{"id":28813,"date":"2012-04-23T11:10:18","date_gmt":"2012-04-23T09:10:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=28813"},"modified":"2012-04-23T11:10:18","modified_gmt":"2012-04-23T09:10:18","slug":"sopravvivere-e-un-successo-per-il-giornalismo-nativo-digitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2012\/04\/23\/sopravvivere-e-un-successo-per-il-giornalismo-nativo-digitale\/","title":{"rendered":"Sopravvivere \u00e8 un successo per il giornalismo nativo digitale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/cultura\/12_aprile_20\/start-up-giornalistiche-internet_165a9de4-8ae5-11e1-9df7-98e3d52d16a5.shtml\" target=\"_blank\">Via Corriere.it<\/a><\/p>\n<blockquote><p>Nel nostro Paese le testate nate esclusivamente online di respiro nazionale sono molto poche: per anni il mercato \u00e8 stato dominato da Dagospia, che, a partire dal 2000, \u00e8 stato per almeno 10 anni il solo esempio, nonostante la sua connotazione tutta dedita a gossip e notizie dai corridoi di palazzo. Dal 2010, con la nascita de Il Post e di Lettera43, e dal 2011, con l\u2019arrivo di Linkiesta, anche l\u2019Italia si \u00e8 aggregata al resto d\u2019Europa, presentando valide testate giornalistiche online molto pi\u00f9 tardi rispetto agli altri Paesi. Per loro, la difficolt\u00e0 \u00e8 stata anche maggiore rispetto alle colleghe tedesche o francesi, arrivando in un Paese in cui le testate cartacee tradizionali dominano il mercato anche dell\u2019online, dove il sistema di informazione televisivo \u00e8 ancora pi\u00f9 forte rispetto a quello cartaceo e internet. Per i tre casi esaminati in Italia, come sostengono gli autori della ricerca \u00e8 ancora molto presto per capire se e quali sopravviveranno o cambieranno il sistema dei media italiani. Spiccano anche le differenze tra le singole testate: un giornalismo di denuncia per Linkiesta, con pochi lettori e una redazione scarna, pochi giornalisti e una copertura globale per Il Post, un po\u2019 a modello di super-blog, capitali forti iniziali e una redazione molto estesa invece per Lettera43, impegnata peraltro a diversificare lanciando nuovi canali e testate verticali nei prossimi tempi.<!--more--><\/p>\n<p>LE CONCLUSIONI \u2013 Alla luce dell\u2019analisi dei modelli di business, delle raccolte pubblicitarie dei singoli, e del panorama mediatico in cui sono inserite, per le start-up giornalistiche europee online il pi\u00f9 grande successo, al momento, \u00e8 la loro stessa sopravvivenza. In un mercato dominato da un lato dai vecchi media e dall\u2019altro \u2013 sul fronte pubblicitario \u2013 da grandi marchi che hanno di fatto il monopolio, come Google, alle nuove realt\u00e0 non resta che buttarsi oltre l\u2019ostacolo: per esempio guardando a casi americani di successo, come l\u2019Huffington Post o Politico.com, protagonisti anche dei Pulitzer di quest\u2019anno. Ma anche: diversificare, distinguersi seguendo una propria linea editoriale, senza seguire per forza l\u2019andamento dei \u00abgrandi\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Via Corriere.it Nel nostro Paese le testate nate esclusivamente online di respiro nazionale sono molto poche: per anni il mercato \u00e8 stato dominato da Dagospia, che, a partire dal 2000, \u00e8 stato per almeno 10 anni il solo esempio, nonostante la sua connotazione tutta dedita a gossip e notizie dai corridoi di palazzo. 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