{"id":26828,"date":"2011-09-05T12:13:15","date_gmt":"2011-09-05T10:13:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=26828"},"modified":"2011-09-04T16:18:24","modified_gmt":"2011-09-04T14:18:24","slug":"la-storia-vera-dei-cables-senza-filtro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2011\/09\/05\/la-storia-vera-dei-cables-senza-filtro\/","title":{"rendered":"La storia vera dei cables senza filtro"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.agoravox.it\/Wikileaks-la-vera-storia-della.html\" target=\"_blank\">Gennaro Carotenuto su Giornalettismo<\/a><\/p>\n<blockquote><p>Il sogno di Wikileaks (informato di molta retorica sulla libera stampa e accecato dal dogma della pubblicit\u00e0) era sostituire le burocrazie statali con presunti rappresentanti di un interesse pubblico in contrasto con l\u2019interesse di &#8220;poteri forti&#8221;. Tali rappresentanti del pubblico interesse, i giornalisti, si impegnavano ad editare i documenti e inserire filtri (comunque necessari) con l\u2019unico criterio della sicurezza delle persone nominate rispetto ad eventuali persecuzioni politiche.<\/p>\n<p>I giornali contattati (chi scrive conosce in prima persona tale procedura per averla realizzata la scorsa primavera a Londra per il settimanale uruguayano Brecha) hanno tutti firmato un contratto nel quale si impegnavano ad editare TUTTO il pacchetto di documenti a loro consegnati e pubblicarli TUTTI sul sito di Wikileaks indipendentemente dall\u2019usare (e citare) il tal documento in uno o pi\u00f9 articoli. In cambio della prima esclusiva (l\u2019unica cosa giornalisticamente rilevante) le testate si impegnavano alla creazione di un enorme archivio pubblico che poteva essere consultato da privati cittadini ma anche da studiosi di varie discipline, storici, economisti, sociologi, politologi, specialisti di diritti umani. Una fonte di straordinaria importanza.<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Insipienza, mancanza di risorse e di personale formato, malafede nel pensare di aver gi\u00e0 ottenuto quello che volevano senza poi rispettare i patti, incapacit\u00e0 di comprendere la differenza tra l\u2019interrogazione di un archivio da parte di un pubblicista e quella che oggi e nel futuro possano voler fare degli studiosi, erano alla base del tradimento. I giornali semplicemente \u2013una volta realizzati i loro scoop- non avevano interesse n\u00e9 risorse per compulsare, editare, eliminare i dati sensibili, pubblicare, inserendo parole chiave ed altri elementi di classificazione, quantit\u00e0 di documenti che per ogni testata andava dalle 5.000 alle 25.000 unit\u00e0.<\/p>\n<p>Adesso i giornali si scandalizzano del fatto che Wikileaks dia in pasto al volgo documenti sensibili saltando il loro sacrale ruolo di mediatori tra notizia e opinione pubblica. \u00c8 evidente che in tale divulgazione vi sono dei rischi e delle responsabilit\u00e0 gravi. Ma nel leggere l\u2019ipocrisia del comunicato di Guardian, New York Times, El Pais e Der Spiegel coglie un moto di disgusto:<\/p>\n<p>&#8220;Difendiamo la nostra collaborazione con Wikileaks ma siamo uniti nel condannare la non necessaria pubblicazione dei dati completi. La decisione di pubblicare l\u2019intero archivio senza un previo controllo \u00e8 di Julian Assange, e sua soltanto la completa responsabilit\u00e0 delle conseguenze&#8221;.<\/p>\n<p>Chiunque pu\u00f2 farsi un\u2019idea precisa sulla quota di responsabilit\u00e0 di Wikileaks e su quella dei grandi giornali.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gennaro Carotenuto su Giornalettismo Il sogno di Wikileaks (informato di molta retorica sulla libera stampa e accecato dal dogma della pubblicit\u00e0) era sostituire le burocrazie statali con presunti rappresentanti di un interesse pubblico in contrasto con l\u2019interesse di &#8220;poteri forti&#8221;. 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