{"id":23495,"date":"2011-01-01T20:51:54","date_gmt":"2011-01-01T19:51:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=23495"},"modified":"2011-01-01T20:54:02","modified_gmt":"2011-01-01T19:54:02","slug":"basta-fare-bene-le-cose-e-queste-funzionano-altro-che-crisi-dellinformazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2011\/01\/01\/basta-fare-bene-le-cose-e-queste-funzionano-altro-che-crisi-dellinformazione\/","title":{"rendered":"Basta fare bene le cose e queste funzionano: altro che crisi dell&#8217;informazione"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2010\/12\/31\/e-solo-linizio\/84420\/\">Peter Gomez su IlfattoQuotidiano<\/a><\/p>\n<blockquote><p>Il meglio deve ancora venire: archiviato il 2010 l\u2019unica promessa che ci sentiamo di fare \u00e8 questa. Come sono andate per noi le cose, del resto, lo sapete gi\u00e0: sono andate bene. L\u2019avventura de Il Fatto Quotidiano, con le sue oltre 100.000 copie giornaliere, e quella de ilfattoquotidiano.it, con i suoi 250milia utenti unici che a volte superano abbondantemente i 300.000, dimostra che non ci eravamo sbagliati. Davvero in Italia, anzi sopratutto in Italia, c\u2019era spazio per un\u2019impresa editoriale che avesse un unico fine: scrivere tutte le notizie che i suoi giornalisti erano in grado di trovare.<\/p>\n<p>In questi mesi si \u00e8 parlato spesso di crisi dei media, della carta stampata che verrebbe uccisa da Internet, di giornali costretti a licenziare o a mettere in cassa integrazione i colleghi. Nessuno, o quasi, si \u00e8 invece posto una domanda semplice, semplice: perch\u00e9 un lettore o un navigatore dovrebbe scegliere un quotidiano o un sito internet piuttosto che un altro?<br \/>\n<!--more--><br \/>\nBeh, noi questa domanda ce la siamo posta gi\u00e0 due anni fa quando, grazie ad Antonio Padellaro e Giorgio Poidomani, fondammo Il Fatto. E la risposta fu univoca: un giornale viene scelto per conoscere qualcosa (sia essa una notizia o un\u2019opinione) che non si sa. Una considerazione quasi lapalissiana che per\u00f2, in un periodo caratterizzato da quotidiani e siti Internet tutti uguali tra loro (o condizionati dalle propriet\u00e0), diventa in qualche modo rivoluzionaria.<\/p>\n<p>Inutile girarci intorno: \u00e8 questo il principale motivo per cui il 2010 \u00e8 stato per noi un buon anno. I lettori e navigatori, anche quando non sono d\u2019accordo con noi, si rendono conto di come da queste parti ci sia sempre qualcosa che gli altri non dicono. Sanno che, anche quando sbagliamo, lo facciamo solo per colpa nostra e  con la nostra testa, e non perch\u00e9 un editore o un inserzionista ci ha condizionati.<\/p>\n<p>Essere liberi, per\u00f2 non basta. L\u2019edicola, gli abbonamenti e (speriamo in futuro) anche un po\u2019 di pubblicit\u00e0 (anzi, se volete, fatevi un giro sul sito della nostra concessionaria MyAds), ci hanno messo in mano dei capitali che abbiamo il dovere di reinvestire. Come? Cercando di fare un\u2019informazione migliore, di avere pi\u00f9 notizie, pi\u00f9 inchieste, pi\u00f9 filmati e pi\u00f9 scoop. Cercando di aumentare il numero e la qualit\u00e0 (gi\u00e0 alta) dei nostri blogger e sopratutto di raggiungere il maggior numero di lettori possibile: oggi quasi 330 mila persone sono iscritte alla nostra pagina Facebook, ci piacerebbe che diventassero presto 500.000.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Peter Gomez su IlfattoQuotidiano Il meglio deve ancora venire: archiviato il 2010 l\u2019unica promessa che ci sentiamo di fare \u00e8 questa. Come sono andate per noi le cose, del resto, lo sapete gi\u00e0: sono andate bene. 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