{"id":29834,"date":"2012-10-19T15:18:01","date_gmt":"2012-10-19T13:18:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=29834"},"modified":"2012-10-19T15:18:01","modified_gmt":"2012-10-19T13:18:01","slug":"verso-la-fine-degli-old-media-si-salvino-solo-quelli-decenti-gli-altri-nessuno-li-aiuti-son-complici-dello-sfascio-del-paese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2012\/10\/19\/verso-la-fine-degli-old-media-si-salvino-solo-quelli-decenti-gli-altri-nessuno-li-aiuti-son-complici-dello-sfascio-del-paese\/","title":{"rendered":"Verso la fine degli old media: si salvino solo quelli decenti, gli altri nessuno li aiuti: son complici dello sfascio del paese"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2012\/10\/17\/cortocircuito-della-stampa-italiana-tra-crisi-dei-poteri-e-lattesa-degli-aiuti\/384704\/\" target=\"_blank\">Via il Fatto Quotidiano<\/a><\/p>\n<blockquote><p>Per il momento della Stampa Marchionne ha solo pianificato la vendita dell\u2019immobile che fino a poche settimane fa ospitava la sede storica del quotidiano torinese a due passi dal Valentino. Ma nessuno ha mai messo in discussione persino piccole partecipazioni nei media strategiche come quel 3% dell\u2019Ansa, la prima agenzia di stampa italiana, vero e proprio riferimento per le stesure degli giornali e dei servizi televisivi nazionali.<!--more--><\/p>\n<p>Intanto per\u00f2 la scure degli Agnelli si \u00e8 abbattuta, come auto insegna, sui dipendenti del gruppo editoriale che sono passati dai 502 del 2008 ai 396 di fine 2011, permettendo alla Stampa (che ha anche lanciato un sito in tre lingue sul Vaticano, Vatican Insider) di chiudere il 2011 con un risicato utile da 146mila euro contro i 336mila euro del 2010, ma ben lontano dalla perdita da 14 milioni del 2009. Senza tuttavia dire addio a 44 milioni di debiti. Per il 2012 un aiutino \u00e8 arrivato invece da Rcs, la societ\u00e0 che pubblica il Corriere della Sera di cui Fiat \u00e8 il terzo azionista con il 10,5% che da gennaio produce le copie della Stampa per l\u2019Italia Settentrionale, mentre Torino si occupa della Gazzetta dello Sport per il Nord Ovest, in base a un accordo che \u201ccontribuisce alla saturazione dei rispettivi impianti portando in particolare a Torino circa 10 milioni di nuove copie stampate all\u2019anno (l\u20198% della tiratura annua degli impianti, ndr) e consente importanti risparmi nei costi di produzione\u201d, come spiega l\u2019ultimo bilancio dell\u2019editrice torinese.<\/p>\n<p>Del resto Torino non \u00e8 l\u2019unica ad avere un forte ascendente sul Corriere della Sera e a non voler mollare la presa costi quel costi, preferibilmente non denaro. Nel salotto buono dell\u2019editoria si intrecciano differenti proprietari che vanno dall\u2019industria della sanit\u00e0, con Giuseppe Rotelli che sulla stessa via del tramonto di don Verz\u00e8 nell\u2019ultimo anno ha scalato la classifica nel settore tanto caro alla Regione Lombardia di Roberto Formigoni, alle banche come Intesa e Mediobanca, il crocevia di affari come FondiariaSai \u2013 Unipol o Parmalat \u2013 Lactalis, fino alle assicurazioni Generali e a imprenditori del lusso come il bellicoso Diego Della Valle, passando per la Pirelli di Marco Tronchetti Provera in questi giorni in testa alle cronache per i guai societari, ma anche per l\u2019iscrizione nel registro degli indagati per ricettazione. Senza tralasciare i signori bergamaschi del cemento, i Pesenti, che la settimana scorsa hanno fatto parlare di s\u00e8 per il sequestro dell\u2019impianto Italcementi di Colleferro, per eccessive emissioni nocive.<\/p>\n<p>Non a caso da quando il vento della crisi ha iniziato a soffiare facendo uscire un po\u2019 di scheletri dagli armadi, l\u2019aria ha iniziato a diventare decisamente pesante in via Solferino. E tra una porta sbattuta e una che si \u00e8 spalancata, aleggia l\u2019imbarazzo di una coperta troppo corta per le tasche dei padroni che, tranne rare eccezioni, non sembrano avere nessuna intenzione di mettere le mani al portafoglio per tappare definitivamente il buco superiore a un terzo del patrimonio della Rcs che si \u00e8 creato con le ultime perdite di 427 milioni. Per tacere del debito vicino 800 milioni in scadenza a fine 2013 che vede tra i creditori Banca Intesa e Mediobanca. Bisogner\u00e0 vedere, al momento di pagare o mollare, quale sar\u00e0 l\u2019interesse prevalente degli azionisti. Di certo per ora ci sono solo i tagli in arrivo, attesi prevalentemente nell\u2019area dei colletti bianchi, ma sui quali il nuovo amministratore delegato Pietro Scott Jovane, non si \u00e8 ancora definitivamente pronunciato in attesa di concludere la stesura del piano industriale atteso tra met\u00e0 novembre e met\u00e0 dicembre.<\/p>\n<p>Esuberi di personale che riguardano tutti i gruppi. Anche L\u2019Espresso di Carlo De Benedetti, mentre il sindacato dei giornalisti della societ\u00e0 editrice di Repubblica da mesi tuona contro l\u2019azienda accusandola di \u201cnon proporre alcun progetto di sviluppo, ma solo di continuare a operare tagli di spesa\u201d. E nelle ultime settimane ha alzato il tiro invitando a pi\u00f9 riprese \u201calla coerenza l\u2019editore Carlo de Benedetti che, in un recente editoriale sul\u00a0Sole 24 Ore, ha dichiarato testualmente: \u2018\u00e8 la creazione di lavoro la priorit\u00e0 che abbiamo davanti. Sarebbero guai se pensassimo che competitivit\u00e0 e produzione si difendono con un\u2019anacronistica battaglia sulla riduzione dei costi\u2019 Pertanto, invece che ricorrere a tagli indiscriminati, l\u2019azienda punti a valorizzare le risorse umane nell\u2019ambito delle varie attivit\u00e0 editoriali (carta, web, radio, tv) in cui \u00e8 impegnata con grande successo, comprovato anche dai bilanci\u201d.<\/p>\n<p>Del resto i sindacati sanno bene come il Gruppo Editoriale L\u2019Espresso sia un tassello importante negli affari di famiglia che ruotano attorno a Cir e \u00a0Cofide dove si intrecciano interessi negli immobili, nella sanit\u00e0 con Kos e nell\u2019energia con Sorgenia. Non a caso non sono mai andate a buon fine le pressioni del figlio Rodolfo per ridurre l\u2019esposizione sui media del gruppo che nella carta stampata oltre che su Repubblica e L\u2019Espresso pu\u00f2 contare su una miriade di giornali locali che non ha uguali nel panorama italiano: dal Corriere delle Alpi, alla Citt\u00e0 di Salerno, passando per Il Piccolo di Trieste, la Gazzetta di Mantova, Il Tirreno e La nuova Sardegna, per un totale di 18 testate in 10 regioni.<\/p>\n<p>Che la presenza sul territorio sia un asset fondamentale, lo insegna anche il costruttore-editore Francesco Gaetano Caltagirone che ha quotidiani lungo tutto lo stivale: dal Mattino di Napoli al Gazzettino veneto passando per il Messaggero romano. Manca solo il tassello del nord ovest che il costruttore in passato avrebbe volentieri coronato con Il Secolo XIX o La Stampa. Anche qui, per\u00f2, stato di crisi. Per colpa delle banche: la Caltagirone Editore ha chiuso il 2011 in perdita per 30,7 milioni (-11,4 milioni il risultato di met\u00e0 2012) principalmente per via delle svalutazioni di titoli azionari detenuti dalla societ\u00e0. Primi fra tutti quelli del Monte Paschi di Siena dal quale Caltagirone nell\u2019ultimo anno si \u00e8 progressivamente allontanato per concentrarsi su Unicredit nel cui consiglio di amministrazione siede il figlio Alessandro.<\/p>\n<p>Il centro degli affari del gruppo, che per l\u2019editoria fa capo alla figlia del patriarca, Azzurra, moglie di Pier Ferdinando Casini, e che attraverso il Messaggero studia anche il lancio di un inserto di economia e finanza, resta per\u00f2 l\u2019edilizia attraverso le controllate Vianini lavori, Cementir e Caltagirone spa, con affari importanti come l\u2019appalto da 560 milioni per il prolungamento della metro romana B. Anche se a met\u00e0 anno Vianini lamentava la forte difficolt\u00e0 del \u201cmercato delle opere pubbliche in ragione della riduzione delle risorse pubbliche disponibili\u201d, pur vantando, in tale contesto, un portafoglio lavori da 1,9 miliardi al 31 marzo.<\/p>\n<p>Chi invece \u00e8 rimasto fedele al Monte dei Paschi al punto da licenziare in tronco il direttore della Nazione, Mauro Tedeschini, per aver pubblicato la scorsa primavera la cronaca sul violento scontro in atto da mesi tra il Comune di Siena e la banca locale per altro oggetto di un pesantissimo dissesto nel mirino della magistratura, \u00e8 stata la famiglia Monti-Riffeser. Quella, cio\u00e8, che attraverso la Poligrafici Editoriale (consocio Andrea Della Valle) oltre alla Nazione pubblica Il Giorno, Il Resto del Carlino e la loro edizione nazionale comune, Quotidiano nazionale.<\/p>\n<p>Che c\u2019entra il Monte? Semplice, nel senese \u00e8 azionista al 20% della Tenuta La Bagnaia accanto ai Riffeser, gi\u00e0 teatro delle nozze Caltagirone-Casini e, tutti gli anni, della kermesse Giovani, editori, istituzioni, che sul fronte degli affari inanella per\u00f2 una perdita via l\u2019altra (4,6 milioni a fine 2011, dopo il rosso di 3,5 milioni del 2010). Non vanno meglio gli affari del gruppo editoriale che nei prossimi due anni taglier\u00e0 altri 133 dipendenti per risparmiare 9 milioni dopo i 74 tagli del 2011: il semestre si \u00e8 chiuso con un rosso di 3,9 milioni e un debito verso Ubi, Bpm e Unicredit che \u00e8 salito a 85,4 milioni di euro.<\/p>\n<p>Soffre anche il Sole 24 Ore dell\u2019ex direttore del Messaggero, Roberto Napoletano che dopo aver avviato uno stato di crisi nel 2010, per ridurre il numero dei dipendenti, quest\u2019anno ha varato un contratto di solidariet\u00e0 e non esclude una nuova operazione per contenere i costi del personale. Il giornale della Confindustria non riceve aiuti pubblici diretti all\u2019editoria ma, come molti altri, beneficia di agevolazioni indirette di vario tipo.Nonostante ci\u00f2 il 2011 si \u00e8 chiuso con 8,4 milioni il rosso, perdita che \u00e8 gi\u00e0 stata replicata nella sola met\u00e0 del 2012 e sta causando non pochi maldipancia all\u2019associazione degli industriali che ha in bilancio la societ\u00e0 editrice al valore di 1,47 euro per azione per un totale di 132 milioni di euro. Peccato per\u00f2 che in Borsa il titolo langua intorno ai 60 centesimi per una differenza complessiva di quasi 78 milioni. Intanto il piano industriale 2011-2013 dell\u2019editrice \u00e8 gi\u00e0 stato rivisto e, se in futuro la situazione non dovesse migliorare, potrebbe toccare agli imprenditori di Confindustria mettere mano al portafoglio. Sempre che vogliano o la crisi economica glielo permetta.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Via il Fatto Quotidiano Per il momento della Stampa Marchionne ha solo pianificato la vendita dell\u2019immobile che fino a poche settimane fa ospitava la sede storica del quotidiano torinese a due passi dal Valentino. 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