{"id":22702,"date":"2010-11-29T21:21:58","date_gmt":"2010-11-29T20:21:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=22702"},"modified":"2010-12-04T12:59:38","modified_gmt":"2010-12-04T11:59:38","slug":"perche-wikileaks-se-ne-frega-dei-giornali-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2010\/11\/29\/perche-wikileaks-se-ne-frega-dei-giornali-italiani\/","title":{"rendered":"Perche Wikileaks se ne frega dei giornali italiani ?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.pinobruno.it\/2010\/11\/perche-wikileaks-snobba-i-giornali-italiani\/\">Via Pino Bruno <\/a><\/p>\n<blockquote><p>Ci sono un giornale statunitense \u2013 The New York Times \u2013 un giornale britannico \u2013 The Guardian \u2013 un giornale tedesco \u2013 Der Spiegel- un giornale francese \u2013 Le Monde \u2013 e un giornale spagnolo \u2013 El Pais. Non c\u2019\u00e8 un giornale italiano. Come mai? Il giornalismo italiano non \u00e8 considerato sufficientemente credibile e prestigioso? Forse il dibattito nazionale su questa vicenda dovrebbe vertere anche sul perch\u00e9 dell\u2019esclusione. Come di consueto, Wikileaks ha anticipato il contenuto del suo ultimo dossier ai giornalisti investigativi di alcuni tra i pi\u00f9 importanti organi di informazione mondiali, per permettere loro di verificare e incrociare le fonti prima di pubblicare.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 discutere quanto si vuole, sul cui prodest, su chi c\u2019\u00e8 dietro Wikileaks e Julian Assange, ma senza dimenticare che grazie a questo sito il gioco \u00e8 cambiato, le gole profonde non sono pi\u00f9 prerogativa di alcuni. Sono a disposizione di tutti i giornalisti che vogliono fare il loro mestiere, cio\u00e8 approfondire, vagliare,  setacciare e poi scrivere.<br \/>\n<!--more--><br \/>\nDa quando esiste il mondo, si sa che i poteri non amano che i cronisti vadano a ficcare il naso nei loro affari. L\u2019accesso ai documenti ufficiali \u00e8 ostacolato in tutti i modi. Il lavoro dei giornalisti seri diventa sempre pi\u00f9 difficile, proprio per la mancanza di trasparenza, e provvedimenti come il Freedom of Information Acts  rischiano di essere mosche bianche o meri palliativi.<\/p>\n<p>Wikileaks dimostra che anche i segreti pi\u00f9 reconditi possono essere svelati, il che dovrebbe rincuorare i cittadini del mondo e preoccupare i potenti. Senza testimoni pu\u00f2 crescere il senso di impunit\u00e0. E\u2019 questa la vera rivoluzione, non solo tecnologica ma sociale. E\u2019 una vittoria del diritto all\u2019informazione. Le gole profonde fanno un mestiere e i giornalisti un altro. E\u2019 bene comunque che i due ruoli restino distinti.<\/p><\/blockquote>\n<p>UPDATE: Massimo Mantellini racconta <a href=\"http:\/\/www.mantellini.it\/?p=10193\">perch\u00e8 i giornalisti hanno paura di Wikileaks<\/a><\/p>\n<blockquote><p>Per molto tempo hanno fatto finta di nulla. Poi ad un certo punto anche in Italia \u00e8 accaduto che di Wikileaks non si \u00e8 potuto pi\u00f9 non parlare. E allora, prima ancora di chiedersi quali cambiamenti importanti hanno causato le recenti campagne informative mediate dalle soffiate di Wikileaks, \u00e8 interessante osservare come ha reagito il sistema dei media a queste novit\u00e0 piovute dal cielo. Perch\u00e9 in realt\u00e0 solo una cosa rilevante \u00e8 accaduta in questi ultimi mesi: la mediazione dei sussurri \u00e8 stata in parte sfilata dalle mani del sistema dei media tradizionali e consegnata ad un altro nuovo soggetto. E\u2019 un fenomeno di sostituzione al quale Internet ci ha abituato, non \u00e8 casuale quindi che in giornate come queste in cui anche in Italia i media sono costretti a parlare di Wikileaks decidano di farlo con minime scaglie di entusiasmo e molta demonizzazione. (poco fa per esempio Enrico Mentana al TG de La7 ha ripetuto pi\u00f9 volte l\u2019espressione \u201cil sito pirata Wikileaks\u201d)<\/p>\n<p>Questo accade intanto scaricando la responsabilit\u00e0 sulle spalle di Julian Assange, come se il progetto Wikileaks ed il biondo eccentrico australiano coincidessero. Fa comodo raccontare questo (anche se Assange ci mette del proprio per supportare involontariamente questa idea) perch\u00e9 \u00e8 meglio pensare che un pazzo abbia per un istante impugnato lo scettro e sia fuggito in giardino piuttosto che accettare l\u2019idea che il dietro le quinte dell\u2019informazione mondiale non sar\u00e0 mai pi\u00f9 sotto il proprio controllo o lo sar\u00e0 molto meno. La stragrande maggioranza dei media mondiali oggi detesta Wilileaks (fraternamente ricambiati) per queste ragioni e fatica a nasconderlo. Anche questo, se ci pensate, \u00e8 piuttosto normale: quello che i giornali producono ogni mattina \u00e8 il risultato di una gigantesca e continua mediazione fra migliaia di cablogrammi, il cui principale gestore \u00e8 il sistema mediatico stesso che in questo modo sostenta se stesso. Come avviene spesso in questi casi i peggiori hanno molto da perdere, quelli che hanno per anni utilizzato le informazioni come merce di scambio proclamandosi contemporaneamente orgoglioso ingranaggio del sistema democratico. Per il grande giornalismo Wikileaks \u00e8 un valore aggiunto (e anche una formidabile complicazione) ma stiamo parlando di una frazione miserrima delle parole ogni giorno inchiostrate nel pianeta. E se vi siete chiesti come mai nessuno in Italia ha accesso ai dati in questione avete gi\u00e0 la risposta.<\/p>\n<p>La seconda reazione pavloviana del sistema mediatico rintracciabile nei commenti di questi giorni \u00e8 un corale: chi c\u2019\u00e8 dietro Wikileaks? Lo hanno scritto tutti, ancora una volta con qualche patetica preoccupazione per il destino democratico del pianeta. Evidentemente l\u2019ipotesi che ci siano soggetti animati da sentimenti di altruismo e trasparenza non appartiene pi\u00f9 nemmeno all\u2019orizzonte del possibile. Dal punto di vista dei cittadini lettori di giornali la medesima domanda poteve essere applicata fino a ieri ai giornali stessi, con gli stessi angiosciosi dubbi. Fidarsi di Wikileaks o del Wall Street Journal? Il candidato argomenti a piacere.<\/p>\n<p>Wikileaks non \u00e8 un sito pirata, solo l\u2019egocentrismo sfatto di un certo giornalismo pu\u00f2 anche solo immaginare una cosa del genere, ma non \u00e8 nemmeno la soluzione dei nostri problemi informativi. Paradossalmente oggi Wikileaks crea pi\u00f9 problemi di quanti non ne risolva, non foss\u2019altro per la protervia con cui procede spedito verso la collisione con un universo organizzato e potentissimo che \u00e8 quello dei fitti intrecci fra sistema mediatico e politico. Ma dentro questo autolesionismo ci sono lampi di grande lucidit\u00e0 come la scelta geniale di passare le proprie informazioni ai migliori quotidiani mondiali. Insieme a questa anche qualche ingenuit\u00e0 degna della Internet dei primordi, come rendere disponibili a chiunque tutti i dati grezzi a propria disposizione in ossequio ad una idea rispettosa dell\u2019intelligenza delle masse o di una parte di queste.<\/p><\/blockquote>\n<p>UPDATE: Repubblica aggiorna un<a href=\"http:\/\/racconta.repubblica.it\/wikileaks-cablegate\/index.php\"> ottimo database completo dei cablogrammi segreti<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Via Pino Bruno Ci sono un giornale statunitense \u2013 The New York Times \u2013 un giornale britannico \u2013 The Guardian \u2013 un giornale tedesco \u2013 Der Spiegel- un giornale francese \u2013 Le Monde \u2013 e un giornale spagnolo \u2013 El Pais. Non c\u2019\u00e8 un giornale italiano. Come mai? 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