{"id":28103,"date":"2012-01-17T07:30:09","date_gmt":"2012-01-17T06:30:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=28103"},"modified":"2012-01-17T20:19:13","modified_gmt":"2012-01-17T19:19:13","slug":"che-si-sono-detti-il-ministro-severino-e-i-rappresentanti-degli-ordini-dei-giornalisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2012\/01\/17\/che-si-sono-detti-il-ministro-severino-e-i-rappresentanti-degli-ordini-dei-giornalisti\/","title":{"rendered":"Che si sono detti il ministro Severino e i rappresentanti degli ordini (dei giornalisti)"},"content":{"rendered":"<p>Il ministro Paola Severino\u00a0 ha convocato e ricevuto i venti ordini professionali che sono sotto la sua vigilanza. <a href=\"http:\/\/www.antonelloantonelli.com\/2012\/01\/16\/riconosciuto-il-ruolo-particolare-dellordine-dei-giornalisti-lincontro-con-il-ministro-severino-e-stato-positivo\/\" target=\"_blank\">Un resoconto dell&#8217;incontro di Antonello Antonelli<\/a><\/p>\n<blockquote><p>Si \u00e8 da poco concluso l\u2019incontro dei rappresentanti di tutti gli Ordini professionali interessati dalla riforma dei cosiddetti decreti di Ferragosto e \u201cSalva Italia\u201d, convocati ieri quasi improvvisamente dal ministro della Giustizia, Paola Severino. Da quanto sinteticamente ci hanno informato i nostri rappresentanti al tavolo nazionale, la riunione ha riconosciuto il ruolo del tutto particolare dell\u2019Ordine dei Giornalisti ed ha confermato che il 90% delle riforme introdotte toccano solo marginalmente la nostra professione.<\/p>\n<p>Tuttavia il restante 10% \u00e8 foriero di importanti novit\u00e0.<br \/>\nSi possono riassumere in quattro macrotemi i pilastri della riforma per i giornalisti:<br \/>\n1) Esercizio della professione consentito solo dopo il superamento dell\u2019esame di Stato;<br \/>\n2) Deontologia professionale vigilata dai \u201cconsigli di disciplina\u201d ancora tutti da definire (specie nei costi e chi li dovr\u00e0 sostenere);<br \/>\n3) Assicurazione professionale obbligatoria;<br \/>\n4) Formazione continua obbligatoria.<!--more--><\/p>\n<p>Per quanto riguarda il punto 1) la proposta dell\u2019Ordine dei Giornalisti, anticipata questa mattina sull\u2019intervento di Enzo Iacopino sul Corriere della Sera (vedi in fondo n.d.b), pare chiara; mancano solo i dettagli della normativa transitoria che il Consiglio nazionale dovr\u00e0 stabilire: chi potr\u00e0, in sostanza, avvalersi subito del passaggio dai pubblicisti al registro dei praticanti e a quali condizioni. Quanto all\u2019accesso dopo la riforma (che scatta, il ministro lo ha confermato, il 13 agosto prossimo in qualsiasi caso, anche se il Governo non ha posto mano alla regolamentazione, che comunque verr\u00e0 fatta in accordo con l\u2019Ordine), la proposta messa in campo punta essenzialmente a tutelare i pubblicisti che sono finora iscritti, che continueranno la loro attivit\u00e0 professionale (quindi senza grosse rivoluzioni), mentre da settembre chi vorr\u00e0 intraprendere la professione, sia da pubblicista, sia da professionista, dovr\u00e0 affrontare un iter formativo molto intenso che si concluder\u00e0 con l\u2019esame di Stato. Salvati dunque (ed aumentati) gli introiti degli esami a Roma.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il punto 2) il problema non \u00e8 \u201contologico\u201d (vanno bene pure i consigli di disciplina con magistrati e giornalisti svincolati dalla funzione dei Consigli regionali dell\u2019Ordine), ma \u00e8 \u201cpecuniario\u201d: si tratta, in sostanza, di uno sdoppiamento degli attuali organismi regionali. Chi paga il nuovo \u201cconsiglio di disciplina\u201d? Gli stessi Ordini regionali, cio\u00e8 i giornalisti stessi con le loro quote (che ovviamente dovranno per forza di cosa aumentare)?<\/p>\n<p>Il punto 3) \u00e8 ancora pi\u00f9 sensibile sul fronte dei costi: se l\u2019assicurazione \u00e8 obbligatoria per tutti coloro che svolgono la professione, a qualsiasi titolo, in qualsiasi contesto, con qualsiasi retribuzione, quindi diventa una sorta di \u201cRc Auto\u201d del giornalista, essa non si traduce forse in un nuovo balzello per i colleghi, specie i precari e i meno tutelati, gi\u00e0 vessati da compensi da fame? Oppure l\u2019Ordine potrebbe stipulare un\u2019assicurazione nazionale, gravando solo di qualche euro sul costo dell\u2019iscrizione annuale (come facciamo in Azione Cattolica, per esempio, aggiungendo 2 euro ciascuno al costo della tessera annuale)?<\/p>\n<p>Quanto al punto 4), sebbene io sia del tutto entusiasta dell\u2019introduzione del principio, occorre secondo me vigilare su chi far\u00e0 questa formazione permanente, per evitare che diventi un modo facile di arricchirsi per qualcuno offrendo un prodotto qualitativamente basso. Sarebbe opportuno che il Consiglio nazionale \u201ccertificasse\u201d e preparasse direttamente i futuri formatori, cos\u00ec da non svendere una necessit\u00e0 cos\u00ec impellente come quella della formazione continua di una classe giornalistica che non ha proprio voglia di aggiornarsi (e si vede con quali risultati deontologici, in particolare).<\/p><\/blockquote>\n<p><a href=\"http:\/\/archiviostorico.corriere.it\/2012\/gennaio\/16\/giornalisti_non_sono_privilegi_difendere_co_8_120116018.shtml\" target=\"_blank\">La proposta Iacopino (via Corriere)<\/a><\/p>\n<blockquote><p>\u00c8 il momento della responsabilit\u00e0 e del coraggio. Le professioni hanno, senza dubbio, il dovere di dare risposte alle necessit\u00e0 di cambiamento del Paese. Ma \u00e8 anche il momento della verit\u00e0. Non per rivendicare sterili diversit\u00e0 o per arroccarsi a difesa di quel che esiste e che lascia insoddisfatti, per primi, proprio noi. Per questo l&#8217; Ordine dei giornalisti offrir\u00e0, oggi, al ministro della Giustizia punti fermi di una proposta di riforma, che sar\u00e0 perfezionata mercoled\u00ec dal Consiglio nazionale. La verit\u00e0 impone di affermare che l&#8217; informazione non \u00e8 merce come altre, anche se qualcuno la tratta cos\u00ec: \u00e8 un diritto primario dei cittadini, sancito dalla Costituzione ed esplicitamente richiamato assieme a quelli alla salute e alla difesa. I giornalisti non hanno privilegi da conservare. Quanti, per uscire dal vago, sono a conoscenza che alcune migliaia di loro non riescono a mettere insieme pi\u00f9 di 5.000 euro l&#8217; anno e che la soglia dei 10.000 euro viene vissuta come una conquista da un gruppo altrettanto numeroso? Quanti sono consapevoli che si pu\u00f2 rischiare la vita, minacciati da una delle molte organizzazione criminali, mossi solo dalla voglia di servire i cittadini? E&#8217; accaduto pochi giorni fa, ultimo di un insopportabile elenco, a Giovanni Tizian, a Modena. Vive sotto scorta per una retribuzione oraria pari al 20% di quella di una colf. Non \u00e8 un errore: il 20%! Il presidente del Consiglio, Mario Monti, lo sa. Cos\u00ec molti ministri. C&#8217; \u00e8, nel nostro mestiere, un&#8217; area nella quale sono rinchiusi migliaia di sognatori &#8211; professionisti e pubblicisti &#8211; che vengono trattati come i raccoglitori di pomodori o di olive. Un \u00abcaporale\u00bb che li arruola, troppi altri che guardano dall&#8217; altra parte mentre vengono sfruttati. Certo, li trattano con dolcezza: li chiamano precari. Una vergogna che si aggiunge alle altre vergogne. Il dolore che tutto questo provoca d\u00e0 coraggio. Cos\u00ec nascono le linee di una riforma indifferibile. L&#8217; Ordine dei giornalisti, sia pure con consigli di disciplina autonomi, dovr\u00e0 far rispettare la deontologia e dovr\u00e0 creare condizioni per una formazione permanente. A tutela dei cittadini dovr\u00e0 esserci un garante del lettore (il Corriere \u00e8 stato, credo, il primo a istituirlo) e c&#8217; \u00e8, evidente, la necessit\u00e0 che chi si occupa di materia tanto delicata non completi i suoi studi con l&#8217; esame di Stato, esame che dovr\u00e0 affrontare chiunque vorr\u00e0 dirsi giornalista, sia che voglia esserlo in maniera esclusiva, da professionista, sia che scelga, da pubblicista, di affiancare altra professione. Noi vogliamo regole che innanzitutto tutelino i diritti dei cittadini. Chiarendo, subito, che tra i giornalisti non c&#8217; \u00e8 il numero chiuso e che per diventare professionisti \u00e8 necessario un tirocinio proprio di 18 mesi che pu\u00f2 essere fatto anche attraverso master riconosciuti e attivit\u00e0 svolta nelle redazioni. La riforma che vogliamo prevede un albo unico, con i due elenchi (professionisti e pubblicisti) che si formeranno con una opzione da esercitare dopo l&#8217; esame di Stato. E prevede anche una scelta di grande valore morale, che non consiste tanto nella doverosa tutela di quanti oggi sono iscritti nell&#8217; elenco dei pubblicisti, ma punta ad offrire alle migliaia tra di loro, che in questi anni hanno subito mortificazioni non solo economiche, la possibilit\u00e0 di accedere all&#8217; esame di Stato. Ci vuole coraggio, per fare scelte come queste in un momento di difficolt\u00e0 del settore. Noi lo abbiamo avuto. Occorrer\u00e0 vedere se il governo Monti sapr\u00e0 averlo o non si rifuger\u00e0 nella strada pi\u00f9 comoda del ragionar per mucchi. Enzo Iacopino Presidente del Consiglio nazionale dell&#8217; Ordine dei giornalisti <\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il ministro Paola Severino\u00a0 ha convocato e ricevuto i venti ordini professionali che sono sotto la sua vigilanza. 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