{"id":26814,"date":"2011-09-05T08:30:16","date_gmt":"2011-09-05T06:30:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=26814"},"modified":"2011-09-05T10:27:53","modified_gmt":"2011-09-05T08:27:53","slug":"il-pane-quotidiano-e-il-lavoro-manuale-e-intellettuale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2011\/09\/05\/il-pane-quotidiano-e-il-lavoro-manuale-e-intellettuale\/","title":{"rendered":"Il pane quotidiano e il lavoro manuale e intellettuale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.valigiablu.it\/doc\/507\/io-gramellini-e-quel-pane-quotidiano.htm\" target=\"_blank\">Via valigia blu<\/a><\/p>\n<blockquote><p>Caro signor Gramellini, oggi ho letto, come ogni mattina, <a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/_web\/cmstp\/tmplRubriche\/editoriali\/hrubrica.asp?ID_blog=41\" target=\"_blank\">il suo Buongiorno<\/a>. E ci sono rimasto male. Il pane quotidiano si basa su due presupposti: un dato non verificato e una testimonianza diretta.<\/p>\n<p>Il dato non verificato \u00e8 quello dell&#8217;Unione Panettieri romana. La fonte \u00e8 probabilmente una notizia che gira in rete, a giudicare dal numero di articoli che si possono trovare con una rapidissima ricerca su google (che richiede molto meno di otto ore).<\/p>\n<p>La testimonianza diretta \u00e8 invece quella di un suo amico pizzaiolo (a che serve l&#8217;ISTAT, quando hai un amico pizzaiolo?). Ci\u00f2 serve per affermare in sostanza che i giovani sono schizzinosi, e non vogliono fare i lavori manuali, socialmente considerati umili, ma che alla fine la colpa \u00e8 del capitalismo moderno.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l&#8217;Unione Panettieri, il dato \u00e8 incompleto, e mi pare falsifichi la realt\u00e0. Manca qualunque rimando ad annunci e comunicazioni ufficiali da parte dell&#8217;Unione Panettieri: non si tratta di dati certi, ma di un commento che riprende una notizia che, come si suol dire, gira in rete; in sostanza non \u00e8 nemmeno un dato.<\/p>\n<p>&#8230;<br \/>\n<!--more--><br \/>\nPassiamo oltre. Visto che si affida alle testimonianze dirette, usando il suo stesso metodo vorrei informarla di alcune abitudini che i giovani snob e laureati hanno adottato (tra cui il sottoscritto). Per esempio non includere la laurea tra i titoli di studio, ed escludere quasi sempre dottorati di ricerca e pubblicazioni scientifiche quando si cercano lavori in settori diversi da quello di studio. Questo per evitare di sentirsi dire, nei sempre pi\u00f9 rari casi in cui si \u00e8 selezionati per un colloquio, \u201clei \u00e8 troppo qualificato\u201d, o di sentirsi domandare \u201c\u00e8 sicuro di voler lavorare qui?\u201d oppure \u201cma con un curriculum come il suo, perch\u00e9 cerca lavoro qui?\u201d; domande, queste ultime, che testimoniano s\u00ec un atteggiamento discriminante, ma verso chi ha studiato, come se avere un titolo di studio non significhi aver assecondato le proprie inclinazioni, e aver fatto sacrifici per assecondarli, ma essere automaticamente uno stronzetto saccente.<\/p>\n<p>Molti annunci di lavoro, poi, riportano dati diversi, rispetto a quando si fa il colloquio. Per esempio esiste in Italia la prassi di contratti a tempo indeterminato in cui il dipendente ha gi\u00e0 firmato la lettera di licenziamento prima di iniziare, rendendo di fatto questi contratti a tempo determinato in cui chi si \u201clicenzia\u201d non ha diritto a sussidio di disoccupazione e liquidazione; in questo modo il datore di lavoro prende gli sgravi previsti per legge 407\/90, ma non ha tutte quelle fastidiosissime seccature che si hanno quando si riconosco diritti ai dipendenti.<\/p>\n<p>E sa perch\u00e9 si accettano lavori simili, invece di denunciare chi, commettendo vere e proprie truffe, li propone? Sa perch\u00e9 si accettano lavori sottopagati? Li si accetta perch\u00e9 fuori tanto c&#8217;\u00e8 la fila, e perch\u00e9 l&#8217;aspirazione massima di un giovane che si affaccia sul mondo del lavoro, oggi, \u00e8 la seguente: sopravvivere. Li si accetta consapevoli che questo significa attaccarsi al collo, lavoro dopo lavoro, anelli di una catena tanto pesante quanto invisibile, fatta passare agli occhi dell&#8217;opinione pubblica, complice la superficialit\u00e0 di molti giornalisti, per \u201clibero mercato\u201d, \u201clibert\u00e0 di scelta\u201d e \u201cflessibilit\u00e0\u201d. Li si accetta consapevoli che, per sopravvivere, si alimenta una mentalit\u00e0 per cui se ti rifiuti di fare lo schiavo, allora forse non hai veramente bisogno di lavorare.<\/p>\n<p>Infine, mi permetto una polemica. Il taglio di certi articoli mi fa pensare ad un \u201cse prendi le bastonate la colpa non \u00e8 di chi bastona, \u00e8 della tua schiena\u201d. Sono anni che assisto a questo incivilimento, a questa dinamica che scarica colpe e responsabilit\u00e0 verso il basso. La riscontro per esempio quando si parla di emergenza rifiuti, e sento o leggo \u201ci napoletani non sanno fare la differenziata\u201d. La riscontro quando si parla dello scempio di L&#8217;Aquila, una citt\u00e0 che \u00e8 scomparsa, e sento o leggo \u201c\u00e8 colpa degli aquilani pigri che non si sono rimboccati le maniche\u201d.<\/p>\n<p>I giovani di cui lei parla, signor Gramellini, se esistono e se non sono una costruzione astratta, non stanno otto ore davanti al pc perch\u00e9 sono snob. Forse quelle otto ore sono un surrogato agli ansiolitici.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Via valigia blu Caro signor Gramellini, oggi ho letto, come ogni mattina, il suo Buongiorno. E ci sono rimasto male. Il pane quotidiano si basa su due presupposti: un dato non verificato e una testimonianza diretta. Il dato non verificato \u00e8 quello dell&#8217;Unione Panettieri romana. 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