{"id":26194,"date":"2011-06-05T20:09:45","date_gmt":"2011-06-05T18:09:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=26194"},"modified":"2011-06-05T20:09:45","modified_gmt":"2011-06-05T18:09:45","slug":"ma-di-che-cosa-si-lagna-marchionne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2011\/06\/05\/ma-di-che-cosa-si-lagna-marchionne\/","title":{"rendered":"Ma di che cosa si lagna Marchionne ?"},"content":{"rendered":"<p>Un combattivo Luciano Gallino su Repubblica <a href=\"http:\/\/www.dagospia.com\/rubrica-4\/business\/articolo-26327.htm\">via Dagospia<\/a><\/p>\n<blockquote><p>Marchionne ha affermato che l\u00b4Italia deve cambiare atteggiamento nei confronti di Fiat Auto. L\u00b4Italia dovrebbe diventare pi\u00f9 comprensiva nei confronti delle sue strategie. Pi\u00f9 aperta al nuovo che esse rappresentano in tema di relazioni industriali e di piani produttivi. Da ci\u00f2 si dovrebbe anzitutto dedurre che i suoi uffici gli passano da tempo una rassegna stampa largamente incompleta.<\/p>\n<p>Una pur rapida scorsa agli articoli pubblicati nell\u00b4ultimo anno o due, alle dichiarazioni dei politici, ai comportamenti di due dei maggiori sindacati su tre, porta a concludere che nove articoli su dieci dei maggiori quotidiani, quattro quinti degli accademici, l\u00b4intero governo, e perfino gran parte dei politici di opposizione si sono espressi con fervore dalla parte delle strategie di Fiat. Tutti d\u00b4accordo: chi critica Fiat si oppone al nuovo che avanza, ai dettami della globalizzazione, allo sviluppo industriale del paese.<br \/>\n<!--more--><br \/>\nQuel che vuole lad pi\u00f9 noto al mondo tra i costruttori d\u00b4auto (pochissimi tra il pubblico sanno chi sia lad di Volkswagen, del gruppo Peugeot-Citroen, di Ford, ma tutti sanno chi \u00e8 il grande comunicatore a capo della Fiat-Chrysler) non \u00e8 dunque un atteggiamento pi\u00f9 favorevole del Paese: vuole semplicemente che nessuno lo critichi. Ora, dato che nessuno fa nulla per niente, si potrebbe chiedere a Sergio Marchionne che cosa sia lui disposto a fare affinch\u00e9 la minoranza che non lo applaude come invece fanno gli americani e la maggioranza dei commentatori italiani cambi atteggiamento. Tra le tante, vengono in mente due o tre cose.<\/p>\n<p>Marchionne dovrebbe riconoscere in primo luogo che lo sviluppo del diritto del lavoro, ovvero dei diritti personali dei lavoratori ha rappresentato in Italia tra gli Anni 60 e l\u00b4inizio degli Anni 80, per milioni di persone, la porta di accesso a un mondo dove anche il pi\u00f9 povero, il meno istruito, il pi\u00f9 sprovvisto di mezzi, aveva diritto ad essere trattato come persona, poteva con i compagni levare la voce per migliorare la propria condizione, non era pi\u00f9 soggetto agli umori ed agli arbitri dei caporali che con un cenno di mano reclutavano all\u00b4alba, oppure no, i braccianti a giornata.<\/p>\n<p>Questo salto da un mondo dove uno non contava niente a uno in cui, attraverso i sindacati da un lato, e la legislazione del lavoro dall\u00b4altro, uno sentiva di contare qualcosa, \u00e8 stato pi\u00f9 ampio e significativo in Italia che non in altri paesi europei i quali o non avevano visto interrotta da una dittatura la crescita del movimento sindacale, come in Gran Bretagna e in Francia, oppure si erano trovati subito dopo la guerra con una legislazione imposta dai vincitori che assegnava notevole peso politico ed economico al sindacato, come in Germania. Un elemento essenziale di tale salto in avanti e all\u00b4ins\u00f9 nella scala dei diritti \u00e8 stata, in Italia, la libert\u00e0 di associazione sindacale e di contrattazione collettiva. Appunto quella che il piano di Pomigliano prima e quello di Mirafiori dopo appaiono voler eliminare alla radice.<\/p>\n<p>In questa prospettiva il confronto che tanto la Fiat quanto i suoi sostenitori propongono con le relazioni industriali in Usa \u00e8 del tutto privo di senso. Per tre ragioni concomitanti: sia la legislazione che la giurisprudenza americane sono molto pi\u00f9 arretrate di quelle dell\u00b4Europa occidentale; i sindacati hanno subito a causa delle politiche neoliberali, da Reagan in poi, sconfitte catastrofiche;<\/p>\n<p>infine si trovano addosso il peso enorme delle pensioni e della sanit\u00e0 privata su basi aziendali, per salvare le quali debbono accettare qualunque compromesso al ribasso. Come hanno dovuto fare i sindacati della Chrysler. In secondo luogo chi si permette di non festeggiare ogni mossa della Fiat potrebbe cambiare atteggiamento se l\u00b4ad si disponesse finalmente a diradare la coltre di nebbia che fino ad oggi grava sul piano chiamato Fabbrica Italia.<\/p>\n<p>Con le sue 650.000 unit\u00e0 prodotte in patria nel 2010 l\u00b4Italia, come costruttore di auto, \u00e8 stata ormai sopravanzata non solo da Germania e Francia, ma anche da Spagna, Regno Unito, Polonia, e perfino dalla Repubblica Ceca e dalla Serbia. Stando al piano sopra indicato, nel 2014 la Fiat dovrebbe tornare a produrre nel nostro Paese oltre un milione e mezzo di vetture. Ma dove, e come, con quali catene di fornitura dei diversi livelli? Tre quarti di un\u00b4auto sono costruiti fuori dagli stabilimenti in cui si effettua l\u00b4assemblaggio finale. Davvero uno pu\u00f2 credere che Mirafiori, che oggi lavora una settimana al mese quando va bene, sar\u00e0 definitivamente rilanciato assemblando grossi suv progettati e costruiti in gran parte in Usa?<\/p>\n<p>O che negli stabilimenti della ex Bertone, nel Torinese, saranno prodotte 50.000 Maserati, bellissime auto da 130.000 euro al pezzo, una quantit\u00e0 dieci volte superiore a quelli che si vendono attualmente? O, ancora, che Pomigliano ritorner\u00e0 anch\u00b4essa a nuova vita producendo un modello di utilitaria ormai vecchiotto, che costa molto meno produrre in Polonia o in Brasile? Ecco, se in merito a questo paio di punti l\u00b4atteggiamento della Fiat cambiasse, smettendo di presentare un balzo all\u00b4indietro in tema di libert\u00e0 sindacali come il nuovo che avanza, e fornendo indicazioni realistiche su ci\u00f2 che progetta di fare quanto a organizzazione complessiva delle sue produzioni, compreso il centralissimo capitolo della fornitura, anche coloro che per ora hanno pi\u00f9 di una perplessit\u00e0 sia sul salto all\u00b4indietro che essa propone nel campo delle relazioni industriali, sia sul nebuloso piano Fabbrica Italia, potrebbero cambiare atteggiamento.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un combattivo Luciano Gallino su Repubblica via Dagospia Marchionne ha affermato che l\u00b4Italia deve cambiare atteggiamento nei confronti di Fiat Auto. L\u00b4Italia dovrebbe diventare pi\u00f9 comprensiva nei confronti delle sue strategie. 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