{"id":27783,"date":"2011-12-19T08:41:21","date_gmt":"2011-12-19T07:41:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=27783"},"modified":"2011-12-19T00:49:49","modified_gmt":"2011-12-18T23:49:49","slug":"cinque-domande-sullepurazione-dei-pubblicisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2011\/12\/19\/cinque-domande-sullepurazione-dei-pubblicisti\/","title":{"rendered":"Cinque domande sull&#8217;epurazione dei pubblicisti"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;Ordine dei Giornalisti per anni ha avuto la stranezza abissale di avere due tipologie di figure professionali: i giornalisti di serie A e di serie B: i professionisti e i pubblicisti. Per anni i pubblicisti sono proliferati perch\u00e8 al sistema servivano voti, carne da macello e numeri. Il sistema andava rivisto e ristrutturato da tempo facendo uscire di fretta &#8220;i mercanti dal tempio&#8221;, ma non si \u00e8 fatto nulla per una redenzione morale. Ora arriva la mazzata, non inattesa, delle liberalizzazioni a venire e inizia &#8220;la grande rivoluzione&#8221; in cui terrorizzati i portatori di privilegi cercheranno di salvare il privilegio. Ma ora i topi stanno per uscire dalle tane e i gatti li mangeranno.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/blog.stefanotesi.it\/?p=1289\">Qualche quesito sull&#8217;evoluzione delle cose di Stefano Tesi<\/a><\/p>\n<blockquote><p>Che fine, professionalmente parlando, faranno gli 80mila colleghi, non \u00e8 dato sapere. Qualcuno propone di relegarli in un albo \u201cad esaurimento\u201d, come i Cavalieri di Vittorio Veneto, ma senza medaglie al merito.<br \/>\nI diretti interessati (o meglio, chi all\u2019OdG formalmente li rappresenta) ovviamente alzano le barricate e difendono anche le poltrone, i privilegi, le diarie e le indennit\u00e0 di un fortino in un tutta onest\u00e0 non sempre difendibile. Tanto da indurre un commentatore (<a href=\"http:\/\/www.francoabruzzo.it\/document.asp?DID=7982&amp;fb_source=message\">qui<\/a>) a parlare di \u201cOrdine prigioniero dei pubblicisti\u201d.<br \/>\nBeh, contrariamente ad altri colleghi ho preferito pensarci bene prima di affrontare l\u2019argomento, che mi pare assai pi\u00f9 complesso e spinoso di quanto sembri.<br \/>\nE non mi sono unito al coro di chi per istinto, e forse un po\u2019 superficialmente, ha gioito per questa paventata abolizione dicendo che finalmente non si ritrover\u00e0 pi\u00f9 accanto, nel mestiere, a dopolavoristi e signore bene.<br \/>\nMi pare una posizione, sebbene comprensibile, miope e ingenerosa, ma soprattutto un po\u2019 avventata, priva degli scrupoli che ci si dovrebbero fare quando si prendono decisioni destinate a incidere pesantemente sulla vita e sul futuro lavorativo delle persone.<br \/>\nPreferisco invece farmi e porre ai lettori alcune domande.<!--more--><br \/>\nLa prima \u00e8: che quadro si prospetta per l\u2019esercizio della professione?<br \/>\nSupponiamo che gli 80mila pubblicisti rimangano tali, in attesa di \u201cesaurimento\u201d. Si troveranno in concorrenza con chi? L\u2019informazione, per come \u00e8 strutturato oggi il mondo editoriale (e anche a prescindere dagli enormi problemi legati al compenso del lavoro giornalistico, vedi la \u201c<a href=\"http:\/\/blog.stefanotesi.it\/?p=1175\">Carta di Firenze<\/a>\u201d), non pu\u00f2 fare a meno dei pubblicisti, intendendo per tali tutti coloro che lavorano fuori dalle redazioni. Ne consegue che la liberalizzazione, trasformando chiunque in pubblicista di fatto, moltiplicher\u00e0 ulteriormente la categoria dei \u201ccollaboratori\u201d, stavolta per\u00f2 senza titolo professionale? Con quali conseguenze economiche e occupazionali, visto che gi\u00e0 oggi la categoria aveva l\u2019acqua alla gola?<br \/>\nSeconda domanda: con l\u2019allargamento della base dei collaboratori esterni \u201csenza tesserino\u201d (quindi sottopagati o non pagati) e con il parallelo asciugamento delle redazioni a causa della crisi, chi mai in futuro potr\u00e0 aspirare a diventare \u201cgiornalista\u201d iscritto all\u2019albo, visto che per questo la legge prevede il praticantato e\/o l\u2019assunzione e\/o un reddito da attivit\u00e0 professionale almeno uguale a quello di un redattore ordinario? Andiamo verso un OdG destinato a sua volta all\u2019esaurimento o allo svuotamento?<br \/>\nTerza domanda: o forse, fatta la legge, si trova l\u2019inganno? E, mutando le norme di accesso (o, pi\u00f9 facilmente, la loro concreta applicazione: possibilit\u00e0 di sostenere l\u2019esame e difficolt\u00e0 del medesimo), si ripeter\u00e0 coi professionisti quanto a suo tempo accaduto per i pubblicisti, cio\u00e8 si agevoler\u00e0 in ogni modo il travaso dall\u2019una all\u2019altra categoria, cos\u00ec da ricreare la massa critica professionale?<br \/>\nQuarta domanda: a cosa davvero mira tutto ci\u00f2? Forse a indebolire le fonti di entrata delle floride casse professionali (Inpgi e Inpgi2) e a renderne meno indolore il da tempo ambito assorbimento nell\u2019Inps?<br \/>\nQuinta domanda: ma non era meglio, pi\u00f9 giusto, pi\u00f9 semplice fare una reale riforma dell\u2019ordinamento, adeguandolo ai tempi e ridisegnando una professione, la necessit\u00e0 di una fisionomia della quale \u00e8 ormai percepita come necessaria (vedi <a href=\"http:\/\/www.firstonline.info\/a\/2011\/12\/09\/sabadin\/0e61d117-97e6-416e-9a1e-03c3cd8f0029\">qui<\/a>) perfino nei paesi in cui non esiste un Ordine dei Giornalisti?<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Ordine dei Giornalisti per anni ha avuto la stranezza abissale di avere due tipologie di figure professionali: i giornalisti di serie A e di serie B: i professionisti e i pubblicisti. Per anni i pubblicisti sono proliferati perch\u00e8 al sistema servivano voti, carne da macello e numeri. 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