{"id":29581,"date":"2012-09-08T15:57:46","date_gmt":"2012-09-08T13:57:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=29581"},"modified":"2012-09-08T15:57:46","modified_gmt":"2012-09-08T13:57:46","slug":"beppe-grillo-descrive-compiutamente-parte-dellillegalita-dellinformazione-italian","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2012\/09\/08\/beppe-grillo-descrive-compiutamente-parte-dellillegalita-dellinformazione-italian\/","title":{"rendered":"Beppe Grillo descrive compiutamente parte dell&#8217;illegalit\u00e0 dell&#8217;informazione italian"},"content":{"rendered":"<p>Probabilmente nessun giornale riprender\u00f2 il post sul blog di Beppe Grillo con titoloni &#8230; Chiss\u00e0 perch\u00e8 ? :-))<a href=\"http:\/\/www.beppegrillo.it\/2012\/09\/la_liberta_di_stampa_e_precaria.html#commenti\" target=\"_blank\"> Dal Blog di Beppe Grillo<\/a><\/p>\n<blockquote><p>&#8220;Dove vanno a finire i soldi che lo Stato da ai giornali? Di sicuro non servono a pagare i giornalisti. Anzi. Perch\u00e9 in Italia tranne rare eccezioni fare il giornalista significa rassegnarsi ad una vita da precario.<br \/>\nSe c&#8217;\u00e8 un microcosmo lavorativo che riassume tutti i difetti del sistema Italia \u00e8 quello del giornalismo. E allora, dove finisce il finanziamento pubblico? Nei mega stipendi a direttori, capiredattori, amministratori delegati e a tutte quelle penne illustri (?) che si ergono a guide morali che da anni non portano un straccio di notizia, ma commentano, avvertono, monitano.<br \/>\nVi hanno detto che la libert\u00e0 di stampa \u00e8 minacciata dalla mafia, da Berlusconi, dalle mille leggi bavaglio. Minchiate. La libert\u00e0 di stampa \u00e8 minacciata dalla miseria in cui vivono e lavorano migliaia di giornalisti sfruttati: dagli editori, dai direttori e, infine, dai loro stessi colleghi assunti con contratto a tempo indeterminato che quando scioperano, protestano, denunciano \u00e8 solo per i loro privilegi di giornalisti professionisti e assunti mentre gli altri muoiono di fame. Facciamo un esempio.<!--more--> Un articolo di cronaca, secondo una ricerca compiuta dall&#8217;Ordine dei giornalisti pubblicata nel 2011, viene pagato anche 5 euro lordi a 60-90 giorni dalla pubblicazione. Sono i numeri della vergogna, la cifra, vera, della censura. Ecco cosa dicono: La Repubblica a fronte di 16.186.244,00* euro di contributi dello Stato all&#8217;editoria elargisce un compenso che varia tra i 30 e i 50 euro lordi a pezzo. Il Messaggero, che riceve 1.449.995,00** euro di contributi pubblici, riconosce 9 euro di compenso per le brevi, 18 euro le notizie medie e 27 euro le aperture. Lordi, ovviamente. Il Sole 24 Ore: 19.222.767,00** euro di contributi pubblici e 0,90 euro a riga, con cessione dei diritti d&#8217;autore. Libero: 5.451.451** di finanziamenti pubblici e 18 euro lordi per un&#8217;apertura. Il Nuovo Corriere di Firenze (chiuso nel maggio 2012) riceve 2.530.638,81*** euro di contributi pubblici e paga a forfait tra i 50 e i 100 euro al mese, il Giornale di Sicilia a fronte di un finanziamento di quasi 500 mila euro (anno 2006) paga 3,10 euro. Provate a immaginare quanti articoli servono per arrivare ad uno stipendio decente. Provate ad immaginare quale sar\u00e0 la pensione di chi scrive con un simile onorario (?). Perch\u00e9 questi giornalisti, se iscritti all&#8217;ordine- senn\u00f2 sono abusivi ed \u00e8 un reato penale &#8211; i contributi devono versarli da s\u00e9, nella misura del 10 per cento del compenso netto pi\u00f9 un due per cento di quello lordo. Che vanno a confluire nella &#8220;gestione separata&#8221; (mai nome fu pi\u00f9 azzeccato) dell&#8217;ente pensionistico dei giornalisti, l&#8217;Inpgi. Una &#8220;serie B&#8221; della cassa principale che, invece, prevede pensioni, disoccupazione, case in affitto, mutui ipotecari, prestiti e assicurazione infortuni. Ma questa vale solo per quelli &#8220;bravi&#8221;, quelli a cui viene applicato il contratto collettivo nazionale di lavoro giornalistico che, solo nel 2011, dopo 6 anni, \u00e8 stato rinnovato. Insomma quelli assunti. Che ovviamente sono una piccola minoranza. Ma, attenzione, questo solo per quanto concerne la parte economica. Perch\u00e9 il contratto collettivo non disciplina solo il trattamento economico ma regola a tutti gli effetti i rapporti fra datore di lavoro (editore) e lavoratore (giornalista). Fissa, insomma, diritti e doveri. Ma, ancora una volta, questo vale solo per chi il contratto ce l&#8217;ha e, quindi, tutti gli altri vivono nel far west, perch\u00e9 la loro posizione non \u00e8 disciplinata da nulla. E si tratta della stragrande maggioranza dei giornalisti della carta stampata &#8211; da Repubblica fino al pi\u00f9 piccolo foglio di provincia: precari, sottopagati, sfruttati, senza copertura legale, senza ferie, senza nulla. \u00c8 questa moltitudine, oltre il 70% degli iscritti all&#8217;Ordine, che permette ai giornali cartacei e on-line, alle agenzie di stampa di produrre notizie 24 ore al giorno. Senza di loro le pagine bianche sarebbero molte di pi\u00f9 di quelle scritte. La carta stampata riceve centinaia di milioni di euro di contributi dallo Stato ogni anno, ma lo Stato non chiede agli editori in cambio di garantire compensi minimi e tutele contrattuali ai collaboratori. Poi arriva la Fornero, ministro al Lavoro (nero) e di fronte alla pi\u00f9 elementare delle proposte di legge sull&#8217;equo compenso ai giornalisti precari dice: &#8220;Non mi sembra opportuno&#8221;. Della serie siete precari, non siete figli di pap\u00e0 (giornalista), e allora morite. E qualcuno c&#8217;\u00e8 anche morto, stufo di subire. Come Pierpaolo Faggiano, collaboratore della Gazzetta del Mezzogiorno, che nel giugno 2011 si \u00e8 tolto la vita: non sopportava pi\u00f9, a quarantuno anni, di vivere da precario.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.lsdi.it\/2012\/due-euro-al-pezzo-passioni-vita-e-dolori-del-giornalista-da-precario\/\" target=\"_blank\">Chiara Baldi, da giornalista precaria ha scritto una tesi sul precariato: &#8220;i giornalisti sono &#8220;i pi\u00f9 precari tra i precari&#8221; \u2013 scrive Baldi &#8211; &#8220;perch\u00e9 lo stipendio da fame li costringe anche a rinunciare ai principi deontologici a cui invece dovrebbero attenersi.<\/a> Una buona informazione \u00e8 possibile solo quando chi la fornisce non deve sottostare al ricatto di uno stipendio misero. Pi\u00f9 \u00e8 basso il guadagno del giornalista e pi\u00f9 sar\u00e0 alta la sua &#8220;voglia&#8221; di produrre senza professionalit\u00e0, non tanto per un desiderio malato di non essere professionale, quanto per una necessit\u00e0: quella di guadagnare&#8221;.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Probabilmente nessun giornale riprender\u00f2 il post sul blog di Beppe Grillo con titoloni &#8230; Chiss\u00e0 perch\u00e8 ? :-)) Dal Blog di Beppe Grillo &#8220;Dove vanno a finire i soldi che lo Stato da ai giornali? Di sicuro non servono a pagare i giornalisti. Anzi. Perch\u00e9 in Italia tranne rare eccezioni fare il giornalista significa rassegnarsi &#8230; <a title=\"Beppe Grillo descrive compiutamente parte dell&#8217;illegalit\u00e0 dell&#8217;informazione italian\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2012\/09\/08\/beppe-grillo-descrive-compiutamente-parte-dellillegalita-dellinformazione-italian\/\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Beppe Grillo descrive compiutamente parte dell&#8217;illegalit\u00e0 dell&#8217;informazione italian\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11,1,30],"tags":[1913,161],"class_list":["post-29581","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diritti","category-politica","category-media","tag-beppe-grillo","tag-giornalisti"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29581","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=29581"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29581\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":29583,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29581\/revisions\/29583"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=29581"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=29581"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=29581"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}