{"id":34387,"date":"2017-12-02T18:41:32","date_gmt":"2017-12-02T16:41:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pasteris.it\/blog\/?p=34387"},"modified":"2017-12-02T18:41:32","modified_gmt":"2017-12-02T16:41:32","slug":"testate-giornalistiche-facebook-rendere-mercato-totalmente-dipendente-zuckerberg-soci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pasteris.it\/blog\/2017\/12\/02\/testate-giornalistiche-facebook-rendere-mercato-totalmente-dipendente-zuckerberg-soci\/","title":{"rendered":"Testate giornalistiche e Facebook: come rendere il mercato totalmente dipendente da Zuckerberg  e soci"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/it.ejo.ch\/digitale\/facebook-giornalismo-francia\">Via Ejo<\/a><\/p>\n<blockquote><p>L\u2019ecosistema editoriale di Facebook \u00e8 diventato qualcosa di cui i media <a href=\"https:\/\/fr.ejo.ch\/economie-medias\/futur-journalisme-gafa-algorithmes-outils\">non possono fare a meno<\/a>. Facebook ha vinto e le organizzazioni mediatiche francesi sono ora affette da una dipendenza che \u00e8 triplice e le lega alla piattaforma di Menlo Park per tre ragioni: per l\u2019espansione gratuita delle loro audience, per l\u2019utilizzo degli strumenti di produzione e distribuzione del social network e per la raccolta di introiti aggiuntivi.<!--more--><\/p>\n<p>Dall\u2019innocente richiesta di like dell\u2019inizio, ai video a pagamento di oggi, Facebook, come fornitore di audience, ha fatto benissimo il suo lavoro: un colpo alla volta, gli editori hanno infatti siglato un patto tacito con la piattaforma, una sorta di matrimonio di convivenza. Una delle due parti porta in dote due miliardi di utenti e l\u2019altra, pi\u00f9 squattrinata, non avrebbe potuto chiedere di meglio. In difficolt\u00e0 economica e abbandonate progressivamente dai loro lettori, le testate tradizionali hanno ricevuto una botta di vita inaspettata dal pubblico offerto da Facebook. Strafatti di statistiche rosee, gli editori si sono poi convinti di aver trovato l\u2019El Dorado dell\u2019utenza online appena in tempo.<\/p>\n<p>La delusione, per\u00f2, era fin troppo prevedibile. Facebook \u00e8 chiaramente intenzionata a far scoppiare questa bolla aggiungendo presentando il conto alle aziende pi\u00f9 strettamente connesse ai like e al traffico che Facebook garantisce ai loro siti. Ogni giorno, gli staff editoriali investono grandi risorse al fine di produrre contenuti pensati esplicitamente per la piattaforma. Ma quali sono le ripercussioni sulle operazioni quotidiane delle redazioni, sia grandi che piccole, di questa servit\u00f9 volontaria? E quali saranno le conseguenze per i team che lavorano al fine di riempire i feed di Facebook, specialmente con contenuti video live e on-demand? E infine, come ha fatto il social network a convincere cos\u00ec tanti media in crisi economica a lavorare per riempire la sua piattaforma? Guardiamo pi\u00f9 attentamente a questa strategia formidabile che sta mettendo alla prova gli staff editoriali.<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p>Ci sono molte ragioni per le quali la maggior parte delle testate ha poco da guadagnare dal mettersi a produrre video per i social media:<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li>\n<blockquote><p>La produzione \u00e8 complessa, richiede molto tempo ed \u00e8 costosa, specialmente per le testate prevalentemente cartacee che non hanno sufficiente dimestichezza nel settore. Inserire un flusso di lavoro specifico e formare o assumere giornalisti capaci di filmare ed editare video per i social rappresenta un costo considerevole. E in questo settore, sperare di fare guadagni \u00e8 spesso solo un sogno.<\/p><\/blockquote>\n<\/li>\n<li>\n<blockquote><p>I contenuti sono estremamente professionali. I video postati su Facebook sembrano sempre pi\u00f9 produzioni tv e la cosa tende a escludere le testate che non sono in grado di attenersi a questi standard. Oggi, la maggior parte degli streaming live su Facebook \u00e8 realizzata con diverse videocamere e un regista.<\/p><\/blockquote>\n<\/li>\n<li>\n<blockquote><p>I formati consigliati sono soggetti al cambiamento. Per sei mesi Facebook ha voluto video che durassero meno di un minuto e che potessero essere visti senza audio. Il mese successivo, questi dovevano durare almeno un minuto e trenta secondi, altrimenti l\u2019algoritmo avrebbe potuto respingerli.<\/p><\/blockquote>\n<\/li>\n<li>\n<blockquote><p>L\u2019engagement \u00e8 un paradosso. L\u2019esperienza mostra che i video postati su Facebook portano la quantit\u00e0 pi\u00f9 bassa di traffico ai siti delle testate. I video creano un tasso di engagement molto alto, ma sono visti sono nei news feed e <a href=\"http:\/\/www.eclaireursdelacom.fr\/strategie-de-contenus-cest-verifie-le-100-video-est-un-desastre\/\">raramente sui siti<\/a>. Nonostante questo, le imprese mediatiche stanno intensificando i propri sforzi nella produzione di video nativi che non generano alcun profitto. Ma come su YouTube, i video fanno fatica a scalare le classifiche dei contenuti pi\u00f9 visti su Facebook.<\/p><\/blockquote>\n<\/li>\n<li>\n<blockquote><p>I dati sulle audience sono ingannevoli. Comprendere e analizzare i dati di Facebook sull\u2019engagement richiede pazienza e competenze solide e l\u2019affidabilit\u00e0 delle cifre non dovrebbe essere data per scontata. Nel 2016, ad esempio, Facebook <a href=\"https:\/\/www.wsj.com\/articles\/facebook-overestimated-key-video-metric-for-two-years-1474586951\">ha ammesso<\/a> di aver sovrastimato le statistiche sulle view dei video del 60\/80% nel corso di due anni. Un \u201cerrore tecnico\u201d era stato indicato come causa dell\u2019errore. Questa risposta vacua potrebbe farci sorridere se non fosse per l\u2019impatto enorme che ha avuto sugli investimenti in pubblicit\u00e0 e sui fondi destinati dalle aziende alla produzione di video. Quando un\u2019azienda ottiene diverse centinaia di migliaia, se non milioni, di view per ogni video, i margini di errore non sono cos\u00ec significativi, ma quando una strategia video \u00e8 basata su poche centinaia di click le ripercussioni possono essere importanti.<\/p><\/blockquote>\n<\/li>\n<li>\n<blockquote><p>Il desiderio di mantenere la reach e la tentazione di sponsorizzare i post pu\u00f2 essere forte. Il fatto che tutti gli attori siano presenti su Facebook sta creando una corsa all\u2019attenzione e il risultato sono timeline saturate e una decrescita nella visibilit\u00e0 dei contenuti, orchestrata in modo intelligente da Facebook. Una decrescita significativa nella reach delle pubblicazioni pu\u00f2 contribuire alla destabilizzazione dei modelli di business gi\u00e0 fragili delle testate. La tentazione di pagare per mantenere quella popolarit\u00e0, generosamente garantita dalla piattaforma, non \u00e8 pi\u00f9 un\u2019eccezione nelle redazioni. I contenuti sponsorizzati sono in crescita e le aziende mediatiche stanno ora diventando anche i clienti del dipartimento pubblicit\u00e0 di Facebook.<\/p><\/blockquote>\n<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Via Ejo L\u2019ecosistema editoriale di Facebook \u00e8 diventato qualcosa di cui i media non possono fare a meno. 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