<\/p>\n<p>La professione giornalistica \u00e8 normata <a href=\"http:\/\/www.odg.it\/leggi_norme\">da\u00a0 leggi che conviene spesso rileggere perch\u00e9 sono mediamentebuone leggi<\/a>, nate dopo il regime fascista per tutelare la libert\u00e0 di espressione di questo paese e facenti riferimento a\u00a0 valori pienamente condivisibili. Molti osservatori non apprezzano la presenza dell\u2019<a href=\"http:\/\/www.odg.it\">Ordine dei Giornalisti<\/a>. L\u2019Ordine pu\u00f2 essere discutibile, pu\u00f2 essere migliorabile. Se L\u2019Ordine dappertutto funzionasse come la legge descrive, verificando il verificabile e sanzionando il sanzionabile, sarebbe un ottima garanzia\u00a0 per i cittadini e per i suoi iscritti. Invece per troppi anni l\u2019Ordine, e il sindacato unico dei giornalisti, si chiama <a href=\"http:\/\/www.fnsi.it\">FNSI<\/a>, hanno agito prevalentemente con ragioni di casta. Le cose stanno lentamente cambiando e si sta ritornando verso origini etiche e professionali pi\u00f9 correttamente concepite. Si sente aria nuova. Certo c\u2019\u00e8 molta strada da fare. Forse troppa.<br \/>\nOggi come oggi, ai tempi di internet e dei medi digitali, possono fare tutti informazione. Il Citizen Journalism \u00e8 un dato di fatto, non utopia dell\u2019informazione. Tutto \u00e8 cambiato. <a href=\"http:\/\/www.odg.it\/content\/disciplina-normativa-0\">Secondo la legge italiana vigente ad oggi<\/a> quelli che fanno dell\u2019informazione un mestiere, per farla grezza quelli che ci guadagnano denaro, sono definiti giornalisti. Sempre secondo la legge italiana i giornalisti si dividono in due macro trib\u00f9 professionali: i pubblicisti e i professionisti. I professionisti sono quelli che fanno a tempo pieno, se capita, il mestiere. I pubblicisti sono invece giornalisti che per\u00f2 hanno una professione principale differente.<\/p>\n<p>Le strutture dell\u2019Ordine dei Giornalisti e della FNSI sono piuttosto complesse, ma si basano su un principio di federalismo organizzativo per cui sindacati e ordini locali agiscono con quasi totale indipendenza rispetto alle strutture nazionali. Questo non \u00e8 banale, dato che poi nel 99% dei casi i giornalisti e i cittadini si rivolgono per le loro problematiche a livello locale. Se localmente si trovano persone corrette, illuminate, competetenti e appassionate va tutto bene. Ma siamo abituati a conoscere come nel nostro paese ci sono buoni e meno buoni. E se ci si trova di fronte nella propria regione a potentati o interessi privati o aziendali, occorre rivolgersi a livello nazionale, e tutto diventa molto pi\u00f9 lungo e complicato.<\/p>\n<p>Il fulcro organizzativo del lavoro dei giornalisti sono le redazioni. Le redazioni sono una macchina straordinaria che lavora moltissime ore per realizzare quotidiani periodici, news radiofoniche e televisive, siti di informazione. Ma sono anche un territorio non sempre troppo raccomandabile. Come in tutti i contesti ci sono ricchi e poveri. Ci sono diversi gironi danteschi di collaboratori e questuanti pagati molto poco e inquadrati in maniere poco chiare, diciamo \u201cspesso fantasiose\u201d.<\/p>\n<p>La forbice fra l\u2019abbondanza dei giornalisti e la crisi del settore ha poi ridotto il potere contrattuale\u00a0 dei collaboratori spesso ben sotto la soglia dela decenza, secondo le leggi di una libera economia non temperata. Purtroppo per\u00f2 leggi e disposti ordinistici e sindacali sono troppe volte dimenticati o calpestati attraverso consuetudini spesso simili al caporalato, se non decisamente illegali. Questo sfruttamento degli anelli deboli del sistema si industrializza in accordi taciti o in disattenzioni di editori poco onesti e di colleghi ben retribuiti e garantiti che sfruttano senza particolari problemi le fasce deboli o indebolite. E\u2019 ovviamente difficile generalizzare perch\u00e9 fortunamente esistono anche isole felici di legalit\u00e0 e eticit\u00e0, mischiate a realt\u00e0 letteralmente indescrivibili. E non sempre le grandi redazioni sono pi\u00f9 etiche e corrette delle piccole. Gli enti preposti alle verifiche del caso, ad esempio l\u2019ente previdenziale dei giornalisti, si chiama <a href=\"http:\/\/www.inpgi.it\">INPGI<\/a>, cercano di fare il possibile, ma come in tutti gli altri settori del lavoro, non \u00e8 sempre facile catturare le aree grigie o molto grigie del sistema.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 questi giornalisti vessati accettano di andare avanti cos\u00ec ? Perch\u00e9 la legge della jungla delle redazioni prevede che lla fine qualcuno ce la possa fare e riesca ad uscire dall\u2019area grigia per entrare nel dorato mondo di quelli con un posto sicuro. Ovviamente non sempre questo percorso segue regole di meritocrazia. Spesso figli di pap\u00e0, affillitati politici e protetti da gruppi industriali passano attraverso le maglie del sistema per saltare i passaggi e le isterie del percorso standard descritto. Questo feroce percorso offre ai poveri giornalisti non regolarizzati, una massa oramai numericamente imponente, scarsi spazi per la libert\u00e0 di espressione attraverso la propria professione. Facciamo un esempio. Ponete che un giornalista nella massa che gi\u00e0 ha scalato qualche micro gerarchia scriva di qualcosa che non piace a un editore o a un inserzionista pubblicitario o a un ras a scelta nel suo intorno.<\/p>\n<p>Bene dopo anni di lavoro improvvisamente si trova a essere rimandato dal via e a vedersi sorpassato dai giovani di anagrafe e di esperienza professionale. Una delle regole non scritte della legge della jungla \u00e8: non protestare e non chiedere pi\u00f9 di quello che hai, se no rischi di essere espulso dalla macchina dell\u2019informazione in cui hai faticosamente scalato dei gradini. Accettare questa legge permette di essere \u201carmonici al sistema\u201d, di non essere considerati dei rompiscatole. Ma da quel momento in poi si \u00e8 completa balia delle scelte di reponsabili giornalistci e spesso di editori che possono fare il bello e cattivo tempo.<br \/>\nLa legge prevede anche la presenza di un <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Comitato_di_redazione_%28sindacato%29\">Cdr<\/a> nelle redazioni. Il Cdr \u00e8\u00a0 una rappresentanza sindacale con dei poteri ben superiori ad altre professioni. Il Cdr dovrebbe vigilare anche sulla regolare applicazione dei contratti e delle mansioni. Esistono ottimi Cdr reattivi e presenti, ma anche altri Cdr meno reattivi e presenti.<\/p>\n<p>E poi c\u2019\u00e8 il<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Direttore_responsabile\"> Direttore<\/a>.<br \/>\nLa figura del Direttore, legalmente definito direttore responsabile, \u00e8 il fulcro di tutta l\u2019attivit\u00e0 giornalistica, reponsabile dei contenuti del giornale, capo organizzativo del giornale, responsabile delle assunzioni, e persona di raccordo fra editore e giornale. Il direttore di un giornale \u00e8 un professipnista che non ha consimili nel mondo del lavoro. Il direttore si occupa della linea politica ed editoriale di un giornale, ma anche delle assunzioni in redazione, dell\u2019organizzazione del lavoro, della responsabilit\u00e0 legale dei contenutidella testata. Dimenticavamo una cosa fondamentale: chi nomina il direttore ? Ovviamente \u00e8 l\u2019editore che lo \u201cingaggia\u201d. Poi il direttore presenta il suo piano editoriale che viene discusso dalla redazione.<\/p>\n<p>Nei giornali ci sono, almeno ci dovrebbero essere, carriere separate. Da una parte i giornalisti, i creatori, i selezionatori, i costruttori dell\u2019informazione. Dall\u2019altra i poligrafici che devono occuparsi di costruire fisicamente, distribuire, vendere, pubblicizzare il prodotto editoriale. Manager e supera manager, ma anche sistemisti, operai, esperti di marketing e amministrativi. Sopra a tutti lui: l\u2019editore ovvero l\u2019imprenditore. In effetti in Italia di editori puri ce ne sono pochi pochi, ma questa \u00e8 un\u2019altra storia.<\/p>\n<p>Abbiamo cercato di raccontare il mondo del giornalismo italiano per far capire il contesto dello sciopero della fame di Paola Caruso. Ora ritorniamoa alla sua storia. Paola Caruso \u00e8 una giornalista. Ha iniziato come molti con delle collaborazioni spot con il Corriere della Sera, per poi avere dei contratti pi\u00f9 strutturati, pi\u00f9 rassicuranti. E\u2019 una buona giornalista. Si occupa di molte cose, \u00e8 flessibile. Conosce le nuove tecnologie. Come \u00e8 giusto che sia ha avuto l\u2019aspirazione di avere un pusto pi\u00f9 sicuro per guardare con maggiore serenit\u00e0 al futuro.<\/p>\n<p>Il <a href=\"http:\/\/www.corriere.it\">Corriere della Sera<\/a>, come tutti sappiamo, \u00e8 uno dei due maggiori quotidiani italiani, parte di un g<a href=\"http:\/\/www.rcsmediagroup.it\/\">rande gruppo editoriale quotato in borsa<\/a> con molte attivit\u00e0 gestite. E\u2019 un giornale la cui storia parla da sola. Ma il Corriere, come buona parte dei giornali italiani, \u00e8 in stato di crisi. Lo stato di crisi viene richiesto e contrattato dagli editori quando ci siano oggettive difficolt\u00e0 economiche. Lo stato di crisi permette varie facilitazioni. Di queste una parte riguarda il prepensionamento e le riorganizzazioni aziendali, per dirla chiara: la riduzione dei costi. Ovviamente se si taglia personale, \u00e8 impossibile assumerne, se non in condizioni molto particolari.<\/p>\n<p>Paola ha lavorato per sette anni per il Corriere. Sperava che prima o poi sarebbe arrivato il giorno in cui avrebbe potuto guardare al suo futuro con maggiore sicurezza. Cos\u00ec quando sperava in un contratto pi\u00f9 sicuro che ha visto arrivare a un allievo di una scuola di giornalismo, su cui non sappiamo nulla, ha deciso, di iniziare lo sciopero della fame.<br \/>\nQualche osservatore ha corretamente notato che la scelta dell\u2019azienda sarebbe stata legalmente ineccepibile. Si pu\u00f2 comunque notare che la meritocrazia \u00e8 tutta un\u2019altra cosa. Altri postulano che il contratto del \u201cconcorrente\u201d\u00e8 a tempo indeterminato. Altri eccepiscono su altri possibili vizi di forma o comportamentali. Se qualcuno ha altro da obiettare, i commenti sono a disposizione, purch\u00e8 circostanziati e riscontrabili.<\/p>\n<p>Paola scegliendo la forma della protesta sapeva di avere poche tutele e molti rischi. Primo fra tutti di trovarsi molte, troppe, porte chiuse. Ma \u00e8 partita. <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Protesta_di_piazza_Tiananmen\">Come il piccolo \u201crivoltoso sconosciuto\u201d di Piazza Tiananmen<\/a>. Piccolina davanti ai tank schierati Non sappiamo se abbia uno spirito da eroe o un una disperazione all\u2019ultimo stadio. Ci siamo parlati, ci siamo scritti. Ma non era il caso di stancarla troppo. Voleva davvero cambiare le cose, fare in modo che per lo meno il suo atto servisse a cambiare le cose. La solidariet\u00e0 della rete l\u2019ha accolta. Il suo coraggio ha pagato. Le cose si sono mosse, qualche cosa \u00e8 cambiato. Molti si sono rivolti a lei manifestando solidariet\u00e0 o raccontando le loro storie.<\/p>\n<p>A bocce ferme, a sciopero concluso, possiamo fare qualche riflessione. Ovviamente ne seguiranno altre.<\/p>\n<p>Paola \u00e8 riuscita a far parlare del suo caso e a riportare l\u2019attenzione sul precariato e per la prima volta a parlare in campo aperto dei problemi del lavoro di giornalista, della sua professione. E\u2019 anche riuscita a continuare con il suo contratto, che con l\u2019aria che tira non \u00e8 niente male. E\u2019 riuscita a non essere espulsa dal sistema e a far valere le sue richieste<\/p>\n<p>Ancora una volta la Rete ha dimostrato di essere dal basso un vero media, con tutti i problemi che esistono anche nella famiglie pi\u00f9 rispettate. Ora i precari normali e i precari giornalisti non possono perdere l\u2019occasione di far cadere l\u2019attenzione sui loro problemi e sulle loro storie, consci che con tanto coraggio si pu\u00f2 abbattere il muro del silenzio e dell\u2019omert\u00e0.<\/p>\n<p>Gli enti del giornalismo, Ordine e FNSI, hanno fatto il loro lavoro. Hanno difeso la posizione di Paola e il suo coraggio sottolinenando i problemi della professione.<\/p>\n<p>Il Corriere si \u00e8 difeso con correttezza e ne esce bene. Certo era spalle al muro. Ma avrebbe potuto fregarsene, dall\u2019alto della sua storia e della sua posizione ingombrante. E invece dopo intermediazioni e incontri ha accettato di riaprire il colloquio con Paola Caruso.<\/p>\n<p>Un rumore assordante arriva dal \u201cnon pervenuto\u201d, dal completo black out dell\u2019informazione tradizionale che non ha neppure citato la storia di Paola Caruso. Se qualche esperto di cose giornalistiche ci spiegasse che la sua storia non era \u201cnotiziabile\u201d saremmo\u00a0 a disposizione per capire se ci sbagliamo. Ma temiamo le cose siano ben diverse. Si \u00e8 persa una buona occasione per discutere di \u201ccerti problemi\u201d dell\u2019informazione italiana con i colleghi e con i propri lettori.  Capirete che un sistema del genere non pu\u00f2 reggere ancora a lungo soprattutto ai tempi di internet e in cui trasparenza nel dibattito fra lettori e giornalisti e nella scelta delle notizie \u00e8 all\u2019ordine del giorno<\/p>\n<p>Da domani gli editori saranno pi\u00f9 cauti nel fare porposte indecenti. Forse da domani faranno meno contratti indecenti e qualche sfruttato non avr\u00e0 nel breve di trovare mezzi di sostentamento. Ma a che vale mettersi nelle mani dello sfruttamento sistematico, quando forse conviene tentare altre vie per trovare visibilit\u00e0, lavoro e sicurezze.<\/p>\n<p>Ora Paola ha tempo per rinfocillarsi fino addirittura ad ingrassare, per riposarsi, per riprendere il suo lavoro.<\/p>\n<p>Ora ha anche la missione con i tanti che le sono stati vicina di continuare a tenere spalancata la porta che con molta forza e tenerezza ha aperto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Paola Caruso, una giornalista, una donna, sabato scorso ha iniziato uno sciopero della fame e della sete, che prudentemente si \u00e8 trasformato in un solo sciopero della fame. Sciopero della fame e della sete, le prime 24 ore. ?Mi sento un po\u2019 debole, ma sto bene. &#8230; La storia \u00e8 questa: da 7 anni lavoro &#8230; <a title=\"Rileggere la storia della giornalista Paola Caruso\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2010\/11\/18\/rileggere-la-storia-della-giornalista-paola-caruso\/\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Rileggere la storia della giornalista Paola Caruso\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11,6,1,30,32],"tags":[2157,905,159,161,2155,426,548],"class_list":["post-22430","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diritti","category-internet","category-politica","category-media","category-pensieri","tag-blog","tag-editori","tag-giornali","tag-giornalisti","tag-internet","tag-lavoro","tag-liberta"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22430","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22430"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22430\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":22433,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22430\/revisions\/22433"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22430"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22430"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22430"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}