{"id":22973,"date":"2010-12-09T17:03:03","date_gmt":"2010-12-09T16:03:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=22973"},"modified":"2010-12-09T17:03:03","modified_gmt":"2010-12-09T16:03:03","slug":"libera-stampa-in-libera-rete","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2010\/12\/09\/libera-stampa-in-libera-rete\/","title":{"rendered":"Libera Stampa in libera Rete"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/_web\/cmstp\/tmplRubriche\/editoriali\/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=8182&amp;ID_sezione=&amp;sezione=\">JC De Martin Via Lastampa.it<\/a><\/p>\n<blockquote><p>La discussione intorno al caso Wikileaks \u00e8 stata finora sconcertante.  Molti, infatti, sembrano aver dimenticato &#8211; spero solo momentaneamente &#8211;  conquiste acquisite da decenni. Su tutte, i due pilastri che reggono la  libert\u00e0 di stampa dai \u00abPentagon Papers\u00bb (inizio Anni 70) a oggi: da una  parte, lo Stato ha diritto di fare tutto quanto in suo potere per  ostacolare la fuoriuscita di informazioni oggettivamente riservate;  dall\u2019altra, la stampa ha pieno diritto di pubblicare quanto le viene  recapitato &#8211; basta che faccia notizia. Una discussione \u00absenza  inibizioni, robusta e la pi\u00f9 aperta possibile\u00bb \u00e8, infatti, ritenuta da  decenni essenziale all\u2019emersione della verit\u00e0 e alla formazione di una  pubblica opinione consapevole, anche a costo di qualche eccesso e anche a  costo di divulgare segreti.<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Per problema di limite, in senso matematico, intendo l\u2019enorme  potenziamento della libert\u00e0 di espressione reso possibile da Internet.  Un diritto considerato fondante delle nostre democrazie da pi\u00f9 di due  secoli ora \u00e8 esercitabile da ogni singolo cittadino, non solo da pochi.  Se alla libert\u00e0 di espressione crediamo davvero, dovremmo solo  rallegrarci di questo sviluppo. Numerose reazioni fanno invece pensare  che almeno per qualcuno la libert\u00e0 di espressione va bene in astratto,  ma non se accessibile a tutti.<\/p>\n<p>Il secondo problema sembra essere un problema di attori. Lo suggerisce  la contraddizione ricordata prima: come fa la medesima azione a essere  allo stesso tempo normale e criminale a seconda se a farla \u00e8 un giornale  tradizionale o un gruppo di persone qualunque? \u00c8 ora di accettarlo, a  tutti i livelli: Internet democratizza la libert\u00e0 di espressione. Lo si  dice da anni, eppure ci \u00e8 voluto il caso Wikileaks per farlo entrare  nella coscienza di tutti. In altre parole, di fronte alla libert\u00e0 di  espressione, che piaccia o meno, non ci sono categorie privilegiate di  attori: siamo tutti uguali davanti ai diritti fondamentali.<\/p>\n<p>Preoccupano, per\u00f2, certe reazioni. Le reazioni dei governi democratici,  in particolare. Invece di trarre le conseguenze dell\u2019interazione tra i  loro principi fondanti e Internet &#8211; chiare da anni a tutti coloro che  volessero vederle &#8211; molti hanno avuto reazioni da ancient r\u00e9gime. Siamo,  quindi, potenzialmente a una svolta. Possiamo reagire chiudendoci in  difesa, rinnegando conquiste civili importanti e provando ad abolire  Internet. O possiamo riconoscere in questi sviluppi una conferma dei  nostri valori e portare la nostra democrazia nel ventunesimo secolo.  Spero che, passate le reazioni a caldo, non ci siano dubbi sulla  direzione da intraprendere nell\u2019interesse di tutti.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>JC De Martin Via Lastampa.it La discussione intorno al caso Wikileaks \u00e8 stata finora sconcertante. Molti, infatti, sembrano aver dimenticato &#8211; spero solo momentaneamente &#8211; conquiste acquisite da decenni. 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