{"id":23484,"date":"2010-12-31T16:40:19","date_gmt":"2010-12-31T15:40:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=23484"},"modified":"2010-12-31T16:40:19","modified_gmt":"2010-12-31T15:40:19","slug":"youtube-e-una-televisione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2010\/12\/31\/youtube-e-una-televisione\/","title":{"rendered":"Youtube \u00e8 una televisione"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/tecnologia\/2010\/12\/31\/news\/agcom_equipara_youtube_alle_tv-10738254\/\">Via Repubblica<\/a><\/p>\n<blockquote><p>Il 2010 si conclude con un &#8220;regalo&#8221; sgradito per YouTube, DailyMotion e  altri popolarissimi siti che ospitano video generati dagli utenti. Due  delibere appena pubblicate dall&#8217;Autorit\u00e0 per le garanzie nelle  comunicazioni (Agcom) li equiparano a servizi radiotelevisivi, con tutte  le conseguenze del caso. L&#8217;Italia \u00e8 probabilmente il primo Paese  occidentale a fare questo salto interpretativo, da cui derivano obblighi  inediti per i siti internet. Neanche il contestatissimo decreto Romani si era spinto a ipotizzare per i siti &#8220;ugc&#8221;, fatti cio\u00e8 di contenuti  generati dagli utenti, incombenze come quelle disposte dall&#8217;Agcom.<\/p>\n<p>Le due delibere sono quelle su web tv e web radio, approvate il mese scorso\u00a0  Ma solo adesso che sono state pubblicate vi si pu\u00f2 leggere conferma di  un risvolto prima d&#8217;ora non chiaro: le nuove norme riguardano anche  alcuni siti con video forniti dagli utenti. Come appunto YouTube,  Dailymotion, Vimeo e molti altri ancora. &#8220;Se leggiamo le delibere, \u00e8  evidente che si riferiscono anche quei siti&#8221;, conferma Guido Scorza,  avvocato esperto di diritto su interne. I siti ugc diventano cos\u00ec &#8220;servizi di media audiovisivo&#8221; se sono  vere due condizioni insieme: &#8220;sfruttamento economico&#8221; dei video e  &#8220;responsabilit\u00e0 editoriale, in qualsiasi modo esercitata&#8221;, &#8220;da parte dei  soggetti che provvedono\u00a0 all&#8217;aggregazione dei contenuti&#8221;.<br \/>\n<!--more--><br \/>\nLa  prima condizione \u00e8 scontata: basta un po&#8217; di pubblicit\u00e0. Ma \u00e8 chiaro  anche che Agcom riconosca responsabilit\u00e0 editoriale a siti come YouTube,  anche se non li cita direttamente. &#8220;Per averne conferma, basta leggere  le parti della delibera dove Agcom spiega perch\u00e9 ha voluto introdurre il  concetto di responsabilit\u00e0 editoriale anche per i siti ugc&#8221;, continua  Scorza. &#8220;L\u00ec si dice che lo scopo \u00e8 assicurare parit\u00e0 di trattamento  normativo a tutti coloro che fanno un uso editoriale dei contenuti, a  prescindere dal mezzo utilizzato&#8221;. In un altro punto della delibera si  specifica che la responsabilit\u00e0 editoriale grava sull&#8217;ultimo attore  della filiera del video (non l&#8217;utente quindi ma chi aggrega e organizza i  contenuti).<\/p>\n<p>La conferma interpretativa arriva anche da Stefano  Mannoni, consigliere di Agcom: &#8220;Youtube fa una gerarchizzazione dei  propri contenuti&#8221;, dice, &#8220;anche se magari solo con il suo algoritmo e in  automatico, e questo equivale a un controllo editoriale&#8221;.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Via Repubblica Il 2010 si conclude con un &#8220;regalo&#8221; sgradito per YouTube, DailyMotion e altri popolarissimi siti che ospitano video generati dagli utenti. Due delibere appena pubblicate dall&#8217;Autorit\u00e0 per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) li equiparano a servizi radiotelevisivi, con tutte le conseguenze del caso. 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